<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662</id><updated>2012-01-21T11:16:28.602+01:00</updated><category term='versilia'/><category term='uando arrivarono'/><category term='seravezza'/><category term='seconda guerra mondiale'/><category term='lama'/><category term='Aldo Tessa'/><category term='Paolo Capovani'/><category term='Repubblica sociale italiana'/><category term='C'/><category term='Alberto Benti'/><category term='politica'/><category term='Benito Mussolini'/><category term='strage di bologna'/><category term='Scuola Avviamento'/><category term='governo'/><category term='Amos Paoli'/><category term='Circolo culturale  Sirio Giannini'/><category term='Cgil'/><category term='Gianfranco Tommasi'/><category term='Ponticello'/><category term='Tommaso Fiaschi'/><category term='psi'/><category term='Gianfranco Pea'/><category term='Lido Calistri'/><category term='Giorgio Giannelli'/><category term='Riomagno'/><category term='nenni'/><category term='B.'/><category term='Monte Canala'/><category term='dc'/><category term='sfollamento'/><category term='Giustagnana'/><category term='GS Stabbia'/><category term='castagne'/><category term='Matteo Bonci'/><category term='de martino'/><category term='Fascismo'/><category term='Andrea Bandelloni'/><title type='text'>IL MONDO DI OTANER</title><subtitle type='html'>Il blog di Renato Sacchelli</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>190</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-4012961992250315726</id><published>2012-01-07T10:08:00.006+01:00</published><updated>2012-01-19T11:34:03.279+01:00</updated><title type='text'>Anni 30 - La mia Befana</title><content type='html'>Quando mossi i primi passi, un'ottantina di anni fa, mio padre lavorava sulle cave del Trambiserra, zona montana non molto distante dal centro di Seravezza. Usciva presto di casa la mattina, con l'ombrello di cerato aperto, anche col brutto tempo, nella speranza che il cielo si rasserenasse in modo da poter lavorare "almeno un quarto di giornata", come era solito dire. In questo modo riusciva a guadagnare qualcosa. La  situazione si aggravava nei giorni in cui la neve o i forti rovesci d'acqua, accompagnati da raffiche di vento, gli impedivano di mettere il viso fuori dall'uscio. Quando le giornate di lavoro perse erano troppe, causa maltempo, la "quindicina" era misera. Se siamo sopravvissuti è grazie ai bottegai che vendevano "a credito" i generi alimentari alle famiglie dei cavatori. Segnavano  le spese su un grosso registro, un libretto, aggiornato di volta in volta.&lt;br /&gt;Nonostante le ristrettezze economiche la Befana è sempre venuta nella mia casa, per  far trovare a noi bimbi, ai piedi del letto, piccoli doni e tanti chicchi  che rendevano felici sia me che i miei fratelli più piccoli.&lt;br /&gt;Ricordo ancora il fucile che sparava un tappetto di sughero e il tamburino di latta, sul quale non smettevo mai di battere sopra le due piccole mazzette di legno.&lt;br /&gt;Il giorno della Befana era festeggiato da tutti i bimbi del Ponticello, che giravano felici lungo le vie del rione con i piccoli regali trovati al loro risveglio.&lt;br /&gt;Nel cestino che la Befana lasciava nella nostra casa trovavamo biscotti fatti in casa, nocelline e noci, arance, fichi secchi, piccoli torroncini e tanta altre cose buone; era davvero una Befana generosa  che dimostrava, così, il grande amore che nutriva per noi bambini.&lt;br /&gt;Un anno, mentre stavo seduto davanti al camino insieme ai miei genitori, all'improvviso vidi un'arancia che, attaccata ad una cordicella, penzolava in su e giù lungo la cappa. Fu mia mamma che richiamò la mia attenzione su quel frutto, tant'è che io mi alzai di scatto, ma non riuscii a prenderla. Purtroppo scivolai ed andai a battere la testa sulla lamiera di ferro che era stata murata intorno alla base del camino. Finii all'ospedale Campana, dove mi applicarono sulla ferita alcuni punti di sutura. Seppi poi che era stato mio cugino Marcello Bandelloni, più grande di me, a fare di nascosto la parte della Befana. Sì, era stato proprio lui a salire sul tetto facendo penzolare l'arancia lungo la cappa del camino. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo gli anni della mia infanzia vissuti con gioia e tanta felicità perché sentivo davvero che noi figli, per i nostri genitori, eravamo - come si dice a Napoli - "piezz' e core".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-4012961992250315726?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/4012961992250315726/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=4012961992250315726' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4012961992250315726'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4012961992250315726'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2012/01/anni-30-la-mia-befana_07.html' title='Anni 30 - La mia Befana'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-6836379090552188622</id><published>2011-12-30T11:07:00.004+01:00</published><updated>2011-12-30T11:40:19.859+01:00</updated><title type='text'>È BELLA LA PIAZZA CENTRALE DI SERAVEZZA</title><content type='html'>Recentemente ho rivisto la piazza situata al centro di Seravezza, intitolata alla memoria del grande Giosuè Carducci,  che ho visitato insieme a mia moglie e alla mia primogenita Marina in occasione dell'ultima commemorazione dei defunti. &lt;br /&gt;Prima di salire al cimitero, dove sono sepolti i nostri cari, stretti congiunti, amici e tutta la gente che  personalmente conobbi sin da bambino, ho voluto rivedere la piazza, in cui avevo messo  piede l'ultima volta quando ancora non vi erano state collocate  le bellissime statue in bronzo, che insieme al grande monumento ai Caduti della Prima guerra mondiale, e alla bella fontana ricca di  pregevoli  sculture, l'hanno impreziosita e resa ancor più bella. Questo splendore è dovuto anche agli importanti lavori di restauro, del monumento e della fontana, eseguiti nel corso degli anni dall'Amministrazione comunale. &lt;br /&gt;Mi dispiace soltanto di non aver avuto con me, quel giorno, carta e penna per annotare gli autori delle nuove opere poste ad ornamento della piazza, che avrei avuto il piacere di menzionare in questo mio scritto. Sento il dovere di ringraziare il signor sindaco Ettore Neri e la sua  Giunta per quanto ha fatto per rendere ancor più bella la piazza.&lt;br /&gt;Al primo cittadino vorrei far sapere che non dimenticherò mai la sua nobile iniziativa  nel chiedere al Presidente della Repubblica la concessione della medaglia d'oro al valor civile, per l'eroismo dimostrato dai  seravezzini  nelle tragiche vicende vissute  durante la Seconda guerra mondiale.&lt;br /&gt;Anch'io scrissi al Capo dello Stato per sottolineare come, a mio avviso, Seravezza meritasse questo alto riconoscimento, anche per onorare i tanti ragazzi seravezzini che tennero comportamenti eroici durante i sette mesi di guerra, rifornendo di viveri i soldati americani che combattevano in prima linea contro i tedeschi. Con il cibo in scatola che ricevevano in cambio delle loro dure e pericolose prestazioni, permisero alle loro famiglie di sopravvivere. Per me questi ragazzi furono veri e propri eroi senza medaglia.&lt;br /&gt;Seravezza purtroppo non ha ottenuto la medaglia d'oro, ma mi consola il fatto che altri, come me, a partire dal sindaco Ettore Neri, ritengano che meritasse questa onorificenza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                               &lt;br /&gt;Ho letto della polemica, delle ultime settimane, sull'inferriata in ferro battuto che un tempo recintava il monumento ai Caduti. Ricordo di averla vista sin dagli anni Trenta, quando, da Figlio della Lupa (e poi da Balilla) ci facevano schierare davanti al monumento, in occasione dell'annuale ricorrenza della vittoria della Prima guerra mondiale, ed altre cerimonie. Era Angelo Angiolo Battelli, proprietario del Caffé Centrale, sito  sul retro del monumento, a guidare noi Figli della Lupa  ed i Balilla nelle marce di avvicinamento al centro della piazza. Per farci mantenere il passo batteva forte per terra la punta del bastone che stringeva fra le mani. Da Balilla moschettiere arrivai a montare la guardia con il moschetto intorno al monumento.  &lt;br /&gt;Quando la recinzione fu tolta ci rimasi un po' male; in un primo momento pensai che il Comune  avesse deciso di toglierla  per aumentare l'area di parcheggio per le autovetture. Ma non era questo il motivo.&lt;br /&gt;Oggi, a ragion veduta, ritengo che la piazza non abbia bisogno del ripristino della vecchia inferriata, è bella così com'è.  Tuttavia è necessario adottare tutti gli accorgimenti del caso per impedire possibili danni al monumento.  &lt;br /&gt;Fu proprio  lì davanti che il mio cuore di  bambino iniziò a battere forte ogni volta che la banda dei Costanti iniziava a suonare l'inno del Piave; fatto che si è sempre ripetuto nel corso della mia già lunga vita ogni qualvolta ho ascoltato, e continuo ancora ad ascoltare, quelle note per me sempre commoventi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Il Presidente della Repubblica ha concesso al Comune di Seravezza la medaglia d'argento al Merito civile&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-6836379090552188622?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/6836379090552188622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=6836379090552188622' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/6836379090552188622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/6836379090552188622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/12/e-bella-la-piazza-centrale-di-seravezza.html' title='È BELLA LA PIAZZA CENTRALE DI SERAVEZZA'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-8020129357044012829</id><published>2011-11-28T11:03:00.006+01:00</published><updated>2011-11-29T16:15:54.973+01:00</updated><title type='text'>Al cimitero di Seravezza ho rivisto le persone più care della mia giovinezza</title><content type='html'>Qualche giorno prima dell'ultima commemorazione dei defunti sono salito al cimitero di Seravezza , dove  riposano i resti dei miei genitori e  suoceri,  di mio cugino Marcello,   di alcuni miei zii e dei nonni di mia moglie che ho conosciuto e ai quali ho voluto bene. Si, lassù  sono sepolti  tutti coloro  che  conobbi sin dagli anni della mia infanzia. Tutte persone di Seravezza  dei miei anni più giovani e belli.  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Con mestizia ho sostato davanti alla tomba di Benti Donato e della moglie Antonia Chelli, che abitavano vicino alla mia casa del rione del Ponticello  interamente raso al suolo dai tedeschi nella tragica estate del 1944. Ho visto, da una bella fotografia esposta sulla tomba,  che in essa era stato sepolto anche il loro genero - e mio caro amico - Mario Tarabella, che fu un bravissimo suonatore di sassofono. e clarinetto e un ottimo cantante. Mario aveva la musica  nel sangue. Con una famosa orchestra nazionale si esibì anche all'estero. Fu maestro e direttore della banda dei Costanti di Seravezza.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-bottom: 0cm"&gt;Proseguendo la mia visita al cimitero, mi sono fermato davanti ad una tomba dove sapevo che   riposano i resti dei genitori di un mio amico, Gianfranco  Pea. Sono rimasto scioccato  nel leggere,  sulla lastra di marmo,  che vi era sepolto anche  lui. Ho sostato davanti alla sua tomba avvertendo un dolore cocente perché forti furono i legami che ci unirono negli anni della nostra fanciullezza.   &lt;/p&gt;Gianfranco Pea,  insieme a Benti Alberto, Gianfranco  Tommasi, Andrea  Bandelloni,  Matteo  Bonci, e Aldo Tessa, furono i miei  amici più cari sin dai  tempi in cui frequentavamo l'asilo infantile  Delatre e successivamente la scuola elementare e poi l'Avviamento al lavoro.Ricordo Gianfranco come un ragazzo molto bravo a scuola. Nel dopoguerra sia io che lui, grazie all'interessamento dei nostri padri ben  conosciuti dal titolare dell'impresa e dai suoi dirigenti, per il il lavoro di operai  da essi svolto nel passato  nell'officina, ubicata alla Centrale, anch'essa rasa al suolo nel 1944,    fummo assunti in qualità di apprendisti   formisti   dalla società  Cerpelli che aveva, ripreso l'attività produttiva di pompe, con una officina a  Querceta e una fonderia in un capannone ubicato nella vicina località chiamata Madonnina.&lt;br /&gt;Dall' Uccelliera, dove abitavo, raggiungevo il posto di lavoro a piedi. Poche volte ho usato la bicicletta di mio padre. Nelle rare occasioni in cui si pedalava  fianco a fianco  per tornare la sera a casa, spesso sia io che  Gianfranco,  facevamo ripetuti scatti, dove lui sempre mi superava. Era un ragazzo fisicamente molto forte.. &lt;p style="margin-bottom: 0cm"&gt;Ai tempi in cui, dopo l'8 settembre 1943,  i repubblichini iniziarono a dare la caccia a  Gino Lombardi l'eroico fondatore della prima banda dei partigiani in Versilia, chiamata i Cacciatori delle Apuane,  Gianfranco ci raccontò  che le milizie fasciste  gli avevano  bruciato la sua casa di Ruosina. Glielo aveva detto un suo cugino partigiano,   di cui non ricordo il nome, che a guerra finita, rimase ucciso, insieme ad un suo compagno in seguito all'esplosione di una mina sotto i loro piedi quanto entrarono nel frutteto di   Corvaia, allora esistente accanto al laboratorio  dei marmi della ditta Casini e Tessa. Persero la vita, in un attimo, per cercare di mangiare alcune pere. .&lt;/p&gt;La morte segna la fine del cammino terreno dell'uomo. L'anima si distacca dal corpo umano, per volare nella casa del nostro Padre Celeste.&lt;br /&gt;Questa riflessione, ci deve dare conforto  all' immenso dolore che avvertiamo quando cessano  di vivere le persone più care della nostra vita. Quindi mi chiedo se si può essere felici al cimitero?&lt;br /&gt;Alla luce della mia esperienza credo di sì, sapendo che  morire è vivere eternamente, un premio per gli uomini pii e giusti.&lt;br /&gt;Per quanto mi riguarda, constato che dopo tanti anni sono rimasto tra i pochi ancora in vita di quei mitici ragazzi di Seravezza.&lt;br /&gt;Desidero rivolgere un caro saluto a tutti i miei compagni di studio e di giochi che ora sono lassù nel cielo, per vivere in eterno. Ciao amici  miei!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-8020129357044012829?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/8020129357044012829/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=8020129357044012829' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8020129357044012829'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8020129357044012829'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/11/al-cimitero-di-seravezza-ho-rivisto-le.html' title='Al cimitero di Seravezza ho rivisto le persone più care della mia giovinezza'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-8614654735505098051</id><published>2011-11-24T17:02:00.011+01:00</published><updated>2011-11-26T12:03:55.552+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Tommaso Fiaschi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='GS Stabbia'/><title type='text'>Mio nipote Tommaso, ciclista, mi fa sognare</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-HhBa8ifhJ7c/Ts5zWLqR7CI/AAAAAAAAAC8/9t2b2vayeSM/s1600/Tommaso_Fiaschi_vittoria.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 249px; FLOAT: left; HEIGHT: 320px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5678603005085215778" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-HhBa8ifhJ7c/Ts5zWLqR7CI/AAAAAAAAAC8/9t2b2vayeSM/s320/Tommaso_Fiaschi_vittoria.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mio nipote Tommaso Fiaschi corre in bicicletta. Nella stagione conclusasi recentemente con la corsa sul &lt;span style="font-size:0;"&gt;mitico&lt;/span&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt; &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ghisallo"&gt;Ghisallo&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;, dove ha vinto il Gran premio della montagna e in volata è giunto terzo, è arrivato primo in dieci gare, di cui sette vinte in Toscana, due in Emilia Romagna e una in Trentino (&lt;a href="http://esordienti.ciclismo.info/scheda_corridore_risultati_gare_7664_fiaschi_tommaso_2011.htm"&gt;riepilogo gare&lt;/a&gt;). Nella classifica nazionale della categoria Esordienti si è classificato al secondo posto, realizzando 87 punti dietro il campione italiano, il veneto Stefano Vettorel, che però ha vinto nove gare, una in meno di Tommaso.&lt;br /&gt;Sulle strade della &lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;Valsugana&lt;/span&gt; Tommaso ha vinto la gara della Coppa d'oro (&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;nella foto&lt;/span&gt;), da solo, senza compagni di squadra, con 160 partecipanti. Il giornalista del &lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;Tirreno&lt;/span&gt; Roberto Felici ha scritto che questa corsa vale quanto un campionato. L'articolo era intitolato così: &lt;a href="http://iltirreno.gelocal.it/empoli/sport/2011/09/16/news/e-super-la-nona-sinfonia-di-fiaschi-4973561"&gt;“E' super la nona sinfonia di Tommaso Fiaschi”&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;La sera del 3 novembre 2011 la trattativa con la “Nuova Abitare Cornici Pedale Certaldese” si è conclusa con il passaggio di Tommaso all'importante &lt;a href="http://www.stabbiacycling.com/"&gt;&lt;span style="font-size:0;"&gt;GS Stabbia Iperfinish&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, team che si avvale di esperti direttori e tecnici di grande valore.&lt;br /&gt;La nuova società per la quale mio nipote correrà nel 2012 nella categoria Allievi e in quella Juniores nei due anni successivi, come ha scritto il team manager Massimo Cheli, “è consapevole di avere un ragazzo di valore da fare crescere e tutelare nel modo più assoluto, perché il ciclismo ha bisogno di vittorie oggi, domani... ma anche fra 10 anni e questo insieme al nostro benvenuto è quello che auspichiamo per Tommaso e per la famiglia Fiaschi”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-8614654735505098051?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/8614654735505098051/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=8614654735505098051' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8614654735505098051'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8614654735505098051'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/11/mio-nipote-tommaso-ciclista-mi-fa.html' title='Mio nipote Tommaso, ciclista, mi fa sognare'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-HhBa8ifhJ7c/Ts5zWLqR7CI/AAAAAAAAAC8/9t2b2vayeSM/s72-c/Tommaso_Fiaschi_vittoria.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-8906363933202959885</id><published>2011-11-21T11:14:00.011+01:00</published><updated>2012-01-21T11:16:28.616+01:00</updated><title type='text'>COME SALTARONO IN ARIA LE CASE DI SERAVEZZA NELLA TRAGICA ESTATE DEL 1944</title><content type='html'>Se non lo avessi visto coi miei occhi , avrei avuto molte difficoltà a comprendere, come un solo geniere tedesco della &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wehrmacht"&gt;Wehrmacht&lt;/a&gt;, un giovane uomo, robusto di corporatura e con gli occhi azzurri e biondo di capigliatura, abbia potuto, con l'aiuto di due o tre operai della famosa organizzazione “&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_Todt"&gt;Todt&lt;/a&gt;”, far saltare in aria le case di una parte di Seravezza, dalla Fucina al Ponticello e fino a Riomagno, ubicate a ridosso del monte Canala.&lt;br /&gt;Il geniere, che indossava i gradi di sergente, lo vidi uscire dalla segheria del Salvatori non appena gli operai finirono di collocare, alla base dei muri perimetrali interni dello stabilimento, proiettili di artiglieria, collegati con fili elettrici ad un detonatore che poco dopo fu azionato davanti alla casa dei Combattenti, allora esistente nello stesso punto dove venne ricostruita nel dopoguerra. Molti proiettili di artiglieria li vidi ammucchiati ai margini del piazzale dei blocchi di marmi da segare, che si trovava proprio davanti al molino del Bonci&lt;br /&gt;Il sergente aveva la pistola alla cintura. Per qualche decina di metri camminai al suo fianco, dopo aver udito un suono di una tromba e la voce di un donna che, urlando, avvertiva i presenti che dovevano allontanarsi perché i tedeschi avrebbero iniziato a far saltare in aria la segheria.&lt;br /&gt;Mi sorprese vedere un solo militare tedesco perché ero convinto, quando si sparse la voce che i tedeschi stavano per iniziare la loro azione distruttiva del rione, dove c'era anche la mia casa abbandonata in seguito all'ordine di sfollamento, che di soldati germanici a Seravezza, in quel giorno, ce ne fossero tanti.&lt;br /&gt;Il geniere non mi sembrò un uomo feroce. Ricordo il suo sguardo triste, forse perché il comando che gli era stato impartito lui non lo condivideva. A tutti noi non rivolse neanche una parola.&lt;br /&gt;Le donne e i ragazzi, impauriti, non ebbero la forza per protestare. Anch'io assistetti impotente al compiersi di questo evento distruttivo e inimmaginabile, senza avere il coraggio di rivolgere la mia protesta al solo militare tedesco presente in quel giorno al Ponticello. Fui pavido e questo fatto mi fa ancora oggi arrossire dalla vergogna.&lt;br /&gt;Appresi la notizia che i tedeschi stavano per far saltare in aria la segheria del Ponticello da due donne che salivano il sentiero che conduceva a Giustagnana con due fagotti sulla testa. Io, con altri ragazzi sfollati come me, stavo sotto i castagni vicini alla prime case. Di corsa andai ad avvertire mia madre e subito mi lanciai scalzo ed a spron battuto giù lungo il sentiero che conduceva a Riomagno. Ricordo che mentre correvo sentivo i garetti sfiorare il fondo dei calzoncini.&lt;br /&gt;A Riomagno c'era una grande confusione. Tante donne e ragazzi grandicelli si davano da fare ad andare giù e in sù per trasportare pezzi di mobilio che arredavano le abitazioni. Al Ponticello sentii dei colpi di mazzolo che un uomo stava usando per demolire la porta murata di un fondo, per riprendere la biancheria e quant'altro di più prezioso che aveva riposto nel fondo nascosto, prima di sfollare, anche sotto tanti pali di legno.&lt;br /&gt;Tutte le donne e i ragazzi erano molto impauriti e non ebbero la forza per protestare Anch'io assistetti impotente al compiersi di questo evento distruttivo e inimmaginabile, senza avere il coraggio di rivolgere la mia protesta al sergente tedesco. Sì, provo vergogna nell'aver sopportato quello scempio senza reagire, anche perché per tanti anni avevo cantato la canzone "fischia il sasso, il nome squilla dell'intrepido balilla...". Parlo di &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovan_Battista_Perasso"&gt;Giovanni Battista Perasso&lt;/a&gt;, il ragazzo di Portoria che diventò famoso per aver lanciato un sasso contro un ufficiale austriaco, dando inizio alla rivoltà che nel 1746 liberò la sua città, Genova. Per questo suo gesto quel ragazzo assurse a simbolo del patriottismo, e il regime fascista gli dedicò l'Opera Nazionale Balilla.&lt;br /&gt;Sapevo che in uno sgabuzzino mia nonna teneva una pistola, un vecchia Colt a tamburo, con quattro o cinque pallottole, che aveva portato dall'America mio nonno materno Raffaello, che era emigrato, alla fine dell'Ottocento ed all'inizio del Novecento, più di una volta, negli USA. Quando entrai nella vecchia casa pensai subito alla pistola. Mi domandai: "Cosa ci faranno i tedeschi se la troveranno?" Non ci pensai molto. Subito presi l'arma e la buttai nel pozzo nero tirando un sospiro di sollievo. Tante volte ho rivissuto quel momento in cui, per paura e sgomento, sbagliai, perché avrei dovuto usarla quell'arma, a difesa della libertà, vilipesa e oltraggiata dalla Germania nazista.&lt;br /&gt;Nel giorno in cui iniziò la distruzione di una parte di Seravezza non vidi nessuno dei miei vicini di casa.&lt;br /&gt;Dopo l'esplosione delle bombe che rasero al suolo la segheria e fecero sparire, per effetto dello spostamento d'aria, anche la casa del Carducci e dell'Aurora, ubicata sul retro dello stabilimento, vidi passare davanti a me, al Ponticello - dove mi ero fermato per osservare i danni subiti dalla mia casa che al primo piano sembrava l'avessero segata con il filo elicodiale della cava - i coniugi Carducci. Camminavano abbracciati in direzione del centro di Seravezza, avevano il volto rosso e piangevano disperati. Entrambi ripetevano fra i singhiozzi: “Non c'è è più la nostra casina, non c'è più...”, mentre stavano calando le prime ombre della sera.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-8906363933202959885?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/8906363933202959885/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=8906363933202959885' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8906363933202959885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8906363933202959885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/11/come-saltarono-in-aria-le-case-di.html' title='COME SALTARONO IN ARIA LE CASE DI SERAVEZZA NELLA TRAGICA ESTATE DEL 1944'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-3814571506718839027</id><published>2011-10-25T16:42:00.005+02:00</published><updated>2011-12-19T22:27:04.928+01:00</updated><title type='text'>Appuntato della Guardia di finanza Francesco Meattini, medaglia d'oro al valor militare alla memoria</title><content type='html'>Non ho mai dimenticato quella mattina del mese di luglio 1941  quando si diffuse al Ponticello di Seravezza la notizia (data verosimilmente dallo strillone che vendeva i giornali nelle vie del paese) che in Montenegro dove era nata la nostra regina, un militare della Guardia di finanza  che insieme ai suoi commilitoni si difendeva dall'attacco portato alla loro caserma  da un gruppo di ribelli, visto che i suoi camerati, che aveva sempre spronato a combattere, erano quasi  tutti morti, mentre la caserma bruciava in quanto gli aggressori l'avevano  incendiata e  con le cartucce ormai esaurite,  si mise in tasca delle bombe a  mano, alle quali aveva tolto la sicurezza, e dopo aver baciato una foto dei suoi amati familiari, saltò adosso  ai suoi assalitori procurando  un finimondo nelle loro file. &lt;br /&gt;Questa notizia impressionò gli abitanti del Ponticello che si erano affacciati alle  finestre per scambiare con i vicini di casa le loro emozioni. Sentii parlare  del grande valore dimostrato da questo uomo che, anziché alzare le mani in segno di resa preferì trasformarsi in un portatore umano di proiettili, si in un kamikaze,  che quando questi ordigni esplosero frantumarono anche il suo corpo.&lt;br /&gt;Chi scrive non aveva ancora compiuto 11 anni. Nella mia vità di ragazzo cresciuto al Ponticello vidi soltanto un paio di volte alcuni militari del Corpo mentre parlavano col signor Bonci, l'anziano titolare del molino sito nelle vicinanze della mia casa, per attingere notizie utili per il disbrigo di qualche pratica. Avevano la pistola Glisenti. Mi pare che giunsero al Ponticello in sella alle  biciclette in dotazione alla Brigata di Pietrasanta  che aveva sotto la propria giurisdizione anche il comune di Seravezza. E proprio in questo glorioso Corpo, ricco di pagine di epico valore, scritte col sangue dei suoi tanti eroi, che mi arruolai nel  mese di luglio 1949, insieme ad altri  due versiliesi,  Primo Giorgi, deceduto qualche anno fa, e Guido Angelini, tuttora residente nelle vicinanze di Querceta. Successivamente anche mio fratello Sergio si arruolò nel Corpo.&lt;br /&gt;Ecco le motivazioni in ordine alle quali all'appuntato Francesco Meattini, nato a Cortona  (Arezzo) il 17 settenbre 1901,  fu concessa,  alla memoria,la medaglia d'oro al valor militare:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“ Capo squadra fucilieri di un distaccamento della  R.G.F. aggredito da preponderanti bande ribelli, che avevano circondato la caserma ed incendiati fabbricati vicini, animava  la difesa col suo contegno freddo, energico e risoluto. Ferito una prima volta rifiutava ogni soccorso continuando ad incitare i superstiti ed a sparare  sugli assalitori.  Ferito altre due volte, mentre la caserma era già in fiamme ed i camerati quasi tutti caduti, persisteva tenacemente nell'impari lotta. Esaurite le cartucce, si raccoglieva un attimo per baciare la fotografia dei suoi cari, quindi,  prese alcune bombe a mano e toltane la sicurezza se le metteva nelle tasche e da una finestra saltava sugli avversari inferociti dall'asprezza della lotta, seminandovi, col proprio sacrificio , strage e distruzioni. Fulgido esempio di sublime sacrificio.“                             &lt;br /&gt;   ( Barane, Montenegro&lt;br /&gt;17 -18 luglio 1941 – XIX )&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-3814571506718839027?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/3814571506718839027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=3814571506718839027' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3814571506718839027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3814571506718839027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/10/appuntato-della-guardia-di-finanza.html' title='Appuntato della Guardia di finanza Francesco Meattini, medaglia d&apos;oro al valor militare alla memoria'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-595926172375306026</id><published>2011-10-11T20:06:00.004+02:00</published><updated>2011-12-19T22:38:31.672+01:00</updated><title type='text'>Ta pum, ta pum</title><content type='html'>Due colpi di fucile, sparati da un soldato tedesco  uccidono al Cambianco di Seravezza Carminuccio, un corvaiotto che viveva in condizioni disperate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante la tragica estate del 1944 ero spesso in giro nei campi della piana versiliese alla  ricerca di qualcosa da mangiare in consideraziopne del fatto che gli sfollati  anziché raggiungere Sala  Baganza si erano rifugiati sui monti intorno a Seravezza, e quindi erano stati tutti abbandonati al loro tragico destino.E' incredibile come si sia potuto sopravvivere tra la fame e i patimenti di ogni genere.(non avevamo proprio niente con cui nutrirci, tutti i giorni non si sapeva cosa fare.) &lt;br /&gt;Stavano  maturamdo i fichi, quando un giorno percorrendo il tratto della via dove  ora c'è   la Stazione dei  Carabinieri di Seravezza udii due distinti colpi  “Ta pum, ta pum” sparati da un fucile in dotazione alle truppe germaniche.che stavano nei pressi del Cambianco, tra la Rocca e la Mezzaluna vecchia  Perché i tedeschi avevano sparato quei due colpi? Lo seppi qualche  giorno dopo quando  fui informato  che proprio al Cambianco era stato ucciso dai tedeschi Carminuccio un anziano abitante di Corvaia che aveva deciso di non lasciare la vecchia casa dove abitava piuttosto  che  obbedire anche lui all'ordine di sfollamento  imposto dal Comando tedesco.&lt;br /&gt;Chi era Carminuccio. Era un uomo molto anziano con la barba bianca e lunga sul viso, vestiva vecchi abiti, insomma mi pare che vivesse in condizioni di estrema indigenza. Da giovame, per ragioni di lavoro  era emigrato in sud America,  dove aveva sposato una donna messicana. Mi pare, secondo quanto sentii dire, che la portò in Corvaia, quando rientrò definitivamente dal Messico. Ricordo di averlo visto qualche anno prima uscire dalla sua vecchia casa  mentre urlava nel centro di Corvaia,  contro alcuni ragazzi  che lo avevano beffeggiato. Non so se  sua moglie messicana fosse ancora vivente nell'estate 1944.&lt;br /&gt;Quel giorno che fu ucciso affamato come era, salì faticosamente al Cambianco per riempiersi la pancia di fichi. Ma la morte era in agguato, non so se i due colpi di fucile gli furono sparati quando si stava avvicinando agli alberi oppure era già salito su uno di essi. Il barbaro e criminale soldato tedesco, un uomo senza cuore,  deve aver preso la mira e, senza riflettere su quello che stava facendo,  sparò e uccise quel poveretto che già stava morendo di fame.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-595926172375306026?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/595926172375306026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=595926172375306026' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/595926172375306026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/595926172375306026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/10/ta-pum-ta-pum.html' title='Ta pum, ta pum'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-949222960537535734</id><published>2011-09-17T15:57:00.012+02:00</published><updated>2011-09-20T07:33:31.678+02:00</updated><title type='text'>L' oro alla Patria</title><content type='html'>Splendente era la vera nuziale che portava al dito mia madre fino al giorno in cui il regime organizzò una mobilitazione nazionale, che sotto lo slogan “ date oro alla  Patria” indusse gli italiani a donare allo Stato i propri oggetti preziosi, comprese le fedi nuziali. Era il 18 dicembre 1935 quando si svolse la “Giornata della fede”. Una delle tante iniziative promosse dal governo fascista  per rispondere alle sanzioni economiche varate dalla società delle Nazioni contro l'Italia, perché il nostro Paese aveva  dichiarato guerra all'Etiopia. &lt;br /&gt;Ricordo quella mattina in cui mia madre uscì di casa e tornò, tutta emozionata, senza più l'anello d'oro ma con un cerchietto di acciaio. “Ha fatto il suo dovere! L'ha donato alla Patria”, come lessi sul pezzetto di carta  che le fu dato. In tutto il Paese  furono raccolte  milioni di fedi nuziali e un quantitativo complessivo d'oro pari a 37 tonnellate.&lt;br /&gt;Eravamo ancora impegnati nella guerra in  Africa, che si concluse nel 1936, con la conquista dell'Impero, quando iniziò la guerra di Spagna, combattuta dal generale Franco, il Caudillo. Nel giro di pochi anni dichiarammo guerra alla  Francia e  all' Inghilterra , schierandoci nel conflitto a fianco della Germania di Hitler che ci portò sofferenze fame e distruzioni.E sempre in nome della Patria  a scuola ci dissero: “Portate un po' di lana dei materassi. E' necessaria per fare i calzettoni per i nostri soldati in  Russia, altrimenti rimarranno con gli arti congelati”. Sempre in nome della Patria ci tolsero le inferriate e si presero le pentole di rame  per fabbricare armi. Subimmo borbardamenti e distruzioni e ci furono tante vittime innocenti. Lungo è l'elenco  dei soldati, marinai e aviatori italiani  che non fecero più ritorno nelle loro case in quanto uccisi in combattimento. La mia casa del Ponticello di Seravezza  nella tragica estate del 1944 fu fatta saltare in aria dai tedeschi insieme a molte case  sia  del capoluogo seravezzino che  di altre località della Versilia, che divenne l'estremo limite della Linea Gotica. Corvaia e Ripa furono conpletamente rase al suolo. Negli ultimi giorni del tragico conflitto, a Dongo,  riapparvero moltissimi anelli nuziali che le spose italiane avevano donato alla Patria. Ma quale Patria?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre dal succitato libro di Giorgio Giannelli ho rilevato che l'11.1.1936 furono consegnati alla Federazione provinciale fascista di Lucca due quintali e mezzo fra oro e argento raccolti nei quattro comuni della Versilia, Quindi, in media, furono offerti da oltre 47.500 abitanti più di un grammo d'oro per abitante, del valore di oltre mezzo milione di lire dell'epoca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-949222960537535734?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/949222960537535734/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=949222960537535734' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/949222960537535734'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/949222960537535734'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/09/loro-alla-patria.html' title='L&apos; oro alla Patria'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-7057692716270618143</id><published>2011-09-06T09:55:00.002+02:00</published><updated>2011-09-15T10:39:34.602+02:00</updated><title type='text'>1943: Inizia la Resistenza in Versilia</title><content type='html'>Come ho avuto modo di raccontare in altre occasioni, Alfieri Tessa,  valoroso partigiano seravezzino mi ha donato, tempo addietro , alcuni suoi preziosi appunti riguardanti, i tempi da lui vissuti durante la seconda guerra mondiale. Tra questi suoi scritti vi è anche quello riferibile alla Resistenza che iniziò in Versilia  dopo l'8 settembre 1943, il giorno dell'armistizio e della momentanea  illusione che la guerra fosse finita.&lt;br /&gt;Nobile e commovente è il pensiero che ha espresso nel ricordare  l'inizio della Resistenza che   io amo subito riportare qui di seguito: ”All'inizio della Resistenza mi unisco a Gino Lombardi. L'armistizio era stato firmato  e reso pubblico, le direttive già impartite, restava da onorare l'impegno sottoscritto davanti ai rappresentanti degli eserciti che ci avevano sconfitti, il non farlo avrebbe fatto apparire l'Italia oltre che sconfitta anche inadempiente cosa ancora più grave di fronte a tutte le nazioni del mondo. Purtroppo chi doveva rispettare negli alti livelli dello  Stato si era come volatizzato, tradimento o  pusillanimità'? Cosi all'iniziativa attesa mancò un &lt;br /&gt;vera guida, e tutto fini nel caos.”&lt;br /&gt;Con l'esercito allo sbando, come anch'io vidi,  i tedeschi reagirono violentemete contro i nostri soldati che catturarono e inviarono  su carri bestiame nei campi di prigionia in Germania e/o nella Polonia da essi occupata. &lt;br /&gt;A Cefalonia ed  a Corfù dove iniziò la resistenza armata contro i tedeschi  costoro uccisero migliaia di soldati italiani che avevano liberamente deciso di combattere contro i tedeschi  piuttoto che cedere ad essi le armi.&lt;br /&gt;Il Tessa ha altresì continuato ad enunciare le seguenti motivazioni in ordine alla nascita della Resistenza: “ Ma  il dovere di resistere riguardava tutti i cittadini italiani. I milkitari che riuscirono ad arrivare a casa si contattarono subito, e presero le iniziative necessarie, soprattutto per onorare i morti di quei giorni per mano tedesca, e offrire la propria solidarietà ai commilitoni portati prigionieri nei loro campi di lavoro o sterminio.&lt;br /&gt;Nel comune di Seravezza, primo in Versilia, si organizzarono gli uomini della Resistenza, creando un presidio armato fissato a “La Porta”, in territorio dello stazzemese. In quei giorni sui giornali dovevamo leggere. &lt;br /&gt;La Nazione del 30 novembre 1943 – prima pagina -&lt;br /&gt;Il Capo di  Stato Maggiore dell' Esercito ha emanato la seguente ordinanza.^^^ Dispongo  che tutti gli allievi ufficiali  di complemento (universitari, diplomati, e laureati) appartenenti  ai disciolti battaglioni  di istruzione si presentino entro il 5 dicembre 1943 ai rispettivi Comandi militari regionali o provinciali e ai distretti militari.^^^ &lt;br /&gt;Egli accenna all'azione “ del 6 dicembre 1943 per appropriarsi del ciclostile  in dotazione al comune di Seravezza compiuta  sia da lui che dall'altro ex allievo ufficiale Oscar dal Porto di  Querceta coadiuvati dai patrioti. Piero Consani di Pisa, Luigi Mulargia, già marinaio della Sardegna, tutti sotto il comando  del s.tenente   Gino Lombardi di Ruosina. Essi alle ore 18 riuscirono ad entrare nel palazzo Mediceo, sede comunale,  dove sottrassero il ciclostile  per stampare manifestini utili a controbattere la pressante propaganda fascista. Tale azione irritò il prefetto Piazzesi e il maresciallo comandante i carabinieri di Forte dei Marmi,  tutti umiliati per non avere scoperto ii nomi degli autori.&lt;br /&gt;Conclude così la sua narrazione dell'inizio della Resistenza in Versilia: “ Dopo il quasi totale fallimento di risposta alle chiamate, ecco la Prefettura di   Lucca con il manifesto:&lt;br /&gt;Decreto in data 18 febbraio 1944 -XXII E.F.,  concernente la posizione dei disertori e renitenti.&lt;br /&gt;Art.I° -Gli iscritti di leva arruolati ed i militari in congedo, che, durantre lo stato di guerra e senza giutificato motivo, non si presenteranno alle armi nei tre giorni successivi a quello prefisso, saranno considerati disertori di fronte al nemico, ai sensi dell'art. 144 C.P. M.G. e puniti con la morte mediante fucilazione nel petto. Il Capo della Provincia Piazzesi. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Dalla lettura di queste righe di Alfieri Tessa emerge  la drammatica situazione vissuta dagli italiani  durante  gli anni dell'ultima guerra e, in particolare, nel periodo della Resistenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-7057692716270618143?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/7057692716270618143/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=7057692716270618143' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/7057692716270618143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/7057692716270618143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/09/1943-inizia-la-resistenza-in-versilia.html' title='1943: Inizia la Resistenza in Versilia'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-3926462166675251198</id><published>2011-08-29T10:39:00.003+02:00</published><updated>2011-09-02T09:33:47.343+02:00</updated><title type='text'>Ricordo del dottor Renato Bastianelli</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 24 luglio scorso a Viareggio, dove risiedeva, si è spento Renato Bastianelli, famoso medico tisiologo e specialista nella cura di altre malattie dell'apparato respiratorio.