sabato 23 febbraio 2013

Un libro bellissimo



Il libro sull'eroe finanziere scelto Claudio Sacchelli è bellissimo.

Ho ricevuto dal direttore del Museo storico della Guardia di finanza, capitano Gerardo 
 Severino, il libro intitolato “La Guerra di Claudio - Storia del finanziere Claudio Sacchelli un angelo del bene contro l'odio razziale e la persecuzione nazi-fascista”, che il suddetto ufficiale ha scritto insieme al Presidente del Museo succitato, Gen. C. A. Luciano Luciani, che è anche presidente del comitato di studi storici della Guardia di finanza.
E' un libro bellissimo e commovente.E' ricco di foto scattate dallo stesso Claudio che amava in particolar modo la fotografia. Risalta l'amore del finanziere scelto Claudio Sacchelli che non esitò ad aiutare, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, tanti cittadini di origine ebraica ad espatriare in Svizzera, fatto che evitò a centinaia e centinaia di essi, o forse più, di finire bruciati nei forni crematori, o nelle camere a gas attivate dai nazisti nei loro lager, dove tenevano imprigionate tantissime creature umane innocenti. Il libro onora ai più alti livelli la memoria del nostro eroe, la nostra bella terra di Versilia cui è nato Claudio e tutti i finanzieri italiani in servizio e in congedo, in particolare, quelli nati in Versilia .
Ringrazio la Guardia di Finanza per l'alta sensibilità dimostrata nell' aver voluto questo libro, che esalta i valori umani, la cui difesa, ha condotto Claudio a morire in un campo di prigionia nazista , fra atroci patimenti, sevizie e stenti.
Grazie, infine, agli autori che hanno scavato dai loro cuori parole che dimostrano quanto sia stato sublime la morte del nostro conterraneo Claudio Sacchelli.
Di questo libro parlerò ancora...

venerdì 15 febbraio 2013

venerdì 4 gennaio 2013

Ricordi sempre vivi nel mio cuore


E' incredibile come ancora ricordo i due finanzieri che vidi, per la prima volta a Seravezza quando da Pietrasanta, dove aveva la sede la loro brigata, raggiunsero il molino del Bonci ubicato vicino alla mia casa del Ponticello che era stata di proprietà dei miei  nonni  materni. Eravamo alla fine degli anni 30 o all'inizio del decennio successivo. Giunsero in bicicletta armati di pistola Glisenti. Io stavo giocando con altri ragazzi sul mucchio di rena messa, col consenso del proprietario, all'interno dell'area dell'opificio e che gli operai della vicina segheria del Salvatori utilizzavano a cariolate per segare i blocchi di marmo. Sul quel mucchio di rena era solito giocarci anche Giuseppe Salvatori, detto Beppino che con il nome d' arte Renato divenne ,nel dopoguerra, un famoso attore cinimatografico. Egli possedeva una teleferica in miniatura che piazzava sulla cima del mucchio di rena facendo andare in su e giù i due mini carrelli. Con lui ci giocava anche il suo coetaneo Agostino Pucci che abitata su una delle case costruite sulle prime rampe del monte Canala. Nonostante i continui richiami dell'anziano Bonci tutti noi si ritornava spesso sul mucchio di rena sul quale spiccavamo continui salti. Il proprietario del Molino, che era un bravo uomo, riuscì comunque sempre a sopportarci.

La prima volta che sentii parlare dei finanzieri, senza riuscire a vederli, fu quel giorno che mio padre mi portò a vendemmiare l'uva nella vigna che il suo babbo coltivava a mezzadria nella zona più alta del Monte di Ripa. Stavo salendo il difficile sentiero, insieme a lui che continuamente mi aiutava a farmi superare i tratti più difficili, per poi scendere nella vigna coltivata da mio nonno,quando udii il passo ferrato di animali quadrupedi che percorrevano la mulattiera per arrivare a Cerreta S. Nicola, come  disse il mio babbo, il quale ovviamente ignorava i servizi che i militari dovevano esplicare lassù.

