giovedì 28 agosto 2008

Cenni di storia: 1940.

L’entrata in guèra dell’Italia a ffianco della Germania di Hitler, la ricordo ancora molto bene. Fu dichiarata contro la Gran Bretagna e la Francia il 10 giugno 1940 dal Duce che tenne un discorso dal balcone di piazza Venezia piena di gente che lo acclamava fragorosamente e in continuazione. E, visto com’eno andate a finì le cose, si póle dì che fu un giorno tristo per la nossa nazione. Il discorso di Benito Musssolini l’ascoltai nel cortile de la scòla. Nó alunni erimo tutti inquadrati e incitati dai nossi insegnanti, ad ogni pausa di questo discorso, si battevino le mane le mane oltre a gridà “Viva il Duce, viva la guèra”. C’era un entusiasmo generale che chi scrive però non condividea. Nun aveo ancora dieggi anni e certe cose non si capiscino bene a cquéla età. Da la radio si sentia la grande esplosione di gioia mentre Mussolini parlava al popolo. La gente dimostrava il su’ pieno accordo con lu’, parea d’esse tutti fascisti, nessuno escluso. Durante i mi poghi anni di vita nun ho mai sentuto na voce contraria al regime.E cche dì de le canzoni che nei primi tempi de la guèra cantammo. Vincere e vinceremo…, partino i sommergibili, rapidi e invisibili…, a primavera si riapre la partita….Nun ho mai dimenticato quéla che esaltò il comportamento dei militari italiani a difesa del fortino di Giarabub che mi fece anco piange, col colonnello Castagna che comandava centinaia di ómini che un avevino sete e un volèino l’acqua, aveino fame e un voleino il pane, ma nonostante queste sofferenze nun si volevino arrende e chiedevino soltanto il piombo per i lloro moschetti. Ecco cosa ho scritto in dialetto versiliese ne la mi modesta commedia intitolata “Sfollamento” che ho ancora racchiusa nel cassetto dei mi sogni.

Il 20 giugno 1940 l’Italia iniziò l’offensiva contro la Francia che portò alla conquista di Mentone, Il 24 giugno fu firmato l’armistizio. Il 27 settembre 1940, fu stipulato il patto tra Germania, Italia e Giappone. Nacque così il famoso asse Roma - Berlino -Tokio, al quale aderiranno, il 20 novembre l’Ungheria e il 23 novembre la Romania. L’Italia e la Germania s’impegnarono a instaurare un ordine nuovo in Europa. Altrettanto il Giappone doveva fare in Asia. Fu stabilito l’obbligo di dichiarare guerra a chiunque avesse attaccato un alleato. Il 28 giugno, muore nel cielo di Tobruk, in Cirenaica, Italo Balbo,. il cui aeroplano fu abbattuto per errore dalla contraerea italiana.

Il 4 luglio i soldati italiani entrarono in Sudan. Il 9 luglio avvenne lo scontro navale italo-inglese a Punta Stilo sulla costa calabrese. Per errore i bombardieri italiani sganciarono bombe sulle nostre navi. Il 19 agosto le nostre truppe occupano completamente la Somalia britannica. Il 13 settembre inizia l’offensiva italiana in Africa settentrionale.

Mentre la Germania nazista, con la sua guerra lampo, aveva sconfitto la Francia, (il 12 giugno1940 l’esercito germanico sfondò la linea Maginot e il 14 giugno entrò a Parigi) invadendo altri paesi quali Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, pur non avendo ad essi dichiarato guerra, fissò il blocco navale della Gran Bretagna, preparandosi, nel contempo, all’invasione della stessa, che mai avvenne anche perché nella battaglia d’Inghilterra gli inglesi ebbero la meglio sull’aviazione tedesca che comunque iniziò ad effettuare pesanti bombardamenti su Londra e altre città inglesi.

In questo bailamme in cui i bollettini di guerra continuavano a parlare di vittorie, a noi piccoli alunni del mio paese versiliese che tutte le domeniche ascoltavamo la voce dell’uomo che vendeva lungo le vie La Nazione e il Telegrafo, annunciando sempre, con voce alta, i successi riportati su ogni fronte sia dai tedeschi che dalle nostre truppe, dopo la firma del patto Roma- Berlino Tokio, ci chiesero di scrivere una lettera ad un ragazzo giapponese. Chi scrive fece parte del gruppetto, prescelto appunto per scrivere questa missiva. Scrivere ad un ragazzo giapponese sconosciuto non fu una cosa facile. Io non ricordo assolutamente niente del testo che scrissi. Non so neppure se sia arrivata a destinazione questa mia letterina; ho dubbi in proposito. Una cosa è certa. A questa mia lettera non fu data alcun riscontro. Intanto a causa della guerra voluta da Benito Mussolini che voleva sedere al tavolo delle trattative di pace, convinto della vittoria di Hitler, iniziammo a patire la fame. Risale comunque al 15 gennaio 1940 l’inizio della distribuzione in Italia delle carte annonarie per il razionamento dei beni di consumo. A decorrere dal 13 marzo 1942 la razione giornaliera di pane fu ridotta a 150 grammi e fu così che tutto il popolo italiano iniziò a tirare la cinghia e il peggio doveva ancora avvenire .

domenica 27 luglio 2008

Uomini senza tempo


Uomini soli, trasandati,

con la barba lunga,

gli abiti consumati

e sporchi,

uomini senza famiglia,

senza affetti

e senza tempo

camminano con difficoltà

lungo le vie statali

e delle città.