&lt;br /&gt;Figlio del veronese Guido Bastianelli e della seravezzina Angela Falconi, era nato a Seravezza nel 1917. Studiò all'Università di Pisa dove si laureò nel 1942. Tra i suoi  primi invarichi ci fu quello di medico condotto ad Arni. Esercitò anche nell'ospedale Campana di Seravezza, &lt;br /&gt;Nel 1943 frequentò a Firenze il corso allievi ufficiali presso la Regia Aeronautica - Servizio Sanitario -,   al termine del quale fu nominato Sottotenente medico. Ricordo di averlo visto in quel tempo, in divisa militare, vicino alla casa di sua zia Augusta Falconi,  nell'antico rione seravezzino della Fucina.&lt;br /&gt;L'otto settembre 1943, il giorno dell'armistizio, si trovava in licenza a Ripa, dove attendeva di conoscere il reparto cui sarebbe stato assegnato. Non rispose alla chiamata alle armi del ministro della guerra della Repubblica di Salò, maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani.&lt;br /&gt;Quando i tedeschi nell'estate del 1944 imposero lo sfollamento alla popolazine di Seravezza e dintorni, il dottor Bastianelli, con i  genitori ed altri suoi stretti parenti, si rifugiò nel palazzo della ditta Henraux sito in località la Polla, sul monte Altissimo,dove sfollarono anche Alberto Carducci col figlio Mazzini e Ilio Roni. &lt;br /&gt;Renato Bastianelli, che ben conosceva i doveri che ogni medico ha nei confronti di persone abbisognevoli di cure mediche, insiti nel giuramento di Ippocrate, affrontò in quel tempo seri pericoli al fine di compiere il proprio dovere. Un giorno  Amos Paoli (giovane partigiano trucidato dai tedeschi, medaglia d'oro al Valor militare) che aveva frequentato da bambino l'asilo Delâtre di Seravezza insieme a Renato Bastianelli, gli comunicò che sulla Tacca Bianca vi erano  dei  partigiani feriti che avevano  bisogno di essere curati. Il Bastianelli salì sulla funicolare della Polla insieme al partigiano Sergio Breschi. I tedeschi che li videro spararono contro di loro.&lt;br /&gt;“Quell'ascesa non finiva mai – raccontò a Giorgio Giannelli, che ha riportato la testimonianza nel volume “La Germania è veramente vostra amica” -. Occhi chiusi e valigetta in mano arrivammo sul posto. Curai quattro partigiani feriti, uno dei quali, Sante Bracchi, versava in gravi condizioni. In seguito li feci ricoverare in un'unica stanzetta del Campana, complici tuo zio, il dottor Giuseppe Giannelli,e suor Modestina”.&lt;br /&gt;Quando a luglio fu chiuso l'ospedale di Seravezza Bastianelli intervenne altre volte per prestare cure mediche ad alcuni italiani aggregati alle truppe tedesche. A metà ottobre del 1944 decise di superare il fronte. Passò dalla villa Moresco, sopra Valventosa, per prendere la bicicletta che lì aveva lasciato quando aveva visitato una persona malata. Salito in sella scese velocemente superando indenne le cannonate sparate dagli americani  intorno alla Rocca di Corvaia. Qualcuna esplose anche a Vallecchia.&lt;br /&gt;Raggiunta Pietrasanta gli americani lo fermarono e lo fecero incolonnare nella piazza Littorio, ora sede comunale, per portarlo in un campo di concentramento. Fu salvato da Gualtiero Jacopetti, aggregato al Comando americano come ufficiale interprete. Jacopetti, poi diventato giornalista e regista cinematografico, era legato da vincoli di amicizia con Renato sin da quando entrambi frequentavano l'Università. Oltre a liberarlo gli fece avere uno speciale lasciapassare che  gli permise di raggiungere Camaiore, dove si era rifugiata anche la famiglia di Maura, la sua fidanzata.&lt;br /&gt;A Camaiore ebbe modo di incontrare il dottor Rossi, direttore del sanatorio di Carignano che, viste le sue specializzazioni, lo assunse come medico nel nosocomio da lui diretto, dove Renato rimase  fino a tutto  il 1944.&lt;br /&gt;Nel 1946 fu richiamato alle armi. Gli  proposero il posto di ufficiale medico presso la base aerea di Pisa, che lui però non accettò. Fu quindi assegnato alla base degli idrovolanti ancora esistente  sul lago di Bracciano, dove  era tenuto   in rimessaggio l'apparecchio che fu utilizzato soltanto da Benito Mussolini.&lt;br /&gt;Nel 1947 Bastianelli sposò la sua fidanzata, una splendida fanciulla di appena venti anni, nata a Ripa. Da questa unione nacquero due figli. Renata e Angelo che allietarono la casa dei loro genitori.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Il dottor Bastianelli fu  sposo e padre esemplare. Finché ha avuto le forze necessarie ha continuato ad esercitare con passione e per tanti anni, la libera professione. Ricordo che visitò anche mia moglie Angela,  figlia della sua cugina Bruna, e anche il mio ultimo figlio quando era bambino, senza mai farsi pagare. Quando ci incontravamo parlavamo sempre di Versilia Oggi, il nostro periodico che amava leggere e del quale era un fedele abbonato. Egli fu legato da vincoli affettuosi coi cugini Bruno e Bruna Guerrini, il primo caduto nei dintorni di Tobruk nel 1941 durante il corso di una cruenta battaglia combattuta contro i neozelandesi, mentre la Bruna  morì nel 1984. &lt;br /&gt;Ogni anno, in occasione della commemorazione dei Defunti, saliva al cimitero di Seravezza, dove nel 1929 era stato sepolto suo nonno materno, Antonio Falconi che in vita fu un dirigente del personale delle cave della società Henraux, come seppi da sua figlia Marta che aveva sposato l'impresario Giulio Casini. In quei giorni non mancava mai di andare  a salutare i suoi zii  Augusta e Antonio Guerrini che, nella loro casa, quando lui  prestava servizio all'ospedale Campana, vi aveva sempre trovato una calorosa ospitalità. Non solo ci dormiva ma vi consumava anche dei piatti prelibati, sempre ricordati da Renato, che gli preparava  sua  zia.   &lt;br /&gt;Per l'amore e la passione con cui curò una moltitudine di persone ammalate, credo  che il nostro Padre Celeste lo abbia accolto  nel suo Regno, dove riposano in eterno le anime degli uomini pii e giusti, così come lo è stato Renato Bastianelli durante il suo lungo cammino terreno.&lt;br /&gt;                                                                                  &lt;br /&gt;                                                                                                &lt;br /&gt;     &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-3926462166675251198?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/3926462166675251198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=3926462166675251198' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3926462166675251198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3926462166675251198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/08/ricordo-del-dottor-renato-bastianelli.html' title='Ricordo del dottor Renato Bastianelli'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-6239815633497788768</id><published>2011-08-12T17:44:00.005+02:00</published><updated>2011-08-20T15:50:59.834+02:00</updated><title type='text'>I NOSTRI PAPERONI</title><content type='html'>  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  Ecco cosa scrissi  su Versilia Oggi del mese di gennaio 2004, sui nostri Paperoni, un     tema molto attuale e discusso per diminuire  i costi della politica.&lt;br /&gt;   Il costo della politica &lt;br /&gt;   I NOSTRI PAPERONI&lt;br /&gt; Non mi pare, ma non mi vorrei sbagliare, che nessuno dei nostri giornali, comprese le varie Tv, abbia mai analizzato il costo della politica italiana che ha raggiunto livelli elevati e non più sopportabili se posti a confronto, tanto per fare un esempio, con il reddito medio delle categorie dei lavoratori che faticano ad arrivare alla fine di ogni mese.&lt;br /&gt;Fortunatamente esiste Versilia Oggi, il periodico mensile che da quasi quarant'anni non si stanca di evidenziare le storture della politica che, come ha scritto Giorgio Giannelli, dovrebbe essere  esercitata solo da uomini animati “dalla passione, dallo spirito di sacrificio e di apostolato”. Un concetto che a me fa piacere ripetere,&lt;br /&gt;E' chiaro che chi svolge un'attività politica,  sia che occupi incarichi tecnici anche i più alti, debba essere ben retribuito, ma anche qui occorre porre dei limiti. Ogni uomo che svolge funzioni pubbliche deve sentirsi  gratificato per il bene che esso compie nell'interesse dei propri concittadini. Retribuire chi svolge questi importanti incarichi con compensi da “Paperone” è però un fatto che genera degli squilibri che, a lungo andare, non possono essere sopportati dalle categorie più deboli, tenuto conto dell'ingente debito pubblico e delle spese enormi occorrenti per governare. Un dipendente pubblico di qualsiasi categoria e livello, una volta eletto deputato  o senatore, non deve pertanto continuare a riscuotere anche lo stipendio fino a quel momento percepito. Gli dovrebbero bastare i già congrui  emolumenti percepiti da parlamentare. E' dall'esercizo di una politica equilibrata, senza odi di parte, tesa ad evitare lo sperpero di denaro pubblico, che si possono veramente migliorare le condizioni di  vita di tutti e non solo  di coloro che stanno nelle stanze dei bottoni. &lt;br /&gt;Ancor prima della Lega Nord e delle picconate  di Cossiga, venne fondata l'Unione Versiliese, un movimento politico libertario e antipartitocratico volto alla realizzazione di un sogno che poteva dare tanti frutti ai versiliesi. Durò soltanto pochi anni. Quando nacque l' Unione Versiliese pensai all'altro fantastico sogno, quello della Repubblica &lt;br /&gt;dell' Apua che ebbero, nel recente passato, altri indimenticati personaggi della nostra terra.&lt;br /&gt;Eletti nelle liste dell'Unione Versiliese se ben ricordo. Cancogni e Giannelli, rifiutarono il “gettone”  che spettava loro per legge. Cancogni si dimise per motivi di famiglia. E Giannelli che si candidò alla carica di sindaco di Forte dei Marmi, com'è stato premiato? Fu clamorosamente bocciato, soltanto cinquantacinque fortemarmini  gli diedero la fiducia.&lt;br /&gt;Gli resta il suo lavoro di giornalista e scrittore. Da sempre sta sull'albero a cantare, come dice lui, scrive ciò che pensa e questo è un fatto che lo onora. Come Giuseppe Vezzoni e Alvaro Avenante e pochi altri, ha il coraggio di dire delle verità che in troppi non vorrebbero sentire.&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-6239815633497788768?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/6239815633497788768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=6239815633497788768' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/6239815633497788768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/6239815633497788768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/08/i-nostri-paperoni.html' title='I NOSTRI PAPERONI'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-5268605142353164792</id><published>2011-07-28T14:56:00.000+02:00</published><updated>2011-07-28T14:59:45.112+02:00</updated><title type='text'>LUCCIOLE: UNA VISIONE MAGICA</title><content type='html'>LUCCIOLE: UNA VISIONE MAGICA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ero un bambino di pochi anni quando, sul calar di una  sera degli anni trenta,vidi per la prima volta, un'infinità di lucciole abbassarsi sulle vie di Seravezza. Credevo che facessero i soldini sotto il bicchiere. Ritardai a rincasare disubbidendo a mia madre rimasta in casa insieme al mio fratello, ( il mio babbo era andato a fare le strade dell'impero appena conquistato insieme ad altri dieci cavatori di Seravezza) la quale dalla finestra della nostra casa, aldilà del fiume. mi chiamava in continuazione:” Renato, vieni subito a casa....”&lt;br /&gt; Senza darle ascolto continuai a correre con le manine tese in alto, pronto ad afferrare quelle lucciche  che sembravano essere  stelle vaganti arrivate a sfiorare la terra.&lt;br /&gt; La seguente  filastrocca, è il frutto di quella suggestiva visione mai dimenticata: Lucciole / Cicchinino / che ci fa lì fora al buio? / Va a ddormi! / Oh! mà, guarda là / Un le vedi? / Eno lucciole /  paiono stelle / eno tante e son lucenti / fan centesimi e ventini / corro e volo dietro a lloro / e mi sembra d' avè le ali  /  un ho sonno  / salto e sogno /  nel mi  mondo / di cicchino incantato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-5268605142353164792?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/5268605142353164792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=5268605142353164792' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5268605142353164792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5268605142353164792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/07/lucciole-una-visione-magica.html' title='LUCCIOLE: UNA VISIONE MAGICA'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-1483900279128083635</id><published>2011-07-27T22:12:00.004+02:00</published><updated>2011-07-27T22:30:52.488+02:00</updated><title type='text'>Il criminale nazista Walter Reder. Anche sul suo conto appaiono gravi responsabilità sulla strage di S.Anna di Stazzema</title><content type='html'>Nel passato ho sempre pensato che Walter Reder maggiore  delle S.S. che nel 1951 fu assolto per insufficienza di prove dalla seguente accusa: “ Senza giustificato motivo, per cause non estranee alla guerra, con ordini dati ai propri dipendenti, determinava la morte di 560 persone, che non prendevano parte alle operazioni militari, in prevalenza  vecchi, donne e bambini inermi, che furono trucidati  selvaggiamente e senza discriminazione, venendo in particolare 150 di essi ammassati sul piazzale della chiesa e in massa falciati a raffiche di mitraglia e con lanciafiamme, nel territorio di S.Anna  d Stazzema  (Lucca) il 12.8.1944”; &lt;br /&gt;avesse la sua parte di responsabilità nell'orrendo crimine  quale comandante  di un reparto speciale, impegnato in primis  nella lotta contro i partigiani operanti sui monti della Versilia, molto vicina alla linea del fronte di Pisa.&lt;br /&gt;In questo contesto, dopo aver letto i preziosi appunti del valoroso partigiano che è stato il seravezzino Alfieri Tessa, traggo anch'io il convincimento che egli abbia effettivamente operato perché fosse compiuta a S.Anna di Stazzema l'orribile strage.&lt;br /&gt;Il 24 maggio 1944  Reder raggiunse in Italia il 16 Btg,  corazzato. Superata dagli alleati la resistenza dei tedeschi opposta a Cecina – S. Vincenzo, il  25 luglio, sempre del 1944, Reder arrivò col suo reparto sull'Arno e a Pisa  l' 8.8.1944  gli fu ordinato di lasciare  il fronte. Il 9 agosto si trova a Pietrasanta. A pagina 16 degli atti del 1951, rigo 13, si legge. “Compare al Baccatoio,  frequentava di certo villa Barsanti. Comandava un reparto ritirato dal fronte ed adibito   a funzioni di sicurezza sul retro del fronte di appartenenza...” Nei giorni 11 e 12 agosto 1944 le sue truppe  arrivano nella zona fra Carrara e la sua Marina. A Isola di Carrara fissò il suo primo posto di comando. Infine coi suoi piccoli reparti, l'11 agosto arrivò  anche a Ruosìna, dovè stabilì il suo secondo posto di comando. E con la 4^ Compagnia pose un presidio anche a Seravezza,  forse nella villa Pilli, notoriamente, in quel tempo,  occupata dalle SS, come ebbe modo di vedere anche l'autore di questo scritto che tante volte passò davanti al suo cancello. &lt;br /&gt;La giornalista Laura Griffo, scrisse un articolo pubblicato sulla La Nazione  il  6.1.1985, che aveva redatto  dopo una intervista a lei concessa dalla figlia  della signora Sofia Viti Marchi la quale le parlò dei giorni trascorsi   da  Reder a Ruosina quando fu ospite nella casa della madre. Fra le  altre cose la Griffo ha scritto. “ Eppure il maggiore delle SS Walter Reder, ventinovenne, comandante del 16° Btg. della  sedicesima divisione Reichefukrer Rocce Unit, quei morti ammazzati sventrati bruciati dai suoi soldati, li ha per lo meno visti da molto vicino, come ha certo  guardato levarsi nel cielo terso dell'estate , il fumo grasso e grigio dei corpi che bruciavano in un rogo di centinaia di creature. Parlando ancora di Reder ritengo opportuno trascrivere, qui di seguito,   quanto ha dettagliatamente scritto Alfieri  Tessa: “Considerato che fra i suoi compiti immediati, poteva esserci pure quello di proteggere le compagnie del 35°, e tutta l'operazione di sterminio, da un'eventuale attacco a sorpresa di forze partigiane durante le varie fasi dell'operazione stabilite in precedenza. Da ciò, tutto considerato , ecco la precauzione  di salire sul monte attraverso i sentieri imboscati, ben nascosti, ed in compagnia  di reparti della R.S.I., posti al comando di ufficiali repubblichini, che gli facevano da guida e protezione conoscendo i percorsi per averli già fatti. Se tutto fosse andato bene, una volta arrivati in alto su quella montagna, in tutta tranquillità avrebbe potuto osservare l'attuazione del  programma di sterminio, che lui, responsabile nelle sue FUNZIONI DI SICUREZZA, aveva affidato  al II° Btg. del 35° Reggimento comandato dal capitano Anton Galler, fuggito, finita la guerra, in Spagna dove poi scomparve.&lt;br /&gt;E proprio per la sicurezza da assicurare ai  tedeschi in arrivo nelle zone teatro delle operazioni belliche che non bisogna dimenticare   quanto dichiarò Reder in relazione agli interventi contro  le popolazioni  di Bardine di S.Terenzo  e di Valla ecc., e cioè di essersi avvalso di quel compito di sicurezza, motivo per cui soltanto uccidendo  e intimorendo  poteva  riuscire ad ottenere appunto la sicurezza richiesta. Per i 150 massacrati sulla piazza della chiesa di S.Anna, l'ordine di ucciderli,  secondo la testimonianza   del caporale delle SS. Adolf  Beckert, arrivò dopo una febbrile consultazione  tramite la ricetrasmittente  intercorsa  tra l'ufficiale sul posto e un suo non identificato interlocutore, che Alfieri Tessa presume che potesse essere Reder , il quale dalla sommità della Foce di Compito, osservò e diresse   l'operazione, via radio , in base alle funzioni di sicurezza a lui affidate. &lt;br /&gt;Ringrazio ancora Alfieri Tessa che amo definire  “il mio capitano” per gli interessanti suoi appunti che mi ha dato,  nei quali ha parlato della lotta  partigiana che fu combattuta in Versilia.&lt;br /&gt;                  Renato SacchelliA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-1483900279128083635?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/1483900279128083635/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=1483900279128083635' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1483900279128083635'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1483900279128083635'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/07/il-criminale-nazista-walter-rederanche.html' title='Il criminale nazista Walter Reder. Anche sul suo conto appaiono gravi responsabilità sulla strage di S.Anna di Stazzema'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-3277162396122416754</id><published>2011-07-19T19:30:00.004+02:00</published><updated>2011-07-22T09:21:12.307+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Precisazione&lt;br /&gt;Ritengo opportuno informare chi mi legge che l'articolo sulla “Visita alla&lt;br /&gt;Cappella alla sede degli alpini”, pubblicato su Versilia  Oggi  dell' agosto  2003, l'ho voluto riportare sul mio blog per onorare la memoria  dell' amico Primo Giorgi, il quale  fu mio compagno del  corso Allievi Finanzieri che iniziò il 15 luglio 1949 presso la caserma Piave di Roma,  dei miei  cari amici e colleghi e della signora Giuliana Oriente che fu sempre vicina ai finanzieri in congedo della Versilia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-3277162396122416754?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/3277162396122416754/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=3277162396122416754' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3277162396122416754'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3277162396122416754'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/07/precisazione-ritengo-opportuno.html' title=''/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-5132246800007464984</id><published>2011-07-16T14:07:00.006+02:00</published><updated>2011-07-29T09:10:33.130+02:00</updated><title type='text'>VISITA ALLA CAPPELLA ALLA SEDE DEL GRUPPO DEGLI ALPINI DI SERAVEZZA. E PER FORTUNA CHE C''E GENTE COME PRIMO.</title><content type='html'>Che bella sorpresa fu per me constatare che nella antica Pieve di San Martino alla&lt;br /&gt;Cappella, abbia la propria sede il Gruppo degli ex alpini di Seravezza.&lt;br /&gt; Questa piacevole notizia l'ho avuta quando nell'estate del 2003 sono salito lassù per ascoltare la Santa Messa celebrata in suffragio delle anime degli ex militari defunti della Guardia di finanza che furono iscritti alle gemellate  Sezioni ANFI di Seravezza e di Massa, tra le quali quelle  del presidente della sezione Massese, tenente Gastone Maccabruni, nonché della signora Giuliana Oriente, consorte di Renzo Maggi, presidente della Sezione versiliese, scomparsa recentemente &lt;br /&gt; dopo una lunga e dolorosa malattia.&lt;br /&gt;Terminata la funzione religiosa, Primo Giorgi, che prestò servizio militare di leva nel Corpo degli alpini durante l'ultima guerra e, dal 1949 per lunghi anni anche in quello della Guardia di finanza, ha invitato tutte le persone presenti nella chiesa  a un rinfresco da lui allestito e offerto insieme  ad altri “ veci alpin” a conferma della generosità che è proprio di   questi uomini,  permeati da alti valori umani, primo fra tutti quello della fratellanza.&lt;br /&gt;C'è amore per la gente nel cuore di questi uomini che, negli anni  più verdi della loro vita, portarono sul cappello “ La lunga penna nera”,  e da sempre sono impegnati nelle opere del sociale a favore della collettività nazionale. E' un Corpo quello  degli alpini ( fondato il 15 ottobre  1872 su proposta del capitano G.D. Perrucchetti) che è amato da tutti gli italiani, com' è visibile dai loro festosi e grandiosi raduni nazionali in cui vengono sempre accolti  dalla popolazione con applausi scroscianti.&lt;br /&gt;Primo Giorgi (l'uomo dai due cappelli alpini), anni addietro andò in Russia per  costruire un asilo per i bambini di Rossosch, insieme ad altri ex alpini reduci della seconda guerra mondiale combattuta   in quella terra nella quale  morirono uccisi  o scomparirono  nella gelida steppa  ricoperta dalla neve ghiacciata 120 mila soldati italiani, tra i quali  anche mio zio paterno Guido Sacchelli, anche lui alpino.&lt;br /&gt;Gli alpini nelle guerre combattute, si sono sempre altamente distinti, scrivendo col sangue  pagine di epico valore. Furono essi a bloccare sul Piave, sul Grappa e sul Montello, durante la prima guerra  mondiale del 1915-1918.&lt;br /&gt;In Russia, il 25 gennaio 1943, gli alpini al comando del generale   Luigi  Reverberi, comandante della divisione Tridentina, sferrarono un  attacco contro tre divisioni russe attestatesi nel villaggio di Nikolajewka un varco e sfuggire all'accerchiamento da parte dei sovietici che avevano sfondato il fronte lungo il Don. La cruenta battaglia costrinse i russi ad abbandonare le loro posizioni, e fu questa una grande vittoria degli alpini che riuscirono ad aprire la strada verso il ritorno a casa di 14 mila penne nere superstiti, anche se infiniti furono gli alpini che morirono, tant'è che Nikolajewka da allora fu considerata la loro tomba. Quando radio Mosca, l' 8 febbraio 1943, annunciò la loro vittoria sulle forze dell'Asse, la voce dello speaker  cambiò tono  nel momento in cui disse: “Solo il Corpo alpino italiano deve ritenersi imbattuto in terra di Russia”. Dopo questa breve parentesi ritorno a parlare della Cappella. Appena sono entrato  nella sede degli alpini, col tetto  rifatto e con il locale ristrutturato rimesso completamente a nuovo, anche con l'impiego di  marmi pregiati, e con una mansarda adibita  a cucina munita di tutto quanto per il suo funzionamento, Primo e gli altri suoi ex commilitoni, con evidente soddisfazione, mi hanno fornito informazioni in merito  al locale ottenuto in comodato per 99 anni dal comune di Seravezza, al quale l'avevano richiesto sin dal 1992.  “ Era un rudere quando l'abbiamo avuto. Tutto è stato pagato per i lavori fatti” precisano con molta fierezza. E ancora mi dicono: “ In questo locale, secoli fa, vi era la sede del comune della Cappella, del quale facevano parte  i paesini montani di Azzano, Fabbiano, Mimazzana, Giustagnana , Basati, Cerreta San Nicola  e Cerreta Sant'Antonio, Ruosina e Malbacco. Nel passato fu anche utilizzato come aula scolastica per i bambini della comunità montana.” E' vero. Anch'io la vidi in occasione di una gita effettuata dagli scolari della scuola elementare di Seravezza verso la fine  degli anni 30.Alla Cappella c'è stato anche Michelangelo interessato sia all'utilizzazione  del prezioso marmo bardiglio che veniva estratto dalla cava sottostante,   sia per l'estrazione di colonne di marmo dalle cave del Trambiserra  da impiegare nella costruzione della facciata  del duomo di San Lorenzo da lui disegnata e modellata su incarico di Papa Leone x, un 'opera che non fu mai iniziata. Qui il sommo artista transitava e sostava  quando scopri la cava del marmo statuario  sul Monte Altissimo.” Pare ancora di sentire, alla Cappella, aleggiare lo spirito di  Michelangelo, al quale la tradizione  attribuisce, non scientificamente provata, il Porticato ionico con i capitelli a campanaccio, distrutto dagli eventi bellici  del 1944/45  ( i cui resti sono ancora visibili), e il rosone che spicca sulla facciata  della chiesa , noto ormai come “l'occhio di Michelangelo”, anche se l'avrà fatto il Benti. La sede è piena di gagliardetti, una gavetta troneggia su una mensola. Al centro della parete  è murata una madonnina, scolpita in marmo bianco con due bambini tenuti nelle mani, che reca incisa l'iscrizione: ” COMPIUTA MDCXLII1”. C'è anche un quadro del pittore versiliese Gian Paolo Giovannetti, un aquilone che è l'emblema del Corpo degli alpini, in volo sulle cime dei monti. Sempre alla stessa parete  è affisso un quadro recante  la fotografia  del maresciallo degli alpini Galliano Tarabella nato ad Azzano e morto in Russia, nonchè la motivazione della concessione al predetto della medaglia di argento  al valore militare per il suo comportamento tenuto  durante la battaglia combattuta  nella zona di Popowka sul fronte russo il 20 gennaio 1943. Penzola dalla cornicetta, una catenina alla quale è stata attaccata  appunto questa medaglia di argento, concessa all'eroico alpino versiliese, al nome del quale i componenti del Gruppo di Seravezza hanno voluto intitolare la loro sede.&lt;br /&gt;E' stata anche una ulteriore sorpresa vedere affissa alla parete la fotografia dell'equipaggio americano che il 9 agosto 1945 effettuò sulla città di Nagasaki il secondo bombardamento  nucleare della storia che causò 40 mila morti, 40 mila feriti e la distruzione di un terzo degli edifici della cittadina giapponese. Giorgi mi indica un pilota. “ Questo è un italo americano, in quanto figlio  di una coppia di emigrati in America da Corsanico, La foto sono riuscito ad averla da uno che abita là” Quando mi affaccio alla finestra  rimango straordinariamente incantato  dall'eccezionale paesaggio sottostante, nel quale il mio sguardo  arriva fino alla pianura e si perde nel nostro mare di Versilia, davvero le emozioni non finiscono mai. Immagino che da quella finestra anche il grande Michelangelo avrà avuto nel 1518 le mie stesse sensazioni. Prima di allontanarmi dalla Cappella, dove ho sentito il dovere di salire per ascoltare la Santa Messa celebrata a suffragio dell'anima di tanti cari amici e colleghi defunti, nonché della cara Giuliana, sempre festosa in mezzo a noi ex finanzieri durante i nostri rituali incontri (ricordo di avere cantato insieme a lei anche “ O sole mio”, durante la festa indetta ìn occasione della ricorrenza del 226° anniversario della fondazione del Corpo) sono ritornato all'interno dell'antica e bella chiesa tutta costruita in marmo bianco per osservare attentamente  l'opera ritenuta edificata dai nostri antenati prima dell'anno 1000. Mentre stavo per uscire sono rimasto improvvisamente scioccato quando ho notato una nicchia vuota, con sopra affisso un cartello recante la scritta, a caratteri in  stampatello “ RUBATO”. Non avevo ancora acquistato  il prezioso  Almanacco Versiliese  di Giorgio Giannelli, cosicché ho telefonato al parroco della Cappella, il quale mi ha informato che il furto commesso  nell'anno 2000, riguardava una pregevole  tela del 1750, raffigurante &lt;br /&gt;“ Una disputa sull'eucarestia” di autore ignoto. E' per questo grave fatto che concludo questo mio articolo invitando gli scellerati ladri sacrileghi, nel caso in cui mi leggessero, di restituire alla chiesa di San Martino alla Cappella il suo quadro; hanno il dovere di farlo per rimettere a posto, innanzi tutto, la loro coscienza, e per ritrovare la via del bene, l'unica che apporta all'uomo gioia e amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P. S. -  Convinto del fatto che questo mio articolo, che fu pubblicato sul numero di agosto del 2003 di Versilia Oggi, narra  fatti da me ritenuti interessanti, ho deciso di inserirlo nel mio blog in onore della memoria di Primo Giorgi scomparso qualche anno fa e di tutti gli alpini d'Italia, tra i quali fece parte anche mio padre (classe 1906) e mio zio Guido (classe 1919) dichiarato disperso in Russia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-5132246800007464984?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/5132246800007464984/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=5132246800007464984' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5132246800007464984'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5132246800007464984'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/07/visita-alla-cappella-alla-sede-del.html' title='VISITA ALLA CAPPELLA ALLA SEDE DEL GRUPPO DEGLI ALPINI DI SERAVEZZA. E PER FORTUNA CHE C&apos;&apos;E GENTE COME PRIMO.'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-454683407613264339</id><published>2011-07-13T11:26:00.002+02:00</published><updated>2011-07-13T12:11:32.236+02:00</updated><title type='text'>Le voci del Cuore: Amore, Carità e Perdono.</title><content type='html'>La storia degli uomini fin dai tempi remoti ci narra di spaventose guerre mondiali e di sanguinose lotte fratricide, nelle quali, complessivamente, sono stati uccisi milioni e milioni di esseri umani e procurato  una schiera infinita di feriti, tantissimi resi inabili ad ogni proficuo lavoro. Non bastavano le guerre,  anche delitti efferati sono sempre stati perpetrati da una criminalità organizzata. E ancora, l'uso non terapeutico della droga ha avvelenato e ucciso un numero infinito di uomini. Infine, secolari squilibri  socio economici, in ordine ai quali nel “pianeta terra” una moltitudine di gente, specie in Africa,  tuttora  soffre la fame fino a morirne, e la difficile  situazione in cui si trovano  quotidianamente portatori di gravissimi handicap, sono problematiche che non ci possono lasciare indifferenti, ma inducono a riflettere su quanto deve fare l'uomo quale figlio di Dio e generato da un atto di amore, per la costruzione di un mondo migliore, in cui regni la prosperità e la pace universale fra tutti i popoli della Terra.&lt;br /&gt;Dico subito che spetta alla politica che deve essere svolta  da uomini animati dalla passione, dallo spirito di sacrificio e da apostolato.  E' chiaro che coloro che svolgono un'attività politica anche ai  più alti incarichi per  il governo  della collettività nazionale, debba essere  ben retribuito, ma anche qui occorre porre dei limiti. Ogni uomo che svolge funzioni pubbliche deve sentirsi gratificato per il bene che esso compie nell'interesse dei suoi amministrati che lo hanno delegato  a rappresentarlo nei vari organi istituzionali. Retribuire chi svolge questi importanti incarichi con compensi da &lt;br /&gt;“ Paperone” è però un fatto che genera degli squilibri che non possono essere sopportati dalla larga massa di lavoratori e/o  tanti pensionati che stentano ad arrivare alla fine del mese con i magri salari e le modeste pensioni che percepiscono.&lt;br /&gt;Un ruolo importante, direi decisivo, per l'edificazione di un mondo senza più ingiustizie e quindi dal volto più umano, spetta a coloro che sono chiamati  dalla voce di Dio  a svolgere una costante opera di evangelizzazione ovunque palpiti il cuore degli uomini.&lt;br /&gt;Occorre ritrovare lo spirito di fratellanza e si debbono abbattere tutti gli steccati che fin dai tempi più antichi hanno causato sanguinose guerre e immani rovine. &lt;br /&gt;La predicazione del Vangelo sarà tanto più efficace se verrà accompagnata da testimonianze di carità. Solo così i valori che scaturiscono dalla “Fede Cristiana”, appariranno in tutta la loro grandezza universale. Dio ci vuole caritatevoli e pronti ad aiutare il prossimo.&lt;br /&gt;Egli attraverso  il  Vangelo della carità, ci fa sentire la sua presenza e parla al nostro cuore.&lt;br /&gt;Il cristiano  deve pertanto agire di conseguenza, quale soggetto attivo di iniziative tese a vivificare l'amore che mai dovrebbe venire meno tra gli uomini. Chi crede in lui deve tenere presente che il Signore non attende i suoi figli solo in chiesa, ma li aspetta in quei luoghi dove la gente che soffre ha bisogno di assistenza sia morale che materiale. &lt;br /&gt;Per svolgere questa feconda opera di bene. È auspicabile  che  molte persone facciano parte dei gruppi della Caritas e/o di altre benemerite associazioni di volontariato, in quanto strumenti di dialogo e di amore a dimostrazione di un concreto spirito di solidarietà umana.&lt;br /&gt;Inoltre questa opera gratificante ed educativa, sicuramente allieterà il cuore di coloro che, nel nome del Signore, si adopereranno in un modo o nell'altro , per lenire le sofferenze quotidiane dei propri fratelli più sfortunati.&lt;br /&gt;Mi preme sottolineare che gli  insegnamenti cristiani, sopra accennati, li ho approfonditi grazie alle lezioni di catechesi per adulti, cui ho assistito nella mia    parrocchia di Casciavola,  svolte dal parroco don Nino Guidi,  nativo di Pruno, località dell'alta Versilia, da me considerato un grande sacerdote.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-454683407613264339?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/454683407613264339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=454683407613264339' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/454683407613264339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/454683407613264339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/07/le-voci-del-cuore-amore-carita-e.html' title='Le voci del Cuore: Amore, Carità e Perdono.'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2371772911057305732</id><published>2011-07-01T14:09:00.004+02:00</published><updated>2011-07-01T15:08:52.485+02:00</updated><title type='text'>Aborto: una tragedia mondiale del nostro tempo</title><content type='html'>“ Vita anche per me &lt;br /&gt;pellegrino nella tua carne&lt;br /&gt;lo senti tu&lt;br /&gt;la mia paura&lt;br /&gt;è stata un onda di morte&lt;br /&gt;sfuggita da chissà dove&lt;br /&gt;forse da un angolo disperato &lt;br /&gt;della tua anima.&lt;br /&gt;Mamma fammi nascere&lt;br /&gt;per la vita che mi hai dato&lt;br /&gt;per la mia coscienza&lt;br /&gt;per mio Padre Iddio.&lt;br /&gt;Mamma non respingermi nel buio.&lt;br /&gt;Chi mi proteggerà da te?&lt;br /&gt;Aspetta solo un po'&lt;br /&gt;e mi vedrai sorridere&lt;br /&gt;e succhierò da te la vita&lt;br /&gt;e ti coprirò di baci...”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, questa è una parte della lunga e struggente canzone piena di amore che  dovrebbe essere in testa alla classifica della “hit parade” per l'anelito alla vita che esprime e che ha fatto vibrare le corde della mia sensibilità di uomo messa anche duramente di fronte “ai cinquanta  milioni di bambini che ogni anno nel mondo vengono uccisi dall'aborto”,come si legge sulla pietra  che fa da sfondo al monumento ai “ bimbi mai nati “, inaugurato nel cimitero dell'Aquila il 28 dicembre 1991.&lt;br /&gt;Questa opera monumentale che sembra essere uscita da un mondo di fantasmi, costituita dalla statua della Madonna senza volto con in braccio alcuni bambini, anch'essi senza viso, davanti al quale sono stati sepolti i resti di aborti praticati presso la Usl dell' Aquila nell'ultimo biennio, deve far riflettere la coscienza degli uomini su questa tragedia che sconvolge e mina la crescita ed il sano sviluppo di ogni nazione civile. E' in questo  unitario contesto cristiano delle cose terrene che si colloca il monumento, motivo per cui non condivido la dichiarazione, riportata dalla stampa quotidiana, della senatrice Elena Marinucci, sottosegretario alla sanità, la quale, in proposito, ha affermato che si tratta  “di uno squallido ed illegittimo  tentativo si ottenere l'apprezzamento della parte più retriva della società italiana, che è anche largamente minoritaria secondo i  risultati del referendum della legge che ha liberato le donne dall'aborto clandestino”&lt;br /&gt;Gli uomini di buona volontà di  cui il, mondo è ricco anche se gli episodi di violenza che ogni giorno vengono commessi un po' da tutte le parti potrebbero indurci a pensare il contrario, sono grati, senatrice Marinucci, al “Movimento per la vita- Armata Bianca” per il coraggio dimostrato in un momento così pieno di contraddizioni, nell'erigere un monumento che vuole ricordare a tutti la sacralità della vita nelle dimensioni più elevate.&lt;br /&gt;Il monumento è stato inaugurato e benedetto dal vescovo Mario Peressin alla presenza di alcune centinaia di persone tra le quali il presidente del Movimento on. Giorgio Casini, del sindaco della città abruzzese  e del registra Franco Zeffirelli, che ha motivato la sua partecipazione alla cerimonia con “la necessità di dare una testimonianza da cristiano per la tragedia forse più grave del nostro tempo: l'assassinio dell'incarnato”.&lt;br /&gt;Tanti anni fa , durante la mia permanenza nel meridione, ebbi l'occasione di conoscere alcune famiglie non ricche, direi abbastanza bisognose, con dieci ed amche quindici figli a carico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da allora spesso ho pensato alla felicità immensa ed indescrivibile che i genitori della numerosa prole hanno provato nel vedere crescere intorno ad essi, sia pure con fatica e fra tante difficoltà, le loro creaturefrutto di un amore sicuramente mai  offuscato, neppure dal pensiero, dall'interruzione delle varie maternità con intervent abortivi.&lt;br /&gt;Madri cor4aggio o incoscienti? No! Queste donne  interpretavano semplicemente la filosofia di vita popolare di quei posti, in base alla quale i figli sono ”doni di Dio” ovvero  so'pezzi core”.&lt;br /&gt;Io credo che la legge che disciplina attualmente  l'aborto debba essere modificata, nel senso che alle pratiche del genere debbono ricorrere le gestanti nel caso in cui siano affette da patologie che possono determinare, se la gravidanza viene comunque portata avanti, gravi conseguenze  alla salute della donna che del nascituro.&lt;br /&gt;Sono altresì  convinto, tanto per fare alcuni esempi rimanendo nell'ambito della nostra nazione, che se scomparirà il fenomeno della disoccupazione giovanile ed anche quello  della droga velenosa, se il governo affronterà in modo definitivo, e sarebbe ora, il problema dell'edilizia  pubblica residenziale per soddisfare le esigenze di chi ha bisogno di una casa, con il pagamento di un  canone proporzionato alle entrate della famiglia, se miglioreranno le condizioni generali di vita della collettività, in particolare quelle delle categorie più bisognose e se le ragazzi madri saranno affettuosamente ed economicamente assistite, qualora fossero sprovviste di redditi propri, evitando così il loro abbandono alla cupa disperazione, rari saranno  i casi di aborto dei quali la donna è comunque vittima.&lt;br /&gt;Sì perché nel suo cuore  rimangono i segni di una profonda lacerazione che col trascorrere del tempo genererà anche un angoscioso rimorso per l'assenza, nella solitudine della sua vecchiaia, di quei figli  che se non li avesse respinti, le farebbero vedere la bellezza della sua vita di madre, anche nell' età  più avanzata, in  virtù dell'amore filiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In considerazione del fatto che il tema di questo mio articolo, pubblicato  su “ il Dialogo “ del mese di gennaio 1992, è ancora estremamente attuale, ho ritenuto opportuno riportarlo sul mio blog&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2371772911057305732?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2371772911057305732/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2371772911057305732' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2371772911057305732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2371772911057305732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/07/aborto-una-tragedia-mondiale-del-nostro.html' title='Aborto: una tragedia mondiale del nostro tempo'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2262611737621654396</id><published>2011-06-29T13:24:00.004+02:00</published><updated>2011-06-29T13:41:05.613+02:00</updated><title type='text'>Un parlatimi più di paradisi artificiali</title><content type='html'>Finimola ragà di giocà col foco! &lt;br /&gt;La droga vi avvelena  e po' vi uccide.&lt;br /&gt;Ditimi perchè vi bucate?&lt;br /&gt;E' atroce, duvete capillo, quélo che fate.