lunedì 3 agosto 2009

Com'è il mare?



Nella sala d'attesa della seconda classe
della stazione di Bologna,
una coppia di sposi, con l'unico bambino,
per la prima volta tutti insieme,
attendevano l'arrivo del treno.
Destinazione: una spiaggia del Tirreno.

Stretta nelle sue manine,
il piccino teneva una barchetta
di plastica colorata
e con la vela bianca,
"Babbino com'é il mare?
Non vedo l'ora di giocare
con te e con la mamma,
m'insegnerai a costruire
castelli di sabbia
e a prendere pesciolini?".

"Si amore, raccoglieremo anche conchiglie
e sassetti levigati, su vieni, stringimi forte
e dammi un bacino".
E mentre le braccia del bambino
accarezzavano il volto del suo babbino,
sotto lo sguardo tenero della mamma,
tra lo sferragliare dei treni in movimento
e in mezzo a numerosi passeggeri,
mani assassine di uomini spietati e senza cuore,
fecero esplodere una potente bomba
che avevan nascosto in una borsa lì abbandonata
con il timer attivato e pronto all'esplosione.

Quando nella stazione devastata
si diradò il fumo e il polverone,
e apparvero tanti corpi dilaniati (*),
appiccicata a pochi resti di creature umane,
orribilmente maciullate,
intatta fu trovata la barchetta,
solo il colore della vela era cambiato:
il sangue l'aveva tinta di rosso.


(*) La strage di Bologna fu compiuta il 2 Agosto 1980. L'attentato causò 85 morti e oltre 200 feriti

:

domenica 2 agosto 2009

Quant'è difficile capire la politica italiana...

Stavano al governo ma erano contro il governo
Ai tempi del governo Moro con alla vicepresidenza, se non ricordo male, Pietro Nenni, nella bella e nobile città di Napoli, ricca di storia e di monumenti, ma con una forte disoccupazione giovanile (ogni anno nelle liste venivano iscritte più di centomila persone) ci fu una grandiosa dimostrazione nazionale di protesta organizzata dalla Cgil contro il governo. Segretario della Cgil mi pare che fosse, in quel tempo, Luciano Lama. Ebbi modo di osservare il passaggio lungo il rettifilo Umberto I di una delle tre grandi colonne di dimostranti, partita dalla Stazione Centrale e diretta in piazza Plebiscito, dove avrebbero parlato gli alti esponenti del movimento sindacale degli operai. Tra lo sventolìo di bandiere rosse, accompagnavano De Martino altri politici del suo partito. Ricordo molto bene che la folta schiera di uomini incolonnati urlava brutte parole all'indirizzo di Moro e del suo governo, mentre i proprietari dei tanti negozi ubicati lungo la via, abbassavano le saracinesche per evitare assalti violenti dai dimostranti più facinorosi. Di fronte a quanto avevo visto coi miei occhi, rimasi incredulo. Infatti mi domandai: “Com'è possibile che alla testa di questo sciopero contro il governo vi fosse il segretario del Partito socialista italiano che faceva parte del governo Moro, contestato dagli stessi lavoratori?”. Una delle tante stranezze della politica italiana.

martedì 21 luglio 2009

Una nuova Luna per sognare...

















Appartengo ad una generazione che ha sognato di poter conoscere le donne che immaginavamo abitassero sulla Luna. Sì, donne dalla pelle di Luna. Il 21 luglio 1969 quando l'uomo mise i piedi sul suolo lunare finì questo mio fantastico sogno. Anni dopo ho sentito il bisogno di scrivere una breve poesia così intitolata: “Una nuova luna per sognare”, pubblicata su "Il mondo di Otaner" il 19 giugno 2008. Ve la ripropongo...


Una nuova Luna per sognare

Per tantissimi anni
l’uomo ha sognato
dolci canzoni d’amore
che facevano vibrare
il cuore degli amanti
che vivevano passioni ardenti
sotto il lume della
splendente, pallida,
verde, sorridente luna;
ricordo, quand’ero giovane,
che ce n’era una anche
tutta algerina.

Quando Neil Armstrong,
sceso dal Lem,
posò i piedi sul suolo
lunare, cosparso
di polvere e sassi

e constatò che tutt’intorno
era grigio e nero,
finì per gli uomini
il bellissimo sogno
che durava fin dall’antichità:

arrivare fin lassù per amare
donne dalla pelle chiara di luna.

