domenica 3 giugno 2012

Valentina e Pietro - Sul loro mare scoccò la scintilla dell'amore

Valentina, figlia terzogenita di una famiglia di pescatori di Forte dei Marmi, amava il mare. Il suo babbo era un bravo pescatore e lavorava coi due giovani figli: avevano un piccolo pescareccio che attraccava al porto di Viareggio dove arrivavano a bordo di una Fiat 500. Valentina aiutava la madre con le faccende domestiche e a vendere il pesce fresco, pescato nella piazza centrale del Forte e, quando, nel tempo libero, sulla marina, sentiva che tirava un po' di vento, ne approfittava per fare un pò di surf, senza mai allontanarsi troppo dalla spiaggia. Era una ragazza molto ben fatta, aveva i capelli lunghi e biondi: il costume che indossava dava ancor più risalto alle forme fisiche del suo corpo, davvero straordinarie. I suoi occhi avevano il colore del mare.Si era bellissima, Per il suo amore per il mare molti ragazzi che la conoscevano la chiamavano Sirenetta.

 Pietro era un giovanotto di ventiquattro anni e lavorava sulla cava. Il suo bisnonno e il trisnonno, sin dal 1800 avevano lavorato sulle cave di bardiglio della Cappella e su quelle del Trambiserra. Era alto, e ben modellato e con un fisico muscoloso, la sua pelle era tinta dal sole. Aveva un bel viso tondo e gli occhi neri, come neri erano i suoi capelli riccioli. Aveva un bella bocca con denti splendenti. Da alcuni anni nella stagione estiva trascorreva una quindicina di giorni al mare, che raggiungeva dall'alta Versilia a bordo di una potente moto di 500 cc di cilindrata. Affittava una cabina, un ombrellone ed una sdraio.Conosceva di vista la ragazza col surf chiamata Valentina , mai aveva parlato con lei.Un uomo con un fisico così era ammirato da molte frequentatrici del bagno, qualcuna lo fissava coi suoi occhi accesi che esprimevano quanto pensavano di quel bel giovanotto.Ma Pietro era timido da morì. Prima di arrivare al suo ombrellone salutava tutti i bagnanti che incontrava, lungo la fila e poi si metteva a leggere un libro o il giornale . Dopo iniziava a correre in sù e giù sulla battigia per una ventina di minuti. Si sedeva nuovamente sulla sdraio e ci restava fino alle undici, quando iniziava a fare il bagno tuffandosi fra le onde del mare. Si allontanava dalla spiaggia fino a cento - duecento metri: Nuotava molto bene in stile libero, ma era bravissimo anche a fare il morticino. Più di una volta mentre si era in acqua gli passava vicino, ad una certa distanza, la ragazza che praticava lo sport col surf..Un giorno, mentre faceva il bagno, la vide sulla cresta di un onda anomala: era la prima volta che ne vedeva una così grande. Con due forte bracciate tento di allontarsi dal punto dove aveva immaginato che si sarebbe verificato l'impatto con la ragazza L'onda travolse Valentina e la staccò dal surf.. Finì sommerso anche Pietro come riapparve a galla scrutò la superficie per vedere dove la corrente aveva trascinato la ragazza. Appena la vide tirò un grosso sospiro di sollievo e subito, nuotando vigorosamente, la raggiunse,.Pietro si avvicinò a lei e sentì il dovere di dirle:“ Signorina, non abbia timore, la voglio solo aiutare. Come si sente? Stia tranquilla il peggio è passato”Lei non gli rispose, si abbandonò alle braccia dell'uomo che le aveva protese delicatamente verso di lei. Intanto dalla riva il bagnino che aveva visto dal suo posto di osservazione la scena, a bordo di un pattino raggiunse i due giovani per portarli a riva, cosa che fece senza nessuna difficoltà Quell'attimo fu comunque festeggiato dai bagnanti che erano rimasti sulla spiaggia con scroscianti applausi. Non ci fu bisogno di ricorrere alll'assistenza medica perchè entrambi avevano subito soltanto un forte spavento, ma si erano subito ripresi.. Sulla spiaggia Pietro trovo l'ardire per dire alla ragazza: “Mi dispiace averla conosciuta in questo non piacevole frangente. Comunque spero di rivederla e scambiare con lei qualche parola.Intanto posso offrirle qualcosa da bere, scelga lei?.”Valentina le rispose. “ Non mi sento di bere nulla. Anche a me farà piacere rivederla, intanto la ringrazio per l'aiuto che mi ha dato, arrivederci. Non mi deve ringraziare, arrivederci, rispose Pietro. Dopo essersi salutati entrambi si allontanarono ognuno per la sua via.