Nei sacchetti di plastica

che stringono nelle mani

c’è tutto quello che hanno,

stracci ed altri

poveri oggetti.

Uomini senza tetto

e con il letto di cartoni,

vivono senza lamenti

con una loro personale

e rispettosa dignità

in attesa di essere chiamati

da Colui che li ha creati.

Ma la società del nostro tempo

che dicono sia industrializzata

e assai progredita,

che fa per aiutarli a vivere

più umanamente?

Io ho la sensazione e la visione

che per tanti di loro,

troppi direi,

non faccia proprio niente.

I mitici lizzatori


Li viddì la prima volta

a la Desiata, aldilà del fiume,

la matina che ero ito

a ccoglie le more

lungo la via llizza,

tra i ravanenti

de le cave del Pitone

in Trambiserra;

erano gli Anni Trenta.

Staceino curvi, inginocchiati

intorno ai blocchi,

si passaino parati insaponati

e mmovevino pali di ferro

e martini pesi più

di cento chili.

Erino tinti dal sole,

con la gola arsa e il corpo asciutto,

la mana aveino d’acciao

come i cavi tesi a llo stianto

che pian piano allentaino

dai piri piantati

ai margini de le scoscese vie,

da duve i mmarmi, lentamente,

sfucicavano a ffondovalle,

fin al poggio di caricamento,

tra gli urli del capolizza:

“Oh, Oh! A Unce

Oh! Oh.Bel, Bel!

Molla il tiratore.”

Ora nella valle silenziosa

il merlo tecchiaiolo

ci fa il nido

e ssule vie a lizza,

ricoperte di piante e scepaloni,

aleggia lo spirito

dei mitici lizzatori.

giovedì 24 luglio 2008

Un’altra brutta faccia dell’uomo dei nostri tempi

Fiduciosa la ragazza

seria, neodiplomata,

continuando a sognare,

mise l’annuncio sul giornale.

“Cercasi lavoro, telefonare al

numero…”

e fu così che l’apparecchio

iniziò a squillare.

Pronto, pronto,

sono un fotografo,

specializzato in primi piani,

cerco volti nuovi. Sì una diva da lanciare

nel firmamento stellare.

Pronto, pronto,

erano altri bellimbusti,

che non avendo nulla da fare,

volevano solo scherzare,

ignobilmente, spudoratamente,

qualcuno tentava di fissare

appuntamenti.

Pronto, pronto, sono il dottor…

lavoro col collega

tal di quale, è all’antica,

ha appena licenziato la segretaria.

il motivo? Vestiva male

indossava jeans stretti…

Se t’interessa lavorare

T’aspettiamo alle tre pomeridiane,

vieni in via Alessandro della Spina

numero quarantadue.

Chissà quanto ebbe a gioir il pazzo

del brutto scherzo fatto.

Un giorno arrivò anche una raccomandata

con francobollo espresso,

riguardava la proposta di assunzione,

si chiedeva di fare l’esattore!

lungo era l’elenco dei clienti, c

c’era anche un assegno irregolare

di trenta milioni da incassare.!

Ecco questa è un’altra brutta faccia

dell’uomo dei nostri tempi,

bruttissima davvero, da dimenticare.

mercoledì 23 luglio 2008

Cara vecchia casa

Ricordo la vecchia casa

dei miei nonni materni,

a fondovalle,

accanto al fiume,

in mezzo ai monti,

cave splendenti

di marmi bianchi,

di bardiglio

e arabescati,

tra ciliegi e camelie.

Ricordo il grande camino,

il fumo che invadeva la cucina,

il tamburino di latta,

i chicchi ed i fichi secchi

che mi portava la Befana

e i centesimi, i ventini

che sotto il bicchiere

mi lasciava la lucciolina.

Poi arrivò la guerra

e nell’agosto del

millenovecentoquarantaquattro,

minata dai tedeschi,

saltò in aria.

Cara vecchia casa

dei miei nonni adorati,

dove io nacqui.

martedì 22 luglio 2008

Sogno

L’onda marina

s’infrange violenta,

spumeggiante,

or quieta e dolce,

lungo la scogliera,

davanti alla quale,

giorni lontani,

danzarono e cantarono,

soavemente,

fantastiche sirene.

Su quelle acque,

un tempo incontaminate,

mi illudo…e sogno

di vedere riaffiorar

le mitiche sirene

e non più galleggiar

chiazze di nafta

e altri rifiuti

della nostra era,

insensatamente

ritenuta progredita.