&lt;br /&gt;Col cervello bloccato  da false sensazioni,&lt;br /&gt;un riscite a vedé la bellezza de la vita&lt;br /&gt;che tale è se vissuta accanto a le persone&lt;br /&gt;che vi voglino veramente bene:&lt;br /&gt;la mà, il babbo, ' ffratelli, ' nnonni&lt;br /&gt;e na bela giovenetta che po' doventerà&lt;br /&gt;la vostra cara e amata sposa. &lt;br /&gt;Nell'amore e ne la capacità di laborà&lt;br /&gt;troverete la forza per superà, state siguri,&lt;br /&gt;i momenti dificili de la vita.&lt;br /&gt;Forti duvete esse, per strappà a le rocce&lt;br /&gt;le mitiche, guasi inafferrabili stelle alpine, &lt;br /&gt;e lassù, dalle cime dei monti,capirete&lt;br /&gt;di avello sotto il vostro sguardo&lt;br /&gt;il mondo meraviglioso che Dio ha creato&lt;br /&gt;per vò e per tutta l'Umanità.&lt;br /&gt;E un parlatimi più di paradisi artificiali, &lt;br /&gt;non fate i bischeri ragà: un vi rovinate!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2262611737621654396?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2262611737621654396/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2262611737621654396' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2262611737621654396'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2262611737621654396'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/06/un-parlatimi-piu-di-paradisi.html' title='Un parlatimi più di paradisi artificiali'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-3559386763639144749</id><published>2011-06-29T09:54:00.001+02:00</published><updated>2011-06-29T10:00:10.583+02:00</updated><title type='text'>Droga: Perché morire?</title><content type='html'>Cosa si può scrivere sulla droga, su questo tema sempre di scottante attualità,  oggetto di un recente provvedimento legislativo per frenarne l'uso, di tramissioni televisive con sequenze crudeli, di dibattiti in seno  a comitati  ed associazioni e di articoli pubblicati su riviste e giornali, sovente, ahimè riferibili ad agghiaccianti episodi di cronaca nera maturati nel mondo perverso  dei traffici illeciti di tale sostanza?&lt;br /&gt;Mentre scrivo tanti pensieri e riflessioni balenano nella mia mente. La tristezza che mi pervade è in certo senso attenuata dalla fiducia che ho nei giovani, il cui senso di coscienza, di maturità  di pensiero e di cognizione reale dei fatti,determineranno, un  giorno non lontano, la fine di questo grave problema.&lt;br /&gt;E' ai tossico dipententi ed a coloro che finora hanno avuto esperienze iniziali  con la droga per una irresponsabile  curiosità o per gioco, che dedico questo mio scritto.&lt;br /&gt;Esprimo  ciò che sento con  molta semplicità come desidera fare un padre quando vede i propri figli  esposti ad un cosi grave pericolo.&lt;br /&gt;Sento dire in giro , da tanti anni, che i drogati sono dei giovani deboli, dei viziati e degli&lt;br /&gt; esseri privi privi di coraggio, per il modo in cui sono divenuti schiavi della droga, un veleno che genera uno stato di intossicazione cronica quando ne viene fatto un uso ripetuto, con conseguenze letali e quasi giornaliere, ormai sotto gli occhi di tutti.&lt;br /&gt;Chiaramente  occorre una grande forza di volontà per uscire  fuori da questo tunnel maledetto, un'energia  che può scaturire  dal bisogno  di dimostrare, innanzi tutto a se stessi, di essere uomini nel vero senso della parola.&lt;br /&gt;E' una prova di carattere che questi giovani, che io definisco anche sfortunati, devono fornire per fare vedere quanto di bello e di grande hanno ancora dentro di sé, facendo, nella circostanza, ricorso all'aiuto del Signore che sicuramente ascolterà le loro preghiere che fanno sempre bene al cuore  e confortano l'uomo nei momenti più difficili della loro vita.&lt;br /&gt;Vorrei ricordare a queste creature ch per costruire un mondo migliore, una società senza guerre, in cui ci sia giustizia sociale e non più miseria, c'è bisogno del contributo di tutti, ed in modo particolare della  fertile  creatività dei giovani, i quali, prima o poi, saranno chiamati ad occupare posti di responsabilità nel governo della collettività.&lt;br /&gt;Sbagliano coloro coloro che nel tenativo di tirarsi indietro, di sottrarsi alle  proprie responsabilità, ricorrono alla droga per provare sensazioni nuove, i cosiddetti  paradisi artificiali, che recano gravi danni all'organismo fino a condurre ad una morte prematura tra dolori atroci.&lt;br /&gt;Perché morire? Non ci pensate ragazzi al dolore che procurate ai vostri genitori che vi hanno dato la vita e fatto crescere con  amore, sognando per voi, quando eravate piccini  e vi stringevano fra le braccia, orizzonti meravigliosi, mentre ora sono soli coi loro sogni infranti? Non ci pensate al dolore che procurate ai vostri fratelli e sorelle, ai vostri cari nonni ed a tutti quelli che vi vogliono bene? Non riflettete sulla perdita di ogni residuo di dignità senza la quale c'è chi è indotto, con riferimento a quegli elementi che non hanno denaro sufficiente per acquistare la droga, a commettere scippi,  furti ed anche delitti più gravi, tutti reati che conducono al carcere? Perché rinunciare allo splendido sorriso di una donna che vi può accompagnare tutta la vita e ad avere una  famiglia e dei figli?&lt;br /&gt;Io non riesco  neppure ad immaginare quali siano gli effetti che derivano dall'uso della droga. Valutate ciò  che ogni giorno  accade nel mondo, anziché parlare di paradisi artificiali, sarebbe più appropriato  definirli inferni. E che inferni!&lt;br /&gt;L'uso della droga  non può essere giustificato neppure da coloro  che non riescono ad inserirsi, per molteplici motivi, in questa società, anche se dobbiamo riconoscere che chi non trova un lavoro vive davvero un autentico dramma che coinvolge tutti i suoi familiari.&lt;br /&gt;Anche i giovani del passato hanno avuto gli stessi problemi occupazionali. Difficoltà enormi&lt;br /&gt; furono avvertiti dalla mia generazione a causa della guerra tremenda  che devastò in modo particolare la Versilia.&lt;br /&gt;Con le macerie ancora fumanti e con la scarsità del cibo che continuava a persistere  anche dopo la fine della guerra, avevamo altri problemi  a cui pensare. Sentii parlare di droga  per la prima volta dopo l'immediato dopoguerra, quando udii alcuni giovanotti discutere fra loro verosimilmente di fantasiose avventure amorose.&lt;br /&gt;Noi ragazzi di ieri siamo stati defraudati anche della spensierata fanciullezza che  deriva ai bimbi dal fatto di crescere, di studiare e di  formare il loro carattere in un paese in pace con tutti i popoli e non impegnato in una guerra tremenda di cui siamo stati vittime innocenti.&lt;br /&gt;Dalla fine di tanto immame conflitto si vive in pace e ciò è veramente importante e bello. Così i ragazzi di oggi solo dalla lettura dei libri di storia e da ciò che di grave purtroppo sta accadendo in altre parti del mondo, conoscono gli orrori della guerra.&lt;br /&gt;Noi abbiamo sofferto lunghi periodi di fame e visto aerei sganciare sopra le nostre teste micidiali bombe. In noi non  è ancora spenta l'eco delle esplosioni terrificanti dei colpi di mortaio cadutici addosso come  chicchi di grandine: nei nostri occhi ci sono tuttora impresse le immagini delle persone dilaniate ed uccise dalle bombe e moriremo senza dimenticare l'attimo in cui, nel 1944, i tedeschi fecero saltare in aria le nostre case.&lt;br /&gt;Ora è vero, ci sono tante tematiche sul tappeto che derivano dalle radicali mutazioni avvenute in questi ultimi decenni nei costumi e nei modi di vita della nostra società. Anche se  si avvertono molte difficoltà sicuramente tutto andrà per il meglio. Bisogna essere ottimisti e mai disperarsi.&lt;br /&gt;Spero proprio , sinceramente, che quanto prima la droga rimanga un ricordo lontano per tanti giovani, in modo che sul volto di ciascuno di essi riaffiori un luminoso sorriso a significazione di una ritrovata gioia di vivere.&lt;br /&gt;Ai genitori, sempre in pena, il difficile compito di di aiutarli il più amorevolmente possibile, affinché superino nel migliore dei modi questo momento grave della loro esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo mio articolo è stato pubblicato su il Dialogo, mensile cattolico Versiliese, diretto dal suo fondatore don Florio Giannini, nel mese di settembre 1990.&lt;br /&gt;La pubblicazione sul mio blog è scaturita dalla considerazione che l'argomento in questione è tuttora , dolorosamente, attuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;\&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-3559386763639144749?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/3559386763639144749/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=3559386763639144749' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3559386763639144749'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3559386763639144749'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/06/droga-perche-morire.html' title='Droga: Perché morire?'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-227676105910966630</id><published>2011-06-18T11:50:00.002+02:00</published><updated>2011-06-18T11:53:41.193+02:00</updated><title type='text'>PACE UNIVERSALE</title><content type='html'>Epressione di una amore infinito fra tutti gli uomini della terra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quando ritorno a percorrere le strade  di Seravezza, un fatto che , ahimè, avviene sempre più raramente, sono poche le persone di mia conoscenza che mi capita d'incontrare; a volte  mi pare di essere  un “ forastièro”, sì un uomo proveniente da un paese lontano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' al cimitero, dove riposano i resti dei miei genitori e di altri stretti parenti e cari amici e  conoscenti che la mia memoria si accende al ricordo nitido della moltitudine di gente che conobbi fin da quando ero bambino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La visione delle loro tombe marmoree, di loculi, di cumuli di terra che mani amorose hanno trasformato in aiuole  fiorite, di molte luci sempre accese, e di infiniti vasi colmi di fiori, oltre che a commuovermi, mi induce anche a riflettere sulla nostra breve esistenza terrena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una riflessione che mi fa comunque pensare ad una vita di valori se vissuta senza guerre fra i popoli del mondo in un clima di pace universale, intesa come espressione di un amore infinito fra tutti li uomini, secondo il disegno di Colui che ci ha creato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-227676105910966630?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/227676105910966630/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=227676105910966630' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/227676105910966630'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/227676105910966630'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/06/pace-universale.html' title='PACE UNIVERSALE'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2524828818848795448</id><published>2011-06-17T15:22:00.004+02:00</published><updated>2011-06-25T12:56:38.887+02:00</updated><title type='text'>Iddio il nostro Padre Celeste</title><content type='html'>Devo a Don Florio Giannini, che è stato direttore del periodico mensile cattolico Il Dialogo, da lui fondato a Ruosina di Seravezza nel 1979, il cui ultimo numero, se non erro, è uscito a gennaio del 2007, se  negli anni in cui sono stato un suo fedele abbonato e modesto collaboratore, ho approfondito le mie conoscenze sia sulle verità del cristianesimo  che in campo filosofico. E' dal  prezioso libretto edito dalla sua prestigiosa casa editrice Il Dialogo, che lui mi donò, se ho potuto leggere tante toccanti e struggenti preghiere che il famoso filosofo, pensatore, teologo e protestante danese Sorem Aabye Kierkegaard, rivolse, nell'Ottocento, al nostro Dio onniscente, creatore del mondo.&lt;br /&gt;Il pensiero filosofico di Kierkegaard, considerato il padre dell'esistenzialismo, si concentra nell'analisi dell'esistenza umana, secondo i comportamenti umani originali e propri di ciascun uomo, dai quali emergono chiaramente i rapporti con la società, il mondo e Dio.&lt;br /&gt;Da questo rapporto si delineano soltanto le possibilità che le creature umane hanno per vivere cristianamente, quindi al meglio, la loro esistenza se osservano le tavole della legge che Dio diede a Mosè sul monte Sinai, e non le necessità, che, comunque, l'uomo ha sempre durante la sua vita terrena.&lt;br /&gt;Conseguentemente  balzano fuori le varie problematiche della realtà umana che ogni uomo deve  affrontare tutti i  giorni della sua esistenza terrena, sovente anche col cuore in preda all' angoscia, allorchè  si rende  conto dei molti dubbi che avverte nel proprio io cosciente in ordine  appunto alla limitatezza del suo agire.&lt;br /&gt;Kierkegaard nacque a Copenaghen il 3 maggio 1812 ed ivi morì l'11 novembre 1855.&lt;br /&gt;Egli fu in continua polemica con quelle filosofie  accademiche che, a suo parere, non erano di nessuna utilità pratica. Cresciuto in un ambiente di esasperata religiosità, in sostanza, il suo pensiero filosofico  s'impernia  sulla dimensione soggettiva dell'uomo  volto alla ricerca  della verità. In polemica con l' hegelismo stabilì i temi  primari  dell'esistenzialismo  contrapponendo alla filosofia oggettiva di Hegel  la filosofia soggettiva del singolo e alla dialettica della ragione  le argomentazione della dialettica esistenziale  che comportano la libertà e la scelta delle decisioni che l'uomo deve  prendere nel corso della suavita. Dalla libertà è possibile che l'uomo arrivi a peccare, da qui si arriva all'angoscia  che soltanto la fede può risolvere e superare. Il suo dialogo con Dio , di una esaltante spiritualità, fanno risplendere la figura del nostro Padre misericordioso e invisibile , ma percettibile per i suoi segnali divini che attraggono tutte le anime  degli uomini buoni e giusti destinate a raggiungerlo, lassù, nel  Paradiso.&lt;br /&gt;Nella sua preghiera;”” Cristo cammina sulle acque” il filosofo Kierkegaard, tra l'altro, dice al Signore: “Sì Padre, tanto spesso noi abbiamo provato che il mondo non ci può dare la pace. Ma tu facci sentire che sentiamo la verità della promessa  che la Tua  Pace il mondo intero non ce la può togliere”.&lt;br /&gt;Concludo anch'io con una brevissima preghiera alla Kierkegaard. “ Signore fammi ritrovare la via del bene e dell'amore che in questo mondo sconvolto continuamente dalla guerre, da molte ingiustizie  e da tanta miseria, a me spesso pare di avere smarrito. Ti esorto mio Dio, fa che la Pace duri in eterno fra tutti i popoli del mondo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2524828818848795448?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2524828818848795448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2524828818848795448' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2524828818848795448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2524828818848795448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/06/iddio-il-nostro-padre-celeste.html' title='Iddio il nostro Padre Celeste'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2841553538645778621</id><published>2011-06-14T13:31:00.005+02:00</published><updated>2011-06-15T16:20:10.322+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>La mia vita a Seravezza quando ero chierichetto&lt;br /&gt;Ricordo del cappellano don Giuseppe Bertini, il sacerdote torturato e fucilato &lt;br /&gt;   dalle SS decorato, alla memoria, della medaglia d'oro al valor militare&lt;br /&gt;Avevo poco più di dieci anni quando, d'un colpo , mi venne il desiderio di andare a servire la Santa Messa che a Seravezza veniva celebrata  la mattina presto, mentre “fora” (1)era ancora buio. Se non sbaglio mi pare proprio che la prima Santa Messa iniziasse alle ore cinque. Quindi pensandoci bene, non fui mosso dalla ricerca di un qualcosa di nuovo per passare le giornate, bensì dalla spinta che  ricevette il mio cuore attratto dalla figura del Cristo Redentore  che sentii maggiormente dopo aver letto un libro  sulla vita del fondatore dei  Salesiani, don Giovanni Bosco, il santo che dedicò, nel 1800, la sua esistenza terrena  alla cura della gioventù più povera, tant'è che i suoi principi educativi ebbero una grande diffusione  in tutte le parrocchie italiane.&lt;br /&gt;Negli anni della mia fanciullezza gli abitanti di Seravezza partecipavano numerosi alle funzioni religiose, non ho mai dimenticato quel giorno di festa in cui vidi il duomo dei santissimi  San Lorenzo e Barbara e le strade gremite di fedeli arrivati anche dai vicini paesi montani per assistere  alla prima Santa Messa celebrata  da un giovane seravezzino, mi pare che fosse don Bonci, ordinato sacerdote.&lt;br /&gt;Ricordo quando d'inverno mi alzavo dal letto tutto infreddolito e con le mani “gronchie” (2), mentre raggiungevo la chiesa dei Santissimi Lorenzo e Barbara, della quale era parroco monsignor Angelo Riccomini che si avvaleva della collaborazione del giovane cappellano don Giuseppe Bertini, nato a Barbaricina, una località alla periferia di Pisa.&lt;br /&gt;Più di una volta,nella stagione invernale, mi sembrava di attraversare un paesaggio lunare col ghiaccio a forma di candele, formatosi dopo la caduta della pioggia sotto le gronde delle case, oppure dopo lo scioglimento della neve che aveva ricoperto i tetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In chiesa veniva anche un giovanotto di Seravezza che lavorava nel laboratorio dei marmi della ditta Casini &amp; Tessa, che allora c 'era a Corvaia. Egli serviva la Santa Messa e faceva anche un pò da sacrestano. Ad un certo punto non lo vidi più, seppi che era andato a studiare nel seminario pisano di Santa Caterina per divenire sacerdote. La Santa Messa veniva celebrata in latino. Fu il cappellano don Giuseppe  Bertini ad insegnarmi le risposte  che i chierichetti erano tenuti a dare al celebrante durante la funzione religiosa. Non era facile. Avevo delle difficoltà  che superai grazie alla tanta pazienza  che dimostrava di avere il giovane cappellano. Nel recitare  il “suscipia te Domini...” c'era una frase che non  riuscivo a pronunciare bene, così dovetti ripeterla più di una volta; alla fine  la imparai alla perfezione. Durante la benedizione delle case del Montorno, dell' Uccelliera e della Canala, il cappellano veniva accompagnato da due chierichetti, uno dei quali portava un cesto  per le uova fresche donate dalle parrocchiane che tenevano alcune galline. Oltre alle uova venivano raccolti  gli oboli offerti alla chiesa  dagli abitanti delle case benedette. Quando i chierichetti, a giro fatto,  ritornavano in canonica  consegnavano subito il cesto  delle uova alla mamma del parroco : un fatto questo che le procurava  un visibile piacere , come si poteva rilevare  dal sorriso che le illuminava il volto. Un giorno anch'io accarezzai l'idea di “farmi prete”, come allora si diceva. Lo accennai ad alcuni miei cugini nessuno dei quali mi incoraggiò a realizzare questo mio nascente desiderio. Ricordo che essi espressero parere contrario, Così il mio sogno svanì sul nascere, verosimilmente perché non fu sorretto da una vocazio9ne forte  e decisa. Qualche volta, nella mia vita di uomo adulto, mi sono domandato che prete sarei stato se fossi divenuto sacerdote. Sempre mi sono risposto  che avrei aperto la mia mensa ai poveri, attraverso i quali Gesù si manifesta a noi. Durante il periodo in cui  ero chierichetto servii la Santa Messa anche all' anziano don Binelli, cugino di mia madre, che nel passato  fu impiegato, con mansioni di alta responsabilità, presso la filiale di un istituto bancario di Seravezza. Una mattina, dopo la celebrazione della Santa Messa, don Binelli che abitava in Torcicoda e che certamente doveva conoscere i bisogni della mia famiglia, mi mise in mano una moneta  da mezza lira. Ricordo che mi disse:  “Mettila in tasca... non ci rumare e dalla alla tua mamma! “ A Seravezza c'erano tanti chierichetti, ma io ricordo  soltanto Matteo Bonci che era mio vicino di casa e Mario  Tarabella che era la più bella voce del coro della chiesa. Spesso noi chierichetti si litigava  quando si doveva indossare il riccetto che veniva tenuto in canonica alla rinfusa. Qualche volta  si arrivava, in modo vergognoso, a qualche scazzottata fra noi.. quando , forse anche a torto, riteneva  che il suo riccetto era statoindossato da un altro chierichetto. Don Giuseppe Bertini era estremamente affettuoso con tutti noi ragazzi, non ricordo di essere mai stato rimproverato. Egli era amato e rispettato da tutti i seravezzini, come ebbe il piacere di constatare anche Giovanni,il suo fratello più piccolo, che un giorno venne a trovarlo a Seravezza. Fu in quell'occasione che egli  constatò, mentre entrambi fecero un giro lungo le strade del paese, che tutte le persone che incontravano  rivolgevano il saluto al proprio fratello con grande deferenza. Con questo suo fratello più piccolo, divenuto anche lui sacerdote e poi parroco della tenuta Presidenziale di San Rossore nonché cappellano della locale Cappella Palatina, parlai durante un  pranzo sociale  che si svolse  circa trent'anni fa presso la locale Brigata della Guardia di Finanza quando fu festeggiata una ricorrenza annuale della fondazione del Corpo. Fu don Giovanni Bertini, fratello di don Giuseppe,  il nostro ospite d'onore. “Sono stato chierichetto di don  Giuseppe quand' era  cappellano a Seravezza. Era molto bravo, non l'ho mai dimenticato”. Cosi gli dissi quando ci mettemmo a dialogare; ricordo che si commosse. Capii che i due fratelli si volevano molto bene, tant'è che l'esempio di vita di quello più grande indusse il più piccolo  ad entrare in seminario e divenire anche lui sacerdote. Nel settembre 1943 don Giuseppe Bertini assunse l'incarico di parroco della frazione di Molina di Quosa del comune di S.Giuliano Terme. Erano tempi durissimi  per tutta la popolazione. La fame si faceva sentire forte, forte. Don Giuseppe non se ne stette con le man  in mano. Organizzò la raccolta di viveri da distribuire ai parrocchiani, fra i quali anche i partigiani che operavano nella zona. Il suo alto magistero sacerdotale gli fece aprire la porte della sua canonica a tutti i fedeli bisognosi, senza alcuna distinzione. Fu di esempio e di sprone agli abitanti del paese che vedevano in lui un faro di luce, come mi  raccontò un giovane  universitario, che studiava insieme a mio figlio, che sapeva tante cose su don Giuseppe Bertini  per averle sentite dire dai genitori e nonni. Anche un mio collega mi ha raccontato  che suo padre, nel 1944 ,  più di una volta attraversò con una barca a remi,  insieme a don Giuseppe, il fiume  Serchio per raggiungere un vicino molino dove sempre riuscivano a procacciarsi un po' di farina di grano e di granturco di cui avevano bisogno i suoi parrocchiani per sopravvivere. Catturato dalle S.S. nel settembre del 1944 e rinchiuso nel forte Malaspina di Massa insieme ad altri sacerdoti, fu trattato in modo brutale e violento. Nel libro ” La strage degli Innocenti” di Giorgio Giannelli, è riportata la frase rivolta sia a don Giuseppe Bertini che ad altri sacerdoti arrestati e trucidati in quel tempo: “ Voi preti siete un branco di mascalzoni, di farabutti e di spie. Pregate Iddio, piagnucolate e poi nelle vostre  chiese e nei vostri conventi si trovano armi, mitragliatrici e viveri  per i ribelli”. Ecco cosa gli dissero dopo che lui aveva confermato di essere il parroco di  Molina di Quosa. A don  Giuseppe fu chiesto di fornire i nomi dei partigiani. Fu torturato a sangue,ma dalla sua bocca uscirono soltanto parole di perdono per i suoi aguzzini.&lt;br /&gt;Il 19 settembre 1944 fu fucilato insieme  a 34  altri uomini, tra i quali  alcuni ex gerarchi del passato regime del ventennio fascista,odiati ormai dalle S.S. che non avevano più rispetto per nessuno. Quel giorno  fu ucciso  anche il chierico Renzo Tognetti, nativo del Crociale e prossimo ad essere nominato sacerdote. Il Tognetti fu catturato la mattina del 12 agosto 1944, lo stesso giorno in cui fu commessa l'orribile strage di Sant'Anna di Stazzema, nella canonica della chiesa di Valdicastello, insieme al parroco don Libero Raglianti, anch'esso ucciso il 29 agosto 1944 a Filettole, dopo essere stato ristretto e torturato nelle case pie di Lucca e Nozzano, trasformate in carceri dalle crudeli S.S..Per il suo eroico comportamento don Giuseppe Bertini  è stato insignito, alla memoria, della medaglia d' oro al valor militare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1)Fora.       (Voce del vocabolario versiliese) - Fuori;&lt;br /&gt;2)Gronchie,   “      “           “              - Dita delle mani intirizzite dal freddo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2841553538645778621?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2841553538645778621/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2841553538645778621' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2841553538645778621'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2841553538645778621'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/06/la-mia-vita-seravezza-quando-ero.html' title=''/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-8635708025791783909</id><published>2011-06-07T23:07:00.003+02:00</published><updated>2011-06-09T18:27:00.756+02:00</updated><title type='text'>Notizie de visu sullo scultore John Fischer</title><content type='html'>Ecco le notizie  de visu e anche apprese ad Azzano  il giorno della inaugurazione  del monumento dedicato alla Madonna del Cavatore, riguardanti John  Fischer, scultore californiano:&lt;br /&gt;Johon  Fischer è un bell'uomo che nel 2005 aveva 54 anni.&lt;br /&gt;E' venuto in Versilia nel 1985, facendovi ritorno nel 1987.&lt;br /&gt;Da allora non se n'è più andato.&lt;br /&gt;In Versilia era molto conosciuto per le sue opere, tra cui l'altare della chiesa di Vaiana.&lt;br /&gt;Ha dipinto anche " La Lira", il drappo che ogni anno viene dato in premio ai vincitori del Palio dei Micci di Querceta.&lt;br /&gt;Fece presente dopo l'inaugurazione del monumento  che sarebbe ritornato negli Stati Uniti  dove gli erano state commissionate grosse sculture.&lt;br /&gt;Avrebbe fatto ritorno in Versilia per acquistare il marmo su cui lavorare.&lt;br /&gt;Fischer ha lasciato nella nostra terra il frutto della sua scultura che, come ho visto dal monumento dedicato ad Azzano alla Madonna del Cavatore,con sotto di essa due cavatori, uno dei quali pare che si arrampichi su una tecchia, è veramente pregevole. &lt;br /&gt;Per il suo talento di grande scultore e per l'amore che nutrì per la nostra terra, dove ha vissuto tanti anni,  avrebbe meritato la nomina a cittadino onorario della Versilia storica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-8635708025791783909?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/8635708025791783909/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=8635708025791783909' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8635708025791783909'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8635708025791783909'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/06/notizie-de-visu-sullo-scultore-john.html' title='Notizie de visu sullo scultore John Fischer'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-8921749194452411112</id><published>2011-06-07T22:37:00.003+02:00</published><updated>2011-06-08T13:35:03.086+02:00</updated><title type='text'>Azzano culla della Madonna del cavatore</title><content type='html'>Il pomeriggio del 6 agosto 2005 ad Azzano fu inaugurato il monumento in marmo bianco dedicato alla Madonna del Cavatore. L'opera venne  collocata su un terreno di proprietà di  Primo Giorgi, un luogo che lui si augurava che fosse trasformato in un laboratorio all'aperto per giovani di ambo i sessi olandesi , francesi, tedeschi, americani  e di altre nazioni, e dove aleggia sicuramente lo spirito di   Michelangelo , ricordato appunto da Giorgi sulla piccola lapide  murata  sul muro di basamento del monumento, scolpito dallo scultore di San Francisco (California) John Fisher, sulla quale si legge: “ E sosta fece / sull'ameno colle / onde ne trasse / i bianchi marmi  – 1518 1521 “.&lt;br /&gt;Il monumento fu benedetto da don Hermes il parroco della Cappella.Diverse furono le ragioni che indussero Giorgi ad acquistare  questo monumento in marmo bianco, del peso di 7/8 tonnellate.&lt;br /&gt;In primis si deve alla devozione che da  sempre nutriva per la Madonna del Cavatore , la cui medaglia che era solito portare attaccata  ad una catenina allacciata al collo,  impedì nel 1947 che un colpo partito da un'arma che stava maneggiando,  di penetrare nel suo corpo, tanto da salvargli la vita, come un giorno mi raccontò. Questo monumento l'ha voluto anche per onorare i suoi avi, il babbo che fu cavatore  ed anche il nonno Adamo che morì sulla cava ed il giovane figlio perito in seguito ad un tragico incidente stradale ed infine  tutti i cavatori , e sono tanti, che sono periti in seguito alle disgrazie,  sempre accadute nel tempo. Anche i miei antenati , Pietro, il mio bisnonno ( classe 1848) e mio padre Orlando  ( classe  1906) lavorarono sulle cave di Seravezza durante gli anni della loro giovinezza. &lt;br /&gt;Il figlio di Giorgi amava molto i luoghi montani dei suoi avi e nutriva l'ambizione   di poter un giorno trasformare quel terreno, sul quale sono cresciuti frondosi castagni ed altri grossi alberi, e dove sorge una  casetta munita di tutti i servizi, in una scuola all'aperto  per apprendisti scultori.&lt;br /&gt;Su un tratto di questa proprietà scorre la via intitolata “Martiri del Lavoro” che da  Azzano conduce al  monte Altissimo, il monte di Michelangelo.&lt;br /&gt;Nell'anno  2000,  Primo costruì nella sua proprietà una Cappella per onorare la memoria del suo babbo Adamo. Dopo la morte di suo figlio in questa cappella Giorgi ha fatto murare una lapide per onorare anche il figlio prematuramente scomparso. Alla cerimonia di inaugurazione del monumento assistettero diversi artisti stranieri che ogni anno raggiungono questa località montana  per dedicarsi alla scultura, ed una folta schiera  di amici di Primo, uomo di fede cristiana che da giovane prestò servizio militare nel Corpo degli Alpini e nel dopoguerra si arruolò nel Corpo della Guardia di Finanza , tant' è  chi scrive era solito definirlo l'uomo dai due cappelli: alpino e da finanziere. Certo di fargli cosa gradita,  anni fa gli donai un piccolo quadro da me dipinto  con questi due cappelli alpini,Subito dopo l'armistizio dell' 8 settembre 1943 fu imprigionato dai tedeschi  e rinchiuso in un  lager in Polonia. Frequentai con lui nel 1949 il corso allievi finanzieri presso la caserma Piave di Roma.  Con noi c'era anche il   versiliese Angelini Guido e Ermanno Dalle Luche residente a  Camaiore.  Con la morte di Primo e di Ermanno siamo rimasti ancora in vita in due: io e l'amico Guido. Giorgi Primo amava cantare spesso le struggenti canzone degli alpini che ancora ricordava. Lui più anziano di qualche anno riusciva sempre a far mantenere alto il morale  dei più giovani allievi.“ L'arte – come disse nel suo discorso don Hermes prima di benedire l'opera – per le cose belle che esprime  affratella gli esseri umani di qualsiasi colore ed etnia, inducendoli a volersi bene fra loro. Questo fu il messaggio che da Azzano, Giorgi  lanciò agli uomini di buona volontà. Tentò di esprimere compiutamente questo concetto con le proprie parole, ma la forte emozione gli serrò la gola, fino a che il caloroso applauso dei presenti gli diede la forza per concludere la sua breve prolusione. Non dimenticò don Giovanni Dini che a guerra finita succedette alla Cappella a don Luigi Vitè. Fu don Dini ad istituire la bella festa della Madonna del Cavatore. Il 2 settembre 1946 da Azzano partì la processione durante la quale fu portata fino alla Polla la bella formella reffigurante questa Madonna scolpita dal grande scultore Leone Tommasi e da lì, con la teleferica, arrivò sulla cava della Tacca  Bianca dove fu murata. Quando nel 1979,tale cava divenne deserta ed inaccessibile, la formella venne tolta per essere collocata in località La Polla, dove tuttora si trova.Dopo la benedizione del monumento e le note del silenzio uscite dalla tromba di Giorgio Martini  musicante della fanfara degli alpini di Seravezza, alcune scultricI straniere iniziarono a cantare l'Ave Maria, al coro si unirono anche tante voci dei presenti. Al termine della bella cerimonia Giorgi Primo offrì un ottimo e  abbondante rinfresco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-8921749194452411112?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/8921749194452411112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=8921749194452411112' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8921749194452411112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8921749194452411112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/06/azzano-culla-della-madonna-del-cavatore.html' title='Azzano culla della Madonna del cavatore'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-6304305929580582897</id><published>2011-06-05T16:50:00.002+02:00</published><updated>2011-06-05T18:44:01.145+02:00</updated><title type='text'>Medaglia d'argento al valore civile alla città di Seravezza</title><content type='html'>Inizio questo mio articolo con una serie di ringraziamenti. In primis, ringrazio il signor Sindaco di Seravezza se ieri 2 giugno 2011, in occasione del 65° anniversario della  fondazione della Repubblica Italiana  è stata appuntata a Lucca, in forma solenne, sul gonfalone seravezzino la medaglia d'argento al valore civile per i meriti riconosciuti dal signor Presidente della Repubblica, onorevole Giorgio Napolitano, alla popolazione di Seravezza e dintorni durante la seconda guerra mondiale che nella fase finale,per sette mesi, fu aspramente combattuta anche nella nostra  terra.&lt;br /&gt;Ringrazio il signor Presidente della Repubblica per avere accolto l'iniziativa del Sindaco di Seravezza, il quale, in verità aveva chiesto la concessione della medaglia d'oro al valore civile. Ringrazio la Cronaca Libera che divulgò a suo tempo la notizie riguardante la richiesta del Sindaco  seravezzino, fatto questo che mi diede lo spunto per scrivere sul numero 2 del 2010. di Versilia Oggi l'articolo: “Seravezza merita la medaglia d'oro”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni 9O  pensai a determinati fatti dolorosissimi   e alla distruzione di tante case fatte saltare in aria dai tedeschi nell'estate del 1944, senza che nessun riconoscimento di merito fosse stato riconosciuto ai seravezzini  Di questo ne parlai con persone che frequentavano il salone della Misericordia di  Seravezza. dove allora venivano tenute importanti conferenze.&lt;br /&gt;Una gentile signora che stava seduta a poca distanza da me, con molto riguardo, mi ricordò che la medaglia d'oro concessa  al Comune di Stazzema di  fatto era stata concessa all'intera Versilia.&lt;br /&gt;I lettori della Cronaca Libera sanno cosa ho scritto recentemente al signor Presidente della Repubblica, per sottolineare l' importanza  della richiesta del Sindaco Neri;  non è necessario quindi che ora ne riparli.&lt;br /&gt;Il pensiero profondo avuto dal sindaco Neri mi induce a ritenere che quello che anch'io ebbi verso la fine del secolo scorso era fondato su elementi di estrema importanza.&lt;br /&gt;Penso che questa medaglia d'argento abbia onorato i sopravvissuti alla tragica guerra vissuta dai seravezzini  ed anche la memoria di coloro che sono purtroppo scomparsi.&lt;br /&gt;Concludo rivolgendo un commosso pensiero al mio amico, fin dall'infanzia che fu  Alberto Benti anche lui scomparso in questi ultimi anni, che, come ho già scritto in altri miei articoli,  fu davvero un eroe senza  medaglia, insieme ad altri ragazzi di Seravezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.6.2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-6304305929580582897?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/6304305929580582897/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=6304305929580582897' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/6304305929580582897'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/6304305929580582897'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/06/medaglia-dargento-al-valore-civile-alla.html' title='Medaglia d&apos;argento al valore civile alla città di Seravezza'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2684412982628252172</id><published>2011-05-26T17:00:00.002+02:00</published><updated>2011-05-27T18:07:46.189+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Boby, un cane  soprannominato Dayan &lt;br /&gt;FU UN GRANDE AMICO DELL'UOMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 10 agosto 1985 ricorrenza della festa di S. Lorenzo morì “ringhiando” il piccolo cane randagio che per anni percorse le vie di Seravezza.  Per conoscere le cause della sua morte mi recai a Pietrasanta per parlare con il veterinario che lo aveva visitato.Seppi  così che fu massacrato a colpi di bastone. Ricordo che il dottore nel parlarmi del cane la cui testa l'aveva inviata a Pisa per sapere se l'animale fosse o meno affetto da rabbia, mi fece capire di avere sofferto nel vedere davanti ai suoi occhi il cane ucciso con tanta violenza. Aggiungo, per fare chiarezza, che a Seravezza si era sparsa la voce che il cane aveva devastato il piccolo orto che un uomo coltivava sull' argine del fiume Versilia , vicino al ponticello pedonale al di là del  Lungofiume. Non voglio dire altro, mi fa solo piacere parlare del cane come anch'io l'ho conosciuto per quello che era, un  animale sensibile ed affettuoso. Sul suo muso intorno all'occhio sinistro, aveva una macchia nera a forma di cerchio, e per tale motivo quando apparve la prima volta a Seravezza chiaramente malconcio per le botte  che gli furono inferte, (fatto raccontatomi da un uomo che lo aveva visto così malridotto) , ci fu chi  gli affibbiò il nome “Dayan” a ricordo, senza alcuna irriverenza, del mitico generale israeliano la cui immagine  caratterizzata  da quella banda nera sull'occhio, veniva allora continuamente diffusa dalla televisione e dalla stampa. Altre persone lo battezzarono “Boby”, nome certo più appropriato e  naturale.&lt;br /&gt;Anche se non mancarono persone che ebbero il desiderio di tenerselo, lui, che pure fu capace di esternare  sentimenti di amore e gratitudine nei riguardi di tutti coloro  che per anni e anni gli diedero da mangiare, preferì vivere da randagio ma libero. Docile e innocuo apparteneva a tutti. Divenne così il cane di Seravezza: per giorni e giorni  seppe attendere il ritorno  a casa dall'ospedale di persone  che gli volevano bene e per questo motivo a lui  erano   care. Arrivo perfino a rendere omaggio a persone defunte, come fece quando mori mia suocera Bruna Guerrini. Ricordo che entrò nella camera ardente della chiesa dell'Annunziata di Seravezza, dove rimase accucciato per lungo tempo  ai piedi del marito della cara defunta  e degli altri suoi stretti familiari, che stavano intorno alla bara. Nelle sue lunghe stagioni calde dell'amore si rivelò più ardimentoso di “Romeo”, in quanto si rese protagonista di spettacolari cadute nel fiume, in conseguenza si spericolati balzi spiccati dal muro per raggiungere invano la sua “Giulietta” chiusa sul terrazzino  di una casa costruita ai margini dell'alveo.  Sospiri di sollievo furono tirati da coloro  che lo rividero rialzarzi miracolosamente illeso pronto a ripetere altri balzi sfortunati.&lt;br /&gt;Negli ultimi tempi della sua vita il suo pelo aveva naturalmente perso la lucentezza di un tempo. Gli era rimasto un solo dente incisivo, oltre ai molari, coi quali riusciva ancora a frantumare  parzialmente  gli ossi che  riceveva in abbondanza. E proprio sul terreno dove li aveva nascosti che fu ucciso. &lt;br /&gt;Anche se randagio e non di razza è stato un grande cane  la sua morte ha procurato a molte persone che gli vollero bene, un grosso dispiacere. Mio suocero Giuseppe Pucci che spesso amava accarezzarlo e portalo in giro con sé ha sofferto quando gli dissero che lo avevamo ammazzato. Ricordo che la forte commozione sentita  gli riempì gli occhi di lacrime.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2684412982628252172?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2684412982628252172/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2684412982628252172' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2684412982628252172'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2684412982628252172'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/05/boby-un-cane-soprannominato-dayan-fu-un_26.html' title=''/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-8711646241787385022</id><published>2011-05-23T08:36:00.001+02:00</published><updated>2011-05-23T08:49:36.574+02:00</updated><title type='text'>Erminio Cidonio – Portò ai valori più alti della sua storia la società Henraux</title><content type='html'>Già nel 1985  parlai su Versilia Oggi  del grande dirigente di impresa che fu Erminio Cidonio, uomo lungimirante  e con una visione moderna del mondo del lavoro, peraltro anche attaccato ai valori dell'arte in particolare del marmo.&lt;br /&gt;Egli arrivò in Versilia il 2 maggio 1957 per assumere direttamente  la guida della Henraux, come gli avevano chiesto i suoi fratelli, molto interessati alla succitata società.&lt;br /&gt;Come il fondatore che fu nel 1821  Jean Baptiste Alexander Henraux, già luogotenente di Napoleone, inviato dalla Francia in Italia per acquistare i marmi occorrenti per abbellire i palazzi dell'imperatore, anche Erminio Cidonio mai si era occupato  di marmo prima di assumere l'amministrazione della società versiliese. Nella sua nuova attività profuse tesori di energie,tanto da calarsi nella  medesima veste di J.A.B. Henraux.per la realizzazione del sogno risalente al 1821, che fu anche il suo , cioè  di portare questa società  a divenire nel mondo la più importante società marmifera. Di ciò ne fece ragione della sua vita.