La seconda volta che udii ancora parlare di un finanziere avvenne nel mese di luglio 1941, quando nel mio rione si diffuse la notizia, data da uno strillone che vendeva i giornali lungo le strade, riguardante l'eroica fine che fece l'appuntato dell' allora Regia Guardia di Finanza Francesco Meattini, nato a Cortona  (Arezzo)  il 17 settembre  1901, il quale,  quando  era in forza al distaccamento di Berane, località del Montenegro dove era nata la nostra regina Margherita, il suo reparto  fu attaccato e incendiato da preponderanti bande di ribelli. Durante la cruenta battaglia che avvenne il 17- 18 luglio 1941, il Meattini, che era il capo squadra fucilieri, nonostante fosse stato più volte ferito, rifiutò ogni aiuto continuando a spronare i suoi commilitoni a combattere. Finite le cartucce e con i suoi colleghi quasi tutti morti, si raccolse un attimo per baciare la fotografia dei suoi cari, dopodiché con calma e freddezza si mise in tasca alcune bombe a mano e toltane la sicura saltò sui ribelli seminando distruzioni e morte. Per questo suo eroico sacrificio, che commosse tutte le persone del Ponticello che dalle loro finestre commentarono, fra loro, la morte da questo valoroso militare che fu insignito della medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Il  terzo finanziere che vidi da ragazzo, fu quando, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, una mattina entrò nell'aula della classe dell'Avviamento Professionale al lavoro di Seravezza che frequentavo,  il padre di un ragazzo, che aveva avuto qualche giorno di licenza, da tracorrere a Basati dove era residente,per salutare il proprio figlio che era mio vicino di banco. Ricordo che era in divisa con il grado di brigadiere. Tutti giorni, anche col cattivo tempo, suo figlio scendeva a Seravezza e ritornava a casa al termine delle lezioni. La distanza fra Seravezza e Basati non era breve, ancora non esisteva una strada asfaltata e, quindi, per lui ebbi subito una grande ammirazione, per la fatica affrontata, sin da quando frequentò, insieme a me, anche col brutto tempo, la quinta classe elementare di Seravezza.

A 18 anni compiuti presentai domanda di arruolamento nel Corpo della Guardia di Finanza. Il 15 luglio dell'anno 1949 mi chiamarono alla visita medica, fui dichiarato idoneo e, superati gli esami di cultura, fui avviato a Roma dove, dopo aver superato altri esami, frequentai per sei mesi il corso Allievi Finanzieri.

Il 15 gennaio 1950 fui promosso finanziere. Ricordo ancora le pagine fulgide di storia  lette nell'aula, scritte col sangue dai finanzieri, che traggono origine dalla creazione della Legione Truppe Leggere, avvenuta nel Regno di Sardegna il 1° ottobre 1774 ad opera di Vittorio Amedeo III di Savoia. La lettura di quelle pagine  mi fece sentire forte l'orgoglio di essermi arruolato in un mitico e glorioso Corpo militare dello Stato.



giovedì 6 dicembre 2012

Estrazione a sorte dei deputati e senatori


Sul numero  di ottobre 2004, di  Versilia Oggi, ultimo anno in cui il periodico fu diretto dal  suo fondatore, il giornalista e scrittore  Giorgio Giannelli, fu pubblicato il mio articolo intitolato  “Visita al politologo  della Versilia. Elezioni  per estrazione a sorte”. Lo avevo scritto  dopo aver letto alcuni suoi interventi e avergli fatto una visita  nel suo “eremo” alla Colombaia dove viveva.
Esaminammo le varie problematiche  della nostra terra e Giorgio mi parlò  anche di una sua particolare idea:   per avere un vera democrazia  è necessario estrarre a sorte deputati e senatori.   Era convinto della validità del suo pensiero espresso dopo che  per  trent’ anni aveva lavorato  come giornalista parlamentare  e, proprio per questo , poteva ben dire  di conoscere il lavoro dei nostri rappresentati sia in Senato che alla Camera dei deputati.  Secondo Giannelli  anche  la titolare dell’esercizio di alimentari, frutta e  verdura, vicino alla sua casa che lui chiamava “Raisa”,   avrebbe  potuto essere una brava parlamentare conoscendo i costi dei beni primari necessari alla vita dell’uomo e sapendo far bene i conti della spesa sostenuta  giornalmente   dalla sua clientela. Giorgio si diceva convinto   che in Italia di democrazia “non c’è  alcun odore.“ E con l’estrazio0ne a sorte  dei deputati e senatori  si poteva arrivare  ad uno stato veramente democratico “ Basta coi partiti, basta alla loro  incredibile proliferazione,   come era avvenuto nel passato  quando  in occasioni di importanti elezioni elettorali , furono presentati oltre quaranta simboli.