Era il ventuno luglio
millenovecentosessantanove,
ore quattro e cinquantasei.

Da allora l’uomo
avverte un gran bisogno
di scoprire una nuova luna
per continuare a sognare,
amare e cantare.

giovedì 30 aprile 2009

Riconciliazione

Ascoltare in tv i discorsi del Presidente della Repubblica e del capo del Governo, solennemente pronunciati il 25 aprile, festa della Liberazione dal nazifascismo, mi ha profondamente commosso. Avere pietà per i Caduti, che in buona fede si schierarono dalla parte sbagliata per continuare a combattere per gli ideali fascisti, è un atto di grande umanità. Questo è il primo sentimento che ogni uomo dovrebbe manifestare se si vuole arrivare finalmente alla auspicata riconciliazione nazionale, dopo un lungo periodo di divisioni e anche, purtroppo, di violenze iniziate dal luglio 1943.

Il pensiero espresso dal nostro premier non si discosta minimamente da quello che anch’io da anni ho sempre pensato. Nel 1943 un giovane ex avanguardista di Seravezza, Mario Pellizzari, che aveva giurato fedeltà alla causa della rivoluzione fascista, con indosso la nuova divisa militare del governo di Mussolini si fermò a parlare con noi ragazzi del Ponticello, ai quali manifestò la sua fede incrollabile nel Duce. Era orgoglioso e felice di questa sua scelta. Poco tempo dopo rimase ucciso durante lo scontro a fuoco con i partigiani, avvenuto sui monti della Lunigiana. Morì un ragazzo puro, certamente vittima della propaganda del regime fascista; la sua memoria è rimasta sempre viva nel mio cuore.

I partigiani ai quali sono riconosciuti i valori fondanti della nostra Repubblica meritano parole di plauso e di riconoscenza, in primis per la difficilissima scelta che fecero quando non risposero alla chiamata alle armi del maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani, ministro della guerra della repubblica di Salò, preferendo salire sui monti per iniziare a combattere contro i nazifascisti per riconquistare la libertà, un obiettivo che fu raggiunto grazie anche all’aiuto che essi diedero alle truppe alleate. Alto fu il numero dei Caduti partigiani e dei feriti che combatterono valorosamente contro le truppe nazifasciste.

Mi ha fatto piacere apprendere che Silvio Berlusconi nulla sapeva del disegno di legge sull’ordine del Tricolore che proponeva una onorificenza per dare pari dignità a tutti coloro che parteciparono alla Seconda guerra mondiale. Il premier ha assicurato che quel ddl, che di fatto equiparava i partigiani ai repubblichini, verrà ritirato. La tanto auspicata riconciliazione nazionale credo che debba avvenire senza che venga mai dimenticata l’estrema importanza della lotta partigiana. In Versilia il primo uomo che pensò, all’inizio del 1944, di costituire una banda armata di partigiani fu Gino Lombardi, medaglia d’oro al Valor militare, ucciso il 21 aprile 1944 nel corso di un conflitto a fuoco avvenuto in una caserma fascista di Sarzana. Altri eroici partigiani furono uccisi in Versilia, nel 1944 a seguito di alcuni scontri contro tedeschi e repubblichini. Se nell’anno succitato fossi stato un ragazzo più grande anch’io sarei salito sui monti per combattere a difesa della libertà, bene sacro e inalienabile dell’uomo.

lunedì 2 marzo 2009

Ancora morti sul lavoro

Dopo i sei lavoratori morti a Mineo, in Sicilia, il giorno dopo altri tre uomini hanno perso la vita mentre lavoravano: due a Milano e il terzo a Palermo.La scia di sangue è continuata ad allungarsi in Italia anche negli ultimi tempi. L’elenco di questi morti è in continuo aumento, non sembra mai fermarsi, e questo fatto riempie tutti i cuori degli uomini di un profondo e immenso dolore. Ma come è possibile che si continui a morire sul posto di lavoro? Mi pare di capire che tanti lavoratori non conoscono i rischi che corrono svolgendo determinati lavori, quindi occorre che quando vengono assunti, il primo giorno, debbono essere informati su quello che gli può succedere quando scendono in una cisterna, o in una stiva di una nave per eseguire determinati lavori, senza utilizzare maschere antigas, quindi non adeguatamente attrezzati.