&lt;br /&gt;Questo uomo che rese ancora più famosa  la nostra Versilia dal 1957 al 1966 era nato a Rocca di Mezzo (Aquila) nel  1905. Ai piedi del monte Sirente, dov'è sepolto dal 1972  aveva trascorso gli anni della sua infanzia ed adoloscenza, fino a divenirne sindaco  nell'immediato dopoguerra,&lt;br /&gt;Assunta la guida della società versiliese  provvide a ristrutturare  tutti gli impianti dovunque installati, motivo per cui essa che fino allora aveva operato  con criteri prettamente artigianali, passò ad una produzione industrializzata di  più alto livello.&lt;br /&gt;E' a lui che si deve l'audace via  che scavata sulla ripida   parete sud del Monte Altissimo, che conduce alle cave della Vincarella e della Tacca Bianca, sulle quali aleggia  da secoli lo spirito di Michelangelo. Avvertita la necessità di disporre, nel prosieguo dell'attività dell'azienda, di personale  preparato e in grado di svolgere il proprio lavoro nel migliore dei modi, creò corsi di addestramento per marmisti assicurando a tutti i frequentatori un posto di lavoro nella società.Ci sarebbe ancora bisogno di uomini come lui per assicurare in questo momento di grave crisi,  tanto lavoro ai nostri giovani.&lt;br /&gt;Attraverso la rivista internazionale “Marmo” da lui stesso voluta, come strumento di comunicazione mondiale, la società Henraux, con scritti e illustrazioni fotografiche di illustri autori, portò ulteriormente all'attenzione di architetti, ingegneri, scultori, costruttori e designers,  il valore del marmo e l'importanza dello stesso in ogni comparto delle costruzioni edilizie e nell'arte, secondo le tecniche di lavorazione dell'epoca. &lt;br /&gt;Sempre al fine di valorizzare il marmo nel settore della scultura, Erminio Cidonio organizzò, sotto la sapiente direzione di Giuseppe Marchiori,seminari sperimentali frequentati da giovani e selezionati scultori. Oltre alle spese di soggiorno e la messa a loro disposizione di  attrezzature e materiali di cui avevano bisogno, a totale carico della società, i giovani artisti potettero avvalersi anche della collaborazione  dei “maestri” della società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A conclusione della fase iniziale  della sua azione dirigenziale, Cidonio ebbe l'idea  di realizzare a Querceta sull'ampio piazzale della società , il museo all'aperto della scultura  contemporanea, ottenendo l'immediata adesione  dei più famosi artisti di tutto il mondo. E  fu così che su quel fantastico palcoscenico , a partire dal 1957  sfilarono i  più celebri scultori da Henry Moore a  Giacomo Manzù, da Marino Marini a Giò Pomodoro, oltre ad altri artisti  italiani e stranieri, architetti e critici d'arte, scrittori e designers, tutti di fama internazionale.  &lt;br /&gt;In considerazione dell'attività eccezionale svolta in Versilia  da questo uomo, tesa nella sostanza a propagandare e diffondere  in tutto il mondo il nostro splendido marmo, oltre che a fare  risaltare agli occhi  di tutti la bravura delle  nostre maestranze, ritengo  che per onorare la sua memoria che proprio la via da lui aperta sull'Altissimo  fosse intitolata a Erminio Cidonio, perchè lassù , su quella cima,   sulla quale in giorni lontani volteggiarono le aquile, sono certo che oltre allo spirito di Michelangelo vi aleggi anche quello di J.B.A. Henraux e dello stesso Erminio Cidonio, poiché durante la loro esistenza terrena essi legarono indissolubilmente i loro nomi alla nostra meravigliosa Versilia. Questa mia  proposta, la lanciai  anche attraverso le colonne di  Versilia Oggi ventisei anni fa, senza ottenere il risultato sperato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-8711646241787385022?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/8711646241787385022/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=8711646241787385022' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8711646241787385022'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8711646241787385022'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/05/erminio-cidono-porto-ai-valori-piu-alti.html' title='Erminio Cidonio – Portò ai valori più alti della sua storia la società Henraux'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-1629797895936206103</id><published>2011-05-21T21:01:00.002+02:00</published><updated>2011-07-24T07:35:33.930+02:00</updated><title type='text'>Piccolo nostro mondo sparito</title><content type='html'>Erino belle le vecchie case del Ponticello di Seravezza duve abitavo, quand'ero cicchino, anco se aveino i muri scrostati e più cucine annerite  dal fumo dei grossi camini. Sorgevano sulle rocce in fondo al monte Canala, Erino incastonate  in mezzo a piante di ceragio, piccoli orti e giardini con tante rose, ortensie e camelie. L'acqua e la luce in casa ce l'aveino in poghi. Si usava la lampada a petrolio e l'acetilene; c'era chi accendeva ancora il lumino a olio.&lt;br /&gt;Prima che la guerra le spazzasse via, ogni anno  stormi di rondini ci ritornavano per farci il nido. Fango e acqua ne aveino in abbondanza i quell'oasi di verde. C'erino molti pesci nel fiume e l'acqua che vi scorreva era così limpida  che si podea anco beve, specie dopo che era passata la piena.. Ricordo gli anni 30, già raccontati nei libri scritti da Giorgio Giannelli, quando nelle strade  si sentia cantà “faccetta nera” e “siam versiliesi dalla pupilla nera...”.Allora mi pà andaa a laborà sulle cave del  Trambiserra anco quando il tempo era piovoso e tirava un forte vento, perchè avea bisogno  di guadagnà con noi bimbi da tirà su.  Sotto la tecchia insieme ai su compagni, che  come lù erino scovati, aspettò, più volte che spuntasse l'arcobaleno. Aveo poghi anni e spesso mi svegliavo quando la matina, doppo avè  levo il paletto di ferro  che bloccava la porta di accesso, mi pà metteva fora la testa dall'uscio  per scrutà il cèlo. Così na volta lo sentii dì: “E' tutto nero e pioviccola. Un so che fa. Se mi riscisse laborà almeno du ore. Già c'è pogo laboro e ci si mette contro anco il brutto tempo...”. E mi ma: “ O te, speriamo per lo meno che la piena  porti giù dei sassi. Non ce n'è più nel fiume. Eno stati raccattati tutti. Il barrocciao mì ha ditto  che vanno a ruba. Certo che a portalli sulla strada è un fatica da morì. C'è da sfiattaccisi”. Anco mi mà s'era alzata presto per preparà per mi pà, al lume  della lampada a petrolio, il fagotto col mangià a mezzogiormo: pane o polenta. Solo il companatico cambiava, a seconda dei giorni. Erino comunque le stesse cose e cioè:  carne allistata, o cagio pecorino, o mortadella,  o biroldo,quando ci avea i pomodori gli dovevimo trità il sale, un compito che toccava a me o a mio fratello Sergio. Misso una brancata su un pezzo di carta gialla, ci giravamo sopre, come un  rullo, una bottiglia, mezzo giro avanti e indietro con le mani. Nelle parole dei mi genitori avvertivo tutta la loro  preoccupazione. Laborà du ore volea dì che mi pà si accontentava di avè almeno un quarto della paga che gli avrebbero datto se avesse lavorato l'intera giornata. Un era un granchè un quarto, erino poghe lire che però servivino a compracci qualcò a la bottega, considerato che a quei tempi circolavano i centesimi e ventini. Missi gli scarponi chiodati, tirati a lucido con la sciugna, cosa che si facevamo  io e mio fratello, si allontanava da casa  sotto il grosso ombrello di celandra, più di un volta tra il fragore dei tuoni ed il rumore dell'acqua tumultuosa del canale che passava sotto  la finé de la cucina de la mi casa, e quello cupo dei sassi  che spinti dalla corrente della piena, rotolavano giù per il fiume. Un c'era da sta allegri quando l' acqua limacciosa arrivava a sfiorà le arcate dei ponti e la passerella ballerina fatta di fili di ferro e paletti di legno, che gli omeni per attrabaccà il fiume arrivi sopre Malbacco  percorrevino con difficoltà per portarsi  dall'altra parte della valle, duve iniziava il sentiero che li portava sulle cave del Trambiserra. Negli anni 30 vivevano ancora tante  pèrsone  che ricordavano i danni che aveva causato  la piena del 26 settembre 1885. Era arriva l'acqua alta come si podea vedè dalla linea scolpita  su na piastrella di marmo murata su alcuni edifici di Seravezza per ricordà tale evento. E durava sempre ai mì tempi l'usanza che dopo le tempeste noi ragà si saliva  sul monte Canala per raccoglie i rami dei castagni  che il vento avea scosciato dai grossi alberi. &lt;br /&gt;Allora un  c'era altro combustibile, oltre il carbone e la legna,  per còce il cibo, e così si facea  a le  corse a chi arrivava prima per trascinà interi rami giù lungo la mulattiera fino a casa. Incredibilmente, anco il vento che coi suoi sibili ci facea sta in ansia, era utile per procurarci la legna. Quando nel célo tinto di azzurro ritornava a splende il sole, nelle strade  si rivedevano i barrocci, le membrucche, carri o carrette trainati da bovi e cavalli con sopre blocchi o lastre di marmo. Anco il tramme riappariva con la sua lunga fila di vagoni. Al pontile di Forte dei Marmi  i velieri attraccati attendevano l'arrivo dei pezzi di marmo per esse imbarcati e trasportati in ogni parte del mondo, come sentivo dire. Quando un era freddo, noi batocchi, si ritornava a mette i piedi nel fiume, duve si giocava accanto ai botelli. Poi arrivò la guerra e nell'agosto del 1944, questo mio piccolo mondo sparì, spazzato via dai tedeschi che lo minarono e lo fecero saltare in aria per tenere sotto controllo il terreno sottostante le loro trincee dove per sette mesi fermarono l'avanzata delle truppe alleate.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-1629797895936206103?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/1629797895936206103/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=1629797895936206103' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1629797895936206103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1629797895936206103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/05/piccolo-nostro-mondo-sparito-senza.html' title='Piccolo nostro mondo sparito'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-3843134073910052493</id><published>2011-05-20T10:21:00.004+02:00</published><updated>2011-05-20T13:04:30.601+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Amo ancora parlare del grande professore Danilo Orlandi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo studio sul vernacolo versiliese, il professore Danilo Orlandi nell'opuscolo che mi donò quando ebbi l'onore di conoscerlo nella Sala Fontana della Misericordia di Seravezza,di cui ho parlato recentemente,  ha scritto , tra l'altro, quanto segue: “"" IL Santini nelle vicende  storiche di Seravezza e di Stazzema” riferisce che: nella guerra di Portogallo (1579) si posero sotto gli stendardi del Re di Spagna, Matteo di Giovanni Giannotti e suo fratello Vincenzo, Gio Ventura Marchesini, Matteo di Antonio da Giustagnana, Giovanni  di Pieruccio da Fabiano e Meo di Bartolomeo Barsottini, i quali tutti si ritrovarono in Medina Sidonia.Questa armigera gente (prosegue  il Santini), venne tutta raccolta da Prospero Colonna, il quale avuta a sua richiesta, l'autorizzazione dal Granduca di raccogliere uomini nel Capitanato a favore della Corona Spagnola,  e ne ebbe ben donde,  perché vi troviamo ancora Messere Tullio Bonamini di Seravezza come medico chirurgo speciale dell'Ill.mo  ed Ecc.mo don Prospero. E prosegue: “cosi è noto come nel 1614 il Comandante Annibale  Canci faceva conoscere al Capitanato di Giustizia di Pietrasanta che  trovasi a bordo della galea   di Sua Altezza avendo per soldati nella sua compagnia Bernardino di Giovanni  di Nicola, Nicola di Giovanni Vezzoni, Vincenzo di Antonio Barsottini da Seravezza, Piero di Leonardo Doria  da Corvaia. Luca di Batta Vincenti da Fabiano, Ginesio di Luca Carducci da Giustagnana, Filippo di Pellegrino Bartolucci, Antonio di Pietro Pancetti, Gio di Filippo di Gio da Farnocchia, Matteo di Piero del Pellegrino, Federico di Mario Fagetti da Pietrasanta, Pelegrino di Gio  da Terrinca.”””&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo sempre il professore Danilo Orlandi, uomo dagli occhi profondi, buoni e intelligenti che, con le sue opere letterarie, onorò altamente la nostra Versilia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-3843134073910052493?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/3843134073910052493/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=3843134073910052493' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3843134073910052493'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3843134073910052493'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/05/amo-ancora-parlare-del-grande.html' title=''/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-1183616812354906514</id><published>2011-05-17T09:05:00.002+02:00</published><updated>2011-05-17T09:13:57.817+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Estate 1944 - I tedeschi intimano lo sfollamento alla popolazione di Seravezza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho ancora vivi nel mio cuore i ricordi di quel tragico giorno di sessantasette anni fa in cui i tedeschi imposero ai seravezzini l'ordine di sfollare a Sala Baganza, in provincia di Parma. C'era una grandissima confusione nelle vie di Seravezza e in particolare in piazza Carducci, dove sul muro a fianco della macelleria di Adolfo Lombardi, dirimpetto al monumento ai Caduti era  stato affisso il manifesto che conteneva l'ordine. Seravezza in quell'estate del 1944 era piena di sfollati. Ricordo che quasi tutti i fondi anche senza servizi igienici  e privi di una normale pavimentazione, erano quasi tutti occupati.&lt;br /&gt;Andai anch'io a leggere quel manifesto. Ricordo che c'era una lunga fila di gente davanti a me. quindi dovetti aspettare un po' di tempo prima di posare gli occhi sullo scritto. Rimasi senza parole, non riuscivo a comprendere come la mia famiglia potesse raggiungere Sala Baganza, località da molti sconosciuta, in quanto avevo la nonna materna anziana e con una caviglia gonfia, da sempre trascurata, che la faceva  zoppicare quando camminava. Poi avevo una sorella che non aveva ancora due anni. Sì, insomma, la mia famiglia si trovò ad affrontare una tremenda situazione.&lt;br /&gt;La prima cosa a cui pensai  furono i patimenti che avrebbe sofferto la mia cara nonna. Questo pensiero mi fece ritenere che soltanto la  morte che avvenne,  nell'ultimo rifugio di Giustagnana, dove rimase sola, avrebbe posto termine alle sue sofferenze. La disperazione si leggeva sul volto di tutti i miei paesani e anche di coloro che vivevano sui monti sovrastanti il capoluogo seravezzino, dove si erano rifugiati dei fortemarmini, ai quali i tedeschi avevano   imposto lo sfollamento il 30.6.1944. Anche la gente dei monti, compresi gli sfollati, scese a Seravezza per leggere appunto il manifesto. La maggiore parte  della popolazione non sapeva cosa fare. Ci fu qualcuno che disse: “ Andiamo a sentire Gino Polidori”. Rimasto cieco dalla guerra 1915/1918, presidente della sezione di Seravezza degli invalidi e mutilati fin dalla sua costituzione (1919), sindaco di Seravezza dal 1923 al 1926 e nominato nuovo podestà di Seravezza il 6 settembre 1934. Ricordo  che questo uomo molto famoso, insignito dell'onorificenza  di cavaliere ufficiale, con accanto la sua giovane figlia, ascoltava tutti con molta attenzione. Comprese i forti disagi che la popolazione di Seravezza doveva  affrontare, ma purtroppo non seppe  suggerire alcun comportamento per evitare lo sfollamento; non ci restava che obbedire a tale ordine. Intanto la fame ed altre sofferenze rendevano sempre più faticosi i giorni che la gente di Seravezza e dintorni stava vivendo. Soltanto, chi l'ha sofferta  può capirmi. Ti senti morire, ma continui a vivere..., ti senti sfinito, ma il tuo cuore continua a battere. Ecco i sintomi della fame.&lt;br /&gt;La Carità. Una delle virtù teologali: l'amore a Dio come bene supremo  e al prossimo per amore di Dio” negli anni della guerra non vi vedeva più in giro, sì era scomparsa. Ognuno aveva i suoi gravi problemi da risolvere quotidianamente e non poteva pensare a quelli delle altre persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia famiglia si rifugiò in un metato tra il Pelliccino e il colle, di proprietà dei miei zii C'era vicina anche una grossa buca scavata in una roccia  del monte dove nel passato veniva estratto il quarzo. A poca distanza avevamo la sorgente di acqua che tuttora alimenta la fontana di Riomagno. L'acqua era era l'unico bene primario cui si disponeva in abbondanza. Si dormiva su un mucchio di rusco, idoneo per preparare la stalla delle pecore,  sul quale si stendeva la grande materassa,  che avevamo portato fin lassù dalla nostra casa del Ponticello. Non passò molto tempo quando fummo costretti a lasciare questo rifugio. Avvenne quando una mattina un ufficiale  tedesco, seguito da alcuni suoi soldati,  parlando la nostra lingua in modo abbastanza comprensibile, ci disse che dovevano andare via subito da quella zona in quanto entro pochi giorni ci sarebbero stati i primi combattimenti con gli americani che si stavano avvicinando  e le forze tedesche trinceratesi sui nostri monti fino allla foce del Cinquale. Finimmo a Giustagnana, dove trascorsi i giorni più tristi e dolorosi della mia adoloscenza. &lt;br /&gt;Alfieri Tessa, ex partigiano caposquadra, nel suoi libro ”Il fucile legato con una corda”  ha parlato di sua sorella, che il 21 aprile 1945, a bordo di un'autoambulanza americana fu trasportata, accompagnata dai suoi genitori, da Ruosina dov'era sfollata all'ospedale di Lucca per essere curata essendo affetta da un forte deperimento causato dalla mancanza di cibo. Quando i genitori, a piedi, attraversando i monti  raggiunsero  Lucca  per visitare la loro figlia, non fecero in tempo a rivederla ancora viva, in quanto era morta due giorni  prima del loro arrivo.Non videro neppure il loro corpo in quanto era stato già seppellito nel cimitero di S.Anna di Lucca. Il decesso di questa sfortunata ragazza avvenne quando iniziò l'offensiva finale alleata che si concluse con lo sfondamento della linea Gotica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-1183616812354906514?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/1183616812354906514/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=1183616812354906514' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1183616812354906514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1183616812354906514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/05/estate-1944-i-tedeschi-intimano-lo.html' title=''/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-6004130478768705</id><published>2011-05-01T22:17:00.004+02:00</published><updated>2011-05-02T16:58:30.513+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Tante altre cose voglio  dire sulle conferenzr che negli anni del 1990 si svolsero presso la Misericordia di Seravezza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amo ancora parlare della antica Misericordia di Seravezza  che, negli ultimi anni del secolo scorso, oltre ai compiti istituzionali svolse anche una importantissima attività culturale che fu fortemente voluta dall' appassionato  governatore pro-tempore dr. Luigi Santini, validamente coadiuvato dallo scrittore Fabrizio Federigi, purtroppo scomparso anni fa.&lt;br /&gt;Nella bella sala intitolata a Francesco Fontana, molte furono le conferenze che vi furono tenute da personaggi di grande cultura in più campi dello scibile umano. Tra questi uomini ricordo, il grande seravezzino Leonetto Amadei, uomo politico che fece parte dell'Assemblea costituente che scrisse la  nostra famosa carta Costituzionale, fino ad arrivare ad essere anche il Presidente di questa importante istituzione del nostro Stato. Molti sono gli uomini importanti che  ascoltai durante le loro conferenze, dei quali non ho parlato nel mio primo elaborato. Essi  furono, il capo dei partigiani apuani di Massa Carrara, Pietro del Giudice (che fu il primo prefetto di quella zona dopo la liberazione) e  Briglia Gino,anche lui comandante partigiano; Il professore Renato Bonuccelli,autore del libro  “Cinquanta anni fa in Versilia”, nel quale racconta la orribile strage di S.Anna di Sazzema avvenuta il 12 agosto 1944 durante la quale fu barbaramente uccisa sua madre,il nonno materno, entrambe le nonne materne e  un suo  zio paterno. Il piccolo Renato che aveva sei anni miracolosamente scampò alla morte;  il professore Giovanni Cipollini  che vi presentò anche alcuni suoi libri; il professore Danilo Orlandi, laureato in materie letterarie e autore di diversi libri. Orlandi da giovane studente uniersitario ebbe la fortuna di avere potuto ottenere lezioni private addirituura da Dino Bigongiari, quando questi, arando l'oceano, ritornava per le vacanze nella sua casa natale di Seravezza. Il professore Orlandi con il quale scambiai alcune parole,  appena gli dissi che avevo difficoltà a scrivere in dialetto,subito mi donò un  suo opuscolo, recante significative parole della nostra parlata. Inoltre, sempre il quel suo librettino, aveva menzionato alcuni versiliesi  che, secoli addietro,  si imbarcarono su un bastimento per arrivare in Spagna per combattere a favore del re di quella nazione; il professor Marchetti che ci parlò del micoscrosmo versiliese; don Renzo Mencaraglia laureato in arte sacra, che raccontò la storia di grandi artisti dello stazzemese tra i quali Roberto Cipriani, musicita, poeta satirico-umoristico, scultore e intagliatore in legno , cesellatore in oro e argento. In quella conferenza mostrò anche al pubblico alcun pezzi pregiati delle opere di cui aveva parlato;l'architetto Andrea Tenerini;  il maestro Lorenzo Marcuccetti e Enrico Lorenzetti che anche lui presentò nel salone della Misericordia alcuni suoi libri. Una conferenza sull'arte pittorica fu tenuta anche dal famoso pittore Gian Paolo Giovannetti. Un bel libro di poesie dialettali fu presentato da Aldo Bertozzi. Al termine di questa  cerimonia fu offerto s tutti i presenti un ricco rinfresco.  Ci fu anche chi parlò delle miniere d'argento del Bottino e di quelle del mercurio del monte  di Ripa,  purtroppo con ricordo il nome del professore che tenne le  conferenze  succitate,  motivo per cui nel caso in cui  leggesse questo mio scritto gli  chiedo anticipatamente  di voler perdonare questa mia dimenticanza.Un giorno tenne una conferenza il maestro Giuseppe  Bertelli, funzionario dello stato civile del comune di Stazzema che compilò l'elenco delle creature uccise a S.Anna. Fu presentato al pubblico da Fabrizio Federigi il quale parlò di un bellissimo libro che il Bertelli aveva scritto che purtroppo non riuscii a trovare nelle librerie della Versilia dove mi recai per acquistarlo. Le conferenze che si svolsero presso la Misericordia di Seravezza non le ho mai dimenticate. Esse sono ancora vive nel mio cuore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-6004130478768705?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/6004130478768705/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=6004130478768705' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/6004130478768705'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/6004130478768705'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/05/tante-altre-cose-voglio-dire-sulle.html' title=''/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-4480538191418923237</id><published>2011-04-28T16:29:00.003+02:00</published><updated>2011-04-28T20:20:31.551+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Anni 1990  - La sala della Misericordia di Seravezza fu un centro culturale di grande importanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ricordo sempre la gioa che avvertivo  nel mio cuore, quando negli anni del 1990,  ebbi la possibilità di partecipare a diversi incontri culturali che si svolgevano periodicamente presso il palazzo della Misericordia di Seravezza.&lt;br /&gt;Il tempo volava nella bella sala dei convegni, quando molte persone colte e preparate illustravano la storia della Versilia, l'arte, la parlata e la  vita dei grandi versiliesi di ogni tempo. Sì volava  il tempo, quando sentivo parlare della “mia Versilia”, un microcosmo che,  come affermato  da studiosi di scienze naturali, affascina per la bellezza dei suoi monti e del mare nel quale si specchiano lo splendore dei marmi,e dove c'è l'abbondanza di acqua  che sorge da sorgenti di straordinaria purezza e molta varietà della flora,rara in altri territori nazionali,  tant'è che la Versilia non ha eguali, in altre parti del pianeta terra.&lt;br /&gt;Grazie a questi incontri appresi molte notizie su argomenti che non conoscevo o che mi erano noti solo in modo frammentario. Un esempio? Da ragazzo sentii parlare della piena dell'Ottantacinque.&lt;br /&gt; “ L'acqua è arrivata fino a questo segno”; così era scolpito  su una piccola  lastra di marmo murata sulla facciata di una casa di Seravezza, vicina a quella dei “Combattenti”, saltata in aria, come tutte le abitazioni del rione, durante gli eventi bellici dell'estate del 1944.&lt;br /&gt;Nel corso delle scorribande estive, effettuate lungo il fiume Serra, compiute in compagnia di altri coetani del Ponticello, nel vedere i resti delle segherie spazzate via dalla furia delle acque, mi resi conto di quanto dovettero essere ingenti i danni subiti dalla comunità seravezzina, causati dalla piena spaventosa che avvenne nella notte a cavallo del 25 – 26 settembre 1885. Da una fotografia scattata subito dopo la piena, appaiono i tanti danni che subirono le case del rione Fucina, ubicate sotto la chiesa della Santissima. Annunziata, anch'essa fatta  saltare in aria dai tedeschi,  tra le quali c'era anche quella che fu abitata da Michelangelo, nel periodo dal 1518 al 1521 quando  arrivò nel capoluogo seravezzino  per trarre i marmi dai monti di Seravezza da utilizzare per la costruzione a Firenze di una cattedrale che poi non fu realizzata.&lt;br /&gt;Dovevo attendere fino al 9 dicembre 1995. data di presentazione al pubblico ( che sorpresa ) dell'opuscolo edito dalla Misericordia di Seravezza, intitolato “ La piena dell'Ottantacinque”, raccontata  da Mauro Barghetti con quella prosa brillante che lo contraddingueva, per conoscere, con dovizia di particolari, notizie  e dati relativi ai danni causati dalla piena nel 1885 che, nel territorio seravezzino,  vennero allora calcolati in L.1.549.427,52, corrispondenti al dicembre 1995 a L. 8.394.795.000.&lt;br /&gt;Con questo libretto, nel quale, tra l'altro sono stati riportati un racconto ed una poesia dell'indimenticato scrittore e poeta cavatore Lorenzo Tarabella la Misericordia di Seravezza acquisì un ulteriore merito.&lt;br /&gt;Molti furono  gli incontri culturali svoltisi durante l'anno 1995 presso la bella sala  intitolata a Francesco Fontana, fu un bilancio davvero positivo.Un dei più attivi conferenzieri fu l'indimenticato scrittore Fabrizio Federigi, scomparso prematuramente.&lt;br /&gt;Quando la cultura è spettacolo. Sì così si  rivelarono  le conferenze  riuardanti la parlata versiliese  tenute dalla bravissima potessa e scrittrice Alessandra Burroni. Arguta e intelligente pronunciò espressioni che, talvolta, secondo un corretto italiano, sembravano essere degli strafalcioni, ma pronunciate in dialetto, oltre che ad essere molto divertenti, lasciavano ben intendere i lori significati. Fu bello per me osservare la sala gremita di pubblico, com'è avvenuto più di una volta.   E che emozione vedere anche sventolare   dalle finestre della sala tante bandiere tricolori, com'é successso  quando venne presentato l' ultimo libro di Giorgio Giannelli.&lt;br /&gt;Purtroppo in occasione di altri importanti incontri culturali  che avrebbero meritato un particolare interesse, soprattutto da parte dei giovani, la  loro partecipazione è stata scarsa,e si che  l'edificio della Misericordia  lo avevano a due passi dalle loro case.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-4480538191418923237?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/4480538191418923237/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=4480538191418923237' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4480538191418923237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4480538191418923237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/04/anni-1990-la-sala-della-misericordia-di.html' title=''/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-7867928425070063112</id><published>2011-04-17T16:50:00.015+02:00</published><updated>2011-05-04T12:29:21.399+02:00</updated><title type='text'>Dino Bigongiari,un grande uomo di Seravezza, che fu il portabandiera della cultura italiana in America</title><content type='html'>Amo ancora parlare del professore Dino Bigongiari che nella storia di Seravezza  ha rivestito  un indubbio ruolo di spicco, nel campo dell'insegnamento delle lettere (latino, greco, filosofia, teologia e di tutto lo scibile umano)) che svolse dal 1904 al 1950 presso la Columbia University di New York. Nato a Seravezza nel 1878, fu un ragazzo selvaggio che non voleva studiare. Il padre di Dino, Anselmo, anche lui un originalissimo figlio della Versilia, fu un  garibaldino agnostico. Deve al suo commercio per i  marmi ed alla sua passione per il giornalismo che lo portarono ad emigrare in India e poi in America dove spinse il  figlio a fare il fattorino alle dipendenze della Western Union, la società del telefono. Dino  da ragazzo  conosceva già molto bene il latino come l'italiano,  per averglielo insegnato un suo zio prete. &lt;br /&gt;Frequentavo la seconda elementare quando sentii parlare per la prima volta del famoso personaggio seravezzino. Eravamo agli anni 30.Il  suo nome non lo sentii profferire sui banchi della mia classe, come poteva essere più logico, ma nella strada, allorché un giorno, di ritorno dalla scuola con altri ragazzi del Ponticello e di Riomagno, passai davanti alla porta di ingresso della casa natale di Dino Bigongiari. Un compagno che camminava al mio fianco, mi disse: “ Qui abita la mamma del professore Bigongiari , da molto tempo in America, dove insegna in  una università”. Questa notizia  acquisita in modo  così casuale mi lasciò stupefatto: mi domandavo come un seravezzino potesse aver raggiunto un traguardo del genere. A scuola avvertivo le prime difficoltà  nello scrivere correttamente, essendomi già abituato ad esprimermi in dialetto. Ricordo di essere stato rimproverato per  avere scritto un volta nel mio compito,la parola  “drento”, anziché dentro. Ricordo di aver vissuto momenti emozionanti nell' apprendere cose nuove ed, in questo contesto, fu molto bello  per me sapere  che nel Nuovo Continente scoperto da Cristoforo Colombo,  risiedeva un uomo grande della cultura, nativo di Seravezza, che insegnava agli studenti universitari americani. Risale quindi agli anni della mia infanzia l'ammirazioone per Dino Bigongiari, un sentimentgo rimasto immutato nel tempo anche se non ho avuto mai il piacere di conoscerlo personalmente. Fu un mito! Sì, per  i ragazzi di Seravezza degli anni 30 rappresentò davvero un mito. Posso raccomtare, grazie ai  ricordi di mia moglie quando era una bambina, alcuni episodi di vita trascorsa a Seravezza dalla signora Gladys Van Brunt, la sposa americansa di Dino Bigongiari nel periodo in  cui  “arando  l'oceano”, entrambi i coniugi facevano ritorno  a Seravezza per trascorrervi le vacanze. La madre di mia moglie, Bruna Guerrini, donna comunicativa dal sorriso perennemente stampato  sul viso e con trascorsi giovanili, in una filodrammatica seravezzina diretta dalla  compianta signora Gelli, fu in rapporti di grande amicizia  con la Gladys,un vincolo risalente verosimilmente  agli anni antecedenti la seconda guerra  mondiale, forse scaturito in seguito ad uno incontro avvenuto nella casa della propria zia materna. Marta Falconi, quest'ultima comune amica sia dei coniugi Bigongiari che del famoso scrittore e giornaslista Giuseppe Prezzolini. Nel dopoguerra la famiglia di mia moglie  abitava in una modesta casetta di proprietà dei suoi nonni paterni, ubicata sopra le prime rampe della mulattiera che dal fondo della valle conduce sulla cima del monte Canala. Lassù saliva, per salutare la sua amica e stare un pò insieme anche con la figliolanza della Bruna, ogni qual volta  ritornava a Seravezza. Le visite avvenivano  di pomeriggio in un clima di grande affettuosità.Questi incontri  erano sempre  arricchiti da scenette teatrali e da qualche poesia di celebri autori italiani che la Bruna  riusciva  a far recitare alle sue due bambine ed al figlioletto. Dolcetti fatti in  casa allietavano maggiormente  quei momenti di festa. La signora Gladys, donna semplice, affabile, sensibile e sempre generosa nel distribuire chicchi e piccole mancette,  dimostrava moltissimo di apprezzare  queste esibizioni espresse in un linguaggio che ella comprendeva benissimo perché era l'idioma che in America le aveva insegnato il suo amato Dino, l'uomo  di  cui si ara innamorata , giovane studentessa, ascoltando le sue lezioni. Anche le spoglie mortali della dolce signora americana dal 26 luglio 1966 riposano nella cappella della famiglia Bigongiari, eretta nel cimitero di Seravezza, accanto a quelle del suo Dino che per 50 anni fu il portabandiera della cultura italiana in America.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-7867928425070063112?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/7867928425070063112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=7867928425070063112' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/7867928425070063112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/7867928425070063112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/04/dino-bigongiarimun-grande-uomo-di.html' title='Dino Bigongiari,un grande uomo di Seravezza, che fu il portabandiera della cultura italiana in America'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-9030769291704729127</id><published>2011-04-16T10:15:00.002+02:00</published><updated>2011-04-16T10:17:57.509+02:00</updated><title type='text'>Credo che sia stato un errore paragonare gli emigranti  italiani ai "Vu' comprà"</title><content type='html'>Lo straordinario progresso economico che gli Stati Uniti raggiunsero nella seconda metà del XIX secolo, fu il fatto più importante che avvenne durante il loro sviluppo economico relativo appunto a quell'epoca. Esso fu favorito sia dall'incommensurabile ricchezza mineraria, sia dall'agricoltura  che, avvalendosi di nuove tecnologie, fu in grado di offrire al mercato una ricca produzione derivata   anche dalla colonizzazione dei territori a occidente del Missouri. Sulla immensa ricchezza degli Stati Uniti, il presidente Harrison (1889 - 92) ebbe a dire:” Dio ha messo sulle nostra testa un diadema ed ha deposto ai nostri piedi potere e ricchezze in tanta abbondanza che sfuggono ad ogni possibilità di definizione e di calcolo”.&lt;br /&gt;Al formidabile progresso industriale degli Stat Uniti  contribuirono in modo determinante uomini geniali, taluni di modeste origini. &lt;br /&gt;Quali eroi del capitalismo statunitense del XIX secolo, sono passati alla storia uomini definiti “i baroni delle ferrovie” come J. Gould,,  G.Vanderbilt,  J. Hill;  “i re dell'acciaio” A.Carnegie e  J.p Morgan, che fondarono l' United States  Stell Company  e il re del petrolio J.D. Rochefeller che diede vita alla Standard Oil Company.&lt;br /&gt;Con siffatti uomini  gli Stati Uniti arrivarono ad essere  la più potente nazione industriale del mondo. Il potere industriale  che oramai dominava,  sia quello politico che governava, si sviluppò ulteriormente grazie proprio alla politica economica attuata dal governo, basata su provvedimenti di rigido protezionismo verso l'estero, ma anche di una più ampia  libertà di azione all' interno.&lt;br /&gt;La diffusione della macchina per scrivere (1873), la scoperta del telefono (1876), l'invenzione  della lampadina   elettrica (1878),  la comparsa della prima automobile con motore a scoppio di Henry Ford (1893), rivoluzionarono il modo di vita  non solo degli statunitensi, ma anche di tutte le altre  nazioni del mondo.&lt;br /&gt;Nel settore agricolo, l'arato di acciaio Oliver ( 1870 ) e l'utilizzazione sempre più estesa , a partire dal 1880, sia della mietitrice – trebbiatrice  meccanica sia di concimi chimici, furono alla base  delle nuove forme e metodi di coltivazione.&lt;br /&gt;Lo sviluppo economico ed il progresso industriale non avrebbero assunto dimensioni così gigantesche , se gli Stati Uniti non avessero potuto disporre  della manodopera  necessaria ed anche qualificata che  invece  trassero dall'incremento sempre più crescente dell'emigrazione europea..&lt;br /&gt;Nel 1900 gli Stati Uniti  avevano 79 milioni di abitanti di cui 10 di immigrati e 26 milioni di figli dei medesimi. Alla luce  dei fatti inoppugnabili della storia  socio economica  degli USA, appare evidente  che i nostri meccanici, minatori, cavatori, scalpellini ed anche boscaioli e contadini che verso la fine degli anni del 1800 raggiunsero il nuovo continente, trovarono le più favorevoli condizioni per il loro inserimento nel mondo del lavoro. Sicuramente ci furono uomini che non ebbero fortuna e chissà se qualcuno di  essi si sia effettivamente trovato  a pulire le scarpe  lungo le vie di New York. Chi scrive non ritiene che gli emigranti italiani,  abituati a grandi fatiche,  abbiano esercitato, sia pure in numero ridotto, tale attività.&lt;br /&gt;Stante la diversità dell'attuale situazione economica  italiana rispetto a quella degli USA del XIX secolo, non è possibile fare alcun paragone con il fenomeno  dell'immigrazione  e degli extracomunitari, in particolare dei “Vu' comprà” che ogni giorno vediamo in giro nelle strade italiane.&lt;br /&gt;Credo che chi ha  paragonato i nostri emigranti ai “Vu' comprà” abbia sbagliato non avendo considerato questo problema sin dalle sue radici. &lt;br /&gt;Gli Stati Uniti  di quell'epoca storica avevano bisogno di manodopera , da noi mancano posti di lavoro, tant'è che la disoccupazione, specie quella giovanile, è molto preoccupante. La differenza dolorosa purtroppo sta in  questo fatto. Ecco perché appare  giusto regolamentare i flussi per far entrare gli extracomunitari in Italia, garantendo ad essi tutti i diritti che spettano agli italiani, ponendo così fine ad una invasione clandestina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-9030769291704729127?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/9030769291704729127/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=9030769291704729127' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/9030769291704729127'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/9030769291704729127'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/04/credo-che-sia-stato-un-errore.html' title='Credo che sia stato un errore paragonare gli emigranti  italiani ai &quot;Vu&apos; comprà&quot;'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-4874990204127941622</id><published>2011-04-15T16:57:00.004+02:00</published><updated>2011-04-22T17:30:45.208+02:00</updated><title type='text'>19.6.1996 - Un nubifragio rese la Versilia storica un paesaggio terrificante</title><content type='html'>Sono nato in una vecchia casa del Ponticello di Seravezza sfiorata da un canale ed a due passi dal fiume. Questa casa di proprietà dei miei nonni materni fu distrutta insieme a tutte le case del rione,   e della Fucina, dove esistevano due segherie e la bellissima chiesa della Misericordia  piena di marmi lavorati, durante la tragica estate del 1944. La distruzione riguardò anche diverse case di Riomagno costruite sul fondo del Monte Canala e gli interi paesi di Corvaia e di Ripa, rasi completamente al suolo.&lt;br /&gt;Ero piccolissimo quando, nei primi anni Trenta, i miei genitori si trasferirono alla Desiata, dove occuparono l'alloggio annesso alla segheria dei fratelli Pellizzari, che erano i datori lavoro di mio padre.&lt;br /&gt;Lassù ebbi i primi contatti col fiume. Era mio padre a portarmici tenendomi fra le sue forti braccia. Ricordo quel grande limpido bozzo che c'era vicino al rotore, nel quale guizzavano moltissimi pesci. Ritornammo al Ponticello prima che iniziassi a frequentare l'asilo e lì siamo rimasti fino allo sfollamento (luglio 1944).&lt;br /&gt;Posso ben dire di essere cresciuto coi piedi nell'acqua ed anche sui monti. Fin da bambino  vidi spesso il fiume in piena; uno spettacolo impressionante, da fare paura, con l'acqua fangosa che trascinava a valle tronchi d'albero e che sempre più si alzava, mentre dal fondo dell'alveo  giungevano i cupi rumori dei sassi che rotolavano sotto la spinta dell'acqua. Anche la forte pioggia torrenziale  che veniva già dal Monte Canala e che andava ad ingrossare il fiume già in piena non ci faceva stare tranquilli.&lt;br /&gt;Durante le girate sui monti con altri ragazzi, notai sin da bambino che i boschi venivano periodicamente tagliati e che le selve erano ben tenute. La farina dolce era preziosa  come il pane e quindi i proprietari avevano molta cura dei loro castagneti. Sembrava di essere nei giardini con quei muretti di sassi ben fatti e che dovevano essere costati grandi fatiche all'uomo antico della Versilia, un uomo sicuramente  intelligente ed attento, come si poteva dedurre dalle piccole opere di canalizzazione  delle acque piovane da lui poste in essere  perché i poggi non franassero durante le forti piogge.