giovedì 31 maggio 2012

I due gemelli

Giovanni e Giuseppe, due giovanotti figli gemelli di Pietro e di Maria la sarta, una coppia di sposi dell'Alta Versilia, erano nati quando oramai alla maternità i loro genitori non pensavano più dopo un'attesa durata una quindicina di anni. Pietro, in pensione da poco tempo, sentiva un grande amore per questi suoi ragazzi belli, forti , affettuosi e intelligenti, venuti al mondo quasi per un miracolo. Ogni tanto, quando i suoi figlioli non erano in casa, diceva alla moglie: "Marì siamo stati fortunati di avere avuto non uno ma due bastoni per la nostra vecchiaia con una botta sola". Una volta aggiunse: "Ricordi gli anni in cui non c'era in giro molta droga che in quei tempi la pigliavano soltanto i più ricchi e che molto era il rispetto che i figlioli avevano per i genitori, tant'è che i problemi più seri che questi potevano avere con i loro ragazzi erano di doverli mantenere agli studi o di mandarli ad imparare un buon mestiere". "Li ricordo bene i pensieri che abbiamo avuto per allevarli questi nostri ragazzi", rispose la Marì.

Fisicamente i due gemelli erano uguali uno all'altro, anche il tono della voce era lo stesso. Govanni era estroso, un po' capriccioso e volubile, gli piaceva parlare con tutti, mentre Giuseppe era un timido da morire.

Promossi tutte e due ragionieri con buoni voti, Pietro regalò o ognuno dei suoi figli una Suzuki 125. Generoso come era sempre stato li volle anche premiare con una vacanza di una quindicina di giorni al mare, in verità approfittando della gentilezza di una sua sorella che aveva messo a sua disposizione la villetta che possedeva a Forte dei Marmi. "Mi raccomando ragazzi, divertitevi ma non esagerate. Andate a letto presto la sera e state attenti alle donne. Seri e onesti dovete essere, non illudete le bimbe, non prendetele in giro. Con l'amore non si scherza. Io ho amato soltanto la vostra mamma. Poi fate attenzione al mare, non fate il bagno subito dopo aver mangiato, aspettate di aver digerito. Tutti gli anni qualcuno muore al mare, è sempre stato così. E, infine, non vi dimenticate di telefonare tutte le sere a casa. Prima di partire ci si mise anche la Marì a riempirgli la testa di raccomandazioni, tant'è che sia Giovanni che Giuseppe ebbero difficoltà a mettersi il casco per quanto avevano gonfiato le loro teste.

Arrivati al mare di mattina presto videro, prima di sistemare con ordine tutto quanto c'era dentro, che nel frigorifero non ci entrava più nulla perché era stracolmo di ogni ben di dio. Nel biglietto che cadde per terra quando l'aprirono c'era scritto: "Vi voglio bene buon appetito, mamma". Ecco chi aveva fatto questa sorpresa senza dire nulla ai due gemelli. Per non stare a perdere tempo a cucinare, i due ragazzi si trovarono d'accordo di ritrovarsi a mezzogiorno e mezzo da Valè per comprare un polletto arrosto, delle patatine, una dozzina di pizzette e schiacciatine con il prosciutto cotto e anche due bottiglie di coca cola, visto che la loro mamma aveva pensato soltanto alle aranciate, all'acqua brillante e minerale.

Erano le dieci quando Giovanni da solo andò al bagno dove suo padre aveva prenotato per i figlioli una cabina e un ombrellone con due sdraie. Giuseppe andò a vedere la mostra della satira politica, un'importante manifestazione a livello mondiale che ogni anno viene organizzata a Forte dei Marmi.