Capii da quanto mi  aveva detto Giorgio che tante cose brutte,  troppe direi, nella nostra politica  non andavano bene, e che era necessario provare ad invertire  la rotta  coinvolgendo persone animate dalla passione, dallo spirito di sacrificio e da apostolato. Giorgio Giannelli,  oltre che giornalista e scrittore dimostrò, coi suoi giudizi,  di essere anche un politologo all’altezza  della situazione. Quando furono eletti consiglieri comunali di Seravezza sia lui che Manlio Cancogni, questi   presidente dell’Unione Versiliese,  rinunciarono a percepire il gettone di presenza destinato agli eletti al Consiglio comunale.
Ho definito Giorgio un “politologo all’altezza della situazione” perché a distanza  di otto anni trascorsi da quel nostro incontro, la proposta  di estrarre a sorte  i parlamentari è stata oggetto di  uno studio da parte di  cinque docenti dell’Università di Catania,  due economisti (Maurizio Caserta e Salvatore Spagano), due fisici (Andrea Rapisarda e Alessandro Pluchino) e un sociologo (Cesare Garofalo), Questo studio propone un’alternativa al sistema parlamentare: sorteggiare una quota di rappresentanti tra i cittadini stessi. Non una democrazia a caso quindi.  Bensì un sistema che prevede il controllo all’interno e la rappresentanza di tutte le sensibilità dell’elettorato“.  Questa proposta è presentata in un  libro fresco di stampa, come  ho letto  in un articolo pubblicato alcuni giorni fa sul Fatto Quotidiano.
La teoria dei suddetti studiosi, appare semplice: ”Affidare  l’istituzione parlamentare del nostro Paese a chi non sta dentro la grande macchina della politica e creare una democrazia contaminata da una estrazione a sorte dei suoi protagonisti”.. ecco cosa si legge ancora nell’articolo in questione.
Se si dovesse arrivare all’estrazione a sorte non ci sarebbe più la necessità di finanziare i nostri partiti,  ai quali gli italiani  potranno sempre associarsi   liberamente per concorrere al miglioramento delle condizioni di vita della collettività nazionale.

                                





martedì 27 novembre 2012

IL COMUNE UNICO DELLA VERSILIA

Con gioia rilevo che, grazie al sindaco di Seravezza  Ettore Neri, si ritorni a parlare della necessità di arrivare a costituire  il  comune unico della Versilia che possa affrontare e risolvere, globalmente,  tutte le problematiche che interessano gli abitanti della nostra laboriosa terra.

Nell’ultima Cronaca libera ne ha parlato anche Roberto Ippolito un uomo che non conosco ma che da sempre stimo  per i suoi approfonditi  articoli pubblicati su Versilia Oggi, con cui , mi vanto di collaborare dal 1982, ai tempi in cui era diretto dal suo fondatore  Giorgio Giannelli.

Ecco quali sono a mio parere i  problemi che richiedono un impegno comune, per assicurare tranquillità e benessere alla nostra gente:

1  - difesa delle  opere protettive  dalle eventuali  piene lungo 
       Il  fiume Versilia;
2  - costruzione di scogliere flangiflutti lungo la  costa versiliese,
       minacciata seriamente dall’ erosione;
3  - sfruttamento comune, non a fini di lucro,  delle acque quale bene
       primario per la vita  dell’uomo;
4  - ritiro e smaltimento dei rifiuti solidi urbani ed industriali, in ordine ai
      quali  bisognerà avere un impianto comune
5  - disciplinare al meglio la viabilità su tutta la Versilia, per far si che
       avvenga nel massimo ordine possibile e non in modo caotico come
       ho visto in alcuni centri urbani.
6  - creare apposite aree delimitate per le attività artigianali ed industriali
      che danno lavoro e benessere alla mano d’opera;
7  - costruzione di un forno crematorio per la cremazione dei corpi dei
      defunti versiliesi;
8 - traforo del monte Costa e del monte di Ripa per evitare il transito di 
     autocarri pesanti nel centro  di Seravezza, che rendono insopportabile
     la vita di coloro che abitano lungo le vie percorse da detti automezzi.
Credo  che la costituzione del Comune unico  riduca i costi di gestione di questa nuova struttura pubblica che dovrebbe avere un proprio collegio elettorale per candidare i propri cittadini alle elezioni per ricoprire cariche elettive nei vari organi dello Stato. Concludo col ringraziare il signor Sindaco di Seravezza Ettore Neri, il signor Roberto Ippolito e tutti coloro  che faranno il possibile per realizzare questo importante progetto che chi scrive sostenne quando Giorgio Giannelli lo incluse tra gli obbiettivi più importanti dell’Unione Versiliese, movimento apartitico da lui fondato,  che fu propugnato anche da Pietro Marchi nel secondo decennio del 1900 (cento anni fa) quando, per la prima volta,  fu sindaco di Seravezza dal 1911 al 1919. La seconda volta fu sindaco di Seravezza dal 1944 al 1946.