I capi dei cantieri edili debbono attivarsi perché i lavoratori conoscano bene le procedure da eseguire per evitare errori di qualsiasi genere che potrebbero essere loro fatali. Tutto deve essere fatto perché nell’avvenire non ci siano più uomini che perdono la vita mentre faticano per portare a casa un salario appena sufficiente ad essi e alle loro famiglie per sopravvivere. Le due vittime del crollo dei ponteggi che stavano smontando dalla palazzina costruita nel milanese erano extracomunitari che avrebbero lavorato in nero. Vivevano alla giornata, lavoravano dove capitava. E’ una vergogna che gente non assunta regolarmente, quindi senza alcuna tutela anche nel campo assicurativo, muoia addirittura sul lavoro che a mio parere è fonte di vita e non di morte. Basta a queste vergognose assunzioni contro ogni regola.

Penso al dramma che colpisce giovani spose e piccoli figli rimasti disperatamente soli e nel pianto per la perdita dei loro cari. bisogna punire severamente coloro che per guadagnare ancora di più non impongono severe misure di sicurezza per la tutela delle vita dei propri dipendenti. Davvero non è possibile che la morte strappi alla vita lavoratori a causa della trascuratezza dei sistemi di sicurezza che se fossero stati posti in essere avrebbero potuto evitare molte gravissime disgrazie. Prima dell’esecuzione del turno di lavoro basterebbero pochi minuti ai capi e/o ai dirigenti per porre in allerta gli uomini, in modo che essi possano lavorare con calma e sicurezza. Certo l’imponderabile può sempre accadere. Queste raccomandazioni comunque debbono essere sempre fatte prima dell’inizio di qualsiasi lavoro: nessuno le dimentichi.

venerdì 20 febbraio 2009

Il caso Eluana e il diritto di scelta

Il pensiero che mi sono fatto sul "caso Eluana" è scaturito dal mio cuore
certamente influenzato dai pareri espressi da eminenti cardinali nonché
dal comportamento assunto dal ministro Sacconi (ex socialista),
ma soprattutto dalle belle parole pronunciate dalla madre superiora di Lecco
che insieme ad altre suore per 17 anni ha assistito Eluana. Da come parlava
ho avuto l'impressione che Eluana potesse anche risvegliarsi
dal lunghissimo stato vegetativo.

Come si è visto l'opinione pubblica si è divisa fra chi voleva il distacco
del sondino e chi invece desiderava che la donna continuasse a essere alimentata.
Il padre di Eluana, Beppino Englaro, premeva perché fosse dato corso alla sentenza
della Corte Costituzionale per porre fine alle sofferenze della figlia.
Si è scatenata molta, troppa confusione.

Sentire urlare gravi parole come "Assassini! Assassini!", uscite dalla bocca
di qualcuno che stava in mezzo alla folla che si era radunata intorno alla clinica
dov'era stata ricoverata Eluana, è un fatto che mi ha fatto male
al cuore. Speravo che tutti rispettassero il punto di vista di chi, con
onestà intellettuale, difendeva e difende il diritto di scelta fra interrompere
o meno le cure, da non confondersi con il diritto dell'eutanasia.

E' bene che si arrivi al più presto al testamento biologico che può essere più o
meno esteso, ma che finalmente disciplinerà in modo chiaro questa dolorosa materia.
Secondo la Chiesa la vita è un dono di Dio e solo lui la può
togliere. Anche per questo fatto importante, soprattutto per chi ha la
Fede nel Cristo Redentore, pensavo che il sondino non dovesse essere
staccato. Ma credo anche che difficilmente Eluana, qualora si fosse
ridestata dallo stato vegetativo, sarebbe stata nelle condizioni di poter dare
alla luce un figlio.

Per due anni e mezzo ho assistito mio padre, morto a 91 anni,
immobilizzato nel letto; potevo farlo perché ero già in pensione. Facevo
una settimana a turno, notte e giorno, con mio fratello e mia sorella.
E' morto fra atroci sofferenze. Spesso mi chiedeva di portargli una
pistola perché non riusciva più a sopportare i forti dolori che sentiva.
Non sto a raccontare le scene dolorose a cui ho assistito. Povero babbo mio.