 L'indomani mattima Pietro arrivato all'inizio del pontile, appena toltosi il casco si trovò davanti Valentina che col surf fra le mani stava dirigendosi sull'arenile. Pietro appena la vide senti dentro di sé una piacevole sensazione che lo portò ad esclamare: “Che gioiosa sorpresa rivederla“. Anch'io sono contenta, le rispose subito la ragazza, la quale aggiunse:. Le voglio dire che ieri ho raccontato ai miei familiari quanto mi è era successo. Sono rimasti sorpresi e soddisfatti che in quel brutto istante ho avuto la fortuna di conoscere un ragazzo forte, buono e profondamente educato. Ecco quanto hanno hanno saputo dirmi. Le fa piacere?” . “Non esageri Valentina. Così dovevo comportarmi, visto quanto mi hanno insegnato i miei genitori sin da quando ero piccolo. “ Mi può dire come si chiama e che lavoro fa? Le chiese Valentina.”Mi chiamo Pietro e faccio il cavatore come i miei antenati. a me noti fin dall'inizio del 1800.Anche mio padre, ora in pensione, ha lavorato una vita sulla cava. Sa il lavoro del cavatore è faticoso e anche pericoloso, ma a me piace. Stiamo sotto il sole per tante ore al giorno Mi garba lavorare all'aperto Rinchiuso in una fabbrica non ci saprei stare. Se vuol vedere la cava dove lavoro me lo dica, sarei felice... se lei mi dicesse di si. Sarei disposto a portarcela anche in una delle prossime domeniche, in sella alla mia moto. Ci pensi prima di darmi una risposta?

Parlando con quella bella ragazza non avvertiva più alcun senso di timidezza. Per la prima volta, si sentiva forte e sicuro. Era una sensazione nuova avvertita soltanto dopo aver conosciuto quella giovane donna rimasta anche lei dolcemente turbata dalle parole pronunciate da quel bel giovanotto, il quale trovò la forza per dirle ancora . “Vorrei invitarla alla Capannina per trascorrere con lei un pomeriggio domenicale, poi, per concludere la giornata, andremo in pizzeria, sempre che le faccia piacere, per mangiare insieme una quattro stagioni. Mi dica di si,. Valentina le rispose: ”Pietro lei non mi ha chiesto come mi chiamo forse perchè già lo conosce il mio nome ch'è Valentina. Sì alla Capannina ci verrò volentieri, ma mangiare insieme una pizza non posso farlo. I miei genitori non me lo consentirebbero.Non le sembra che abbiano ragione?

Capisco mormorò Pietro,  Entrambi capirono che grazie alla grande onda del mare della Versilia, tra loro era scoccata la scintilla dell'amore.