martedì 20 novembre 2012

Mario Draghi deve essere ascoltato



Ho rilevato con piacere che quanto ho scritto di recente come  semplice uomo della strada sulla Cronaca libera della Versilia,  in merito alle misure da adottare per risolvere la grave crisi che continua a farci soffrire, collimi, in toto, con quanto ha detto Mario Draghi, presidente della Bce.

In sostanza per rilanciare l’attività produttiva  bisogna favorire i consumi e questo si ottiene riducendo il prelievo fiscale a carico delle imprese che producono beni e servizi, badando, al contempo, anche a ridurre gli oneri a carico dei datori di lavoro per ogni singolo operaio alle dipendenze. Anche i contributi a carico dei dipendenti dovrebbero essere, a mio parere, ridotti.

Abbassando le imposte e le tasse si  allargherebbe la massa dei contribuenti e - potenzialmente - diminuirebbe l'evasione fiscale; di conseguenza si avrebbero maggiori entrate per fare fronte ai bisogni dello Stato.

Ovviamente debbono essere anche ridotte le spese generali, partendo dall'eliminazione di tanti inutili carrozzoni. Io starei molto attento a toccare le spese sanitarie, che con una popolazione che invecchia saranno sempre più importanti se vogliamo continuare a curare i cittadini, anche quelli che non possono permettersi di pagarsi le spese autonomamente.
Non ripeto le altre misure necessarie per diminuire i costi che ho illustrato nell’articolo che ho citato.

Mi limito a una considerazione a mio modo di vedere molto importante: se riuscissimo a far salire i consumi le aziende avrebbero bisogno di più dipendenti per fare fronte alla crescita della domanda. E se crescono i consumi tendenzialmente diminuiscono i disoccupati. Non basta solo questo per superare la crisi (vedi debito pubblico che ci assilla). Ma è certamente un buon inizio.



Difficile superare questa crisi


Rilevo, con dispiacere, che il professor Mario Monti incontra grosse difficoltà a governare il nostro Paese. Ad un anno di distanza da quando è capo del governo il debito pubblico è arrivato a 1.995 miliardi di euro, nonostante l’aumento delle entrate per complessivi  280 miliardi di euro,  pari al 2,6% in più rispetto al 2011.

Tanti i problemi da risolvere: in primis occorre ridurre la spesa pubblica, salvaguardando i servizi primari per permettere ai cittadini di vivere con dignità, senza troppe lacrime. Ovviamente bisognerebbe ridurre gli eccessivi emolumenti che percepiscono gli alti burocrati e chi ricopre importanti cariche pubbliche. Chi lavora per il raggiungimento del bene comune deve sentirsi gratificato già solo per l'incarico che riveste nell’interesse di tutta la collettività.

E' necessario riscoprire i valori della fratellanza. E c’è bisogno soprattutto di dare lavoro ai giovani, perché è il lavoro che produce ricchezza e benessere. Il governo deve agevolare  fiscalmente chi intende operare  per incrementare la produzione di beni e servizi. E’ doloroso vedere come la disoccupazione giovanile non accenni a diminuire.
Personalmente ritengo che basterebbero i Comuni, ovviamente potenziati, a fare fronte alle problematiche ora demandate alle Provincie e addirittura alle Regioni.
E’ chiaro che chi svolge funzioni pubbliche deve essere ben pagato, ma senza arrivare alle attuali esagerazioni.

Desidererei, inoltre, che chi  ha in mano le leve del potere agisse sempre agire nell’interesse del popolo italiano. Le proteste violente che si sono verificate anche in data odierna contro le Forze dell’Ordine - che hanno dimostrato, ancora una volta, come siano un baluardo a difesa della nostra democrazia - mi inducono  a spronare il Governo a non imporre nuove tassazioni che, a mio parere, aggraverebbero ancora di più le condizioni di vita di chi stenta ad arrivare a fine del mese.