&lt;br /&gt;Prima del 19 giugno 1996, le acque dei nostri fiumi che per molto tempo avevano assunto il colore del latte a causa della marmettola che veniva scaricata nei fiumi, erano ritornate a scorrere limpide; davvero una bella visione dopo un  lungo inquinamento cessato grazie anche alla forte campagna di stampa, intrapresa dal periodico mensile Versilia Oggi, diretto da Giorgio Giannelli  ch'è bene ricordare.&lt;br /&gt;La piena del 1885, raccontata dall'indimeticato e bravo  Mauro Barghetti in un suo pregevole opuscolo edito dalla Misericordia di Seravezza nel mese di dicembre 1995. rimaneva nella nostra memoria come un ricordo lontano.&lt;br /&gt;Invece? Il 19 giugno 1996 si è verificata la disastrosa alluvione che non si poteva prevedere, ma nemmeno escludere, tenuto conto che eventi del genere avevano sconvolto nel recente passato tante zone del territorio nazionale. &lt;br /&gt;Stavo osservando alla Tv la travolgente piena che trascinava a valle grossi alberi e bombole di  gas e quant'altro , quanto il tardo pomeriggio del 19 giugno 1996 è squillato il mio telefono. Era mia figlia che chiamava dal Crociale. Era ancora sotto shoch. Comunque riusci ad informarci che il Versilia, aveva rotto gli argini nei pressi del Ponterosso, proprio quando ella stava per far ritorno a casa dopo essere andata a prendere il bambino all'asilo.&lt;br /&gt;Aveva evitato miracolosamente di essere trasvolta dall'acqua che aveva visto andarle incontro, mentre percorreva il tratto di strada dietro la chiesa di San Bartolomeo, riuscendo ad invertire prontamente il senso di marcia della sua autovettura. Al Crociale i danni furono ingenti, un lungo tratto della ferrovia  era stato divelto, case piene di detriti e di fango, scantinati allagati, autovetture trascinate ìn mezzo ai campi, grossi tronchi d'albero con enormi radici erano sparsi dappertutto, pesci in stato di putrefazione, fango nei campi coltivati, fango e fango ovunque che diffondeva  nell'aria un odore nauseante. Vidi qualche giorno dopo questa terrificante esondazione un paesaggio apocalittico, dove aleggiava la spettro della morte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-4874990204127941622?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/4874990204127941622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=4874990204127941622' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4874990204127941622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4874990204127941622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/04/1961966-un-nubifragio-rese-la-versilia.html' title='19.6.1996 - Un nubifragio rese la Versilia storica un paesaggio terrificante'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-1680942209812487389</id><published>2011-04-13T14:02:00.000+02:00</published><updated>2011-04-13T14:03:50.886+02:00</updated><title type='text'>la nuova bandiera</title><content type='html'>Auree luci nel cielo&lt;br /&gt;sprigiona la bandiera&lt;br /&gt;che hanno disegnato&lt;br /&gt;gli uomini uccisi&lt;br /&gt;dalle canne di fuoco&lt;br /&gt;di chi, con la violenza,&lt;br /&gt;intendeva toglierci&lt;br /&gt;il bene acquisito, &lt;br /&gt;sin da quando abbiamo &lt;br /&gt;emesso  il primo vagito:&lt;br /&gt;La libertà!&lt;br /&gt;Questo grande vessillo&lt;br /&gt;un lenzuolo macchiato, &lt;br /&gt;impregnato di sangue, &lt;br /&gt;sempre ammainato&lt;br /&gt;sui corpi senza vita, &lt;br /&gt;lo vorrei issare&lt;br /&gt;sul pennone più alto&lt;br /&gt;piantato sulla Terra&lt;br /&gt;per farlo sventolare&lt;br /&gt;in onore della schiera,&lt;br /&gt;di eroi e martiri, &lt;br /&gt;caduti a difesa&lt;br /&gt;della nostra libertà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-1680942209812487389?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/1680942209812487389/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=1680942209812487389' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1680942209812487389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1680942209812487389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/04/la-nuova-bandiera.html' title='la nuova bandiera'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-6169354457926010996</id><published>2011-04-05T10:40:00.001+02:00</published><updated>2011-04-05T10:43:49.273+02:00</updated><title type='text'>LA MIA SCUOLA ELEMENTARE RIVISTA DOPO QUASI SESSANT'ANNI TRASCORSI DA QUANDO LA FREQUENTAVO.</title><content type='html'>Grande è stata l'emozione che ho provato quando, dopo quasi sessant'anni, ho rimesso i piedi nella scuola elementare di Seravezza che frequentai da ragazzo. Devo alla trattazione delle pratiche per le quali fu richiesto,  da una persona che mi conosceva, di cui parlerò quì di seguito,  il mio intervento allo scopo di far murare una  lapide nell'androne della scuola a ricordo del maestro seravezzino Bruno Guerrini, caduto eroicamente a Mages Belamedk - Tobruk, il  26.11.1941.&lt;br /&gt;Ecco i motivi che mi hanno fatto rimettere   i piedi nel vecchio edificio scolastico di Seravezza. &lt;br /&gt;Com'é noto il maestro Bruno Guerrini, fu ucciso nel corso di una cruenta ed impari battaglia combattuta contro forze neozelandesi che  disponevano di grossi carri armati, contro i quali i colpi sparati, per frenarne l'avanzata, dal cannoncino che disponeva l'avamposto comandato dall'ufficiale seravezzino  Guerrini  non procuravano alcun danno. “Gli facevano soltanto il solletico”,  ecco cosa mi disse il compianto Mauro Barghetti, amico fraterno di Bruno Guerrini, quando un giorno si parlò della morte di Bruno.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;L'idea di murare questa lapide fu di Mauro Barghetti. Egli informò le figlie della sorella di Bruno Anna Maria e Angela, ( quest' ultima mia moglie) che aveva trovato già chi gli avrebbe donato la lastra di marmo. Poi questo suo amico morì e quindi spinse le nipoti del maestro Guerrini a  portare avanti la sua  iniziativa, che fu sostenuta anche dal Generale di Brigata Aerea, in congedo  Bruno Buselli, pluridecorato al valor militare, che aveva sposato una cugina del maestro Guerrini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Devo dire che fu proprio quando, alla fine degli anni 90, andai a parlare con l' assessore alla cultura Ezio Marcucci e poi col signor Sindaco Lorenzo Alessandrini fui spinto da una telefonata del generale Buselli che mi disse che c'era uno stallo da superare e quindi di vedere cosa si poteva fare perché la pratica potesse andare avanti. Fui ben accolto sia dal Sindaco che dal suo Assessore, che dimostrarono anche molta attenzione sull'argomento di cui gli parlai e che essi già ben conoscevano, tant'è che alla fine le richiedenti ottennero la chiesta  autorizzazione a murare nella scuola, a proprie spese, la lapide in memoria del loro caro zio. Per questa loro sensibilità dimostrata li voglio ancora ringraziare.  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Dopo aver parlato col Sindaco e con l'Assessore ritenni opportuno avere un colloquio anche con la direttrice della scuola che, purtroppo quel giorno non la trovai. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre  salivo le poche  scale  della scuola riaffiorarono   alla  mia mente i ricordi del passato, Entrando nell'interno ebbi subito difficoltà  a riconoscere l'ambiente in quanto le pareti e le scale erano tinteggiate con vernici lucide, mentre quando  frequentavo la scuola  le avevano parzialmente  rivestite   con lastre di bardiglio lucidate. Credo che sia stato commesso un grosso errore aver tolto le  lastre  dalle pareti, motivo per cui ritengo che questo fatto abbia fatto rivoltare dalla tomba il direttore Giuseppe Masini che le volle far mettere.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Sì, scavai a ritroso nel tempo e così rividi negli occhi, le immagini del mio primo maestro della seconda classe ( la prima la frequentai all'asilo Delatre) che fu il  signor Federigi  di Querceta  che  trattava  tutti noi bambini  con infinita dolcezza e tanto amore, e quella del suo collega della terza classe, di cui non ricordo il nome, il quale appena scoppiò la II guerra mondiale  lasciò la nostra scuola per andare a combattere volontario in Africa. Tra quelle mura ho rivisto anche il maestro Corfini, un ottimo insegnante che non disdegnava  di usare le maniere energiche  e forti per farci studiare con maggiore impegno e disciplina; ricordo che spesso  faceva tremare tutta la classe quando, per punizione, colpiva  col suo righello le palme delle mani dei ragazzi. Per la verità debbo dire che mai il righello l'ha utilizzato contro  di me.&lt;br /&gt;Nel vocio dei ragazzi che stavano nelle classi ho risentito quello degli alunni della mia generazione tanti dei quali purtroppo scomparsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di allontanarmi dalla scuola volli rivedere la testa scolpita nel marmo di un giovane di Seravezza che, collocata nel giardino nell’anno 1937, era ritornata alla luce dopo essere stata sommersa da alberelli e siepi per lungo tempo, come mi aveva  raccontato l' assessore alla cultura  Ezio Marcucci.&lt;br /&gt;La testa scolpita in marmo era quella del seravezzino Attilio Martinelli, artigliere d’Italia, morto in seguito ad una malattia contratta in Africa durante la guerra etiopica ( 2 ottobre 1935 – &lt;br /&gt;5 maggio 1936 ). Questa notizia l'appresi il giorno dell'inaugurazione dell' opera,  festa alla quale anch'io partecipai insieme a tutta la scolaresca, alle Autorià e alle persone che conobbero Attilio e gli vollero bene.&lt;br /&gt;Furono i suoi compagni e amici, tra i quali Timante Iacopi, come egli  mi raccontò  prima di morire,  a voler ricordare in quel modo, il loro caro amico morto nella lontana terra africana, fatto questo ricordato  anche sulla piccola stele che regge la scultura.&lt;br /&gt;La gioia  sentita nel ritrovarmi nel luogo che frequentai da bimbo, si è tramutata in un vivo dispiacere quando ho notato che  la testa scolpita era stata violentemente deturpata all’altezza del naso, letteralmente frantumato, forse per una scheggia di un colpo di cannone sparato durante gli eventi bellici del 44/45, oppure causato, ma spero tanto di no, da uno sconsiderato atto vandalico, commesso da una persona ignota&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-6169354457926010996?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/6169354457926010996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=6169354457926010996' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/6169354457926010996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/6169354457926010996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/04/la-mia-scuola-elementare-rivista-dopo.html' title='LA MIA SCUOLA ELEMENTARE RIVISTA DOPO QUASI SESSANT&apos;ANNI TRASCORSI DA QUANDO LA FREQUENTAVO.'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-6494406053636536042</id><published>2011-04-01T19:18:00.004+02:00</published><updated>2011-04-23T12:51:06.212+02:00</updated><title type='text'>Gli anni della mia fanciullezza</title><content type='html'>Per noi ragazzi del Ponticello di Seravezza degli anni 30, i monti e in modo particolare i fiumi, furono i punti di incontro e  di divertimento, specie durante i mesi caldi delle stagioni estive.&lt;br /&gt;Quando in questi mesi il livello  delle acque del Serra si abbassava,  nei pressi del grande molino del Bonci, costruivamo degli sbarramenti con sassi e piote per innalzare il bozzo d'acqua  dove nuotavamo e facevamo veleggiare le barchette con gli scafi ricavati  dalla corteccia delle piante di pino.&lt;br /&gt;Piccole ruote con palettine , fatte dai ragazzi più ingegnosi ed attrezzati, giravano in continuazione sotto il getto dell'acqua che qualche volta  anch'io ne bevvi alcuni sorsi  tanto scorreva limpida tra i sassi lungo la riva.&lt;br /&gt;Visto come mi divertivo la mia buona mamma un giorno  acquistò e mi donò un  motoscafino che si muoveva sull'acqua, dopo avere acceso il motorino  funzionante, con un congegno, che funzionava col   calore della piccola fiammella che accendevo ogni volta  che  lo mettevo sull'acqua. Era comunque un giocattolo fragile che quasi subito si ruppe. &lt;br /&gt;Nel fiume vi erano  molti pesci scaglioni e anguille, tant'è che la pesca che praticavamo con canne rudimentali, costituiva un altro piacevole passatempo.&lt;br /&gt;Il trasporto dei blocchi di marmo, di quelli lavorati e dei sassi, veniva eseguito dai mezzi della “Tranvia Alta Versilia”,  da grossi carri , barrocci e cavalli e mambrucche , tirati da buoi  (una volta ne contai tre o quattro coppie) e cavalli , lungo strade  incredibilmente polverose d'estate e piene di  “elto” fango d' inverno, &lt;br /&gt;Il passaggio della sbuffante locomotiva a vapore con la lunga fila di vagoni agganciati attirava costantemente l'attenzione di noi bimbi (in particolare quando si fermava al Ponticello per il rifornimento di acqua),  per lo spettacolo di potenza che sprigionava tale mezzo di trasporto  rispetto a quelli tradizionali effettuati con l'impiego appunto di buoi e cavalli.&lt;br /&gt;L'ambiente che ci circondava , caratterizzato da un fitta  verde vegetazione, da stormi di rondini e da falchi che in coppia sovente volteggiavano  sopra le nostre case, a me appariva meraviglioso.&lt;br /&gt;La miseria, in quel periodo storico generalizzata, noi ragazzi, quando si stava insieme, non l'abbiamo mai sentita, tanto era grande la nostra gioia di vivere.&lt;br /&gt;Si capivano però dalla scarsezza del cibo , dai calzoncini più volte rattoppati, dalle magliette rammendate, e dall' uso degli zoccoli, le difficoltà che dovevano affrontare i nostri genitori per farci crescere. &lt;br /&gt;Ci eravamo abituati a camminare scalzi con molta naturalezza, sotto questo aspetto mi pare di essere cresciuto in un mondo primitivo.&lt;br /&gt;La Befana arrivò sempre puntualmente nella mia casa, Ricordo ancora la gioia  che provai  le mattine quando,  un anno, mi portò un tamburino di latta e l'anno successivo un fuciletto che sparava tappi di sughero. I chicchi, fichi secchi, e noccioline,  non mancavano mai in fondo al mio letto il giorno della Befana.&lt;br /&gt;Palline di terracotta colorate, vetroline e qualche marmolina, quest'ultime fatte da ciascun ragazzo limando piccoli sassetti raccolti nel fiume, non sono mai mancate nelle tasche dei nostri pantaloncini.&lt;br /&gt;Non avevamo palloni e neppure palle,  ma eravamo lo stesso contenti quando riuscivamo a giocare nella strada con una grossa palla fatta di stracci e di carta &lt;br /&gt;Divertente era anche il gioco al “ Chinè cambrì, buttilo il pirulì”, effettuato con un bastone e un pezzetto di legno con le due estremità affusolate, Colpito il pezzetto di legno con la punta del  bastone, mentre girava su se stesso ad una certa altezza,  veniva nuovamente colpito con l'intento di farlo cadere dentro il cerchio tracciato sul terreno ad una determinata distanza.&lt;br /&gt;Emozionanti erano  anche  i momenti dedicati alla cattura di fantastiche farfalle e di ”paranculi”. Ricordo che correvo felice sull'erba alta cresciuta sulle piane dell'orto della mia nonna materna. Fino a quando abbiamo creduto che le lucciole splendenti facessero i soldini, la sera ci fermavamo nelle strade buie del Ponticello per catturarle e  metterle sotto un bicchiere. &lt;br /&gt;Tante volte ci arrampicavamo sulle rocce sotto “La Mezzaluna”. Sulla trincea  che costruivamo coi sassi, così per gioco, garriva al vento ls nostra bandiera. Spesso giocavamo nella frescosità dell'ombra dei castagni, con una maggiore vigoria fisica dovuta all'aria pura che respiravamo e molte erano le corse  che facevamo nelle strade  dietro vecchi cerchioni di bicicletta , fatti girare sotto la spinta  di un filo di ferro stretto nella mano. &lt;br /&gt;All'asilo indossavamo  la divisa di ”Figlio della lupa" ed alla scuola quella di "Balilla”, per essere nominati “Balilla moschettieri” ci fecero giurare fedeltà alla “causa della rivoluzione fascista”.&lt;br /&gt;Negli anni della guerra  cantavamo “Vincere e vinceremo...” ed altri inni patriottici, ma i sogni di vittoria  svanirono definitamente quando arrivarono i giorni drammatici dello sfollamento dell'estate del 1944, durante i quali le S.S tedesche commisero l'orrenda strage di S.Anna di Stazzema ed altri crimini efferati contro una pacifica ed inerme popolazione.&lt;br /&gt;Continuammo a patire la fame anche dopo l'arrivo delle truppe americane. Per sopravvivere   mangiavamo   quanto rimaneva nei piatti di alluminio di ogni  singolo soldato americano. Queste scene  di estrema disperazione si ripeterono  davanti alle loro cucine per sette mesi.&lt;br /&gt;Ciascuno di essi anziché gettare gli avanzi nell'apposito bidone, pazientemente le riversava nei nostri bricchi.&lt;br /&gt;Durante gli anni della mia infanzia , vidi le chiese di Seravezza  sempre gremite di fedeli, a testimonianza  di una antica e profonda religiosità cristiana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-6494406053636536042?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/6494406053636536042/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=6494406053636536042' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/6494406053636536042'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/6494406053636536042'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/04/gli-anni-della-mia-fanciullezza.html' title='Gli anni della mia fanciullezza'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-730030750332380803</id><published>2011-04-01T10:09:00.004+02:00</published><updated>2011-04-23T12:54:55.076+02:00</updated><title type='text'>Azzano, culla della Madonna del cavatore</title><content type='html'>Il pomeriggio del 6 agosto 2005 ad Azzano è stato inaugurato il monumento dedicato alla Madonna del cavatore.&lt;br /&gt;L'opera è stata collocata su un terreno di proprietà di Primo Giorgi, un luogo trasformato in un laboratorio all'aperto  per giovani dì ambo i sessi olandesi, francesi, tedeschi, americani e di  altre nazioni che amano la scultura, e dove sicuramente aleggia lo spirito di Michelangelo,ricordato appunto da Giorgi sulla piccola lapide collocata sul muro di basamento del monumento, scolpito dall'artista di San Francisco (California) John Fisher ed inaugurato con una solenne benedizione da parte di don Hermes, il parroco della Cappella.&lt;br /&gt;A ricordo del grande Michelangelo, così si legge&lt;. “ E sosta fece /sull'ameno  colle / onde ne trasse/ i bianchi  marmi - 1518  1521 “.&lt;br /&gt;Diverse  sono le ragioni che hanno indotto Giorgi ad acquistare  questo monumento in marmo bianco , del peso di 7/8 tonnellate.&lt;br /&gt;In primis per la devozione che da sempre nutre per la Madonna del cavatore che nel 1947 gli salvò la vita, poi per onorare i suoi avi, il babbo che fu cavatore ed anche il nonno che morì sulla cava ed il giovane figlio, perito qualche anno fa in seguito ad un incidente stradale, ed infine tutti i cavatori che per secoli hanno svolto e ancora svolgono questo duro e pericoloso lavoro, motivo per cui tanti di essi vi hanno perso la vita, a seguito delle disgrazie, nel tempo sempre accadute.&lt;br /&gt;Anche il mio bisnonno Pietro e mio padre Orlando, lavorarono sulle cave di Seravezza  negli anni della loro giovinezza.&lt;br /&gt;Il figlio di Giorgi amava molto i luoghi montani dei suoi avi e nutriva anche l'ambizione di poter un giorno trasformare quel terreno, sul quale sono cresciuti  frondosi  alberi e dove sorge una casetta munita di tutti i servizi, in una scuola all'aperto per apprendisti scultori.&lt;br /&gt;Su questa proprietà scorre la via intitolata ”Martiri del lavoro”, che da Azzano conduce  &lt;br /&gt;al monte Altissimo.&lt;br /&gt;Lì è stata eretta nell'anno 2000 una piccola cappella per onorare la memoria di Adamo, il padre  di Primo, e del figlio di questi.&lt;br /&gt;Alla cerimonia d'inaugurazione del monumento hanno assistito numerosi artisti stranieri che ogni estate raggiungono questa località montana per dedicarsi alla scultura, ed una folta schiera di amici ed estimatori di Primo, uomo di fede cristiana che da giovane fu alpino e nel dopoguerra si arruolò nel Corpo della Guardia di Finanza.&lt;br /&gt;L'arte – come ha detto don Hermes nel suo discorso, prima di benedire l'opera – per le cose belle che esprime, affratella gli esseri umani di qualsiasi colore  ed etnia, inducendoli a volersi bene fra loro”.&lt;br /&gt;Questo è il messaggio che da Azzano, Giorgi  ha voluto lanciare agli uomini di buona volontà. Ha tentato di esprimere questo concetto con le proprie parole, ma la forte emozione gli ha serrato la gola, fino a che un caloroso applauso dei presenti gli ha dato l'energia per poter concludere il suo breve discorso, ricco di umanità.&lt;br /&gt;Nell'occasione egli ha anche ricordato don Giovanni Dini, che a guerra finita  succedette alla Pieve de La Cappella a don Luigi Vité, ed ebbe la bella idea  di istituire la festa della Madonna del cavatore.&lt;br /&gt;Il 2 settembre 1946 da Azzano partì una processione durante la quale fu portata fino alla Polla la bella formella, scolpita dal grande scultore Leone Tommasi, e da li, con la teleferica,  arrivò sulla cava della Tacca Bianca dove fu murata.&lt;br /&gt;Quando nel 1979, tale cava divenne deserta ed inaccessibile, la formella venne tolta per essere collocata alla Polla, dove tuttora si trova.&lt;br /&gt;Dopo la benedizione dell'opera e le note del silenzio uscite dalla tromba di Giorgio Martini, musicante della fanfara alpini della Versilia, alcune scultrici straniere hanno inziato a cantare l'Ave Maria , al coro si sono unite  anche le voci dei presenti.&lt;br /&gt;Al termine della cerimonia è stato offerto un ottimo rinfresco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco alcune note biografiche di John  Fisher, &lt;br /&gt;annotate dall'autore del suddetto articolo il gior=&lt;br /&gt;no in cui venne inaugurato il suo monumento, &lt;br /&gt;nonchè alcuni giudizi, sempre dello scrivente,&lt;br /&gt;espressi sul conto di questo artista americano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Joon Fisher , lo scutore californiano, è un &lt;br /&gt;bell'uomo di 54 anni.&lt;br /&gt;E' venuto per la prima volta in Versilia nel 1985, &lt;br /&gt;facendovi ritorno nel 1987,&lt;br /&gt;Da allora non se n'è più andato.&lt;br /&gt;In Versilia è molto conosciuto per le sue opere, &lt;br /&gt;tra cui l'altare della chiesa di Vaiana.&lt;br /&gt;Ha dipinto anche “La Lira”, il drappo che ogni anno&lt;br /&gt;viene dato in premio ai vincitori  del palio dei Micci&lt;br /&gt;di Querceta.&lt;br /&gt;Purtroppo presto ritornerà negli Stati Uniti, dove gli&lt;br /&gt;sono state commissionate alcune grosse sculture.&lt;br /&gt;Questo artista lascia nella nostra terra il frutto della &lt;br /&gt;sua scultura che, come ho visto dal monumento di&lt;br /&gt; Azzano, raffigurante la Madonna con sotto due &lt;br /&gt;cavatori, uno dei quali pare che si arrampichi&lt;br /&gt;su una tecchia, è veramente pregevole.&lt;br /&gt;Prima di lasciarci, Johm Fisher, per il suo talento&lt;br /&gt;e per l'amore che nutre per la nostra terra dove &lt;br /&gt;ha vissuto per tanti anni,  meriterebbe  la nomina&lt;br /&gt; a cittadino onorario della Versilia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-730030750332380803?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/730030750332380803/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=730030750332380803' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/730030750332380803'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/730030750332380803'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/04/azzano-culla-della-madonna-del-cavatore.html' title='Azzano, culla della Madonna del cavatore'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-1906791443927875361</id><published>2011-03-31T11:51:00.002+02:00</published><updated>2011-03-31T11:54:31.667+02:00</updated><title type='text'>A passo Croce in automobile. Lassù ti senti il mondo in mano</title><content type='html'>Il pomeriggio del 16 agosto 1987, dal passo Croce  ammirai, per la prima volta, il grandioso scenario dei monti dell'alta  Versilia, anche  se la visibilità era ridotta a causa di una fitta foschia che aveva avvolto, fino a nasconderle  ed a confonderle nel cielo, le cime più alte e parte delle valli sottostanti.  Devo all'invito rivoltomi da quegli autentici versiliesi purosangue  che sono i miei cognati  Anna  e Giuliano Biagi, il piacere di avere partecipato a tale escursione, in verità comodamente seduto a bordo della loro autovettura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non nascondo di avere provato, dopo essere sceso dall'automezzo, un po' di emozione mentre camminavo lungo gli antichi sentieri in mezzo a piante di mirtillo, timo dal profumo penetrante e delicati fiori di specie rara, i cui petali venivano mossi da un leggero vento.. Fatta eccezione per la bella strada asfaltata che conduce l'automobilista  fin oltre tale passo, nulla sembrava cambiato da quando i sentieri tracciati sugli irti pendii venivano percorsi,nei secoli passati, dai pastori  durante il peiodo della transumanza e dagli uomini che dovevano recarsi a lavorare nelle cave.&lt;br /&gt;Talune rocce erose e modellate dalle intemperie nel corso di millenni lhanno assunto forme particolare tanto da apparire come sculture moderne, mentre la visione di forre  piene di vegetazione e di profondi silenzi mi fecero pensare  a quanto sarebbe stato bello e salutare poter trascorrere  le ferie  nelle zone circostanti. L'aria fresca e pure che respirai  mi diede più vigore, mentre un senso di benessere lo provai per non avere  sentito, sia pure per poche ore, l'asfalto bruciante sotto i piedi.. &lt;br /&gt;Più in basso, dove alta cresce la flora, vidi volare stormi di rondine, come accadeva  a Seravezza  quand'ero ragazzo e che da tanti anni  non mi era più capitato di vedere  da nessuna altra parte, Ciò a dimostrazione dello stato ottimale delle condizioni  ambientali, sotto ogni aspetto, dei monti della nostra Versilia. Di  contrasto , in mezzo a tutto lo splendore della natura, avvertii un senso di rabbia quando vidi, in più parti,  i rifiuti lasciati in loco dai soliti ignoti, a testimonianza sia della loro immaturità che della totale mancanza di rispetto nei confronti della montagna.  E' possibile che si sia trattato, tutto sommato,  di fatti  isolati, in ogni caso da condannare perché non si ripetano più nell'avvenire.&lt;br /&gt;La bellezza dei monti della Versilia è veramente unica. Lo posso affermare con tutta sincerità facendo il raffronto con diverse località dell'arco alpino, anche oltre i duemila metri, , dove ho vissuto per un certo periodo quando ero giovane. E vero anche quei monti hanno il loro fascino con i manti nevosi e ghiacciai eterni, ma le nostre montagne sono diverse, a cominciare dalla tonalità dei colori, dalla varietà della flora, per non parlare della propria storia tuttora viva nel nostro cuore, dalla quale spicca la figura dell'uomo antico arrampicato su questi monti, dove riusciva a raccogliere  quanto necessario per sopravvivere. Sicuramente la bellezza dei nostri monti  è più accentuata dal fatto di avere il mare davanti, nelle cui acque azzurre, splendenti  sotto i raggi del sole, si specchiano, si tuffano e sprofondano le loro immagini fino ad arrivare  alle radici di questa mitica terra di Versilia . Ed è bene che un patrimonio di quest specie  sia ammirato da turisti e villeggianti perché, nel suo insieme, a me sembra che si possa considerare il capolavoro di Colui che oltre a noi, ha creato tutto ciò che ci circonda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-1906791443927875361?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/1906791443927875361/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=1906791443927875361' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1906791443927875361'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1906791443927875361'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/03/passo-croce-in-automobile-lassu-ti.html' title='A passo Croce in automobile. Lassù ti senti il mondo in mano'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-7505390709155151875</id><published>2011-03-30T14:02:00.005+02:00</published><updated>2011-04-08T12:44:28.119+02:00</updated><title type='text'>Nimo pole treppicà la dignità del'omo</title><content type='html'>Tante cose ho imparato nel fiume &lt;br /&gt;'l corso d'acqua de la mmi' fanciullezza&lt;br /&gt;vissuta ne la mi dolce Seravezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Palcoscenico di giòchi e di bagni&lt;br /&gt;per le secolari tribolazioni de la vita&lt;br /&gt;sul fiume ebbi 'pprimi affanni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'Nsieme al mio fratello, agliutavo mi mà&lt;br /&gt;a portà su la strada barrocci di sassi.&lt;br /&gt;“Ci voglino  'soldi per comprà 'l pane!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'L laboro è duro. È pesante , è fadiga,&lt;br /&gt;ma fin dagli anni trascorsi nel fiume&lt;br /&gt;sempre credetti che fusse fonte di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le anguille le chiappavo da solo&lt;br /&gt;con la forchetta che ci mangiao&lt;br /&gt;'na, du' poghe si, ma mi contentao.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho sempre sognato 'n mondo migliore,&lt;br /&gt;senza sfruttati, più giusto, più umano,&lt;br /&gt;senza più guerè, ma ricco d'amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nimo pole treppicà la dignità del'òmo!&lt;br /&gt;E gguai a chi gli toglie quanto ha guadagnato&lt;br /&gt;col su onesto e fatigoso labòro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mai ho scordato quel corso di acqua perenne&lt;br /&gt;che, ne le sere d' istate spesso viddì luccicà&lt;br /&gt;sotto 'l lume de la splendente luna e de le stelle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Doppo tanti anni sento sempre nel còre&lt;br /&gt;per il fiume duve fui adducato a la vita,&lt;br /&gt;un vivo e grandissimo amore&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-7505390709155151875?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/7505390709155151875/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=7505390709155151875' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/7505390709155151875'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/7505390709155151875'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/03/nimo-pole-treppica-la-dignita-delomo.html' title='Nimo pole treppicà la dignità del&apos;omo'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-5994858137126133784</id><published>2011-03-15T12:12:00.006+01:00</published><updated>2011-04-16T18:57:11.513+02:00</updated><title type='text'>La strage di S.Anna</title><content type='html'>All’alba del 12 agosto 1944 numerosi autocarri con a bordo centinaia di S.S. (dalle 300 alle 500 unità) in tuta nera, armate fino ai denti, arrivarono a Valdicastello nel comune di Pietrasanta, e da lì i soldati, in lunghe file, a distanza di quattro-cinque metri l’uno dall’altro, s’arrampicarono per raggiungere Sant’Anna, un gruppo di case sparse sui monti dell’alta Versilia, dove si erano rifugiati molti sfollati provenienti da Pietrasanta, Forte dei Marmi  e altre località della Versilia. C’era anche gente di Livorno e di La Spezia. Un'altra  colonna di S.S. che aveva iniziato a salire verso Sant’Anna dalla valle del Vezza arrivata a Farnocchia si divise in due squadre. In questo modo i tedeschi, attuando una manovra di accerchiamento, giunsero lassù da due punti  diversi, uno dalla Foce di Còmpito e l’altro appunto da  Farnocchia. Per stringere la morsa da Monte Ornato si mosse un’altra colonna di soldati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fin qui è l’inizio del criminale attacco contro la popolazione di S.Anna, raccontata sui libri pubblicati prima della celebrazione del processo avvenuto contro 10 SS che parteciparono alla strage.  Dalla dichiarazione dell’imputato ex S.S. Ignaz Alois Lipper emerse che, la mattina del 12 agosto 1944, gli fu ordinato di andare a prendere le munizioni per la mitragliatrice sull’automezzo che distava circa 500 metri dai soldati. Poiché in quell’epoca non esisteva alcuna strada carrozzabile per raggiungere sia Farnocchia che S.Anna, appare evidente  che la località dove fu lasciato l’autocarrro non poteva che essere la frazione di Mulina di Stazzema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è proprio da Mulina di Stazzema che iniziò la strage degli innocenti ben descritta da Giuseppe Vezzoni nel suo primo libro “Croci uncinate nel canale” e nel secondo intitolato”Un prete indifeso in una storia a metà - Don Giuseppe Vangelisti e il suo memoriale”.&lt;br /&gt;Quella mattina, mentre i tedeschi transitavano da Mulina per raggiungere Sant'Anna, furono notati dal parroco  don Fiore Menguzzo. Nel vedere i soldati tedeschi che si avvicinavano alla sua chiesa, il sacerdote pensò di essere lui il ricercato, tentò quindi di richiamare l’attenzione dei militari. Saltò da una finestra  per  fuggire nel bosco. Raggiunto fu ucciso lungo la mulattiera da una scarica di colpi di arma da fuoco. Subito dopo fu incendiata anche la canonica, dopo che era stato ucciso anche il padre di don Menguzzo,  Antonio, di anni 65, la sorella Teresa (36 anni), la cognata Claudina Sirocchi (28 anni), le nipotine Colombina Graziella Colombini ed Elena Menguzzo, rispettivamente di 13 anni e di un anno e sei mesi. Dopo aver compiuto questa carneficina i soldati tedeschi continuarono la loro marcia per arrivare a Sant'Anna.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma perché fu ucciso don Fiore Menguzzo e insieme a lui tutti i suoi familiari? Chi era don Fiore? Il sacerdote era sospettato di tenere rapporti coi partigiani. Si parlò anche  di un tentativo da lui effettuato per arrivare a stabilire una pace fra i partigiani e  tedeschi. Di certo fu mosso dall’alto magistero sacerdotale che lo portò anche ad accogliere, nella sua parrocchia, i componenti della pattuglia tedesca attaccata dai partigiani quando questa salì il 31 luglio 1944 a Farnocchia per notificare l'ordine di sfollamento alla gente del paese emesso dal comando delle truppe tedesche operanti in Versilia. Prodigò il sacerdote le prime cure ai feriti, tanto da ricevere da essi una dichiarazione scritta in tedesco, con la quale veniva invitato chi la leggeva a rispettare il parroco  e la sua famiglia  ritenuta benemerita dell’esercito germanico. Nato a San Benedetto di Cascina (PI), quando fu ucciso aveva ventotto anni. La sua famiglia  proveniva dal Trentino Alto Adige. Nel 1942 fu richiamato alle armi e arruolato come cappellano militare. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 fu catturato dai tedeschi che lo avviarono in un campo di concentramento in Germania; da lì era riuscito a tornare a casa.      &lt;br /&gt;Nei dintorni di Sant’Anna per un po’ di tempo avevano stazionato i partigiani, astenendosi dal compiere azioni di guerriglia in quella località, per non compromettere la popolazione, che avrebbe potuto subire, senza colpe, le violente rappresaglie dei nazisti. Non è da escludere che costoro avessero pensato che la gente del posto  e anche gli sfollati (che pativano la fame e stentavano per sopravvivere)  potessero essere in qualche modo di aiuto ai partigiani. Sta di fatto che quando i tedeschi intimarono agli abitanti di Sant’Anna di sfollare a Sala Baganza, in provincia di Parma, tutti lasciarono le loro abitazioni per rifugiarsi nelle zone vicine per poi ritornare a casa quando si diffuse la notizia che il pericolo era scongiurato. Anziché raggiungere Sala Baganza preferirono rimanere abbarbicati su quel monte, anche se la vita d’ogni giorno era durissima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima dell’eccidio tutti i giorni i ragazzi più grandi  volgevano i loro sguardi in direzione di Pisa, dove i tedeschi avevano fermato  l’avanzata delle truppe alleate; dalle cortine fumogene e dall’esplosione  delle cannonate cercavano di capire i movimenti del fronte. Ma proprio in quei giorni i tedeschi si prepararono a compiere  un’azione d’inaudita violenza contro la pacifica popolazione di Sant’Anna, forse convinti, a torto,  che la zona fosse piena di partigiani. Intanto, il  29 luglio 1944, dopo l’ordine di sfollamento dei tedeschi, il Comando delle “Brigate d’assalto Garibaldi” con un foglio dattiloscritto, visto da molte persone  affisso sulla porta della bottega esistente sul piazzale della chiesa di Sant’Anna, sprovvisto di qualsiasi firma, invitò le donne, i vecchi e i bambini a non obbedire all’ordine dei tedeschi, incitandoli a effettuare una sorta di resistenza passiva. Gli uomini erano esortati ad armarsi sia col fucile da caccia che con il forcone.&lt;br /&gt;Questo foglio, poi conservato per lungo tempo da don Giuseppe Vangelisti,  fu mostrato,  alcuni anni dopo, da Alderano Vecoli da Capezzano, che nell’eccidio aveva perduto due figli, a Renato Bonuccelli, autore del libro  “Cinquanta anni fa in Versilia” , un libro che narra le gesta criminali dei tedeschi, di cui il piccolo Bonuccelli il 12 agosto 1944  fu testimone oculare, vedendo come fu trucidata  anche la sua mamma e altri suoi cari e stretti familiari. &lt;br /&gt;Fu così che si arrivò all’alba tragica del 12 agosto 1944. Quando i soldati con le croci uncinate arrivarono lassù, i partigiani avevano lasciato S. Anna già da diversi giorni. A Valdicastello, la prima cosa che fecero i tedeschi prima di iniziare a salire a S.Anna, fu quella d’imporre con la forza a diversi  uomini di seguirli per trasportare, caricate sulle spalle, pesanti cassette di munizioni. Con il calcio dei fucili i tedeschi bussavano alle porte delle case, facendo capire di essere pronti anche a uccidere se qualcuno si fosse rifiutato di prestare loro l’aiuto richiesto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena arrivati a Sant’Anna un soldato sparò con la pistola un razzo rosso. Dalla foce di Mosceta e da quella di Compito s’alzarono nel cielo altri due razzi; era il segnale stabilito per sferrare l’attacco. Quando la gente vide arrivare le S.S.  così numerose, gli uomini ebbero appena il tempo di fuggire nei boschi vicini; nel paese rimasero soltanto le donne, i vecchi e i bambini. Furono le donne a mettere dei tavoli fuori dalle loro case, imbandendoli con pane, acqua e vino da offrire ai tedeschi al momento del loro arrivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I familiari del piccolo Renato Bonuccelli e lui stesso furono fatti uscire di casa e a forza furono sospinti, insieme ad altre persone, in una stanza al piano terra di una casa vicina che fu chiusa all’esterno. In preda ad un forte terrore quei poveretti non sapevano cosa fare. Ad un tratto un soldato ruppe i vetri della finestra e lanciò in mezzo alla stanza due bombe a mano. Improvvisamente la porta fu aperta e così quei poveri sventurati videro una mitragliatrice pronta a sparare contro di loro. La mamma del piccolo Renato prese subito per mano il suo bambino e gli fece salire la scala di legno per portarlo al piano superiore. Così facendo gli salvò la vita. Queste furono le sue ultime parole che disse al figlioletto. “Vado a prendere anche la nonna Ida e torno”, ma il bimbo non la vide più apparire.&lt;br /&gt;Il piccolo sentì ripetute scariche e forti scoppi di bombe a mano che fecero sobbalzare il vecchio pavimento, mentre l’aria divenne irrespirabile per la polvere e per l'acre odore del  fumo. Fu un vero e proprio massacro compiuto anche con l’impiego di lanciafiamme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel vedere accendere questi micidiali ordigni nelle immediate vicinanze di altre case le donne che vi abitavano pensarono che volessero soltanto bruciare le abitazioni, come avevano fatto a Farnocchia dodici giorni prima, tant’è che iniziarono a tirare fuori i mobili e le masserizie, nel tentativo di salvarle. Ma subito le S.S. mostrarono le loro vere intenzioni, mettendosi a sparare all’impazzata contro la gente incredula che, senza parole, cadeva a terra senza vita. Spararono anche contro le bestie che si trovavano nelle stalle. Non ebbero pietà per nessuno. Un gruppo di persone fu spinto coi calci dei fucili all’interno della chiesa. Su quei poveretti vennero lanciate bombe a mano e scaricati colpi di mitragliatrice. “Kaputt! Kaputt! Tutti kaputt!”, urlavano le S.S., mentre i corpi delle vittime venivano investiti dal fuoco dei lanciafiamme. Ad una donna incinta sorpresa nella sua casa, fu squartato il ventre e al feto (quasi completo) venne sparato un colpo di fucile alla tempia. Questa visione apparve davanti agli occhi di  Elio Toaff che fu l'unico rabbino partigiano in Versilia,  quando, il giorno dopo la strage, sali a S.Anna di Stazzema.&lt;br /&gt;Nella camera dove dove la mamma avev a accompagnato il suo piccolo figlio, questi vide  che c’era anche il  suo parente, Alfredo Graziani e tre donne che stavano rannicchiate  in un angolo per evitare di essere raggiunte dai proiettili provenienti dall’esterno. Sul letto  giacevano due donne morte, una era lasua nonna Zaira che probabilmente, dopo essere rimasta ferita all’inizio dell’attacco dei soldati, era riuscita a salire al piano superiore. Alcuni proiettili mandarono in frantumi i vetri della finestra. Quando non si udì più il crepitio delle armi Alfredo Graziani si avvicinò al bambino dicendogli: “Dobbiamo uscire. Sai dove andare?”