Racconto scritto da Nello Staccherai

sabato 2 giugno 2012

Stella e Alessandro - Due giovani fortemarmini

Due giovani, una ragazza e un ragazzo di Forte dei Marmi, si conoscevano fin da quando erano piccolissim, ma le loro vite si riunirono quando avevano 27 anni. Lui si chiamava Alessandro e dai suoi amici veniva chiamato Alex. Il nome di lei era Stella, lo stesso della mamma del suo babbo che aveva voluto anche dare alla sua unica figlia per onorare la memoria della propria madre. Negli ultimi anni si erano un po' persi di vista, quando Alex, dopo aver ottenuto la licenza liceale, si iscrisse all'Università di Pisa dove, nei termini stabiliti, si laureò in giurisprudenza in quanto era intenzionato a svolgere la carriera di magistrato, perché credeva fortemente nella giustizia, con la G maiuscol. Da ragazzo era rimasto profondamente scosso ed addolorato dall'uccisione o gambizzazione di alcuni magistrati e successivamente di altri trucidati da parte di organizzazioni malavitose. Lei non se la sentì di proseguire gli studi universitari, motivo per cui essendo in possesso del diploma in ragioneria, grazie alle conoscenze del suo babbo che era un fraterno amico di un consulente tributario, fu assunta come impiegata nello studio di questo professionista. Aveva fatto anche un pensierino per dedicarsi anche all'attività del mondo bancario, in particolare nel settore del cambio valute, sapendo che note banche avevano propri studi anche a New York. Sognava di mettere i piedi in America per poter anche studiare alla Columbia University di New York dove per oltre 50 anni, dal 1904 al 1950, aveva insegnato anche il grande seravezzino Dino Bigongiari.
I genitori di Alessandro erano molto orgogliosi di questo loro figlio che in ogni anno aveva ottenuto sempre borse di studio ed all'esame finale aveva conseguito la laurea con 110 e lode. Questo suo costante impegno in studi senza, senza mai dedicarsi sia pure a brevi avventure femminili, destavano molte preoccupazioni nei genitori di Alessandro che avrebbero tanto desiderato che si fidanzasse con una brava e bella ragazza. Ogni tanto il babbo ricordava al figlio un antico proverbio versiliese che recitava così “Donne e buoi dei paesi tuoi”. Non dimenticarlo! “Il figlio era solito rispondergli,: “Ora devo prepararmi per vincere il concorso per entrare nel ruolo dei magistrati, poi avrò anche il tempo da dedicare al mio cuore. Stai tranquillo babbo”.
Stella sognava anche lei di incontrare il suo principe azzurro, per porre fine alla sua solitudine sentimentale della quale tuttavia non soffriva. Era sempre tranquilla e serena. Un pomeriggio domenicale raggiunse la discoteca di Forte dei Marmi per trascorrere qualche ora in allegra compagnia. Stava sorseggiando una bibita analcolica quando si accorse che un giovane , si un bel ragazzo, aveva posato i suoi occhi su di lei. Sì non finiva mai di guardarla. Anche lei si pose ad osservarlo fino a quando improvvisamente esclamò;, “Ma noi ci conosciamo! Tu sei Alex, qualche anno far eravamo compagni di classe, eravamo amici. Ti ricordi me?”- Dopo un attimo di sbalordimento Alex disse: “Ma guarda chi ho incontrato oggi. Sei Stella, come sei cresciuta .Ti sei fatta proprio una bella ragazza. E' molta la gioia che provo nel rivederti, posso sedermi accanto a te'”. “ Che dici, siedi, c'è tanto posto, accomodati”. Più che a danzare i due giovani amarono raccontarsi i loro sogni. Erano felici mentre ascoltavano quanto ognuno di essi diceva. Ad un tratto Alex invitò Stella a scendere in pista. “Facciamo un ballo?” La ragazza accettò con piacere l'invito. La musica era assordante. Iniziarono con un tango argentino, poi l'orchestra iniziò a suonare le note della lambada , di origine sudamericana molto in voga, Stella prima di muovere i passi molto caratteristici che portano la coppia a sentirsi molto vicini l'uno all'altra, disse ad Alex: Non sono brava, scusami se ti pesto i piedi”. Il giovane le rispose. “Ma che stai dicendo?Non ti preoccupare. Anch'io non sono bravo, mi arrangio. Stai tranquilla, balliamo” Intanto Alex, mentre ballava ebbe la sensazione di scuotere il fisico della ragazza che col volto sorridente e felice si stringeva a lui. “Stella non ridere e non pensare male di me per quello che ti voglio dire. Poco fa mentre ti avevo fra le mie braccia, mi è parso, per un attimo, di essere io a suonare la lambada con le corde della tua chitarra. Per questo desidererei rivederti presto, sempre che tu abbia lo stesso desiderio. “ Si anche a me farà piacere rivederti”, rispose Stella. Appena usciti dalla discoteca fecero due passi insieme sul vicino arenile. Nella penombra della sera le loro bocche si unirono per scambiarsi un lungo e tenero bacio.
Racconto scritto da Nello Staccherai