Giovanni sul mare non perse tempo ad occhià una biondina che portava il tanga e prendeva il sole vicino al suo onbrellone della fila accanto. Favorito dal suo carattere festoso, senza farla tanto lunga attaccò subito bottone: “Signorina la vuole fare con me una gita sul pattino? “. “Yes” rispose la giovane un po' sorpresa, ma divertita dll'intraprendenza del ragazzo. “ Straniera?”, le chiese banalmente già aveva pensato di avere questa risposta. “Yes. Sono nata a Londra e tu? Giovanni gonfiò il petto e con orgoglio le disse. “Sono versiliese, sì dei monti dell'alta Versilia ricchi di marmi pregiati, e questo mare è lo specchio della mia terra. Poi continuò a parlare: “sento con piacere che parli bene l'italiano, sono contento, così ci comprendiamo meglio. Cosa fai a Londra? “ Sono impiegata in una ditta di import ed  export, lavoro nell'ufficio traduzioni della corrispondena commerciali.” “ Ho capito perchè parli bene la mia lingua, brava, brava. Come ti chiami? “Mi chiamo Patricia, Pat per gli amici”, rispose la ragazza tutta sorridente,mentre Giovanni contin uava a guardare la giovane inglesina con una ammirazione sempre più crescente, se la mangiava con gli occhi, la spogliava col suo sguardo acceso, Anche lui sentì il bisogno di dire chi era e che cosa faceva. Io sono un neo ragioniere programmatore. Mi chiamo Giovanni, Giovà per gli amici. Ho studiato a Massa. Il prossimo anno frequenterò l'università di Pisa, Non ho ancora deciso se farò economia e commecio oppure ingegneria spaziale. Il mio sogno sarebbe di fare l'astronauta, si mi garberebbe se potessi salire su una navicella spaziale e andare su un nuovo mondo. Ma ora andiamo, il mare è tutto nostro”, Al largo della riva i due giovani non ebbero più il tempo di parlà nè di remare perché tutte e due molto impegnati a soddisfare la loro sete di baci.

A mezzogiorno e dieci si lasciarono con la promessa di rivedersi sul pontile alle 21. Quando ritornò insieme al fratello nella villetta, Giovanni mentre apparecchiava il tavolino, non nascose la sua emozione. Era ancora tutto eccitato. “Giuseppe, stamani ho conosciuto una inglesina, una bionda ch' è uno stianto Non le ho detto che insieme a me c'è anche il mio fratello gemello. Ho intenzioni di portarla qui stasera. Abbiamo preso un appuntamento, le facciò sentì i dischi di Elvis Presley, quelli che piacciono molto anche al nostro babbo, poi mi darai il cambio sul posto.” Che dici Giovà?. Non capisco le tue intenzioni, ma cosa vuoi fare? Le chiese Giuseppe.

Nel dire queste cose guardava preoccupato il fratello. “Ma Giuseppe quando ti svegli, Siamo cresciuti, sei o non sei il mio fratello. Anche tu devi divertirti e finiamola di discute.” Mi pare che questa vacanza non incominci bene, Ti sei dimeticato le raccomandazioni del babbo. Se sapesse cosa hai in mente di sicuro si arrabbierebbe, o forse ci rivenderebbe le moto...”. replicò Giuseppe. Stanotte noi dobbiamo fare scintille” lo interruppe Giovanni poi proseguì il discorso: “ Non facciamo i bischeri, non perdiamo questa occasione. Dammi retta, la carne e carne!”.

L'orologio di Giovanni segnava le 21 quando dopo avere telefonato ai suoi genitori, s'incontro con l'inglesina all'ingresso del pontile. Andiamo, ti faccio vedere dove trascorro le vacanze. Ho dei dischi di Elvis Presley. Vieni ti ci porto in sella alla mia moto.” Nel salottino della villetta Giovanni offre alla ragazza una fresca aranciata, ma poi entrambi non abbero più il tempo per ascoltà le canzoni del mitico Elvis. Faceva caldo... “Love... love...”, ripeteva con voce sempre più debole l'inglesina dopo quattro ore che stavano distesi sul lettino della cameretta, nudi come Adamo e Eva. Intorno all'una, Giovanni si ricordò del fratello che fuori, dietro una siepe l' aspettava con ansia. Pat, ho voglia di fumare una sigaretta, ma l'ho finite. Esco un attimo, la rivendita più vicina è a pochi passi da qui. C'è un distributore automatico, faccio presto. Rimesso i pantaloncini indossata una maglietta e calzati due zoccoiletti, saluta la donna e esce di casa. Dieci minuti dopo Giuseppe al posto di Giovanni, entrò nella cameretta, senza accendere la luce, si muoveva a tastoni. “ Caro hai fatto presto...”, le disse Pat. Si mi somo messo a correre perché più di fumare ti voglio ancora accarezzare..., la conosci quella canzone ch'è parla di quella donna spagnola “che sa amar così, bocca a bocca la notte e il dì”. L'inglesina a questo punto non si rendeva più corto della situazione. Sono sveglia oppure sogno...” ecco cosa pensava mentre continuava a fare l'amore con quel forsennato e scatenato giovane italiano.