. “Sì lo so,  devo scendere giù nel canalone, dove c’è il mio babbo che si è rifugiato in una grotta insieme a mio zio. A questo punto l’uomo tolse i mobili che aveva messo sopra la botola e l’aprì. Fece le ultime raccomandazioni. “Qualunque cosa tu veda, anche la mamma morta, non ti devi fermare, non devi piangere, devi correre in silenzio da tuo padre”. Sceso al piano terra il piccolo Renato vide la stanza piena di tanti corpi senza vita. Riconobbe suo nonno Angelo, in fondo alla scala giaceva quello di sua madre. Il bambino la chiamò e la tocco inutilmente, vista la sua borsa la prese e fuggì verso il canalone. Fuori trovò la strada sbarrata da un lanciafiamme, ritornò indietro e giro e rigirò intorno per passare. Entrò anche nella case vicine per trovare una via di uscita. Morti e sangue dovunque. Non c’era altra soluzione, da lì doveva passare. Si fece coraggio, a fatica passò dietro il lanciafiamme e finalmente corse giù nel canalone. Nel farsi largo fra le alte felci smarrì il sentiero. &lt;br /&gt;A quel punto cominciò a chiamare forte suo padre. Alcuni soldati lo sentirono e si misero a sparare  nella sua direzione. Sentì fischiare sulla sua testa le pallottole mentre piccoli ramoscelli spezzati dai proiettili caddero intorno a lui. Finalmente vide tra gli arbusti spuntare suo padre che gli fece cenno di tacere e di andare da lui. I soldati non udendolo più pensarono di averlo colpito, quindi se ne andarono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella grotta ritrovò suo zio Amerigo. Il bambino continuava a piangere. Suo padre credendo che il piccolo avesse fame tentò di confortarlo dicendogli che fra poco sarebbe arrivata la mamma col mangiare. Udite queste parole dagli occhi del bambino uscirono fiumi di lacrime, non riuscì più a parlare. Dopo diverso tempo sentirono la voce del nonno Nello che chiamava suo padre. Usciti fuori dalla grotta lo videro con la camicia tutta macchiata di sangue. Rinchiuso nella stanza dov'era stata fatta la carneficina era finito sotto un  mucchio di cadaveri e, miracolosamente, era rimasto illeso. Alla vista dei superstiti della strage  il nonno Nello allargò le braccia e con un filo di voce disse: “Tutti morti. Sono tutti morti.” Il 12 agosto 1944 il bambino Renato Bonuccelli vide uccidere sua madre Rosa Cesarini Guidi in Bonuccelli, il nonno materno Angelo Guidi; la nonna materna Ida Pierotti nei Guidi, e l’altra nonna Zaira Pierotti nei Bonuccelli.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Furono cento i bambini uccisi; una femminuccia, la creatura più piccola, aveva appena venti giorni. Molte persone finirono bruciate vive insieme ai loro cari. Don Innocenzo Lazzeri, il parroco di Farnocchia che era sfollato nella canonica di Sant’Anna, la mattina del 12 agosto aveva appena finito di celebrare la Santa Messa, quando s’accorse che stavano per arrivare i tedeschi. Al padre che lo supplicava di fuggire con lui nel bosco, non volle dare ascolto. Forte della fede cristiana che lo animava, si mise in giro per confortare la popolazione. Il fatto di essere sacerdote lo induceva a credere che i tedeschi lo avrebbero rispettato; pensava forse, con la sua presenza, di poter scongiurare il massacro, ma non fu ascoltato e venne anche lui martirizzato. Mentre in piedi stava benedicendo i corpi della gente uccisa, fu afferrato da due S.S. che lo trascinarono intorno alla chiesa e al campanile. Quando venne riportato nella piazza, si chinò per benedire il corpicino straziato di un bambino di pochi mesi. Mentre faceva il segno della croce  fu crivellato da una scarica di colpi; il suo corpo fu gettato sul rogo, dove bruciò insieme a quelli delle altre vittime trucidate in chiesa. Dietro l’edificio sacro di S. Anna i tedeschi uccisero anche gli otto uomini che avevano portato, fin lassù, le cassette piene di munizioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel giorno della festa di S. Chiara alcuni soldati delle S.S. preferirono non rendersi complici di tale barbarie; per questo, anziché partecipare alla carneficina, senza farsi vedere dai commilitoni, scaricarono i colpi delle loro mitragliatrici contro alcuni animali, facendo credere di aver partecipato al massacro. In questo modo qualche abitante di Sant’Anna riuscì a salvarsi.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una donna, Genny Bibolotti Marsili, rinchiusa in una stalla insieme a tanta altra gente disperata e urlante, nascose il suo bambino di sei anni tra due grossi massi di pietra che si trovavano dietro la porta dell’ingresso. Morirono tutti, colpiti dalle raffiche dei fucili mitragliatori e dal fuoco dei lanciafiamme. Soltanto il piccino si salvò. Dal suo nascondiglio la creatura vide la madre, ferita alla testa e grondante sangue, nell’attimo in cui, per distrarre una S.S. al fine di non farle scoprire il figlioletto, lanciò uno zoccolo in faccia al soldato che continuava a sparare contro quelle povere persone già agonizzanti. Il tedesco, sorpreso dalla reazione della donna, reagì sparando contro di essa  l’ultima scarica di colpi, poi si allontanò. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questo gesto eroico la madre riuscì a salvare la sua creatura che, soltanto dopo otto ore trascorse dalla strage, un uomo tirò fuori dalla stalla. Il bambino, annerito dal fumo, aveva sul corpo ustioni di terzo grado, riportate per essere rimasto vicino alla porta mentre questa bruciava. Per guarire ebbe bisogno di cure mediche che durarono diciotto mesi. Scamparono dalla strage anche poche persone che, rimaste illese sotto i corpi dei familiari uccisi, finsero di essere morte insieme a loro. Quando le S.S. ridiscesero a valle, a Sant’Anna rimasero i resti di 560 persone, tra bambini, anziani e donne, spietatamente massacrati da belve feroci con sembianze umane.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo a raggiungere S. Anna, forse il pomeriggio dello stesso giorno in cui avvenne la strage, con il fumo che ancora si alzava dalle case incendiate, nel vano tentativo di portare aiuto,  fu il parroco  di La Culla, don Giuseppe Vangelisti, accompagnato da alcuni parrocchiani.&lt;br /&gt;Arrivato sulla piazza della chiesa il gruppetto vide davanti ai loro i resti di ossa  umane  bruciate. Dalla conta dei teschi risultò che le vittime lì trucidate furono 132.  Altri 17 resti  furono contati  al Colle;  22 a Coletti, 17 lungo il sentiero  che da Coletti va al Molino e 3 nel  bosco. Per le persone bruciate dentro le case non fu possibile  neppure conoscere il numero approssimativo. Fu don Giuseppe Vangelisti a recarsi presso il Comando tedesco  da cui ottenne l’autorizzazione per la sepoltura dei resti delle vittime. &lt;br /&gt;Quella del 12 agosto 1944 fu, salvo smentite,  la più grande strage degli innocenti compiuta dalle S.S. in Italia durante la seconda guerra mondiale.&lt;br /&gt;La strage di Sant’Anna, raccontata sui  libri di Giorgio Giannelli, Lodovico Gierut, Renato Bonuccelli e Giuseppe Vezzoni, e su diversi articoli pubblicati sul periodico Versilia Oggi e su altri quotidiani nazionali, dove si parla anche delle testimonianze dei pochi sopravvissuti alla spaventosa strage degli innocenti, a distanza di più di 60 anni fa ancora rabbrividire. L’orrore che ancora suscita è immenso. &lt;br /&gt;Dopo diversi decenni, quando finalmente si aprirono gli “armadi della vergogna” e fu possibile prendere visione dei documenti relativi alla strage di Sant’Anna, si apprese che  essa fu compiuta dalla 5 ^ Compagnia del II Btl del 35°  Rgt. della 16^  S.S. Grenadier Division, composta da giovanissimi volontari, dai 16 ai 20 anni, al comando del capitano austriaco Anton Galler e non dal maggiore Walter Reder, sospettato per lungo tempo di avere partecipato e diretto quell’azione criminale. Il 31 ottobre 1951 il Tribunale militare di Bologna condannava all’ergastolo e alla degradazione militare il maggiore Walter Reder, per le stragi compiute nella provincia di Bologna ed in altre località, e per l’uccisione, a Bardine di S. Terenzo (Lunigiana) dei 53 civili rastrellati nella zona di Valdicastello il 12 agosto 1944, mentre lo assolveva  “per insufficienza di prove” dall’accusa di aver preso parte alla strage di Sant’Anna. Il famigerato capitano Galler, che dopo la guerra andò a lavorare in una miniera d’uranio in Canada, morì in Spagna nel 1995, impunito. Fu questo criminale di guerra che ebbe il barbaro coraggio di comunicare ai propri superiori che il 12 agosto 1944, a Sant’Anna, il suo reparto aveva ucciso 270 partigiani.&lt;br /&gt;Con la sentenza del Tribunale Militare di La Spezia del 22 giugno 2005 fu comminata la pena dell’ergastolo a 10 ex  S.S. colpevoli di avere partecipato alla strage. Dalla sentenza emerge che nessuna causa concorse a determinare un’azione di rappresaglia nei confronti della popolazione di Sant’Anna. In buona sostanza si trattò di un pianificato sterminio di cittadini inermi. Non emersero prove che qualche italiano aderente alla Rsi possa avervi partecipato indossando la divisa delle S. S. anche se, nell’immediato dopoguerra, circolarono alcune testimonianze degli scampati alla strage secondo cui tra i carnefici vi sarebbero stati addirittura qualche fascista della zona. Circolarono anche dei nomi, ma nel corso del processo gli imputati ascoltati in aula o per rogatoria non hanno mai confermato tale ipotesi.&lt;br /&gt;Purtroppo anche più italiani, con indosso le tute mimetiche delle SS e con il volto mascherato, parteciparono alla orrenda strage.&lt;br /&gt;Per lunghi anni, per amor di Patria,  ho sempre pensato che alla orrenda  strage di S.Anna, commessa dalle S.S. tedesche il 12.8.1944 non avessero partecipato  fascisti italiani mascherati, che avevano aderito alla Repubblica Sociale Italiana fondata da Benito Mussolini dopo la sua liberazione da Campo Liberatore, camuffati con indosso una  tuta mimetica, uguale a quelle delle S.S tedesche e con  il volto coperto da retine, per non farsi  riconoscere. In mancanza di elementi certi relativi alla partecipazione a questa strage anche di fascisti italiani, mi astenni, nel mio primo racconto, dal parlarne.&lt;br /&gt;Riconosco di avere commesso un grave errore a non avere approfondito questo argomento. Davvero mi sembrava impensabile che a questa orrenda strage  avessero partecipato anche degli italiani.&lt;br /&gt;Purtroppo dalla lettura dei seguenti libri: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Versilia la strage degli innocenti di Giorgio Giannelli&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo libro si  legge la testimonianza di Ennio Navarri che fu messo dai nazisti nel gruppo dei bimbi che furono rinchiusi in una stalla. Quando la porta fu riaperta, delle S.S. presero delle mucche. Fu proprio quando un componente di questo gruppo trascinava fuori una mucca che il piccolo Navarri lo sentì gridare  “ Dai mora “. Il Navarri rimase colpito da questa frase detta in chiaro dialetto versiliese. Quando per l'ultima volta la stalla fu riaperta, i tedeschi gettarono in mezzo a quei ragazzi  bombe a mano, Ennio Navarri, che stava in fondo alla stalla  vicino alla greppia, riusci a spiccare dei salti sopra le bombe prima che esplodessero, riuscendo così a salvarsi.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;- Un prete indifeso in una storia a metà- Don Giuseppe Vangelisti e il suo memoriale ,  scritto da Giuseppe Vezzoni e finito di stampare nel mese di novemre 2006.. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In relazione alla presenza a S.Anna il giorno della strage di italiani e fascisti, Giuseppe Vezzoni ha parlato del memoriale scritto da don Giuseppe  che ha raccontato che un certo  Giuseppe Pardini, udì un soldato dire mentre stava uccidendo una vacca “ non sei ancora morta mostra, in termini prettamente locali”.&lt;br /&gt;Sempre nel suo memoriale  don Vangelisti ha annotato quanto gli disse il giorno dopo la strage il padre di don Innocenzo Lazzerri: ”Sa chi c'era anche? Il tal dei tali, l' ha riconosciuto mio fratello a Valdicastello mentre si toglieva la maschera credendosi ormai lontano dai conoscenti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La santannina Cesira Pardini durante il processo alle S.S. ha confermato in aula  che a sparare a sua madre fu sicuramente un italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall'intervista  rilasciata alla  La Nazione il 13.4.2002,  Ennio Bazzichi che aveva tre anni quando avvenne la strage, e che  era con la nonna a Sennari, ha raccontato quanto ella gli aveva detto quando in quella località arrivarono  tedeschi tra i quali  c'erano anche degli italiani, I primi arrivati erano in divisa mentre i secondi gruppo giunt sul posto    avevano il volto mascherato. I tedeschi appena arrivati inziarono a portare fuori la gente  dalle loro case. In quel momento uno  disse a sua nonna “muoviti che ti prendo  a calci.”. Poi un ufficiale giunto sul posto,  in lingua tedesca ordinò di portare la gente di Sennari a Valdicastello.  &lt;br /&gt;In sostanza da questa intervista risulta che gli abitanti di Sennari furono graziati perché  sembrerebbe che in quella località c'era qualcuno che  aveva lavorato coi tedeschi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In merito alla denuncia della strage, ci sono le testimonianze rese  in sede dibattimentale di Lidia Pardini,Renato Bonuccelli, Angelo Berretti. Marietta Mancini, Arnaldo Bertolucci e Ettore Salvatori, quest'ultimo riconobbe , che tra i tre italiani che con i tedeschi uccisero la gente in località Colle, c'era un un tale  Giuseppe Ricci, che in un confronto presso la pretura di Pietrasanta avvenuto nel dopoguerra  ammise di aver partecipato alla strage  perché  fu minacciato di mortedai tedeschi&lt;br /&gt;Due pietrasantini, Francesco Gatti ed Egisto Cipriani, furono riconosciuti dal fratello dell'ex partigiano Nicola Badalacchi tra le SS  italiane che scortarono a Lucca la colonna  dei civili rastrellati a Valdicastello il 12.8.1944. Quì mi fermo, perchè il  discorso sugli italiani che parteciparono alla orrenda strage è ancora lungo, motivo per cui chi volesse approfondire questo tragico momento  potrà farlo leggendo il libro del Vezzoni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Una strage nel tempo di Lodovico Gierut&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Gierut ha riportato nel suo libro la testimoniana di  Nicola Badalacchi , di cui ha parlato  anche il Vezzoni,  Inoltre Geirut nella  sua opera ha pubblicato tutte le numerose testimonianze ricevute per iscritto rese da ex partigiani,  da 5 scampati alla strage,e da uomini politici arrivati ad occupare anche le più alte cariche dello Stato, di pittori e scultori  e di famosi scrittori e giornalisti.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Concludo col citare il libro sulla strage di S.Anna,  scritto dallo storico professore Paolo Pezzino ( nominato dal PM consulente tecnico del processo celebrato contro le SS) dell'università di Pisa, il quale riporta numerose testimonianze dalle  quali risulta evidente che fra le SS che commisero la strage c'erano anche diversi italiani che furono uditi parlare nella nostra parlata durante l'orrenda strage.  Le frasi udite sono state tutte riportate nel libro dello storico  professor Pezzino..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-5994858137126133784?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/5994858137126133784/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=5994858137126133784' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5994858137126133784'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5994858137126133784'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/03/la-strage-di-sanna.html' title='La strage di S.Anna'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-4773901642324069075</id><published>2011-03-13T19:58:00.004+01:00</published><updated>2011-03-13T20:43:07.268+01:00</updated><title type='text'>Voglio ancora parlare di don Mario Mencaraglia</title><content type='html'>Lessi  con gioia e commozione quanto scrisse sulla Cronaca libera (foglio telematico) i primi giorni del mese di gennaio del 2010 Giuseppe Vezzoni su don Mario Mencaraglia,  sacerdote che conobbi quando tenne nel salone della Misericordia, di Seravezza, ai tempi in cui era governata dall' indimenticabile Dr. Luigi Santini, brillanti conferenze sull'arte sacra, a cui si dedicarono, ottenendo magistrali opere, grandi artisti nati nel passato nel comune di Stazzema. In verità la prima volta lo vidi a Volegno quando, nel mese di agosto 1988, fu festeggiato il centenario della torre campanaria di quel paesino dell'alta Versilia.  La sera del 24 agosto la trascorsi lassù con i miei familiari e fu una serata fantastica, come lasciava intravedere il programma delle manifestazioni intitolato "Musica come parola", Cantò il tenore Giancarlo Deri, si esibirono il musicista Massimiliano Grazzini, ed anche un giovane chitarrista di cui non ricordo il nome. Poi danzò da sogno Enrica Salvatori e furono lette liriche dagli stessi poeti presenti, tra i quali ricordo il presidente pro-tempore dell'accademia della Rocca Vittoriano Orlando e le brillantissime  Aurora Bresciani ed Edoarda Banchieri. &lt;br /&gt;Il pubblico presente fu accolto con grande affettuosità e generosità  Furono offerti biscotti fatti in casa e del  buon vino. Ricordo l'espressione felice dell'uomo che mi versò un pò di vino nel bicchierino che poco prima mi aveva dato. "Lo servo io , lo servo io", ripeteva, mentre tentavo di fare tutto da me. Questa accoglienza cordiale signorile e generosa , se anche si pensa al fatto che tutti gli spettacoli furono offerti gratuitamente mi colpirono, tanto da farmi pensare che a Volegno, accanto al loro parroco don Mario c'era gente davvero eccezionale. Di quella bella serata di festa oltre a conservare nel mio cuore un bel ricordo, mi è rimasta  la preziosa medaglia,  che acquistai in quell'occasione, che fu  coniata per ricordare ai posteri i cento anni della torre campanaria. Furono gli uomini dei nostri monti a volere questa torre e molto faticoso fu il lavoro che svolsero per edificarla. La vollero perché il suono dolce delle campane  richiamassero l'attenzione dei fedeli a riunirsi per festeggiare le feste parrocchiali che allietano sempre i cuori della collettività paesana e per pregare nella casa di Dio  durante le  feste  del  Signore  C'è anche il suono del  tocco da morto emesso da una  campana  che invita i fedeli alla preghiera quando avverte la gente che nella loro chiesa sarà celebrata la santa messa a suffragio dell'anina di un uomo arrivato alla fine del suo cammino terreno.&lt;br /&gt;Incontrai ancora don Mario Mencaraglia quando la banda di Seravezza,della quale facevano parte due miei cari amici, Alberto Benti e Mario Tarabella,davvero eccezionali suonatori si trombone il Benti e del sassofano e clarinetto il Tarabella,purtroppo scomparsi in questi ultimi anni,   effettuò un concerto davanti alla chiesa di Pruno. Fu Don Mario a fare gli onori di casa. Terminato il concerto ai musicanti furono offerte gustose panzanelle, schiacciatine e pizzette e bibite  analcooliche. &lt;br /&gt;Dal mio parroco Don Nino Guidi, nato a Pruno ho saputo che don Mario vive tuttora sul monte di Ripa. Voglio ancora ringraziare don Mario per l'alto magistero sacerdotale svolto a beneficio  della popolazione dell'Alta Versilia che sicuramente non lo dimenticherà mai.&lt;br /&gt;Anche se  don  Maria Mencaraglia, non è più il loro parroco il  cuore di questo sacerdote è e rimarrà sempre ricco  dell'amore divino di Dio nostro Padre Misericordioso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-4773901642324069075?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/4773901642324069075/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=4773901642324069075' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4773901642324069075'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4773901642324069075'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/03/voglio-ancora-parlare-di-don-mario.html' title='Voglio ancora parlare di don Mario Mencaraglia'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-4958681556623163165</id><published>2011-03-08T11:38:00.010+01:00</published><updated>2011-03-08T18:49:43.203+01:00</updated><title type='text'>Due cuccioli gettati in un  cassonetto</title><content type='html'>La  notizia  di cui ora parlo, veramente molto brutta,  l'ho appresa leggendo una locandina esposta davanti ad una edicola qualche giorno fa. I lamenti di questi due piccoli animali sono stati uditi da una passante che ha chiesto l'aiuto ad un uomo per tirarli fuori dal cassonetto. Cosi i due cuccioli sono stati salvati da una orribile morte. Questo fatto crudele commesso da una persona senza cuore,  mi ha fatto ritornare alla luce della mia memoria, quanto constatai nel 1949 quando percorsi, di mattina,  l'argine del fiume Versilia che dalla Centrale conduce al Poggione di Ripa di Seravezza. Mentre transitavo vicino ad una fitta siepe, sentii dei rumori  anomali che mi fermarono il passo. Incuriosito mi avvicinai alla  siepe. Fu così che rilevai che sulla stessa era stato gettato  un sacchetto chiuso con dello spago, che si muoveva in continuazione in seguito agli scatti  disperati e frenetici di  un animale che pensai vi fosse stato messo dentro da qualcuno che voleva liberarsene. Con un coltellino tagliai lo spago e subito, con un balzo, salto fuori un grosso gatto che si allontanò immediatamente dalla zona. Si era nell'immediato dopoguerra e in Versilia c'era molta disoccupazione e si pativa ancora la fame. Molti uomini andavano a fare la rena nel fiume per sopravvivere. Questo mi viene sempre  in mente nel ricordare  quel gatto a cui salvai la vita. Non l'ho scritto ora per giustificare  il comportamento miserevole commesso dall'uomo contro “il fratello gatto”, come l'avrebbe chiamato  S. Francesco d'Assisi. Ho sempre  sperato  che l'animale miracolosamente scampato alla morte, non sia ritornato nella casa del suo padrone, ma che abbia trovato un uomo buono che lo abbia preso con sé,  dandogli la necessaria assistenza e amore.&lt;br /&gt;Lo stesso giorno in cui ho letto sulla locandina questo fatto doloroso, sono transitato davanti alla casa dove abitò Giuseppe Mazzini, il fondatore della Giovane Italia, che li si  rifugiò  sotto falso nome, quando era  un perseguitato politico.  Di questo grande uomo  che nel 1827 si affiliò alla Carboneria, ricordo soltanto quanto ci raccontò di lui in classe,  negli anni trenta, (più di 70 anni fa) il nostro maestro. Questi ci narrò che quando era ragazzo Giuseppe Mazzini nel prendere in mano un grillo,  gli spezzò involontariamente una zampina, fatto che lo sconvolse fino a farlo piangere dal dispiacere Questo racconto ben descritto che commosse tutta la classe, è rimasto sempre vivo nel mio cuore.  &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; 8.3.2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-4958681556623163165?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/4958681556623163165/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=4958681556623163165' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4958681556623163165'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4958681556623163165'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/03/due-cuccioli-gettati-in-un-cassinetto.html' title='Due cuccioli gettati in un  cassonetto'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2607845559196830354</id><published>2011-02-25T11:16:00.008+01:00</published><updated>2011-02-25T16:10:06.452+01:00</updated><title type='text'>1945 - Arrivano in Versilia i  “Nisei”, pronti a sferrare l'attacco finale alla linea Gotica</title><content type='html'>Nel mese di marzo del 1945 notai che a Capezzano Pianore era aumentata la presenza di soldati americani. Si trattava di nuovi uomini,chiamati "Nisei", nati in America da genitori giapponesi, facenti parte del 442° reggimento, aggregato alla 92^ divisione “Buffalo”.&lt;br /&gt; Ricordo che questi giovanissimi soldati , erano molto ghiotti di cipolline che gli portavano, a mazzetti, i ragazzi del posto, i quali ricevevano in cambio qualche cioccolata e del cibo conservato in scatola. Quei militari dopo qualche giorno raggiunsero la piana di Seravezza, dove sostarono nella  zona  di Pozzi,  pronti, il 5 aprile 1945  a partecipare all’attacco finale che fu sferrato dagli Alleati all'estremo limite della linea Gotica per snidare le forze tedesche attestate  sul Castellaccio, lungo tutto il Crinale del Monte di Ripa fino a arrivare  sul monte Folgorito, partendo da Riomagno e dalla Desiata. Dopo aspri combattimenti,  dove emerse il fulgido coraggio e valore   delle truppe attaccanti, il  7 aprile 1945 la Linea Gotica, nel tratto versiliese, fu sfondata. Il motto del reggimento di questi ardimentosi e valorosi soldati, era  “Go for broke”, o la va o la spacca! Dopo lo sfondamento  un ragazzo di Seravezza, Alberto Benti, mio caro e indimenticato amico, scomparso in questi ultimi anni, mi raccontò di aver visto ammucchiati a Riomagno, moltissimi cadaveri di soldati  americani che poi, su diversi autocarri,  furono trasportati, per la  sepoltura, in un cimitero di guerra alleato che non mi seppe indicare.  Secondo notizie acquisite da chi scrive questo cimitero alleato dovrebbe trovarsi  nella provincia di  Firenze.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2607845559196830354?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2607845559196830354/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2607845559196830354' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2607845559196830354'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2607845559196830354'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/02/1945-arrivano-in-versilia-i-nisei.html' title='1945 - Arrivano in Versilia i  “Nisei”, pronti a sferrare l&apos;attacco finale alla linea Gotica'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-9003940980227665438</id><published>2011-02-24T19:27:00.002+01:00</published><updated>2011-03-01T11:00:32.248+01:00</updated><title type='text'>Conosci la terra dove fioriscono i limoni?”. La mostra di pittura in memoria di Marta Gierut, esaltò i colori e lo splendore della natura.</title><content type='html'>“&lt;br /&gt;A Calcinaia (PI) nella antica  Torre degli Upezzinghi, dal 7 al 15 ottobre di qualche anno fa,  fu  allestita una bella mostra di pittura in memoria della giovane artista versiliese Marta Gierut, prematuramente scomparsa.&lt;br /&gt;Curata da Paolo Grigò e Lodovico Gierut, il  babbo di Marta, noto giornalista e critico d’arte, l’esposizione, fu  ispirata da una frase dello scrittore e poeta tedesco  Johann Wolfagang von Goethe, il cantore dei colori. Questa manifestazione  riscosse un notevole successo. Numerose  le opere esposte realizzate da più di cento pittori, tutte di piccole dimensioni ma di alto spessore artistico, in cui prevale il colore giallo, ch’è quello del sole, che riscalda la terra e  fa apparire dorate  le spighe di grano.&lt;br /&gt;E’ il Giallo che predomina nei quadri. Goethe, considerato il massimo scrittore in lingua tedesca, sotto falso nome, fece un viaggio in Italia nel biennio 1786-88, durante il quale rimase incantato, dalla bellezza delle nostre opere d’arte e dai colori della nostra terra, tanto da ispirarlo a scrivere i libri  “Teoria dei colori” e “Metamorfasi delle piante”.&lt;br /&gt;Vedere appena sono entrato nella storica Torre, incorniciata in un quadro,  l’immagine del volto stupendo e splendente di Marta Gierut, dal quale  sprizzava felicità e vita, tanto da farmi apparire per lei lontanissima negli anni la sua morte, ha acuito il mio dolore sapendo che purtroppo questa sensibile artista e poetessa, qual è stata, non era più fra noi, anche se subito ho trovato  conforto  al solo pensare che la sua anima ora aleggia lassù negli spazi infiniti del Cielo,  dove brilla la luce, dove c’è la pace, perché,  per coloro che hanno la Fede nel Cristo nostro Salvatore, morire è vivere eternamente, un premio solo per le creature buone e giuste. E mi par bello anche pensare che da lassù ella tutti i giorni posa il suo sguardo sui loro cari e affranti genitori colpiti da un dolore immenso per la sua prematura  scomparsa. &lt;br /&gt;La bellezza di questa mostra venne  ancora di più evidenziata dalle fotografie riportate nel DVD, realizzato per l’occasione, in cui furono  illustrate  tutte le opere esposte.&lt;br /&gt;Marta Geirut fu studentessa dell’Istituto d’Arte Stagio Stagi di Pietrasanta e  dell’Accademia di Belle Arti di Carrara. Fu allieva  anche  del grande scultore Franco Miozzo. Primeggia fra le opere che ci ha lasciato, la grande scultura “Il volto e la maschera”, di cui parlò suo padre con un articolo che fu pubblicato sul numero 200 del marzo - aprile 2006 del periodico mensile cattolico il Dialogo  del quale egli fu  un prezioso collaboratore. Questa pagina fu  fotocopiata su un foglio illustrativo che venne  esposto all'interno della Torre degli Upezzinghi, perché i visitatori potessero conoscere i brevi anni della  vita di Marta Geirut interamente dedicati all'arte che era la sua ragione di vita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-9003940980227665438?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/9003940980227665438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=9003940980227665438' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/9003940980227665438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/9003940980227665438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/02/conosci-la-terra-dove-fioriscono-i_24.html' title='Conosci la terra dove fioriscono i limoni?”. La mostra di pittura in memoria di Marta Gierut, esaltò i colori e lo splendore della natura.'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-4942509763420067056</id><published>2011-02-24T11:38:00.005+01:00</published><updated>2011-02-24T13:34:35.215+01:00</updated><title type='text'>Dal  Manifesto dei diritti della Terra – Il discorso di Capo Seattle – Capriolo Zoppo – 1854</title><content type='html'>Riporto soltanto una minima parte dell’ampia risposta  che il capo dei pellerossa Capriolo Zoppo nel 1854 diede al Presidente degli USA che gli aveva chiesto di vendergli la sua terra. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Toccando il tema dell’acqua, ecco, cosa disse: “ Noi considereremo la vostra offerta di acquisto  Ma non sarà facile perché questa terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che scorre  nei torrenti e nei fiumi  non è soltanto acqua , ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra dovete ricordarvi che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida del lago parla di eventi  e di ricordi della vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua  è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli  ed essi saziano la nostra sete.  I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli.. Se vi vendiamo la terra , voi dovete ricordare ed insegnare  ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli ed anche vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza  che userete con un fratello”.Parlando delle città disse: “Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie in primavera  o il ronzio delle ali degli insetti. Ma forse io sono un selvaggio e non   capisco. Il rumore della città  ci sembra soltanto  che ferisca soltanto gli orecchi. E cosa è mai la vita , se l’uomo non può ascoltare  il grido solitario dei succiacapre  o i discorsi delle rane  attorno ad uno stagno di notte? Ma io sono un uomo rosso e non capisco: L’indiano preferisce  il dolce rumore  del vento che soffia sulla superficie del lago  o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino. L’aria è preziosa per l’uomo poiché tutte le cose partecipano  dello stesso respiro. L’uomo bianco sembra non  accorgersi dell’aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza. Ma se noi vi vendiamo la terra , voi dovete ricordare che l’aria e preziosa  per noi e che l’aria  ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento che  ha dato ai nostri padri  il primo respiro , riceve anche l’ultimo  respiro. E il vento che  deve dare anche ai nostri figli lo spirito della vita. E se vi vendiamo la nostra terra  voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco  possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori dei prati”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S.&lt;br /&gt;Parlò il grande e saggio capo indiano  anche di altre tematiche tuttora attuali, in ordine alle quali l’uomo,  nonostante siano trascorsi  oltre 150 anni, non ha ancora imparato nulla per migliorare  le sue condizioni di vita,  anzi, sotto molti aspetti, ha peggiorato la situazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-4942509763420067056?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/4942509763420067056/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=4942509763420067056' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4942509763420067056'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4942509763420067056'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/02/dal-manifesto-dei-diritti-della-terra.html' title='Dal  Manifesto dei diritti della Terra – Il discorso di Capo Seattle – Capriolo Zoppo – 1854'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-4155100596202897147</id><published>2011-02-18T22:52:00.005+01:00</published><updated>2011-02-19T14:05:54.890+01:00</updated><title type='text'>Il Giugno Pisano: la Luminaria.</title><content type='html'>Strisce del cielo dove brillano da sempre miriade di stelle che alla vista dell’occhio dell’uomo appaiono come infiniti puntini luminosi, da secoli vengono staccate, per una notte, dalla “fantastica” creatività pisana, dalla volta celeste per posarle ordinatamente ed anche con geometrica precisione, lungo i muri dell’Arno, sulle facciate degli antichi palazzi e financo sulla superficie delle sue acque che continuano perennemente a scorrere verso il mare. La prima edizione di questa eccezionale luminaria, secondo manoscritti dell’epoca, risale al 1688, quando Cosimo III dei Medici fece mettere nella cappella del Duomo appena terminata, l’urna di cristallo contenente il resti di San Ranieri e che da allora fu chiamata col nome del Patrono.  Il passaggio della “reliquia” fu salutato dai pisani con l’illuminazione delle strade e delle facciate degli edifici con tipici “lamparini” (lumi di cera accesi dentro appositi bicchieri di vetro). Dalla fine dell’Ottocento l’usanza dell’illuminazione, arrivata ai nostri giorni, assunse il nome di Luminaria. In effetti sembra che fin dai tempi remoti i pisani erano soliti illuminare il corso dell’Arno ed i palazzi per sottolineare in modo particolare liete ricorrenze. E' da dopo  la costruzione della cappella di San Ranieri, che la luminaria si svolge insieme ai festeggiamenti dedicati al Santo Patrono. Inizialmente   si svolgeva ogni tre anni e soltanto in occasione di eventi eccezionali la stessa veniva ripetuta senza tenere conto dell’apposito calendario. Nel tempo passato furono eseguite  edizioni fastose fino agli ultimi due o tre decenni dell’Ottocento quando l' Autorità comunale fu costretta a sospenderle per difficoltà economiche. Dal 1886 la manifestazione fu ripresa, con fatica,  per iniziativa di un circolo giovanile cattolico, grazie anche al contributo finanziario dell’intera comunità. Ma il ripristino alla grande di questa manifestazione pisana, avvenne nel 1937 unitamente a quella  del Gioco del Ponte.  Fu interrotta due volte: la prima avvenne   per motivi connessi allo scoppio della seconda guerra mondiale (1940/1945) che continuò anche negli anni del dopoguerra  fino al 1952, e la seconda dipese dalla esondazione dell'Arno che si verificò nel 1966, causando a Pisa il crollo del ponte Solferino  e di alcuni argini.  &lt;br /&gt;La festa della luminaria di  Pisa che viene effettuata il 16 giugno di ogni anno  termina con  un eccezionale spettacolo di fuochi pirotecnici che rende sempre più fantasmagorico parte del cielo della  città della Torre pendente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-4155100596202897147?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/4155100596202897147/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=4155100596202897147' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4155100596202897147'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4155100596202897147'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/02/il-giugno-pisano-la-luminaria.html' title='Il Giugno Pisano: la Luminaria.'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-5551412270600307943</id><published>2011-02-13T22:57:00.005+01:00</published><updated>2011-02-15T08:18:36.224+01:00</updated><title type='text'>Emilio Barberi, marinaio fortemarmino, medaglia d'oro al valore militare.</title><content type='html'>Ricordo bene quel giorno che appresi sui banchi dell'Avviamento professionale al lavoro di   Seravezza che uomini ardimentosi della Marina militare, su speciali “barchini esplosivi” avevano violato la base navale inglese costituita nella rada  di Suda, sulla costa settentrionale dell'Isola di Creta, riuscendo ad incendiarla, dopo aver colpito tre navi cisterna e un incrociatore. Faceva parte di questa squadra di marinai,  che si erano preparati alla storica impresa, anche il fortemarmino Emilio Barberi che in quell'epoca rivestiva  il grado di sergente cannoniere  dei  M.A.S..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa eccezionale impresa infiammò il cuore di tanti piccoli ragazzi  di Seravezza che, nonostante la fame in corpo,  cantavano  canzoni che inneggiavano all'eroismo dei soldati, dei marinari e avieri italiani, ovunque impegnati in epiche battaglie. &lt;br /&gt;Giorgio Giannelli, nel suo libro “ La Versilia ha vinto la guerra”, edito nel dicembre 1989, ha parlato con dovizia di particolari, del grande valore,  dimostrato dai militari versiliesi in Etiopia, in Libia, in Russia, nei Balcani, ed  in altre zone operative durante la seconda guerra mondiale.&lt;br /&gt;Si contano medaglie d'oro, d'argento e di bronzo concesse al valor miitare dimostrato da tanti uomini  versiliesi di ogni Arma e grado, diversi dei quali, purtroppo,  insigniti di  questa onorificenza alla memoria per avere  perso la  vita nel corso di sanguinose battaglie da essi combattute contro le forze nemiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo suo prezioso libro ha illustrato come si svolse  questo storico assalto  alla base navale di Suda che avvenne nella notte del 25 – 26 marzo 1941, quando uomini molto addestrati, a bordo di piccoli motoscafi a fondo piatto, larghi  m. 1,90 e lunghi m.5,20,  manovrabili dal pilota e carichi nella sua parte anteriore  di 300 kg. di esplosivo, si portarono davanti alla rada di Suda, per entrare nell'interno della stessa , con il compito di individuare l'obbiettivo da colpire per affondarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Favoriti dall'oscurità della notte, tutti i motoscafi riuscirono a forzare  un triplice ordine di ostruzioni poste per impedire l'accesso  a mezzi navali italo-tedeschi. Non fu facile per  Emilio Barberi e i suoi compagni proseguire  nell'attacco predisposto a causa di un fuoco intenso di sbarramento che iniziò subito dopo l'entrata nella rada  di questi particolari  barchini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver localizzato le navi da colpire, fu impartito ai marinai, che manovravano  questi mezzi di assalto, l'ordine di attacco.  Gli “arditi del mare” lanciarono i loro natanti sugli obbiettivi prestabiliti. Furono colpite tre navi cisterna e l'incrociatore York di 8.200 tonnellate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A pochi metri di distanza dalla grossa petroliera che fu affondata dal barchino esplosivo  di Emilio Barberi, questi   si gettò in mare per raggiungere la riva nuotando vigorosamente.   Da li attese che  fosse catturato da pattuglie inglesi, mentre i suoi occhi osservavano  la rada  che stava bruciando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Poco dopo fu catturato e fatto prigioniero  da una pattuglia, che sbigottita e incredula da tanto sangue freddo del marinaio italiano e anche dall'indifferenza da lui dimostrata di fronte alle  probabili rappresaglie che  gli inglesi potevano prendere nei suoi confronti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Barberi trascorse la lunga prigionia a Bopal nel centro dell'India. Alla fine della guerra  venne decorato  dagli stessi alti ufficiali della marina inglese  che ebbero  l'onore di appuntare sul suo petto la medaglia d'oro che gli fu concessa  per questa impresa  compiuta insieme ad altri marinai coraggiosi. L'ammiraglio Morgan che nel 1945,  compì  questo  gesto cavalleresco, volle esprimere i suoi complimenti sia al Barberi che a tutti gli altri uomini che nel marzo del 1941 avevano  compiuto questa leggendaria impresa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-5551412270600307943?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/5551412270600307943/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=5551412270600307943' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5551412270600307943'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5551412270600307943'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/02/emilio-barberi-marinaio-fortemarmino.html' title='Emilio Barberi, marinaio fortemarmino, medaglia d&apos;oro al valore militare.'