giovedì 31 maggio 2012

I due gemelli

Giovanni e Giuseppe, due giovanotti figli gemelli di Pietro e di Maria la sarta, una coppia di sposi dell'Alta Versilia, erano nati quando oramai alla maternità i loro genitori non pensavano più dopo un'attesa durata una quindicina di anni. Pietro, in pensione da poco tempo, sentiva un grande amore per questi suoi ragazzi belli, forti , affettuosi e intelligenti, venuti al mondo quasi per un miracolo. Ogni tanto, quando i suoi figlioli non erano in casa, diceva alla moglie: "Marì siamo stati fortunati di avere avuto non uno ma due bastoni per la nostra vecchiaia con una botta sola". Una volta aggiunse: "Ricordi gli anni in cui non c'era in giro molta droga che in quei tempi la pigliavano soltanto i più ricchi e che molto era il rispetto che i figlioli avevano per i genitori, tant'è che i problemi più seri che questi potevano avere con i loro ragazzi erano di doverli mantenere agli studi o di mandarli ad imparare un buon mestiere". "Li ricordo bene i pensieri che abbiamo avuto per allevarli questi nostri ragazzi", rispose la Marì.

Fisicamente i due gemelli erano uguali uno all'altro, anche il tono della voce era lo stesso. Govanni era estroso, un po' capriccioso e volubile, gli piaceva parlare con tutti, mentre Giuseppe era un timido da morire.

Promossi tutte e due ragionieri con buoni voti, Pietro regalò o ognuno dei suoi figli una Suzuki 125. Generoso come era sempre stato li volle anche premiare con una vacanza di una quindicina di giorni al mare, in verità approfittando della gentilezza di una sua sorella che aveva messo a sua disposizione la villetta che possedeva a Forte dei Marmi. "Mi raccomando ragazzi, divertitevi ma non esagerate. Andate a letto presto la sera e state attenti alle donne. Seri e onesti dovete essere, non illudete le bimbe, non prendetele in giro. Con l'amore non si scherza. Io ho amato soltanto la vostra mamma. Poi fate attenzione al mare, non fate il bagno subito dopo aver mangiato, aspettate di aver digerito. Tutti gli anni qualcuno muore al mare, è sempre stato così. E, infine, non vi dimenticate di telefonare tutte le sere a casa. Prima di partire ci si mise anche la Marì a riempirgli la testa di raccomandazioni, tant'è che sia Giovanni che Giuseppe ebbero difficoltà a mettersi il casco per quanto avevano gonfiato le loro teste.

Arrivati al mare di mattina presto videro, prima di sistemare con ordine tutto quanto c'era dentro, che nel frigorifero non ci entrava più nulla perché era stracolmo di ogni ben di dio. Nel biglietto che cadde per terra quando l'aprirono c'era scritto: "Vi voglio bene buon appetito, mamma". Ecco chi aveva fatto questa sorpresa senza dire nulla ai due gemelli. Per non stare a perdere tempo a cucinare, i due ragazzi si trovarono d'accordo di ritrovarsi a mezzogiorno e mezzo da Valè per comprare un polletto arrosto, delle patatine, una dozzina di pizzette e schiacciatine con il prosciutto cotto e anche due bottiglie di coca cola, visto che la loro mamma aveva pensato soltanto alle aranciate, all'acqua brillante e minerale.

Erano le dieci quando Giovanni da solo andò al bagno dove suo padre aveva prenotato per i figlioli una cabina e un ombrellone con due sdraie. Giuseppe andò a vedere la mostra della satira politica, un'importante manifestazione a livello mondiale che ogni anno viene organizzata a Forte dei Marmi.