Appena spuntarono le prime luci dell'alba Giuseppe disse alla ragazza straniera: "Questa notte non la dimenticherò mai”. “Yes, una fantastica notte, bellissima... sono distrutta, mi arrendo con piena felicità”, rispose Pat che subito riprese a parlà. “ Sei stato formidabile Giovanni, davvero un campione del sesso. Quando racconterò questa avventura alle mie amiche che lavorano alla City, la prossima estate invaderanno in massa questa marina, chissà quanti voli charter ci saranno. Love, one, two, tnree, fore, fine, six, seven, engnt, nine, ten, eleven...” Giuseppe la interruppe: “ Che fai ti metti a contare. Dai i numeri. Ah! , scusami, capisco ciò che pensi nella tua testolina. Non ti meravigliare. Noi versiliesi nell'amore diamo tutto non siamo tirchi, non facciamo i conti”.

"Dear, caro sei un uomo formidabile, sei riuscito a farmi capire perchè la mia nonna di origine americana, è morta a 87 anni con la fotografia di Rodoflo Valentino sul comodino. Dopo questa norte ardente mi chiedo come voi italiani, una razza così potente, abbiate potuto perdere la seconda guerra mondiale contro gli inglesi e gli americani. Questo me lo dovrebbe dire anche un mio zio, un artigliere che durante la seconda guerra modiale ha combattuto in Italia, è stato anche a Pian di Mommio con la sua batteria di cannoni prima di partecipare allo sbarco in Normandia. Lui non vi vedeva volentieri, ha sempre detto che gli italiani erano dei maccheroni.