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-8477317514670276534</id><published>2011-02-01T15:15:00.002+01:00</published><updated>2011-02-02T13:50:16.890+01:00</updated><title type='text'>Cerpelli Pompe</title><content type='html'>Ricordo la società Cerpelli pompe che fu fondata nel 1904 dall’ingegner Attilio Cerpelli. Questa società rivestì un ruolo importante dando lavoro a moltissime maestranze versiliesi contribuendo alla crescita dell’economia locale, a partire dal 1935, allorquando si trasferì dalla Liguria alla Centrale di Seravezza. Presso la società dell’onorevole Attilio Cerpelli  lavorò anche mio padre   nei primi anni 40 e  mio cugino Giuseppe ( assunto il 1° aprile 1964, all’età di 15 anni, come apprendista tornitore e dov’è  rimasto, senza soluzioni di continuità,  per 38 anni ) e,  nel 1949, per pochi mesi, anche chi scrive. Nelle officine versiliesi dell’onorevole Cerpelli (titolo acquisito dopo la sua elezione a deputato per il partito democratico liberale, nella 25^ legislatura del Regno d’Italia, prima dell’ascesa al potere di Benito Mussolini) lavoravano, negli anni precedenti lo scoppio della seconda guerra mondiale ed anche in quelli successivi, moltissimi giovani versiliesi, assunti come  apprendisti meccanici, saldatori e tornitori. Nell’estate tragica del ’44 l’officina Cerpelli fu fatta saltare in aria dagli operai della organizzazione tedesca  Todt, così come fecero per una parte di Seravezza e interamente a Corvaia e Ripa che furono  rase al suolo. Nel 1948 l’onorevole Cerpelli riprese l’attività, impiantando a Querceta un’altra officina. Nel 1949  attivò una fonderia in un capannone preesistente in località Madonnina, a due passi dalla ferrovia. Fu grazie all’interessamento di mio padre che  anche chi scrive lavorò in questa fonderia  insieme a me furono assunti, senza essere assicurati,  altri tre giovani apprendisti. La nostra paga era di trecento lire al giorno. Dopo il terzo mese di lavoro ricevemmo una lettera con la quale ci venne comunicato che la società  aveva disposto a nostro favore l’aumento del 10%, pari a lire 30 giornaliere. Ho sempre saputo che  la società di Attilio Cerpelli costruiva pompe da lui ideate e  di alta potenzialità,  sia per le navi che per le raffinerie ed altre industrie. Dovevo leggere l'Almanacco Versiliese di Giorgio Giannelli per  apprendere la vasta gamma dei macchinari prodotti dalle officine della società Cerpelli, la più importante d’Italia, che contava 1200 dipendenti,  per la costruzione di centrifughe rotative e a stantuffo, turbopompe, elettropompe, compressori a bassa e ad alta pressione, frigoriferi per navi e impianti per condizionatori di aria, tutti macchinari di alta qualità. Se non avessi letto l’Almanacco Versiliese mai avrei saputo nulla anche sul “blue ribbon”, sì il nastro azzurro cui si fregiò il supertransatlantico Rex, il più bello del mondo,  costruito dall’Ansaldo di Sestri Ponente con pompe Cerpelli, le quali furono determinanti per  la conquista del primato di navigazione dell’Atlantico, che avvenne tra il 10 e il 16 agosto 1933, allorché,  salpato da Genova con scalo a Gibilterra, giunse a New York con 27 ore e 20 minuti di anticipo rispetto all’orario stabilito. La traversata dell’Atlantico  fu effettuata in 4 giorni, 13 ore e 50 minuti, alla velocità  di 28,2 miglia orarie,  stabilendo  un record  fino a quel giorno detenuto  da  navi della marineria inglese. Fu un trionfo per la Marina mercantile italiana. Il Corriere della Sera del 18.8.1933,  in relazione a questa impresa, scrisse: ”Il motivo che predomina nella valutazione dell’importantissima vittoria tecnica della Marina mercantile italiana, è costituito dal possedere, questa nave gloriosa, macchinari totalmente nazionali, concepiti e costruiti nelle officine Cerpelli”.  Memorabile la spedizione, che nel 1985 fu effettuata dall’officina Cerpelli,  di un colossale macchinario antincendio per l’Arabia Saudita del peso complessivo di 24 tonnellate, completamente automatizzato, progettato e brevettato dai propri tecnici. All’uscita del macchinario  dallo stabilimento  assistette  la seconda classe di una locale scuola elementare accompagnata dalla maestra. Un bambino, Fabio Verona, inviò a Versilia Oggi quanto aveva annotato  sul suo diario in merito all’avvenimento a cui aveva assistito. Il piccolo Verona  nell’attimo in cui le gru alzavano quella  gigantesca pompa,  credette di sognare, come si legge, tra l’altro,  anche nell’Almanacco Versiliese, sotto la voce Cerpelli Pompe.  L’ingegner Cerpelli dirigeva lo studio tecnico che aveva nella sua  villa di Capriglia, dove tutti i giorni saliva il personale specializzato nel disegno professionale. Spesso l’onorevole controllava personalmente i lavori che venivano svolti sia nell’officina che nella fonderia. Nel suo andare e venire da Capriglia o dall’altra sua villa di Viareggio, sovente era accompagnato dal figlio, l’ingegnere Orazio, pure lui interessato alla gestione della società paterna. Mai ho avuto modo di scambiare una parola con l’onorevole Attilio Cerpelli, che di solito dialogava con il capo della fonderia. Fra i tanti bravi operai formisti della fonderia che conobbi 55 anni fa, c’era anche il signor Mazzucchi, padre dell’ attuale Sindaco di Seravezza.  I modellini in legno, necessari per la fusione dei pezzi per la costruzione delle pompe, venivano forniti, nel 1949,  dalla ditta costruttrice Vito Viti  con sede a Seravezza. Il Cerpelli era un uomo anziano e molto distinto. Al solo apparire nella fonderia, intimava non solo rispetto a tutto il personale, ma anche un certo timore. Diversa la figura del capo dell’ufficio amministrazione, signor Feliciani, uomo affabile, sempre sorridente e gentile. La presenza dell’ingegnere Attilio Cerpelli in Versilia  è stata molto importante sia per la ripresa economica nazionale che locale, in particolare a partire dall’immediato dopoguerra, quando la nostra terra, ancora piena di macerie, contava un tasso di disoccupazione molto elevato. Tanti  uomini, compresi gli anziani, andavano a fare la rena nel fiume per guadagnare soltanto poche lire necessarie per sopravvivere. Alla ripresa dell’attività in Querceta,  la situazione finanziaria della società Cerpelli doveva  ancora risentire degli ingenti danni bellici subiti nel ’44, diversamente non si spiegherebbe l’omessa assicurazione degli apprendisti assunti nel ’49. Mi fa molto piacere sottolineare che la società fondata nel 1904 dall’ingegnere Attilio Cerpelli, ora nota come Commerciale Cerpelli srl con sede a Querceta, dopo aver superato nel corso dei suoi cento anni di vita  anche “paurose” crisi; abbia ripreso in pieno la sua attività, tant’è che annovera, fra i suoi clienti attuali, le maggiori industrie petrolifere, meccaniche e cantieristiche ecc.,  sia nazionali che straniere.  Mi pare altresì doveroso porre in risalto un altro primato conseguito, nel 1998, quando la società versiliese costruì due grandi pompe centrifughe a cassa divisa per gli Emirati arabi, da 5.200 metri cubi ora, mai costruite precedentemente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-8477317514670276534?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/8477317514670276534/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=8477317514670276534' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8477317514670276534'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8477317514670276534'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/02/cerpelli-pompe_01.html' title='Cerpelli Pompe'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-298117699923387381</id><published>2011-01-30T20:14:00.003+01:00</published><updated>2011-02-04T18:51:49.571+01:00</updated><title type='text'>ONORI AL CORPO DEGLI ALPINI</title><content type='html'>In occasione della cerimonia indetta  dagli alpini  di Pisa, Lucca e Livorno, ch'é stata celebrata il 16.1.2011, nella città della Torre pendente,  in onore delle medaglie d'Oro Vincenzo Zerboglio e  Ferruccio Tempesti, alla quale ha partecipato anche una rappresentanza della sezione pisana dell'ANFI, ( Associazione Nazionale Finanzieri d'Italia) ho avuto il piacere di conoscere il Capogruppo degli alpini,Cav.Uff. Florio Binelli ed altri alpini in congedo di Seravezza,il mio paese natale.&lt;br /&gt; Quando, durante la celebrazione della Santa Messa, il trombettiere ha suonato le note del silenzio, ho avvertito una forte  commozione  nel momento in cui, quale alfiere, ho alzato  la nostra bandiera tricolore. Mio padre , nato nel 1906, fu un alpino dell'artiglieria da montagna. Suo fratello Guido, classe 1919,  fece parte del 4° Reggimento dell'artiglieria alpina – reparto munizioni e viveri del gruppo Pinerolo della divisione Cunense che fu inviata a combattere in Russia con il contingente dell'ARMIR.  Ricordo ancora il volto infelice di mio padre quando venne a sapere che suo fratello era stato dichiarato disperso in  Russia. Ho avuto due miei compagni di asilo e di scuola, i seravezzini  Gianfranco Pea e Mario Tarabella che prestarono servizio militare di leva nel Corpo degli alpini. Mario Tarabella,  un giorno che andai a trovarlo in Torcicoda, mi mostrò il suo cappello alpino, con una bellissima penna, che conservava come  se fosse una reliquia. &lt;br /&gt;Primo Giorgio, che  fu  anche uno dei primi capigruppo degli alpini di Seravezza, e riusci ad ottenere  in comodato d'uso dal comune di Seravezza il locale dove ha sede il gruppo degli alpini in congedo, fu un mio caro amico. Con lui frequentai  a Roma,  dal 15 luglio 1949 al 14 febbraio del 1950 il corso allievi finanzieri. Visti i suoi trascorsi di alpino e successivamente da finanziere, amai definirlo  “l'uomo dai due cappelli alpini”; sì  da alpino e da  finanziere. Li  dipinsi su un piccolo cartone telato facendogliene dono durante un pranzo sociale che avvenne successivamente. &lt;br /&gt; A grandi linee conosco la storia gloriosa del Corpo degli alpini, che  fu proposto nel 1872 dal G.D. Perrucchetti. Nella guerra 1915/1918, gli alpini combatterono eroicamente. Furono essi a bloccare  dopo la disfatta di Caporetto, l'avanzata delle truppe  austriache sul  Piave, sul Grappa e  sul Moltello.  La Guardia di Finanza,  che ha avuto nelle stelle alpine e nelle penne nere” le sue bandiere,  partecipò a questa guerra vittoriosa con 18 battaglioni mobilitati scrivendo pagine di fulgido valore insieme al Corpo degli alpini.   &lt;br /&gt;Il  25 gennaio 1943, gli alpini al comando del generale Luigi Reverberi, comandante della divisione Tridentina, sferrarono un violento attacco contro tre divisione russe  attestatesi  nel  villaggio di Nikolajewka, per aprirsi un varco e sfuggire all'accerchiamento da parte dei sovietici che avevano sfondato il fronte lungo il fiume Don. La cruenta battaglia  costrinse i russi ad abbandonare le loro posizioni e fu questa una grandissima vittoria degli alpini che riuscirono ad aprire la strada  verso il ritorno a casa di 14 mila penne nere, anche se infiniti furono gli alpini che morirono, tant'è che Nikolajewka da allora fu chiamata la loro tomba.&lt;br /&gt;Quando radio Mosca l'8 febbraio 1943, annunciò la loro vittoria  contro le forze dell'asse Germania -  Italia, la voce dello speaker cambiò tono nel momento in cui disse. “ Solo il Corpo alpino italiano deve ritenersi imbattuto in terra di Russia”.&lt;br /&gt; .&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-298117699923387381?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/298117699923387381/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=298117699923387381' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/298117699923387381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/298117699923387381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/01/onori-al-corpo-degli-alpini.html' title='ONORI AL CORPO DEGLI ALPINI'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-3365839370223002205</id><published>2011-01-01T00:18:00.012+01:00</published><updated>2011-01-08T10:38:57.881+01:00</updated><title type='text'>IL MAESTRO BRUNO GUERRINI: UN EROE SENZA MEDAGLIA</title><content type='html'>Un giorno, verso la fine degli Anni 30, nella via in cima al Chiasso, dove noi scolari attendevamo di entrare nella scuola elementare, vidi che alcuni maestri parlavano con un giovane, bello di viso e con un sorriso splendente,  ch'è sempre è rimasto impresso nei miei occhi. &lt;br /&gt;Era il maestro Bruno Guerrini, come seppi dalla voce che si sparse fra noi ragazzi; ricordo che portava i pantaloni alla “zuava “ e che non mi sembrò essere alto di statura.&lt;br /&gt;Da allora non rividi più quel giovanottino  molto distinto.&lt;br /&gt;Ero chierichetto, quando nel duomo di Seravezza, alla presenza di tutta la scolaresca,  del direttore,  Giuseppe Masini dei maestri e maestre, e di tantissime persone,tra le quali anche lo scultore pietrasantino Pietro Bibolotti, padre del tenente Enrico medaglia d'argento al valore militare ucciso durante una battaglia che ci fu cinque giorni prima della morte del suo amico Bruno Guerrini,  fu celebrata una S. Messa a suffragio dell’anima del maestro Bruno Guerrini, sottotenente della 10^ Compagnia anticarro della Divisione Bologna, caduto a Mages Belamedt (Tobruk) il 26 novembre 1941,  durante una battaglia combattuta contro le forze neozelandesi  che disponevano di  carri armati, contro i quali, i colpi dei piccoli cannoni anticarro in dotazione ai militari della divisione Bologna non causavano alcun danno.&lt;br /&gt;In quella sanguinosa battaglia perirono 45 ufficiali ed un migliaio tra sottufficiali e soldati italiani.Stando alla  testimonianza di un  anonimo soldato dell'Alta Versilia rimasto ignoto, Mauro Barghetti apprese che Bruno Guerrini suo  fraterno amico fin da bambino perì eroicamente, mentre con gli uomini del suo caposaldo uccisi, continuò da solo con il suo cannoncino a sparare  contro un  carro armato, che centrò senza che il mezzo nemico subisse danni atti a fermare la sua avanzata. Quando si accingeva a sparare l'ultimo colpo fu colpito in pieno da una cannonata nemica che lo uccise sul colpo.Il suo corpo ridotto a brandelli sanguinanti finì sopra il mucchio dei suoi soldati uccisi durante quello spaventoso scontro.  &lt;br /&gt;Ricordo ancora la commozione ed il generale rimpianto di tutta la comunità seravezzina per la immatura scomparsa di questo suo giovane figlio.&lt;br /&gt;L’immagine fotografica di quel giovane in divisa militare  riapparve ai miei occhi a metà degli Anni 50, in un quadro attaccato alle pareti della cameretta che i nonni materni  della mia fidanzata Angela,  figlia di Pucci Giuseppe e di Bruna Guerrini,  sorella  di Bruno,  morto eroicamente   sul fronte di Tobruk, tenevano come se il loro amato figlio fosse sempre  vivo fra loro. Questo fatto a mio parere fu un fulgido esempio di un immenso amore  filiale che mi lascia ancora profondamente commosso. Questa cameretta era arredata con  gli stessi mobili, scrivania e libri che Bruno aveva nella sua stanza della casa che i suoi genitori possedevano alla Fucina, e che essi riuscirono a salvare prima che l'immobile venisse fatto saltare in aria dai tedeschi insieme a tutte le case del rione, dal lungofiume fino a Riomagno e dei paesi di Ripa e di Corvaia.    &lt;br /&gt;Molti anni più tardi la figura del giovane e dolce maestro Bruno Guerrini (profondamente legato ai genitori ed alle due sorelle) è riaffiorata sia nei libri di Giorgio Giannelli che in alcuni  articoli di Mauro Barghetti pubblicati sul periodico mensile  Versilia Oggi.&lt;br /&gt;Mauro Barghetti, aveva pubblicamente propugnato l’idea di ricordare l’amico fraterno Bruno Guerrini, con il quale aveva studiato insieme presso l’Istituto Magistrale di Pisa,fino a&lt;br /&gt;diplomarsi entrambi maestri,con una lapide da murare presso le scuole elementari di Seravezza da essi frequentate.  &lt;br /&gt;Il Barghetti era a conoscenza del fatto che a Pisa, l’Istituto dove il maestro di Seravezza si era diplomato,  aveva dedicato un’aula  alla sua memoria.&lt;br /&gt;Perché non farlo anche a Seravezza, seppure  con notevole ritardo?&lt;br /&gt;Mentre Mauro Barghetti raccontava anche a me questi fatti, non riuscìvo a capire le ragioni di questa insensibilità dimostrata “in primis” nel 1941 dalle autorità scolastiche di Seravezza.&lt;br /&gt;A Pisa l’Istituto Magistrale  volle subito ricordare in modo solenne questo suo studente,  morto eroicamente in guerra a 24 anni, dedicandogli, alla sua memoria un'aula.  Perché Seravezza, il suo paese natale lasciò cadere tutto nel silenzio?&lt;br /&gt;Visto il vanificarsi di quanto propugnato da Mauro Barghetti, questi invitò mia moglie e sua sorella Anna, figlie della sorella di Bruno, ad indirizzare un'istanza al signor sindaco di Seravezza perché  fosse murata nella  scuola elementare una lapide a ricordo del loro zio Bruno. Nella lettera che fu inviata, esse si fecero carico di tutte le spese relative all'acquisto  della lapide, alla scultura sul marmo di quanto avrebbe scritto Mauro Barghetti ed al pagamento del muratore, In attesa di ricevere la risposta del signor Sindaco di Seravezza, un giorno mi chiamò al telefono il generale di Squadra Aerea, in pensione, Bruno Buselli, nativo di Ripa, pluridecorato al valor militare e di altre onorificenze)  che aveva sposato Carla Bastianelli, figlia della sorella  di  Agostina Falconi,  madre di Bruno Guerrini,  perché mi interessassi della pratica, al fine di riuscire a superare  lo “stallo” che, a suo dire, stava  rallentando il procedere della trattazione della pratica relativa alla collocazione della lapide nella scuola elementare di Seravezza. &lt;br /&gt; Mi fece  anche i nomi del Sindaco e dell'assessore Marcucci con il quale lui   si era già incontrato nei loro uffici .&lt;br /&gt;Fu così che mi recai a parlare con il Signor Sindaco Lorenzo Alessandrini e con  l'assessore alla cultura Ezio Marcucci. Fui accolto da entrambi con molta gentilezza. Mi parve  di capire che la pratica  sarebbe stata esaminata nel più breve tempo possibile.Non mi furono rappresentati motivi in ordine ai  quali la lapide non sarebbe stata murata. &lt;br /&gt;Con il parere favorevole degli organi scolastici il comune autorizzò la muratura di questa lapide in ricordo del giovane maestro Bruno Guerrini che dopo alcune supplenze nella scuola del suo paese,e in quella distaccata della Cappella, ove  ora ha la sede la sezione del Gruppo degli alpini in congedo della Versilia, arrivò ad insegnare, prima di essere richiamato alle armi, anche in una scuola di Rodi, allora colonia italiana con tutte le isole del Dodecanneso.   &lt;br /&gt;La cerimonia avvenne in un clima molto  commovente. Erano presenti monsignor Guido Corallini che aveva studiato a Pisa insieme a Bruno,parroco della chiesa pisana di Santa Caterina;  fu questo sacerdote a benedire la lapide  con a fianco il parroco di Seravezza monsignor Leonardi, mentre un trombettiere  suonava il silenzio. C'era anche il dottor Bastianelli, cugino del maestro Bruno. Alla cerimonia partecipò, con la bandiera,  anche una rappresentanza dell'ANFI Sezione Versilia - Storica di Seravezza.  Con tristezza rilevai l'assenza degli alunni della scuola, nemmeno una piccola rappresentanza fu inviata dal Comitato scolastico.&lt;br /&gt;Non conobbi le motivazioni che adottò il Comitato scolastico che decise la non partecipazione alla cerimonia  degli alunni,  per i quali erano stati imbanditi tavoli colmi di biscotti, pasticcini,  pizzette e altre leccornie nonché aranciate e varie bibite.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-3365839370223002205?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/3365839370223002205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=3365839370223002205' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3365839370223002205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3365839370223002205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2011/01/il-maestro-bruno-guerrini-un-eroe-senza.html' title='IL MAESTRO BRUNO GUERRINI: UN EROE SENZA MEDAGLIA'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-8538388093754797416</id><published>2010-12-31T22:47:00.014+01:00</published><updated>2011-01-15T18:24:22.609+01:00</updated><title type='text'>Biografia del  Maestro Bruno Guerrini</title><content type='html'>Figlio di Antonio Guerrini e di Augusta Falconi;&lt;br /&gt;nacque a Seravezza il 7 giugno 1917;&lt;br /&gt;frequentò a Seravezza  le Scuole Elementari  e l’Istituto Tecnico Versiliese  (4 anni);&lt;br /&gt;continuò gli studi presso l’Istituto Magistrale di Pisa, superando, al termine dell’anno scolastico 1935-1936, gli esami di Stato, conseguendo così il diploma di maestro;&lt;br /&gt;successivamente effettuò l’insegnamento, in modo saltuario e per pochi giorni, presso la Scuola Elementare di Seravezza e anche presso quella distaccata alla Cappella nel locale ove ora è ubicata la sede del Gruppo degli  Alpini in congedo di Seravezza,.&lt;br /&gt;frequentò, coi colleghi Silvio Federigi e Mauro Barghetti, un corso privato  di preparazione ad un concorso per ottenere “il posto di ruolo”, tenuto dal professor Giulio Paiotti;&lt;br /&gt;vinto  il concorso fu destinato ad insegnare nell’isola di Rodi, allora colonia italiana con tutte le isole del Dodecanneso;&lt;br /&gt;frequentò ad Arezzo, negli anni 1938-1939, il corso di allievi ufficiali di fanteria. Nominato sottotenente, fu assegnato ad un reparto della divisione Bologna;  &lt;br /&gt;nel mese di novembre 1941 si trovava in Libia con la X Compagnia Divisionale anticarro della Divisione Bologna, che fu travolta da un attacco in forze scagliato da truppe neozelandesi in direzione di Tobruk;&lt;br /&gt;fu ucciso il 26 novembre 1941 a Bages Belamedh, durante una sanguinosa battaglia, nel corso della quale perirono 45 ufficiali ed un migliaio di soldati italiani;&lt;br /&gt;Mauro Barghetti, suo collega e amico fraterno, nel suo articolo “No, Bruno, noi non ti dimentichiamo”, pubblicato sul n.324 di Versilia Oggi del mese di settembre 1993, ha riportato anche  il  seguente racconto che fece un soldato semplice dello stazzemese che, acquattato nel cratere di una bomba esplosa nei pressi del caposaldo occupato dagli uomini del sottotenente Bruno Guerrini, vide morire l’ufficiale seravezzino: “Il sottotenente Guerrini comandava un “caposaldo” dotato di due cannoncini anticarro da 47/32, poco più di due giocattoli, se rapportati alle corazze dei carri armati anglosassoni; nei manuali tattici di allora “caposaldo” voleva dire “ ordine di resistere fino alla morte”.  Il suo caposaldo  fu investito dalla furia d’un grosso carro armato; lui ordinò il fuoco ai suoi  soldati  ormai fuori combattimento. Allora si mise al pezzo di persona, caricò, puntò, sparò, colpendo  in pieno il carro al quale naturalmente fece soltanto un po’ di solletico-." Stava per sparare l'ultimo colpo quando  l'esplosione di una cannonata nemica  frantumò anche le ossa di Bruno.”&lt;br /&gt;Nel suo articolo  il Barghetti, in relazione all’azione compiuta da Bruno Guerrini, ha  inoltre scritto: “Nessun superstite  ci fu che ne potesse proporre una doverosa medaglia d’oro alla memoria”;le ricerche per rintracciare il soldato dello stazzemese, ai conclusero con  esito negativo (probabilmente sarà deceduto nel corso di questi ultimi decenni).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Monsignor Guido Corallini, attuale parroco di Santa Caterina a Pisa, che fu compagno di studi  di Guerrini Bruno presso le Scuole Magistrali, ha fatto presente  che le stesse, da anni, hanno sede in un nuovo fabbricato e che il vecchio edificio è passato in uso ad un Istituto Superiore dell’Università. Dei nomi, tra i quali anche quello del maestro Bruno Guerrini, a cui le aule erano state, a suo tempo, intitolate, non è rimasto più nulla. Al Preside pro -  tempore dell’Istituto Magistrale Statale “G. Carducci” di Pisa, ubicato  in via S. Zeno, Angela Pucci,  chiese, per iscritto, un attestato dal quale risultasse  che,  a suo tempo, le vecchie Scuole Magistrali pisane intitolarono un’aula anche alla memoria del suo  zio materno  Bruno Guerrini, ma anche in questo caso nulla fu trovato.&lt;br /&gt;Purtroppo anche le ricerche  della lapide che  fu murata nell'aula dedicata alla memoria  di Bruno Guerrini e che finì sul mucchio di altre  vecchie lapidi che furono divelte ed ammucchiate vicino alla scuola, effettuate da chi scrive si conclusero con  esito negativo, infatti nulla trovò.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-8538388093754797416?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/8538388093754797416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=8538388093754797416' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8538388093754797416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8538388093754797416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/12/biografia-del-maestro-bruno-guerrini.html' title='Biografia del  Maestro Bruno Guerrini'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-1036251621208946543</id><published>2010-12-26T16:53:00.009+01:00</published><updated>2011-09-14T14:32:59.683+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><title type='text'>Ecco come i partigiani portarono via  il ciclostile  del comune di Seravezza</title><content type='html'>Nel mese di dicembre del 1943 i partigiani della Versilia sottrassero il ciclostile che aveva in dotazione il comune di Seravezza. Appresi questa notizia sui banchi dell'Avviamento Professionale al Lavoro. In quei giorni lontani  sentii dire che erano stati i partigiani a compiere questa azione per poter stampare volantini per incitare la popolazione versiliese alla lotta partigiana a difesa della libertà, sia contro i tedeschi che reagirono, con una inaudita e sanguinaria violenza, contro i soldati italiani allo sbando dopo l'8 settembre del 1943 causando  un forte spargimento di sangue e deportazioni  in massa nei lager in Germania e un Polonia, sia contro i fascisti che aderirono alla Repubblica Sociale Italiana, fondata  da  Benito Mussolini dopo la sua liberazione da Campo Liberatore.  Il Ministero delle Forze Armate della Repubblica Sociale era stato affidato, in quel momento storico molto difficile per gli italiani,  al maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Non molto tempo  fa nel fare visita a Alfieri Tessa, l'uomo che alla fine degli Anni 30 mi fece sognare, come ho raccontato nel mio primo articolo che ho scritto su di lui, oltre al libro “Il fucile legato con la corda”, mi donò diversi  suoi fogli,  nei quali aveva raccontato gli episodi più drammatici, accaduti durante la lotta partigiana in Versilia. Tra questi fogli ho trovato anche quello in cui ha dettagliatamente descritto l'azione intrapresa per sottrarre il ciclostile al comune seravezzino,  che fu compiuta all'inizio del mese di dicembre del 1943. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad  Alfieri Tessa,  partigiano seravezzino, costantemente addetto al servizio informazioni,  fu affidato l'incarico di accertare chi disponeva di un ciclostile, ritenuto utile dai partigiani per la motivazione innanzi accennata. Fu lui che  accertò che proprio il comune  di  Seravezza aveva in dotazione questa macchina, quindi pensò di effettuare un sopralluogo all'interno del palazzo Mediceo, allora sede comunale, per vedere  l'ufficio in cui era stato collocata e quindi studiare un piano per sottrarla all'Anninistrazione comunale seravezzina.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ne parlò   al componente della banda partigiana  Oscar Dal Porto, insieme al quale aveva svolto il servizio militare  a Pisa. I due convennero che era necessario accedere all'interno del comune per vedere dove veniva tenuto questo desiderato ciclostile.  Quando si presentarono a Bonci Primo, dipendente comunale che con la sua famiglia occupava un appartamento  al piano terra del palazzo Mediceo,  dissero che desideravano soltanto  sapere se erano arrivati certi documenti. Il Bonci li fece entrare proprio nel locale dove videro subito quello che cercavano. Dopo aver guardato su alcune scrivanie e scaffali il Bonci informò i due uomini che i documenti da essi cercati non erano ancora arrivati. Comunque questa scusa aveva funzionato aldilà di ogni aspettativa.  Non c'era più alcuna necessità per trattenersi nel palazzo comunale. Alfieri Tessa e il Dal Porto ringraziarono il Bonci e lasciarono il Comune riuscendo, di nascosto,  a sottrarre   la  chiave della serratura della porta di accesso all'ufficio in cui erano entrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'esito di questi accertamenti fu comunicato a Gino Lombardi che subito stabilì che l'azione dei partigiani  per portare via dal omune il ciclostile doveva iniziare alle ore 18 del 6 dicembre 1943 con la partecipazione del comandante Lombardi.  Alfieri Tessa, che conosceva gente e l'ambiente di Seravezza doveva rimanere di vigilanza  all'esterno.del palazzo, nel tratto di strada che dal centro cittadino passava e tuttora passa   davanti al palazzo Mediceo.  Luigi Mulargia che era stato attendente di Gino Lombardi durante il servizio militare prestato a Pisa S.Giusto, doveva osservare il tratto inverso della via che dal ponte della Scolina,passa sempre al lato del palazzo Mediceo  nel quale dovevano entrare soltanto Gino Lombardi, Oscar Dal Porto e Piero Consani.  Alle ore 17,30 del 6 dicembre, tutti i suddetti partigiani si ritrovarono presso il bar della Scolina pronti all'azione studiata e preparata con cura.  Appena entrarono nel municipio,  rinchiusero il Bonci nell'appartamento da lui abitato.  Oscar Dal Porto accompagnò Gino Lombardi nell'ufficio dove veniva tenuto il ciclostile, mentre il Consani rimase di guardia al portone d'ingresso del palazzo comunale, tenuto socchiuso.&lt;br /&gt; Lombardi e Dal Porto strapparono subito  i fili telefonici e presero il ciclostile  che immediatamente  fu portato fuori dal portone  che fu aperto  dal  Consani appena  questi udì il rumore dei passi di Gino Lombardi e di Oscar Dal Porto mentre scendevano le scale. In un baleno  il ciclostile fu caricato su un  carretto coperto con un telo, poi tutti e cinque ritornarono presso la vicina segheria dismessa che c'era   nelle vicinanze del Palazzo,  al lato della  via che conduce sui paesi dell'Alta Versilia, dove furono restituite a Gino Lombardi le armi che aveva dato ai suoi uomini prima dell'inizio dell'azione  Dopo lo  scambio di saluti con un patto che avrebbe legato i cinque partigiani nella buona e nella cattiva sorte, assumendo sempre comportamenti onesti e pieni di rispetto reciproco, ognuno fece ritorno, sotto una leggera pioggerella,   alle loro abitazioni. Gino Lombardi col carretto gommato, sul quale oltre al ciclostile aveva messo anche le armi, attaccato dietro la sua bicicletta, accompagnato soltanto dal buio della notte,pedalò in direzione di Ruosina dove abitava. &lt;br /&gt;Devo dire che non avrei mai pensato che  a questa temeraria impresa, visti i tempi difficili in cui nel 1943 si viveva in Italia, avesse partecipato anche Oscar Dal Porto che, in quell'epoca, fu mio professore di matematica all' Avviamento di Seravezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Concludo rivolgendo un pensiero commosso   a Gino Lombardi,fondatore della formazione partigiana chiamata “I Cacciatori delle Apuane”, fucilato a Sarzana il 21.4.1944; a Piero Consani, amico di Gino Lombardi e vice comandante della  succitata banda armata, fucilato a Sarzana, dove fu lungamente torturato, il 4 maggio 1944;  a Mulargia Luigi che fu ucciso, sempre nel mese di aprile 1944,  sul monte Gabberi, durante uno scontro a fuoco coi militi della G.N.R.  e della X Flottiglia MAS, i quali, al corpo di questo giovane eroe, effettuarono orribili mutilazioni.Estendo il mio deferente  pensiero a tutti i partigiani italiani che combatterono e furono  uccisi o rimasero feriti, o deportati  nei lager nazisti in Germania, durante la   lotta intrapresa in ogni luogo  per riconquistare la libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un  grazie di cuore lo rivolgo a  Alfieri Tessa, per il suo cristallino e valoroso comportamento tenuto nelle file partigiane.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-1036251621208946543?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/1036251621208946543/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=1036251621208946543' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1036251621208946543'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1036251621208946543'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/12/ecco-come-i-partigiani-sottrassero-nel.html' title='Ecco come i partigiani portarono via  il ciclostile  del comune di Seravezza'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2386442473412607730</id><published>2010-12-26T11:34:00.011+01:00</published><updated>2011-01-13T10:29:51.893+01:00</updated><title type='text'>Alfieri Tessa: il mio capitano</title><content type='html'>Invitato da Alfieri Tessa ad andare a trovarlo in occasione dell'incontro avvenuto   durante i funerali  del mio caro amico Primo Giorgi che furono celebrati il 27.4.2009 nella chiesa di Querceta, ho approfittato di una recente visita al cimitero di Seravezza, dove sono sepolti i miei  genitori, per  recarmi nella sua casa ubicata alla Colombaia, in mezzo ad un bel   giardino  pieno di fiori e di piante verdeggianti&lt;br /&gt;Sin dagli ultimi Anni 30 quando ero un bimbo ho sempre ammirato Alfieri  un po’ più grande di me, per averlo visto più volte intento a far volare dei modelli di aereo da lui costruiti che spiccavano il volo grazie al movimento dell’elica mossa dall’elastico attorcigliato di vecchie camere d’aria di biciclette,  quando faceva le prove sulla piazza antistante il cimitero di Seravezza. Spettacolare fu il volo che il suo piccolo aereo fece alzandosi in aria dalla Mezzaluna. Purtroppo a causa delle limitate capacità sviluppate dalla carica della camera d’aria il volo fini presto, l’aereo precipitò fra i grossi pini esistenti sopra la casa della famiglia Landi, che allora esisteva vicina alla chiesa della Santissima Annunziata, fatta saltare in aria da operai della Todt, al comando di un sergente della Wehrmacht, insieme a tutte le case, aldilà del fiume, della Fucina e del Ponticello fino a quelle di Riomagno, durante la tragica estate del 1944.&lt;br /&gt;Da quel volo del suo aereo lanciato dalla Mezzaluna non  incontrai più Alfieri Tessa. Fu grande il piacere di rivederlo durante una conferenza  sui “partigiani” che fu tenuta, negli anni 90 da uomini della resistenza, nel salone della Misericordia, nel tempo in cui era governata appassionatamente dall’indimenticato dottor  Luigi Santini. A questa conferenza parteciparono sia  il comandante dei partigiani di Massa Carrara del 1944/45 Pietro Del Giudice che altri noti elementi della resistenza apuana.  Fu in quella occasione che gli ricordai di averlo sempre ammirato perché coi suoi piccoli aerei che faceva volare negli anni giovanili della sua vita mi fece davvero sognare. Nel 2008 quando Seravezza festeggiò alla grande  il maestro Narciso Lega, mi sedetti nella sala  del Cinema Teatro dei Costanti, appena ristrutturato, proprio su una poltroncina accanto alla sua. Si parlò delle cose belle e interessanti che faceva   da “giovine”, ricco di talento.  Anche suo padre Carlo fu un uomo geniale. Nel tirare sulla strada le “marmoline” che aveva raccolto nell’alveo del fiume Serra,  ideò un congegno per far aprire il carrello carico che lui stesso tirava su con  un filo di acciaio   arrotolato  ad un piccolo argano. Appena il carrello sbatteva, dopo aver oltrepassato il muretto, contro un ferro,  il suo fondo di scatto di apriva, lasciando così cadere al margine della strada le marmoline che poi vendeva a un barrocciaio di Seravezza.&lt;br /&gt;Ho provato una grande gioia nell'esaudire il suo desiderio. La sua casa   è piena di quadri molto pregevoli da lui dipinti, uno dei quali è dell’antico  rione del Ponticello,dove c'era anche la casa dei miei nonni materni, dove io nacqui, spazzato via dalla guerra  e riapparso nel quadro come  lo vidi sempre sin da quand’ero bambino. Oltre a bei quadri ha molti libri. Su uno scaffale, troneggia un calco in gesso di un aquila che  posa  gli artigli a terra dopo un volo forte e ardito nel cielo. Alfieri Tessa, uomo   dall’aspetto fisico ancora gagliardo e ben portante l’età che ha, e con una voce incredibilmente rimasta giovane, mi ha letto  il suo racconto dettagliato su come si svolse l’azione dei partigiani quando si impadronirono del ciclostile del comune di Seravezza, notizia che in quell'epoca appresi sui banchi di scuola. Ai preparativi di questa azione, voluta e organizzata dal comandante della formazione partigiana Cacciatori delle Apuane, s.tenente Gino  Lombardi (medaglia d'oro al valore militare alla memoria) fu preponderante il ruolo che ebbe lo stesso Alfieri che poi partecipò anche personalmente all’impresa insieme allo stesso Gino Lombardi ed ai partigiani  Mulargia Luigi, Pietro Consani e  Oscar Dal Porto, quest’ultimo  mio professore di matematica presso l’Avviamento di Seravezza. Poi mi ha parlato del calco in gesso dell’aquila esposta nel suo studio dove ne ha anche uno della sua testa raffigurante l’età giovanile. Tutto quanto mi ha ricordato, nel suo insieme, lo studio che aveva il compianto  Danilo Silicani, dove  teneva tante preziose opere frutto della sua arte, compresa anche una sua testa scolpita in marmo bianco, nonché  libri e disegni a testimonianza della sua vasta ed elevata cultura, così come mi è apparsa essere anche quella di Alfieri Tessa.&lt;br /&gt;Fu il Tessa a modellare il calco dell’aquila tenendo conto delle precise indicazioni fornitegli dalla signora Lombardi, un’opera che poi, fusa in bronzo, venne   collocata sulla sommità del sacello, dove riposano i resti dei due  figli Dino  e Gino Lombardi. Alfieri realizzò il progetto di questa opera monumentale cimiteriale costruita interamente a spese della famiglia Lombardi. Particolare attenzione Alfieri Tessa la dedicò a modellare l’aquila voluta dalla madre dei fratelli Lombardi per onorare anche l’Arma aeronautica nella quale i suoi diletti figli avevano prestato servizio come ufficiali. Alfieri seppe  cogliere l’attimo in cui il l’aquila  posa i  suoi artigli sul monumento funebre,  mentre il suo occhi si posano sulle tombe sottostanti. La signora Lombardi rimase molto soddisfatta di questa opera frutto dell'ingegno di Alfieri Tessa.&lt;br /&gt;Durante una notte mani sacrileghe e ignote divelsero e portarono via dal sacello questa bellissima opera di Alfieri; non so quando avvenne questo grave fatto. Se la giustizia degli uomini non riuscì a identificare e punire i colpevoli di questo incivile,  vergognoso e ripugnante reato, sicuramente gli autori non sfuggiranno alla legge divina, quando la loro anima giungerà davanti a Dio.  Grande fu il dispiacere che ebbe Alfieri Tessa  per questo incredibile furto dell’aquila che aveva modellato con molta passione. L’opera, raffigurante il rapace, ricollocata al posto di quella rubata,  è certamente diversa da quella  che creò  Alfieri Tessa. Credo che dalla tomba sia rimasta sconvolta anche la madre di Gino Lombardi. &lt;br /&gt;A proposito delle sue pubblicazioni “In Versilia : agosto 1944 un mese maledetto" e “Il fucile legato con la corda”, quest’ultimo libro edito nel 2003, mi ha detto che tutto ciò che ha scritto è frutto dei suoi ricordi scritti col cuore e quindi in buona fede, senza aver mai pensato di alterare i fatti delle vicende  vissute.&lt;br /&gt;Quando mi accingo, al termine del nostro colloquio a salutare sua moglie per fare ritorno  a casa, ella mi chiede, se avevo conosciuto negli anni della mia infanzia al Ponticello di Seravezza il Carducci e  sua moglie Aurora che era una sua zia. Dopo un attimo di perplessità,   in cui mi è venuto in mente un certo Carducci che camminava a fatica, sorreggendosi ad un bastone, e che andava sempre in giro con un calessino trainato da un cavallo, sul quale spesso anch’io salii stringendo nelle mie  mani le briglie,  mi sono ricordato dei coniugi legati da stretti vincoli di parentela con la moglie di Alfieri. Così,improvvisamente sono riapparsi davanti ai miei occhi le immagini di questa anziana coppia che vidi l’ultima volta nell’estate del 1944 quando camminavano  abbracciati lungo le strade del Ponticello in direzione del centro di Seravezza,  subito dopo l’esplosione dei proiettili di artiglieria che oltre alla segheria mandò in frantumi anche la loro casa. Furono alcuni operai della Todt ad azionare il detonatore al quale avevano attaccato  i fili elettrici collegati ad ogni proiettile collocato alla base dei muri perimetrali della segheria.Dove sorgeva la loro casa rimase soltanto un cumulo di macerie. Ricordo il Carducci e la signora Aurora che distrutti e stravolti dal dolore, rossi in volto e con le lacrime agli occhi, ripetevano  entrambi in continuazione queste parole: “ Non c’è più la nostra casina, non c’è più la nostra casina…”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2386442473412607730?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2386442473412607730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2386442473412607730' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2386442473412607730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2386442473412607730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/12/alfieri-tessa-un-valoroso-uomo-che-io.html' title='Alfieri Tessa: il mio capitano'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2220666005240184202</id><published>2010-12-03T12:14:00.003+01:00</published><updated>2010-12-26T17:24:28.676+01:00</updated><title type='text'>La vita di Padre Eugenio Barsanti, raccontata dal maestro versiliese Giuseppe Folini, un libro  per le scuole</title><content type='html'>Grazie a don Florio Giannini  lessi per la prima volta all'inizio del 2004, il libro edito a cura della Casa Editrice “Il Dialogo” sulla vita di Padre Eugenio Barsanti in occasione del 150° anniversario della invenzione del motore a scoppio ideato dal filosofo, matematico e fisico pietrasantino, e dall'ingegnere fiorentino Felice Matteucci.