Giovanni sul mare non perse tempo ad occhià una biondina che portava il tanga e prendeva il sole vicino al suo onbrellone della fila accanto. Favorito dal suo carattere festoso, senza farla tanto lunga attaccò subito bottone: “Signorina la vuole fare con me una gita sul pattino? “. “Yes” rispose la giovane un po' sorpresa, ma divertita dll'intraprendenza del ragazzo. “ Straniera?”, le chiese banalmente già aveva pensato di avere questa risposta. “Yes. Sono nata a Londra e tu? Giovanni gonfiò il petto e con orgoglio le disse. “Sono versiliese, sì dei monti dell'alta Versilia ricchi di marmi pregiati, e questo mare è lo specchio della mia terra. Poi continuò a parlare: “sento con piacere che parli bene l'italiano, sono contento, così ci comprendiamo meglio. Cosa fai a Londra? “ Sono impiegata in una ditta di import ed  export, lavoro nell'ufficio traduzioni della corrispondena commerciali.” “ Ho capito perchè parli bene la mia lingua, brava, brava. Come ti chiami? “Mi chiamo Patricia, Pat per gli amici”, rispose la ragazza tutta sorridente,mentre Giovanni contin uava a guardare la giovane inglesina con una ammirazione sempre più crescente, se la mangiava con gli occhi, la spogliava col suo sguardo acceso, Anche lui sentì il bisogno di dire chi era e che cosa faceva. Io sono un neo ragioniere programmatore. Mi chiamo Giovanni, Giovà per gli amici. Ho studiato a Massa. Il prossimo anno frequenterò l'università di Pisa, Non ho ancora deciso se farò economia e commecio oppure ingegneria spaziale. Il mio sogno sarebbe di fare l'astronauta, si mi garberebbe se potessi salire su una navicella spaziale e andare su un nuovo mondo. Ma ora andiamo, il mare è tutto nostro”, Al largo della riva i due giovani non ebbero più il tempo di parlà nè di remare perché tutte e due molto impegnati a soddisfare la loro sete di baci.

A mezzogiorno e dieci si lasciarono con la promessa di rivedersi sul pontile alle 21. Quando ritornò insieme al fratello nella villetta, Giovanni mentre apparecchiava il tavolino, non nascose la sua emozione. Era ancora tutto eccitato. “Giuseppe, stamani ho conosciuto una inglesina, una bionda ch' è uno stianto Non le ho detto che insieme a me c'è anche il mio fratello gemello. Ho intenzioni di portarla qui stasera. Abbiamo preso un appuntamento, le facciò sentì i dischi di Elvis Presley, quelli che piacciono molto anche al nostro babbo, poi mi darai il cambio sul posto.” Che dici Giovà?. Non capisco le tue intenzioni, ma cosa vuoi fare? Le chiese Giuseppe.

Nel dire queste cose guardava preoccupato il fratello. “Ma Giuseppe quando ti svegli, Siamo cresciuti, sei o non sei il mio fratello. Anche tu devi divertirti e finiamola di discute.” Mi pare che questa vacanza non incominci bene, Ti sei dimeticato le raccomandazioni del babbo. Se sapesse cosa hai in mente di sicuro si arrabbierebbe, o forse ci rivenderebbe le moto...”. replicò Giuseppe. Stanotte noi dobbiamo fare scintille” lo interruppe Giovanni poi proseguì il discorso: “ Non facciamo i bischeri, non perdiamo questa occasione. Dammi retta, la carne e carne!”.

L'orologio di Giovanni segnava le 21 quando dopo avere telefonato ai suoi genitori, s'incontro con l'inglesina all'ingresso del pontile. Andiamo, ti faccio vedere dove trascorro le vacanze. Ho dei dischi di Elvis Presley. Vieni ti ci porto in sella alla mia moto.” Nel salottino della villetta Giovanni offre alla ragazza una fresca aranciata, ma poi entrambi non abbero più il tempo per ascoltà le canzoni del mitico Elvis. Faceva caldo... “Love... love...”, ripeteva con voce sempre più debole l'inglesina dopo quattro ore che stavano distesi sul lettino della cameretta, nudi come Adamo e Eva. Intorno all'una, Giovanni si ricordò del fratello che fuori, dietro una siepe l' aspettava con ansia. Pat, ho voglia di fumare una sigaretta, ma l'ho finite. Esco un attimo, la rivendita più vicina è a pochi passi da qui. C'è un distributore automatico, faccio presto. Rimesso i pantaloncini indossata una maglietta e calzati due zoccoiletti, saluta la donna e esce di casa. Dieci minuti dopo Giuseppe al posto di Giovanni, entrò nella cameretta, senza accendere la luce, si muoveva a tastoni. “ Caro hai fatto presto...”, le disse Pat. Si mi somo messo a correre perché più di fumare ti voglio ancora accarezzare..., la conosci quella canzone ch'è parla di quella donna spagnola “che sa amar così, bocca a bocca la notte e il dì”. L'inglesina a questo punto non si rendeva più corto della situazione. Sono sveglia oppure sogno...” ecco cosa pensava mentre continuava a fare l'amore con quel forsennato e scatenato giovane italiano.