Racconto scritto da Nello Staccherai

lunedì 14 maggio 2012

Linea Gotica, la Versilia e l'Apuania nella bufera. Ricordi e testimonianze

E' un'opera davvero meritoria raccogliere in un libro i racconti dei testimoni oculari della Seconda guerra mondiale - e quelli sentiti dai nonni e dai genitori di chi è nato dopo il conflitto -  per non dimenticare le tragiche vicende vissute dalla popolazione versiliese e dagli abitanti di Montignoso e sui monti di Massa, durante l'estate del 1944, in cui i tedeschi commisero crimini spaventosi contro una popolazione affamata ed inerme. Questo volume tramanderà alle generazioni future la memoria delle inaudite sofferenze patite da chi sfollò dalla pianura e dalle zone marine rifugiandosi sui monti di Seravezza e Stazzema, nella convinzione di potersi mettere al riparo dal fronte. Purtroppo queste previsioni non si realizzarono e la nostra terra divenne l'estremo limite della famigerata Linea Gotica. Proprio da noi i tedeschi per sette mesi fermarono l'avanzata delle truppe alleate. Poco prima dell'arrivo dei soldati americani, brasiliani e inglesi alla popolazione versiliese fu imposto dai tedeschi l'ordine di sfollare a Sala Baganza (Parma). Questo ordine ci fece vivere giorni angosciosi. Non avevo ancora compiuto quattordici anni e subito mi domandai come avrebbe fatto la mia famiglia, con quattro figli piccoli e la nonna materna che non riusciva più a camminare, a raggiungere la quella località del Parmense. Era impossibile affrontare a piedi un viaggio così lungo e quindi mio padre prese la decisione di rifugiarsi con la famiglia sui monti intorno a Seravezza, cosa che fecero quasi tutti i versiliesi. Dopo l'arrivo delle truppe alleate una massa enorme di persone si trovò in mezzo ai fuochi dei due eserciti in lotta.
E' bello e commovente questo libro, credo che abbiano avuto una bella idea coloro che hanno voluto realizzarlo. Meriterebbe di essere letto in tutte le scuole, non solo in Versilia ma in tutto il Paese. Nel libro sono stati riportati alcuni racconti di Marino Lorenzoni, grande invalido del lavoro ed ex partigiano di Arni . I suoi racconti li sentii dalla sua voce quando, a metà degli anni Novanta, veniva spesso a trovare mio padre, molto ammalato, che abitava vicino a casa sua. Ricordo che gli portava sempre in dono delle caramelle. Ero in pensione e quindi avevo tempo per assistere il mio babbo insieme a mio fratello e a mia sorella. Ognuno di noi faceva il proprio turno settimanale negli ultimi due anni della sua vita. Ricordo che portai con me la piccola “Olivetti” con cui scrissi a macchina i racconti che Marino mi dettava e che ora ho potuto rileggere sul libro voluto dal Circolo Culturale Sirio Giannini, una copia del quale mi è stata data in omaggio per i miei due racconti pubblicati nell'opera.
Il libro è molto importante e quindi mi sono premurato di acquistarne altri tre esemplari per donarli ai miei figli. Concludo ringraziando Giuseppe Tartarini, presidente del Circolo culturale Sirio Giannini e il gruppo di lavoro composto da Paolo Capovani, autore della precisa e completa introduzione, Maria Salini, Giorgio Salvatori e Carlo Torlai e tutti quelli che hanno collaborato alla realizzazione dell'importante progetto.

mercoledì 25 aprile 2012

Medaglia d'oro al finanziere scelto Claudio Sacchelli: salvò ebrei e perseguitati


Ieri sera, alle ore 21 circa, ho letto un'email inviatami dal capitano Gerardino Severino, direttore del Museo Storico e capo Sezione Ufficio Storico Comando Generale Guardia di Finanza con sede a Roma: "Sono particolarmente lieto di comunicarle che oggi pomeriggio, alle ore 17, al Quirinale, il Presidente della Repubblica consegnerà, nelle mani del nostro Comandante Generale, la medaglia d'oro al merito civile concessa lo scorso 17 aprile "alla memoria" del Finanziere scelto Claudio Sacchelli (nella foto). Alla cerimonia saranno presenti, oltre allo scrivente ed al Presidente del Museo Storico, Gen. C. A. Luciano Luciani, anche i tre nipoti di Claudio".
Questa è la motivazione per il conferimento dell'onorificenza, come si può leggere nel sito internet della Presidenza della Repubblica: "Di stanza nel territorio di frontiera del Tiranese, nel dorso dell'ultimo conflitto mondiale, durante l'occupazione tedesca, si prodigò in favore dei profughi ebrei, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dalle autorità tedesche fu infine trasferito nel campo di sterminio di Mathausen, dove morì di stenti e di sevizie. Mirabile esempio di umana solidarietà e di altissima dignità morale, spinte fino all'estremo sacrificio. 1943 - Villa di Tirano (SO). 
La medaglia a Claudio Sacchelli onora, oltre a commuoverli profondamente, tutti i finanzieri italiani sia in servizio che in congedo, e in particolare coloro che sono nati nella nostra amata e bella terra di Versilia.

martedì 10 aprile 2012

"Quando cadevano le castagne"


Sette mesi vissuti tra due fuochi: i tedeschi da un lato, gli americani dall'altro. In mezzo la popolazione sfollata. Siamo a Seravezza, in Versilia, lungo la famigerata Linea Gotica durante la Seconda Guerra Mondiale, tra le bombe che piovono dal cielo, gli spari, le case fatte saltare in aria e la ricerca disperata di cibo. Ho raccolto in un libro i racconti scritti nel corso degli anni. Si intitola "Quando cadevano le castagne". Potete acquistarlo su internet (clicca qui) oppure ordinarlo in tutte le librerie Feltrinelli.