Anni addietro quando andavo a trovare a Seravezza il maestro Narciso Lega,
ricoverato presso la locale residenza sanitaria assistita, un giorno si
parlò delle gravi malattie che colpiscono l'uomo. Lui su questo tema mi
accennò alle sofferenze patite da Sant'Antonio di Padova, che morì
non reggendosi più in piedi per i forti dolori che provava. Per la fede quelle
sue sofferenze finirono quando Dio lo chiamò a sé.

Riflettendo bene dico, con tutta sincerità, che all'uomo non dovrebbe
essere mai negato il diritto di scelta: vivere o morire, quando, in
quest'ultima fattispecie, l'uomo è affetto da malattie atroci e
terminali. La Chiesa in quest'ultimo caso dovrebbe dare il suo assenso.
Dovrebbe impartire la sua benedizione alla salma, sapendo che l'anima
del defunto giunto alla fine del suo cammino terreno raggiungerà la casa
del Padre Celeste dove, nell'alto infinito del Cielo, vivrà in eterno.

Non crederò mai che il governo sia intervenuto per approfittare di
questa dolorosa situazione per modificare la Carta Costituzionale.
Neanche la morte ha insegnato agli uomini di volersi più bene fra loro.
C'è davvero poco amore, mentre l'odio invece sta crescendo. Ecco perché
nel mondo si stanno ancora combattendo tante guerre. Ed è davvero vergognoso
che non si riesca ad arrivare alla pace nella terra dove nacque Gesù.

Il caso Eluana e lo scontro politico

La morte di Eluana Englaro ha profondamente addolorato il cuore di tutti
gli italiani. Mi rendo conto del grande dolore e dell'immensa angoscia
che ha colpito i genitori di questa sfortunata donna vittima di
un grave incidente stradale che l'ha portata per 17 anni a vivere su un
letto in uno stato vegetativo permanente. Ho ascoltato alla tv ciò che
ha detto la madre superiora dell'Istituto di suore di Lecco che
l'hanno assistita con amore infinito. L'hanno alimentata con un sondino
e curata ogni giorno, per anni, sempre animate dalla speranza,
mai venuta meno, di poterla vedere un giorno ridestare dal lungo stato di coma
irreversibile.

Le parole dette da questa religiosa mi hanno indotto a pensare che
finché fosse stata alimentata c'era davvero la speranza che Eluana si potesse risvegliare.

Con assoluto rispetto per Beppino Englaro voglio dire che se fossi
stato al suo posto mi sarebbe stato difficile prendere la sua stessa
decisione, per la quale egli ha portato avanti una dura battaglia. Ha
fatto bene a comportarsi così o ha sbagliato? Come genitore ha ritenuto
giusto non farla più soffrire e per questo merita profondo
rispetto, visto che nel caso di specie la scienza di fronte al mistero
della morte non ha potuto fare niente per fare guarire questa
sfortunata ragazza.

Ho trovato incomprensibile, per non usare altre più dure aggettivazioni,
il comportamento assunto da molti politici che hanno
attaccato il governo per avere avuto l'idea, per non far morire Eluana,
di emanare un decreto legge perché ad essa non fosse stato staccato il
sondino. Come si può pensare che il premier abbia approfittato di questa
dolorosa circostanza per attaccare il Presidente della Repubblica
che, nel corso d'opera della riunione del governo, aveva fatto sapere
che non avrebbe firmato il decreto? Addirittura ho sentito parlare di
un grave scontro istituzionale. Tenuto conto delle dichiarazioni di
Berlusconi, ho preso atto con piacere che i suoi rapporti con il
presidente Napolitano sono rimasti cordiali, come sempre dev'essere.
Giova evidenziare che il premier ha giurato fedeltà alla
Carta Costituzionale della Repubblica Italiana, quindi lungi da lui il
pensiero di attentare alla Costituzione.

Ricordo di aver letto che la mamma di Berlusconi prima di morire voleva essere
imboccata soltanto da suo figlio Silvio. E lui tutte le sere lasciava Roma
per correre al suo capezzale per aiutarla a nutrirsi.

Credo che gli oppositori del premier dovrebbero ben riflettere prima di
sparare a zero contro di lui usando argomentazioni così delicate che attengono al bene più prezioso dell'uomo, la vita. Berlusconi è stato votato dalla maggioranza del popolo italiano
per guidare il nostro governo, quindi solo per questo fatto merita profondo rispetto.