Appena spuntarono le prime luci dell'alba Giuseppe disse alla ragazza straniera: "Questa notte non la dimenticherò mai”. “Yes, una fantastica notte, bellissima... sono distrutta, mi arrendo con piena felicità”, rispose Pat che subito riprese a parlà. “ Sei stato formidabile Giovanni, davvero un campione del sesso. Quando racconterò questa avventura alle mie amiche che lavorano alla City, la prossima estate invaderanno in massa questa marina, chissà quanti voli charter ci saranno. Love, one, two, tnree, fore, fine, six, seven, engnt, nine, ten, eleven...” Giuseppe la interruppe: “ Che fai ti metti a contare. Dai i numeri. Ah! , scusami, capisco ciò che pensi nella tua testolina. Non ti meravigliare. Noi versiliesi nell'amore diamo tutto non siamo tirchi, non facciamo i conti”.

"Dear, caro sei un uomo formidabile, sei riuscito a farmi capire perchè la mia nonna di origine americana, è morta a 87 anni con la fotografia di Rodoflo Valentino sul comodino. Dopo questa norte ardente mi chiedo come voi italiani, una razza così potente, abbiate potuto perdere la seconda guerra mondiale contro gli inglesi e gli americani. Questo me lo dovrebbe dire anche un mio zio, un artigliere che durante la seconda guerra modiale ha combattuto in Italia, è stato anche a Pian di Mommio con la sua batteria di cannoni prima di partecipare allo sbarco in Normandia. Lui non vi vedeva volentieri, ha sempre detto che gli italiani erano dei maccheroni.

Racconto scritto da Nello Staccherai

lunedì 14 maggio 2012

Linea Gotica, la Versilia e l'Apuania nella bufera. Ricordi e testimonianze

E' un'opera davvero meritoria raccogliere in un libro i racconti dei testimoni oculari della Seconda guerra mondiale - e quelli sentiti dai nonni e dai genitori di chi è nato dopo il conflitto -  per non dimenticare le tragiche vicende vissute dalla popolazione versiliese e dagli abitanti di Montignoso e sui monti di Massa, durante l'estate del 1944, in cui i tedeschi commisero crimini spaventosi contro una popolazione affamata ed inerme. Questo volume tramanderà alle generazioni future la memoria delle inaudite sofferenze patite da chi sfollò dalla pianura e dalle zone marine rifugiandosi sui monti di Seravezza e Stazzema, nella convinzione di potersi mettere al riparo dal fronte. Purtroppo queste previsioni non si realizzarono e la nostra terra divenne l'estremo limite della famigerata Linea Gotica. Proprio da noi i tedeschi per sette mesi fermarono l'avanzata delle truppe alleate. Poco prima dell'arrivo dei soldati americani, brasiliani e inglesi alla popolazione versiliese fu imposto dai tedeschi l'ordine di sfollare a Sala Baganza (Parma). Questo ordine ci fece vivere giorni angosciosi. Non avevo ancora compiuto quattordici anni e subito mi domandai come avrebbe fatto la mia famiglia, con quattro figli piccoli e la nonna materna che non riusciva più a camminare, a raggiungere la quella località del Parmense. Era impossibile affrontare a piedi un viaggio così lungo e quindi mio padre prese la decisione di rifugiarsi con la famiglia sui monti intorno a Seravezza, cosa che fecero quasi tutti i versiliesi. Dopo l'arrivo delle truppe alleate una massa enorme di persone si trovò in mezzo ai fuochi dei due eserciti in lotta.
E' bello e commovente questo libro, credo che abbiano avuto una bella idea coloro che hanno voluto realizzarlo. Meriterebbe di essere letto in tutte le scuole, non solo in Versilia ma in tutto il Paese. Nel libro sono stati riportati alcuni racconti di Marino Lorenzoni, grande invalido del lavoro ed ex partigiano di Arni . I suoi racconti li sentii dalla sua voce quando, a metà degli anni Novanta, veniva spesso a trovare mio padre, molto ammalato, che abitava vicino a casa sua. Ricordo che gli portava sempre in dono delle caramelle. Ero in pensione e quindi avevo tempo per assistere il mio babbo insieme a mio fratello e a mia sorella. Ognuno di noi faceva il proprio turno settimanale negli ultimi due anni della sua vita. Ricordo che portai con me la piccola “Olivetti” con cui scrissi a macchina i racconti che Marino mi dettava e che ora ho potuto rileggere sul libro voluto dal Circolo Culturale Sirio Giannini, una copia del quale mi è stata data in omaggio per i miei due racconti pubblicati nell'opera.
Il libro è molto importante e quindi mi sono premurato di acquistarne altri tre esemplari per donarli ai miei figli. Concludo ringraziando Giuseppe Tartarini, presidente del Circolo culturale Sirio Giannini e il gruppo di lavoro composto da Paolo Capovani, autore della precisa e completa introduzione, Maria Salini, Giorgio Salvatori e Carlo Torlai e tutti quelli che hanno collaborato alla realizzazione dell'importante progetto.