sabato 25 febbraio 2012

Le nozze di Claudio Sacchelli





Fotografia scattata il giorno del matrimonio di Claudio Sacchelli e Mafalda Testa, celebrato a Fiorenzuola d'Arda (PC) il 5 settembre 1943. La foto mi è stata data da Anna Bascherini. Sua mamma, Anna Benassi, l'aveva avuta in dono dalla sua amica e vicina di casa Assunta Bonini, moglie di Garibaldo Sacchelli e madre del finanziere Claudio Sacchelli.

giovedì 23 febbraio 2012

Ricordo del finanziere Claudio Sacchelli, deceduto nel campo di sterminio nazista di Mauthausen

Il 26 gennaio 2012, Giornata della memoria, nella sala convegno della scuola media “Enrico Pea” di Seravezza è stato solennemente ricordato il finanziere del contingente di terra Claudio Sacchelli, nato a Cerreta San Nicola (Seravezza) il 31 dicembre 1913 e deceduto di stenti, nel lager di sterminio nazista di Mauthausen (Austria) il 26 aprile1945.
La cerimonia si è svolta alla presenza dell'assessore alla cultura Riccardo Biagi, del preside della scuola Maurizio Tartarini, di alunni e professori, del presidente dell'ANPI della Versilia Moreno Costa, delle rappresentanze delle locali associazioni dell'ANFI, dei Marinai d'Italia e degli Alpini in congedo, attorniati da un folto pubblico.
A introdurre la “Giornata della memoria”, organizzata dal comune di Seravezza con l'adesione del Circolo culturale Sirio Giannini, è stato il professor Giovanni Cipollini, che si è soffermato sul “coraggio di dire no”, sottolineando il coraggio di uomini e donne che scelsero di opporsi all'orrore. La professoressa e scrittrice Paola Lemmi ha approfondito la storia del Corpo della Guardia di Finanza, soffermandosi poi sulla tragedia che colpì l'eroico finanziere Claudio Sacchelli.
Dalle sue parole sono emersi i valori fondanti che sono alla base della Guardia di finanza, sin dalla sua costituzione, che trae origine dalla Legione Truppe Leggere, avvenuta nel regno di Sardegna il 1° ottobre 1774 ad opera di Vittorio Amedeo III. Nel corso della sua storia i finanzieri hanno partecipato a tutte le guerre, a partire dal 1792, a quelle risorgimentali e alle due guerre mondiali, con l'impiego, negli ultimi due conflitti, di diciotto battaglioni mobilitati. In ogni epoca si sono coperti di gloria, scrivendo con il sangue pagine di epico valore. E questo non può che inorgoglire i cuori di chi ha indossato la divisa delle Fiamme Gialle.
Il nome del finanziere Claudio Sacchelli è riportato nell'elenco dei militari caduti nei lager nazisti (fonte Associazione ex internati “Resistenza senz'armi”, Le Monnier, 1988).
Il Sacchelli si sposò con Mafalda Testa il 5 settembre1943 nel comune di Fiorenzuola d'Arda (PC).
Dalla lettura degli appunti del direttore del Museo storico del Corpo, capitano Gerardo Severino, risulta che il finanziere Sacchelli negli anni 1942-1944 era in forza alla brigata di frontiera di Villa di Tirano, dove venne catturato dai tedeschi, il 7 aprile 1944, per aver fatto espatriare clandestinamente, in Svizzera, italiani di origine ebraica che poi affrontarono l'avventuroso espatrio in Palestina, effettuato dall'organizzazione paramilitare dell' Haganà e per avere collaborato coi partigiani della zona della formazione “Fiamme Verdi”.
Lungo tutto il confine italo-svizzero i nazifascisti diedero la caccia non solo ai cittadini di origine ebraica ma anche ai finanzieri che avevano aiutato alla fuga gli ebrei perseguitati e collaborato coi partigiani del posto nelle loro formazioni.
Deportato successivamente a Bolzano, il 5 agosto 1944 raggiunse il campo di sterminio di Mauthausen (Austria), dove il 26 aprile 1945 mori di stenti. Il suo corpo fu bruciato in un forno crematorio.
Tutte le Forze armate italiane, come evidenziato dal capitano Severino, nella Seconda guerra mondiale si distinsero nella protezione dei perseguitati dal nazismo e dai loro fiancheggiatori, per il solo fatto di essere di razza ebraica.
Ecco chi furono questi valorosi finanzieri oltre a Claudio Sacchelli: appuntato Paolo Arenare, maresciallo Alberto Rossi, finanziere Pietro Occhi (decorato di Croce di Guerra al Valor Militare). L'appuntato Domenico Annetta e il finanziere Tullio Centurioni persero la vita per fare espatriare in Svizzera alcuni perseguitati. Ancor più nutrito è l'elenco dei militari del Corpo che aiutarono la fuga in Svizzera di tanti italiani di origine ebraica.
Mio fratello Sergio, brigadiere in congedo della Guardia di finanza, il quale di recente ha avuto modo di parlare con la signora Berlina Sacchelli, abitante sui monti di Strettoia, ha appreso che Claudio Sacchelli era suo cugino, da lei mai dimenticato. Lo ricorda ancora come un giovane alto, robusto e bello. Nei lavori della terra cui era impegnato anche il suo babbo Garibaldo, era forte e instancabile. Su per i monti portava, sulle spalle, carichi molto pesanti.
La moglie di Claudio, deceduta tre anni fa, dopo essere rimasta vedova si sposò, successivamente, con un fratello del defunto marito, dal quale ebbe tre figli, due maschi e una femmina, uno residente nella zona in località Metati Rossi vicina a Strettoia, il secondo a Montignoso e la donna a Lucca.
Che in Versilia sia nato il coraggioso finanziere Claudio Sacchelli, è un fatto che onora tutti i versiliesi e, in particolare, i tanti giovani che hanno prestato servizio nel Corpo. Lassù sui nostri monti, Claudio deve avere conosciuto mio padre, che aveva sette anni più di lui, i miei nonni paterni e i miei zii, i quali, negli anni più forti della propria vita, lavorarono,anche loro, nelle vigne e nei terreni montani vicini a Strettoia. Mi addolora non aver conosciuto il finanziere Claudio, che fu sicuramente un ottimo militare e un uomo ricco di valori cristiani. Mi è di conforto, quindi, pensare che la sua anima, dopo la tragica morte, sia volata nella casa del nostro Padre Celeste, insieme alla fitta schiera di martiri che nel corso della seconda guerra mondiale lottarono e morirono per salvare la vita di molte creature innocenti..
Per non dimenticare mai e onorare altamente la memoria del finanziere Claudio Sacchelli, la Sezione dei finanzieri in congedo di Seravezza - Versilia Storica - dovrebbe, a mio parere, essere intitolata al suo nome.