mercoledì 25 aprile 2012

Medaglia d'oro al finanziere scelto Claudio Sacchelli: salvò ebrei e perseguitati


Ieri sera, alle ore 21 circa, ho letto un'email inviatami dal capitano Gerardino Severino, direttore del Museo Storico e capo Sezione Ufficio Storico Comando Generale Guardia di Finanza con sede a Roma: "Sono particolarmente lieto di comunicarle che oggi pomeriggio, alle ore 17, al Quirinale, il Presidente della Repubblica consegnerà, nelle mani del nostro Comandante Generale, la medaglia d'oro al merito civile concessa lo scorso 17 aprile "alla memoria" del Finanziere scelto Claudio Sacchelli (nella foto). Alla cerimonia saranno presenti, oltre allo scrivente ed al Presidente del Museo Storico, Gen. C. A. Luciano Luciani, anche i tre nipoti di Claudio".
Questa è la motivazione per il conferimento dell'onorificenza, come si può leggere nel sito internet della Presidenza della Repubblica: "Di stanza nel territorio di frontiera del Tiranese, nel dorso dell'ultimo conflitto mondiale, durante l'occupazione tedesca, si prodigò in favore dei profughi ebrei, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dalle autorità tedesche fu infine trasferito nel campo di sterminio di Mathausen, dove morì di stenti e di sevizie. Mirabile esempio di umana solidarietà e di altissima dignità morale, spinte fino all'estremo sacrificio. 1943 - Villa di Tirano (SO). 
La medaglia a Claudio Sacchelli onora, oltre a commuoverli profondamente, tutti i finanzieri italiani sia in servizio che in congedo, e in particolare coloro che sono nati nella nostra amata e bella terra di Versilia.

martedì 10 aprile 2012

"Quando cadevano le castagne"


Sette mesi vissuti tra due fuochi: i tedeschi da un lato, gli americani dall'altro. In mezzo la popolazione sfollata. Siamo a Seravezza, in Versilia, lungo la famigerata Linea Gotica durante la Seconda Guerra Mondiale, tra le bombe che piovono dal cielo, gli spari, le case fatte saltare in aria e la ricerca disperata di cibo. Ho raccolto in un libro i racconti scritti nel corso degli anni. Si intitola "Quando cadevano le castagne". Potete acquistarlo su internet (clicca qui) oppure ordinarlo in tutte le librerie Feltrinelli.

sabato 25 febbraio 2012

Le nozze di Claudio Sacchelli





Fotografia scattata il giorno del matrimonio di Claudio Sacchelli e Mafalda Testa, celebrato a Fiorenzuola d'Arda (PC) il 5 settembre 1943. La foto mi è stata data da Anna Bascherini. Sua mamma, Anna Benassi, l'aveva avuta in dono dalla sua amica e vicina di casa Assunta Bonini, moglie di Garibaldo Sacchelli e madre del finanziere Claudio Sacchelli.