P. S. - Siamo in attesa della concessione di una medaglia al valore, alla memoria, del finanziere Claudio Sacchelli

mercoledì 22 febbraio 2012

GIACOMO PUCCINI, appuntato "ad honorem" della Guardia di Finanza

Il 29 novembre 1924, moriva a Bruxelles, cinque giorni dopo essere stato sottoposto ad un intervento alla gola, in quanto affetto da un male incurabile, l'appuntato “ad honorem” della Regia Guardia di Finanza Giacomo Puccini, celebre autore di opere musicali, che tuttora vengono rappresentate in tutti i più grandi teatri del mondo. Discendente da una famiglia di musicisti, nacque a Lucca il 22.12.1858, studiò al conservatorio di Milano, i suoi maestri furono Bazzini e Ponchielli. Nella città della “Madonnina” visse con la sua compagna Elvira, che per seguirlo abbandonò il proprio marito. Fu un periodo in cui la coppia visse di stenti. Con il successo che il Grande Maestro ottenne con la rappresentazione della sua prima opera Villì, avvenuta nel 1884, ebbe dall'editore Ricordi l'incarico di scrivere una nuova opera; iniziò così la sua attività compositiva che lo portò, con gli anni, ai più trionfali successi. La sua musica fa pulsare il sangue nelle vene, è rara, dolce, drammatica, è piena di pathos che porta l'ascoltatore ad immedesimarsi nelle scene che gli appaiono davanti agli occhi riuscendo a farlo sognare ed a pensare a quanto è bella la vita se l'uomo sa veramente amare. Ma non voglio dilungarmi sui sentimenti che la musica di Puccini è capace di suscitare in chi l'ascolta. In questo scritto desidero parlare dell'uomo Giacomo Puccini, quando negli anni 1920 e 1921 trascorse lunghi periodi di tempo tra Orbetello e Capalbio, dove aveva acquistato, ancor prima del 1920, una torre cinquecentesca, chiamata Tagliata, ubicata nella località, nota come Tagliata Etrusca, nella quale aveva sede una brigata litoranea della Guardia di finanza con pochi uomini in forza chiamati ad esplicare servizi di vigilanza doganale marittima lungo 14 km di costa bagnata dal mare. La passione per la caccia lo portò a scegliere questa temporanea dimora, sicuramente attratto da quel territorio dove vivevano e/o passavano volando una miriade di uccelli migratori di tutte le specie. Nei tempi trascorsi nella Torre Tagliata, strinse rapporti di cordiale amicizia e di reciproca stima con il comandante del reparto, l'appuntato Teriggi Campelli e con tutti gli altri finanzieri. Spesso con loro giocava a carte  a tressette. Era con questi uomini che beveva volentieri un bicchiere di vino giovane e non poche volte rimase a mangiare con loro il minestrone preparato dal finanziere cuciniere. L'appuntato Teriggi amava ed apprezzava le cose belle, tra cui la musica, cosicchè il Puccini spesso gli chiedeva cosa pensasse di certi brani musicali che lui stava in quegli anni componendo e che gli doveva aver fatto ascoltare. Il maestro era cordiale ed affettuoso con i finanzieri, dei quali apprezzava altamente il duro servizio che espletavano lungo la riva del mare, sia di giorno che di notte. Il carattere socievole e buono del Puccini conquistò il cuore di tutti i finanzieri, che, a loro volta, nutrirono sempre nei suoi confronti vivo e sincero affetto. Una mattina il Maestro andò a trovare in caserma il Comandante che era ancora a letto. ” Ancora a dormire? ”, disse sorridente il Puccini al suo amico. “Stanotte sono andato a dormire alle quattro dopo 14 km di perlustrazione. Almeno avessi incontrato qualche contrabbandiere.” gli rispose il Teriggi. “Ma se non ci sono i contrabbandieri, perché fate questi servizi? “ gli domandò ancora il Puccini. “I contrabbandieri non ci sono perché ci siamo noi” precisò il Teriggi. Fu al termine di questo cordiale colloquio che il Maestro invitò il suo amico ad utilizzare per l'avvenire il suo asino, così si sarebbe stancato di meno. Quando Giacomo Puccini lasciò definitivamente la Torre Tagliata, oltre ad una sua fotografia, donò al Comandante della Brigata il suo asinello.
Solenni onori furono attribuiti dalla Guardia di finanza a Giacomo Puccini dopo la sua morte; tra l'altro , nel 1925, fu murata una lapide marmorea sulla facciata della Torre Tagliata con la seguente scritta a caratteri cubitali:
IN QUESTA TORRE CHE FU SUA GIACOMO PUCCINI RIPOSANDO NELLA SILENTE POETICA QUIETE DI MILLENARI RICORDI - NEL FRAGORE DELLE ONDE RIPETENTI SULLO SCOGLIO L'ECO DI GRANDI NOMI VISSE FRATERNAMENTE DUE ANNI CON I MILITI DELLA R. GUARDIA DI FINANZA - APPREZZANDONE LA SINCERITA' DEGLI AFFETTI E L'ABNEGAZIONE DELLA VITA TUTTA VOTATA ALLA PROSPERITA' DELLA PATRIA. I FINANZIERI GRATI DI TANTO ONORE POSERO QUESTO RICORDO.
. - MAGGIO 1925 -.