&lt;br /&gt;Si tratta della ristampa anastatica del libro scritto dal maestro versiliese Giuseppe Folini, che fu dato alle stampe da Salani in  Firenze nella collezione “l'Ulivo” nel 1954, oramai introvabile nelle librerie. &lt;br /&gt;Gioia e commozione, ecco cosa sentii nel mio cuore mentre leggevo le pagine di questo libro che mi donò don Florio, davvero un autentico capolavoro.&lt;br /&gt;Più volte mi sgorgarono dagli occhi le lacrime, in primis nel rendermi conto dell'infinito e grande amore che sin da bambino Niccolino (nome con cui fu battezzato Padre Eugenio) nutriva per i suoi genitori.&lt;br /&gt;Brillante negli studi compiuti con il massimo dei  voti presso la scuoladegli Scolopi di Pietrasanta, Niccolino non voleva più continuare a studiare, sì desiderava lavorare per poter aiutare la sua famiglia.&lt;br /&gt;Fu suo padre ad insistere perché continuasse gli studi, in modo che le mani del figlio non si riempissero di calli come le sue.&lt;br /&gt;Il libro narra gli esperimenti e gli studi compiuti da solo e poi insieme all'ingegnere Felice Matteucci che contribuì alla realizzazione del motore che prese il nome Barsanti Matteucci.&lt;br /&gt;Emergono le losche vicende  del francese Stefano Leonir e dei tedeschi Otto e Langen che copiarono il brevetto Barsanti Matteucci, a dimostrazione della mancanza di scrupoli di questi  uomini malvagi.&lt;br /&gt;Quando l'officina Dawan di Seraing, cittadina distante otto km. Da Liegi, stava per produrre il motore in serie sotto la personale direzione di Padre Eugenio Barsanti, questi si ammalò improvvisamente di tifo che in pochi giorni lo strappò alla vita, tra il pianto di tutti i minatori iitaliani in Belgio.&lt;br /&gt;Il 18 aprile 1864, a soli quarantatrè anni, per padre Eugenio Barsanti si aprì la porta del “Padre Celeste”.&lt;br /&gt; Il 10 giugno 1864, Padre Geremia Barsottini, nella chiesa di Sant'Agostino degli Scolopi di Pietrasanta, davanti al feretro dell'illustre scomparso ed alla presenza  di una folla enorme, pronunciò un 'eccezionale orazione funebre in cui pose in risalto la vita di Padre Eugenio Barsanti interamente dedicata a Dio, agli affetti dei suoi cari, all'insegnamento ai giovani dello scibile umano ed alla scienza per il progresso dell'Umanità.&lt;br /&gt;Il libro parla anche del furto patito da Antonio Meucci (amico di Garibaldi esule in America) l'inventore del telefono, il quale morì povero, mentre Grahan Bell, che aveva  copiato e sfruttato il brevetto del nostro connazionale , diventò ricco..&lt;br /&gt;Dall'avvento del motore a scoppio migliorarono sensibilmente  le condizioni di vita dell'uomo, un sogno che Padre Eugenio Barsanti aveva sempre nutrito nel suo cuore. &lt;br /&gt;La lettura di questo libro fa poprio bene al cuore, specie nella nostra era in cui ragazzi violenti si sono  macchiati  del sangue dei genitori da loro barbaramente uccisi.&lt;br /&gt;Dopo la lettura di quanto aveva scritto il maestro Folini, espressi il desiderio  che per le sue pagine sestremamente educative, il suo libro entrasse in tutte le scuole.&lt;br /&gt;Tramite “il Dialogo” segnalai questa mia proposta al ministro pro- tempore della Pubblica Istruzione, signora Letizia Moratti, nella speranza che trovasse un favorevole accoglimento che penso invece che non ci sia stato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2220666005240184202?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2220666005240184202/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2220666005240184202' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2220666005240184202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2220666005240184202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/12/la-vita-di-padre-eugenio-barsanti.html' title='La vita di Padre Eugenio Barsanti, raccontata dal maestro versiliese Giuseppe Folini, un libro  per le scuole'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-8041321271399594430</id><published>2010-12-02T14:34:00.001+01:00</published><updated>2010-12-02T14:36:41.329+01:00</updated><title type='text'>La passione di Cristo –  un film di Mel Gibson, altamente drammatico e pieno di scene di inaudita ferocia contro il Cristo Redentore.</title><content type='html'>Mel Gibson, con il suo film La Passione di Cristo, ha fatto vedere immagini crude e di una estrema violenza relative agli ultimi momenti della vita di Gesù, mentre viene deriso e colpito da pugni e calci, lapidato e frustrato a sangue e, infine, inchiodato sulla croce in mezzo a due ladroni, per volere di chi non credeva che lui fosse il Messia, il figlio di Dio sceso in Terra per la salvezza degli uomini dal peccato originale.&lt;br /&gt;    Si deve all'inserimento nella pellicola di alcuni “flah back”, relativi alla vita di Gesù, che ci è nota attraverso i Vangeli ed ai rapporti coi suoi apostoli, l'apparizione del Salvatore in tutta la sua immensa dolcezza.&lt;br /&gt;    Egli che aveva compiuto miracoli, ridando la vita ai morti e la luce agli occhi di chi era cieco, guarito paralitici, moltiplicato i pani e trasformato l'acqua in vino, fu considerato a conferma della cecità umana, un uomo falso e bestemmiatore, sia dagli uomini che dirigevano li affari pubblici e curavano l'amministrazione della giustizia, sia da una marea  di gente incosciente  e maòvagia.&lt;br /&gt;   Fu Caifa, il sommo sacerdote che presiedeva il Sinedrio, il supremo corpo politico e religioso ebraico che osò giudicare e proporre  la morte di Gesù, chiedendo a Ponzio Pilato, il prefetto romano della Giudea, di infliggergli il supplizio della crocifissione, pena che di solito veniva comminata a persone condannate per i gravi delitti compiuti.&lt;br /&gt;   E il governatore Ponzio Pilato, che pur non ravvisava nel comportamento di Gesù alcuna violazione della legge, cedette alle pressioni del Sinedrio, forse perché temeva una sommossa  di questa provincia che a stento sopportava la presenza romana, egli si rivelù un pavido che non seppe essere all'altezza della carica affidatagli.&lt;br /&gt;  Tentò, comunque, di salvargli la vita, infliggendo a Gesù la pena dolorosissima della fustigazione, alla cui esecuzione furono com andati alcuni soldati romani che, nel colpire il corpo di Gesù con verghe e flagelli di mostrarono un' inaudita ferocia.&lt;br /&gt;  Non fu sufficiente per il Sinedrio e per la folla impazzita questa punizione, per lasciarlo libero.&lt;br /&gt;Crocifiggetelo! Crocifiggetelo!...” urlava Caifa.&lt;br /&gt;  Pilato non volle assumersi alcuna responsabilità diretta della morte di Gesù.&lt;br /&gt;  Davanti a tutti si lavò le mani. &lt;br /&gt;  Così prevalse la cattiveria degli uomini che usarono una violenza estrema ed uccisero senza pietà, il figlio di Dio che predicava soltanto l'amore, la carità ed il perdono.&lt;br /&gt;  Mi domando come Giuda abbia potuto tradire il Maestro per trenta monete di argento?&lt;br /&gt;  Si pentì è vero e per il rimorso che provò si impiccò ad un albero, macabra la vista del suo corpo penzoloni dalla pianta.&lt;br /&gt;  La visione di questa pellicola mi scosse fortemente. &lt;br /&gt;  Il volto di Gesù ridotto ad una maschera di sangue è un immagine davvero sconvolgente. La morte sulla croce e la risurrezione di Gesù segnò il ritorno alla grazia ed all'eterna salvezza di tutti gli uomini di buona volontà. Ecco il miracolo della Fede.&lt;br /&gt;  Satana il demonio, col viso d'angelo, ha sempre aleggiato in tutte le scene del male rappresentate nel film.&lt;br /&gt;  Nelle diverse pellicole cinematografiuche girate sulla crocifissione di Geù, mai avevo visto immagini così altamente crudeli.&lt;br /&gt;  Eccezionale è l'interpretazione di Gesù da parte dell'attore principale, è tale è anche quella  degli altri attori.&lt;br /&gt;  Mentre Gesù sale sul Golgota con la croce sulle spalle, sullo sfondo appare la fantastica visione paesaggistica dei Sassi di Matera.&lt;br /&gt;  E' un film drammatico tutto da vedere.&lt;br /&gt;  La colonna sonora è stata doppiata sia in aramarico, la lingua  che   veniva parlata nella Giudea al tempo della vita di Gesù, sia in quella latina.&lt;br /&gt;  Dalle didascalie apposte sulla pellicola, si leggono le parole pronunciate dagli attori interpreti del film.&lt;br /&gt;  Mel Gbson, per questa sua opera, ha raccolto sia critiche aprioristiche che elogi.&lt;br /&gt;  Taluni hanno sostenuto che è un film  antisemita, ma la parola  “judacus” pronunciata in mezzo ai denti, chiaramente in senso dispregiativo, da un soldato romano a Simone Cireneo che  aiutava Gesù a portare la Croce sul Golgota , ha dimostrato che così non è.&lt;br /&gt;  Per taluni critici critici il parlare dei romani è suonato falso, sì, troppo classico.&lt;br /&gt;  Sotto il profilo storico e filologico il rigore doveva essere il primo obiettivo del film.&lt;br /&gt;  L'aver messo Cicerone in bocca alla soldatesca romana indisciplinata e violenta, è  stato considerato, da una parte della critica cinematografica, l'unico errore del film.&lt;br /&gt; Ha fatto bene Mel Gibson  a farci vedere come avvenne la morte di Gesù, il quale, dalle scene  gikrate, appare in tutta la sua grandezza divina.&lt;br /&gt; E' in questo quadro che trovo fulgide le parole da lui pronunciate sulla croce, prima di morire: “Padre, perdona loro,  perchè non sanno quello che fanno”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. - Questo mio articolo che scrissi dopo aver visto il film girato da Mel Gibson,  fu pubblicato sul mensile cattolico versiliese “il Dialogo”, del gennaio e febbraio 2005, fondato e diretto da don Florio Giannini. Le scene crudeli e violente richiamarono alla mia mente la spaventosa  strage di S. Anna commessa il 12 agosto 1944 dalle criminali S.S naziste, tanto da farmi pensare che Gibson era, a mio parere, il registra che avrebbe dovuto  girare un grande film su questa spaventosa strage di innocenti.In America so che leggono il mio blog stretti congiunti dell'Angelo Biondo,  la ragazza martirizzata a Seravezza nel 1944. Se  conoscessero persone interessate alla produzione di pellicole cinematografiche ad esse potrei spedire, tanto per farsene un'idea.   un mio racconto sulla Strage di S. Anna senza nulla a pretendere. Alexandra,  se mi legge mi faccia sapere cosa ne pensa? Grazie e cordiali saluti, Renato Sacchelli&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-8041321271399594430?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/8041321271399594430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=8041321271399594430' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8041321271399594430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8041321271399594430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/12/la-passione-di-cristo-un-film-di-mel.html' title='La passione di Cristo –  un film di Mel Gibson, altamente drammatico e pieno di scene di inaudita ferocia contro il Cristo Redentore.'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-711506256983908462</id><published>2010-12-01T12:29:00.000+01:00</published><updated>2010-12-01T12:30:31.022+01:00</updated><title type='text'>Francesco Viti -     La Poesia di un cavatore all'inizio del 1900</title><content type='html'>Francesco Viti, il primo in ordine di tempo, poeta e cavatore versiliese, autore anche dell'inno dedicato  a San Giovanni , il Patrono di Riomagno, ci ha lasciato interessanti testimonianze scritte che riguardano, tra l'altro,  anche le difficili condizioni di vita della gente dei monti intorno a Seravezza all'inizio del 1900.&lt;br /&gt;     &lt;br /&gt;   Egli come il padre, lavorò sulla cava fin da ragazzo, perché, come si legge nella poesia Il Cavatore che scrisse nel 1902, “con il latte succhiai, cosa non lieta / la polvere dei marmi e cavatore divenni invece di venir poeta.&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;   Sempre da questa poesia, forse la prima da lui scritta, nel giudicare “improba troppo e faticosa è l'arte dei cavator / che con disagio e pena/ di sua vita ogni fibra ed ogni parte / risente il peso di si ria catena” avverte la durezza del mestiere, che pure amava fino a divenire un esperto capocava, perché è ancora al buio si verificava “ che già marmore schegge in ogni parte / volano ai fieri colpi ch'egli mena”, e ne evidenzia. con in versi conclusivi, “Ed ahi sventura ed ahi crudel dolore / purtroppo spesso avviene che all'improvviso  / un masso cade, lo colpisce e muore”, il dramma tragico che scaturiva dalle frequenti disgrazie che anche in quel tempo si verificavano.&lt;br /&gt;   E' dalla poesia intitolata I lamenti del popolo della frazione Cappella, scritta nel 1905, che appaiono durissime e di incredibile arretratezza le condizioni  in cui viveva la comunità montana accennate in precedenza , sprovvista  dei più elementari  servizi di utilità generale.&lt;br /&gt; Nonostante il fatto  che da allora  siano trascorsi ben 85 anni , alcune tematiche di fondamentale importanza per la vita dell'uomo, sono ancora attuali. &lt;br /&gt;  Francesco Viti desiderava pagare le tasse , anche se siano per noi si gravi / che non hanno più confronto / con quelle dei nostri avi.&lt;br /&gt;  Voleva però, e con piena ragione, che il denaro pubblico fosse speso bene come lo sarebbe stato se l'avessero destinato per la realizzazione di opere atte a migliorare la vita di tanta gente costretta ad abitare in luoghi isolati e impervi e Privi di levatrice e di medico / e bbian solo la luna per lampione / e mancaci  una scuola / siamo tremila e certo / a chi non sa gli è strana / il medico non vedesi  / un dì per settimana .&lt;br /&gt; E ancora: Sappian di certe donne / che giunte a mal partito / avevan per levatrice il povero marito. / E perciò di lagnarci abbian nostre ragioni: nascer come agnelli morir come montoni.&lt;br /&gt; Con questa poesia semplice, cruda ma vera, Francesco Viti 85 anni fa ebbe il coraggio  di porre sotto accusa l'inefficienza  di una amministrazione comunale che si disinteressò completamente dei diritti e dei bisogni essenziali della comunità montana.&lt;br /&gt; A me sembra  anche essere un documento storico da conservare con cura in quanto descrittivo di una vita troppo sofferta da molti versiliesi vissuti in quell'epoca.&lt;br /&gt; Nella lettera, in versi poetici, che da Filettole nel marzo del 1908 inviò alla moglie, Francesco Viti nel descrivere quella località della valle del Serchio dove per un certo periodo di tempo diresse una cava di marmo rosso che fu utilizzato per la costruzione del palazzo della Borsa di Genova, dopo aver manifestato anche il suo apprezzamento per gli abitanti ricchi di fede cristiana, ribadisce la sua fedeltà coniugale, Se mi dovrò molto trattenere / sposa stai certa che ci porto il letto, un comportamento che da sempre accresce l'amore e mantiene unita una coppia.&lt;br /&gt;Divertenti i versi con i quali ordinò al titolare di una nota ditta milanese una mezza dozzina di bottiglie di un  liquore, ancora oggi in commercio che “ Bevo ogni giorno / ed ora son docile / come un agnello / dice mia moglie a questo e quello”. &lt;br /&gt;Aveva assaporato  il liquore una sera a Seravezza, mentre si accingeva a fare ritorno a casa, consigliato dal droghiere Benti al quale il Viti disse di avere dei disturbi allo stomaco. Sentitosi meglio, il Viti inviò la singolare  richiesta in ordine alla quale ricevette gratis un'intera cassetta di tale prodotto che aveva proprietà digestive, particolare questo che fece  scrivere un'altra poesia di  ringraziamento: Io quando ordino, lo tenga a mente /  che non le voglio così per niente.&lt;br /&gt;Nella circostanza assicurò che i liquore l'avrebbe fatto bere anche ai suoi operai.&lt;br /&gt;Essendo da molti anni capocava / ancor non ho pensato ai miei operai / che faticano molto / E' gente brava  / ma bevon ponci e vino e spesso assai / per l'ubriachezza sono molto fiacchi  / sì che il lavoro ne risente guai.&lt;br /&gt;Nella poesia scritta nel 1912 perchè il figlio Pasquale la leggesse durante il viaggio di trasferimento in Tripolitania dove partecipò alla guerra contro i Turchi, Francesco Viti  dimostrò di avere altissimo il senso del dovere e della disciplina, esortando il suo ragazzo a non badare alla fatica, ad obbedire agli ordini dei superiori di qualsiasi grado ed a sparar bene e spesso.&lt;br /&gt;Ed è davvero bello che questo linguaggio sia sgorgato dal cuore di un uomo impegnato in lavori durisssimi sulla cava per ben 12 ore al giorno, dove in una quindicina venivano riquadrati circa 100 tonnellate di blocchi di marmo, come scrisse in calce ad una poesia iniviata ad un suo amico il 14 luglio 1908. una fatica immane che tuttavia non gli impedì, nel tempo libero, di stringere fra le dita della callosa mano la penna per scrivere quanto gli dettava la sua anima di poeta.&lt;br /&gt;.&lt;br /&gt;Nella sua poesia non si abbandonò alla contemplazione delle bellezze della natura coi suoi fiori, colori e paesaggi incantevoli bagnati dal mare che in Versilia sono costantemete sotto gli occhi di tutti, ma pose attenzione e concentrò la sua creatività poetica soltanto sugli aspetti della vita semplice, vissuta tra molte sofferenze, da gente umile e forte che con il suo comportamento nobilitò ancora di più ls nostra terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                              Renato Sacchelli&lt;br /&gt;                                                                                               &lt;br /&gt;                                                                                                       .&lt;br /&gt;Questo mio articolo fu pubblicato da “Il Dialogo” sul Numero di Settembre 1990, pag.7.&lt;br /&gt;Quando nel dicembre del 2002, il direttore del mensile Don Florio Giannini,  fece stampare il libretto delle  poesie del cavatore  Francesco Viti, intitolato “Polvere di Marmo”, di seguito alla sua presentazione di questi scritti   inserì anche quanto  avevo  scritto in merito dodici anni prima.   .&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-711506256983908462?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/711506256983908462/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=711506256983908462' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/711506256983908462'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/711506256983908462'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/12/francesco-viti-la-poesia-di-un-cavatore_6028.html' title='Francesco Viti -     La Poesia di un cavatore all&apos;inizio del 1900'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-3130340228596883192</id><published>2010-11-23T17:36:00.001+01:00</published><updated>2010-11-29T09:37:50.671+01:00</updated><title type='text'>Almanacco Versiliese: La crisi economica ci impone di lasciare l'Afghanistan</title><content type='html'>Leggi sull'Almanacco Versiliese di Giorgio Giannelli:&lt;a href="http://almanaccoversiliese.blogspot.com/2010/11/la-crisi-economica-ci-impone-di.html#comments"&gt;La crisi economica ci impone di lasciare l'Afghanistan&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-3130340228596883192?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/3130340228596883192/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=3130340228596883192' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3130340228596883192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3130340228596883192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/11/almanacco-versiliese-la-crisi-economica.html' title='Almanacco Versiliese: La crisi economica ci impone di lasciare l&apos;Afghanistan'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-1464200897527188795</id><published>2010-11-13T10:14:00.010+01:00</published><updated>2011-03-04T18:56:05.623+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='seconda guerra mondiale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='seravezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='versilia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sfollamento'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='castagne'/><title type='text'>UOMINI E TOPI</title><content type='html'>Ho girato questo mio racconto sullo sfollamento della gente di Seravezza, ordinato dai tedeschi nell'estate del 1944, a Paolo Capovani, affinché lo facesse pubblicare sul libro, curato dal &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Circolo Culturale Sirio Giannini&lt;/span&gt;, che parlerà della barbara uccisione dell'eroe seravezzino Amos Paoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;--------&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davanti al metato dove si era rifugiata la mia famiglia, nell’estate del 1944, tra il Pelliccino e il Colle, un pomeriggio del mese di luglio o del mese successivo, si presentò una pattuglia di militari tedeschi al comando di un ufficiale. Nella nostra lingua che parlava abbastanza bene, ci disse che da lì dovevamo andare via. “Via, via! Subito! Guerra! Guerra! Gli americani sono vicini e fra pochi giorni ci saranno i primi scontri” In preda ad una comprensibile paura tutti rimanemmo senza parole. L’ordine era perentorio. C’era ben poco da dire e da fare, in fondo si trattava della nostra sopravvivenza. Dove andiamo? Sgomento e smarrimento trasparivano dagli occhi dei miei genitori. Sotto di noi, in fondo alla stretta valle, si vedevano i tetti delle case di Riomagno, troppo vicine alle postazioni tedesche per pxensare di rimanere laggiù. Più in alto a metà del monte che avevamo davanti, tra le foglie dei castagni si intravedevano le case di Giustagnana e fu proprio in quella località che mio padre decise di andare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciammo il metato con le poche cose che avevamo. A me fu affidato il compito di portare il materasso dal quale, quando qualche anno prima fu promossa, a scuola, una raccolta di lana da destinare alla produzione di maglieria e di calzettoni per i nostri soldati in Russia, mia madre ne estrasse alcuni pugni. Oh! Come appariva lontana la guerra da noi, il cui esito vittorioso all’inizio nessuno osava mettere in dubbio. Avevamo otto milioni di baionette e i canti "Vincere e vinceremo in cielo in terra e mare…". "Partono i sommergibili", forieri di tante illusioni e di troppo facili ottimismi. Per noi ragazzi, nati figli della Lupa, poi divenuti balilla e infine balilla moschettieri, la partita si stava chiudendo in modo davvero imprevedibile e non come tante volte ci avevano fatto credere o sperare. A Riomagno che raggiungemmo in poco tempo c’era una grande confusione con tanta gente che scappava dalla zona arrampicandosi sul monte per raggiungere i paesi sovrastanti di Giustagnana, Minazzana, Fabbiano e Azzano. Giunto alle piane del Loghetto, mentre mi riposavo, mi passarono accanto due fratellini, un bimbo e una bimba. L’uno con delle pentole e l’altra con dei piatti in mano. Gli occhi neri e tanto sbarrati della piccina esprimevano la grande paura di cui doveva essere in preda. Quello sguardo terrorizzato non l’ho mai dimenticato. Dopo aver ripreso l’arrampicata giungemmo vicino alla chiesa di Giustagnana, dove sostammo, ai margini della mulattiera, in attesa che mio padre facesse ritorno dal centro abitato in cui subito si era recato alla ricerca di una stanza dove poterci trascorrere almeno la notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ritornò bastò guardarlo in faccia per capire l’esito negativo delle sue ricerche. Peraltro Giustagnana già da tempo era gremita di sfollati. Tutte le casupole ubicate lungo i pendii, adibite a ricovero degli attrezzi, erano state occupate da tanta gente ch’era fuggita dalle loro case sul mare o dall’immediato retroterra. “Stanotte si dorme sotto un castagno!”. E mentre mio padre pronunciava siffatte parole, fu udito anche da due uomini che con la "giubba" (giaccone, ndr) sulle spalle e con il pennato attaccato alla cintura dei pantaloni, all’altezza del fondoschiena, facevano ritorno a casa dopo aver lavorato nei boschi o nelle selve, l’unica attività che potevano ancora svolgere essendo state da tempo chiuse le cave e tutte le aziende della Versilia. "Potete sistemarvi in chiesa, ci sono già altri sfollati”, disse uno di loro. Quando mio padre ritorno bastò guardarlo in faccia per conoscere l’esito negativo delle sue ricerche. Nessuno ci diede una mano. Giustagnana gà da tempo era gremita di sfollati. Tutte le casupole, fatte di muri a secco e con i tetti di piastre erano state occupate  da tanta gente costretta a lasaciare le loro case vicine al mare e nell’immediato retroterra. “Stanotte si dorme sotto un castagno!Quando ritornò bastò guardarlo in faccia per conoscere l’esito negativo della sua ricerca. Nesssuno ci diede una mano. Peraltro Giustagnana già da un po’ di tempo era gremita di sfollati. Tutte le casupole che c’erano in quel tempo lungo le pendici del monte, solitamente adibite al ricovero degli animali e degli attrezzi da lavoro con visibile soddisfazione. Per la buona notizia che ci aveva dato. In chiesa? Mi sdembrò una cosa incredibile da farsi. Ma non c’erano altre soluzioni e lì dovevamo andaare se non avesssimo voluto trascorrere la notte all’addiaccio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fui proprio io che, poco dopo, varcai la soglia della casa di Dio. A prima vista mi sembrò che all’interno non ci fosse più spazio tanta era la gente che l’aveva occupata. Fatti alcuni passi tra i materesassi e le altre cose sistemate con ordine sul pavimento della chiesa, vidi che ai piedi di un altare non c’era nessuno, era il solo posto rimasto libero. Tirai un grosso sospiro di sollievo. Intanto gli ultimi raggi del sole che stava per scomparire dietro il crinale del Monte Canala, penetrati a fasci, attraverso le vetrate colorate , illuminavano ancora l’interno del sacro edificio, nel quale spiccavano le immagini sacre e si muovevano esseri umani colpiti dalla sventura. Per un attimo mi sembrò di essere al centro di una scena irreale. Raccolta frettolosamente della legna secca e acceso il fuoco furono cotti gli ultimi patatini. E con la fame che ancora si sentiva, ci distendemmo sul materasso addosso ai nostri genitori. Quattro figli: un nido!. Quando stavo per chiudere gli occhi, uno sfollato fu improvvisamente colpito da convulsioni. Lo conoscevo questo uomo che a Seravezza , ogni domenica vendeva i giornali lungo le vie del paese. “Aiuto, aiuto…” gridavano i suoi familiari. In un attimo tutti gli uomini che erano in chiesa gli si avvicinarono per tenerlo fermo. Appena sentii dir:. “Si è calmato” di colpo mi addormentai. I giorni trascorsi a Giustagnana li ricordo come i più tribolati della mia vita. Nessuno pensò di scavare delle fosse per certi bisogni fisiologici, motivo per cui quando si era costretti a inoltrarsi nella vicina selve, non si poteva ritornare in chiesa se prima non si passava dal canale per lavarci bene i piedi, tanto puzzavano per avere calpestato gli escrementi umani di cui quel terreno era pieno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non ce la facevo più a vivere in quel posto, troppo grande era la sofferenza. Esortai i miei genitori a cercare qualche casupola dove trasferirci. Fortunatamente trovammo una casettina tutta scalamata, ubicata tra Giustagnana e Fabiano, non più utilizzata dall’uomo, motivo per cui da tempo doveva essere il regno incontrastato dei topi visto lo spessore dei loro escrementi alto diversi centimetri che col tempo si era formato sotto le tavole del piano rialzato. Dopo aver fatto riparare il tetto a nostre spese ed averla ripulita quella casettina che aveva una finestrina mi sembrò persino bella. Lì trascorse pochi giorni anche mia nonna Marianna che all’inizio dello sfollamento era stata ricoverata all’ospedale di Valdicastello. La portò lassù mio padre sulle spalle, quando venimmo a sapere che dimessa inspiegabilmente dal nosocomio, aveva fatto lentamente ritorno nella sua casa del Ponticello, dove fu assistita, non so per quanti giorni, dalla buona famiglia Landi che non aveva ottemperato all’ordine di sfollamento, continuando a rimanere nella propria abitazione fino al momento in cui i tedeschi decisero di far saltare in aria l’intero rione. Senza l’aiuto della famiglia Landi sicuramente mia nonna sarebbe morta di fame e di sete. E in quella casettina di Giustagnana che pareva dell’uomo primitivo, tanto piccola da poter sembrare quella di Biancaneve e Settenani, rimanemmo fino alla caduta delle castagne e alla nascita dei primi funghi. Fu proprio in quei giorni che a Giustagnana arrivarono i soldati di colore statunitensi della divisione Bufalo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raccogliere le castagne proprio davanti al nostro rifugio era un sogno che non poteva durare e infatti non durò. Quando immediatamente dopo l’arrivo dei soldati americani, mia madre rimase ferita ad una gamba dalle schegge dei colpi di mortaio coi quali i tedeschi accolsero l’arrivo dei soldati americani, fummo costretti a rifugiasi in un fondo del centro abitato adibito alla custodia di attrezzi per lavorare la terra. In un angolo c’era anche un mucchio di fieno. Mia madre ferita fu medicata dai soldati americani. E così mentre la natura donava i suoi frutti nutrienti e saporosi, la guerra scatenata da uomini folli che con la forza delle loro armi volevano imporre ai propri simili le loro ideologie e i proprie interessi, senza alcuna considerazione per i diritti sacri e inalienabili dell’uomo, primo fra tutti quello della libertà, continuava a mietere vittime innocenti. Che stridente contrasto tra il mondo davvero fantastico e meraviglioso e la libertà repressa nella maniera più violenta da essere spregevoli che meriterebbero di bruciare in eterno fra le fiamme dell’inferno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-1464200897527188795?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/1464200897527188795/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=1464200897527188795' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1464200897527188795'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/1464200897527188795'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/11/uomini-e-topi.html' title='UOMINI E TOPI'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-3078874644672638709</id><published>2010-11-09T17:48:00.010+01:00</published><updated>2011-06-08T14:36:40.125+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Paolo Capovani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='seravezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='versilia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Riomagno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Circolo culturale  Sirio Giannini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Amos Paoli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Monte Canala'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giorgio Giannelli'/><title type='text'>ECCO COME FU UCCISO AMOS PAOLI</title><content type='html'>Ho affidato questo mio scritto, sull'uccisione dell'eroe seravezzino Amos Paoli da parte delle S.S., a Paolo Capovani per il "Circolo Culturale  Sirio Giannini", che lo pubblicherà sul suo libro, ricco di altre testimonianze di persone  che videro,  coi propri occhi,  fatti violenti e sanguinari che si verificarono in Versilia e in Apuania durante la tragica estate del 1944 ed anche  nei sette mesi successivi in cui, nella nostra terra, furono combattute aspre battaglie.&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;   &lt;p class="western" align="LEFT"&gt;                                                                                                                                                                              &lt;span style="font-size:130%;"&gt;-------&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="western" align="LEFT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;Da  ragazzo vedevo spesso transitare lungo la via del Ponticello di Seravezza un giovane con le grucce sotto le ascelle, abitante in una delle prime case di Riomagno, a poca distanza dall’inizio della mulattiera che conduce sulla cima del Monte Canala. Era Amos Paoli rimasto paralizzato alle gambe a causa della poliomielite contratta in tenera età, quando non esisteva alcun vaccino per combattere questa tremenda malattia infantile. Sul suo volto non vidi mai  alcun segno di disperazione; andava avanti sopportando serenamente il suo grave handicap.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guido Menchetti, che frequentò insieme ad Amos le scuole elementari di Seravezza, lo ha ricordato con la commovente poesia intitolata “Il mi' compagno di banco”, già pubblicata  nel libro di storia versiliese di Giorgio Giannelli “Versilia. La trappola del  44”, che ricorda anche la cronaca della cattura di giovani di Riomagno da parte delle S.S., ritenuti aderenti al movimento partigiano: “Le gruccette tenea sotto l’ascelle / e stragicava le gambette secche; / su da Rimagmo fino ’n cima al Chiasso; / sembra guasi un assurdo: passo, passo. / A tracolla la misera cartella, /quando un era una borsa di pezzame, / gli sballottava sempre sulla schiena / e cotanta sventura era ’na pena. / E dopo tre rampate di scalini / con le stampelle misse sott’un  braccio, / arrivava nell’aula già stanco / il Paoli, compagno mio di banco. / Fu martire da vivo ed or che morto / leggo ’l suo nome su ’na lastra bianca, /una palma, mi sovvien, / forse era nata / perché al mi amico fusse un dì donata. / Come fece ’l Ferrucci a Gavinana, / puntando ’l dito contro l’aguzzino, /  gli avrà certo parlato a fiato corto: / Oh vigliacco! Tu uccidi un òmo morto. / Che eroi! Che bravi! / E che fadigata / avranno fatto per distrugge un mito! / Che ‘n Versilia era esempio d’onestà / d’amore, d’abnegazione e libertà. /  Povero Amos! Te un ridei mai; / ma’n t’ho mai visto piange o lamentatti: / con que’ riccioli biondi e ’l viso bianco, / fusti per me,’l compagno mio di banco”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo Amos anche quando i suoi amici lo portavano in giro sulla canna delle proprie biciclette. Stridevano i freni allorché scorrazzavano lungo la via sterrata e piena di sassi del Ponticello, dove Amos ed il suo amico si fermavano sempre nella piazzetta del centro del rione per chiacchierare con le ragazze, che Amos accoglievano sempre con simpatia. Allora lui rideva, oh come rideva in quei momenti! Nella notte fra il 25 e 26 giugno 1944, un gruppo di S.S. guidate da un repubblichino che faceva da interprete, circondarono la casa del Paoli per catturare suo padre che invece non vi fu trovato. La soldataglia stava per andarsene quando il repubblichino gridò: “Qui ci devono essere delle armi per forza!” Saltarono così fuori uno Sten e due pistole Smith che prima che i tedeschi entrassero nell’abitazione, il fratello più piccolo di Amos aveva nascosto sotto un materasso. Alla fine Amos, fatto salire sulla propria carrozzina, fu trasportato in una villa vicina a Corvaia insieme a Luigi Novani che si era fermato a dormire nella casa dell’amico ed a Lorenzo Tarabella, arrestato in una abitazione adiacente a quella del Paoli, dove pensavano che vi fosse il partigiano Giuseppe Marchi, che fortunatamente aveva trascorso la notte altrove. Il giorno 26 giugno le S.S. portarono in giro Amos e i due suoi amici per le vie di Seravezza e di Riomagno, a bordo di una camionetta, che tra l’altro, nel momento in cui aerei alleati sorvolarono la zona, si riparò sotto la piccola volta di Riomagno, all’inizio della mulattiera che sale alle cave della Cappella. Al Paoli fecero rivedere la sua casa; volevano intenerirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli promisero che lo avrebbero rilasciato se lui avesse fatto il nome dei partigiani che conosceva, ma lui non fiatò. Disse soltanto: “Finimola con questa storia!” Riportati a Corvaia li misero al muro con le spalle rivolte verso di loro, sparando colpi di pistola fra l’uno e l’altro. Dopo qualche ora i tre furono fatti salire su un camion e trasportati nella villa di Compignano, sopra il monte Quiesa, dove operava il comando delle S.S.. Durante il trasporto dovevano stare in ginocchio e non più seduti. Amos non ci riusciva e furono i suoi due amici a sorreggerlo durante tutto il viaggio. Appena arrivati, i tre giovani furono picchiati a sangue e mentre picchiavano, al Paoli gridavano: ”Tu capo partigiano!”.   All’alba del 27 giugno 1944 una S.S. trascinò per una gamba il povero Amos fuori dalla villa per un centinaio di metri, mentre il poveretto urlava: “Oddio, Oddio!”. Quando egli vide che il tedesco stava caricando la pistola cominciò a invocare la sua mamma. Fu in quel momento che la S.S. gli scaricò al centro della  fronte l’intero caricatore, gettandone poi il corpo giù da un poggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aveva solo ventisette anni. I due amici di Amos, il Novani e il Tarabella, che raccontarono poi gli avvenimenti e le loro peripezie, riuscirono a salvarsi dopo aver subito botte e concrete minacce di venir uccisi. Concludo ricordando che fu mio padre a murare a Compignano, dove la mia famiglia si era trasferita qualche mese dopo la fine della guerra, la piccola lapide nel punto in cui Amos Paoli - che per il suo comportamento fu insignito, alla memoria, di Medaglia d’oro al Valor Militare - fu barbaramente trucidato; fui io a tenerla alzata e aderente al muro mentre la murava.   Glielo aveva chiesto il babbo dell’eroe che aveva occasionalmente incontrato a Pietrasanta. Il Paoli  sapeva che abitavamo in quella località e dopo aver saputo da mio padre stesso che il fattore della tenuta, in cui fu ucciso suo figlio, non aveva  provveduto all’incarico che gli aveva  dato, gli disse “Orlando, pensaci tu”.&lt;p class="western" align="LEFT"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-3078874644672638709?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/3078874644672638709/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=3078874644672638709' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3078874644672638709'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3078874644672638709'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/11/come-fu-ucciso-amos-paoli-renato.html' title='ECCO COME FU UCCISO AMOS PAOLI'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-321791062607853749</id><published>2010-11-03T12:12:00.015+01:00</published><updated>2011-10-03T22:24:40.261+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='B.'/><title type='text'>Le antiche origini di Seravezza</title><content type='html'>Ai piedi del contrafforte  tirrenico  delle Alpi Apuane, nel punto di confluenza delle acque dei fiumi superiori  Serra e Vezza,laddove  nasce il Versilia, il fiume che ha dato il proprio nome a tutto il territorio circostante dai monti alla pianura, quest'ultima ristretta tra il Cinquale e  Motrone, sorge Seravezza, già nota, nel 952, con il nome di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sala Vetitia&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Con il nome invece  di Salavecchia fu citata da Tolomeo nei suoi annali lucchesi del 1142, quando i nobili  di Corvaia e di Vallecchia, Veltro e Uguccione investirono  il comune di Lucca della metà del territorio di Corvaia. In uno scritto del 2.2.1186, Giovanni Torgioni Tozzetti, rammenta una villa di Seravetitia, nome che si ritrova anche in un documento del 1375 concernente la vendita  di una ferriera, ivi esistente, di proprieà del nobile della Versilia Niccolò dello Strego, ad Ulderico Anteminelli da Lucca.&lt;br /&gt;Insediamenti di popoli  di origine ligure nella pianura di Seravezza  e in quella limitrofa (Pietrasanta), tanto per dare uno sguardo al passato alla ricerca delle nostre radici, risalgono al 177 a.C. come fu provato  dal ritrovamento, in località Baccatoio,  di un cimitero antico con tombe a cassetta a incinerazione, tipiche dei liguri di quel tempo, Il cimitero fu scoperto nel tratto del terreno sul quale doveva passare la rete ferroviaria Roma Torino, che fu realizzata  dopo l'unità d'Italia (1861).&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Contrariamente a quanto anch'io, fin da ragazzo avevo creduto, non sembra proprio  che il nome di Seravezza derivi dai fiumi Serra e Vezza, in quanto gli stessi fino agli anni del 1800 , erano conosciuti  come i torrenti, rispettivamente  di Riomagno e di Ruosina. In ordine a tale constatazione si può dedurre  che siano proprio i fiumi superiori del Versilia a derivare dal nome di Seravezza.&lt;/p&gt;     &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Già feudo dal secolo XIII  dei signori di Corvaia e di Vallecchia per volere dell'imperatore Federico II, Seravezza, quando fu abbattuta la potenza feudale, fu unita alla Vicaria di Pietrasanta. Saccheggiata e devastata  nel 1429 dalle milizie fiorentine in guerra con Lucca, capeggiate dal commissario Astorre Gianni, le stesse di ritorno da Sarzana ( narra Niccolò Macchiavelli nella sue Istorie fiorentine)  irruppero a Seravezza dove fecero suonare una campana della chiesa davanti alla quale si radunò la popolazione, convinta di ricevere qualche buona notizia. Invece tutti i presenti furono spinti ad entrare nellla casa di Dio, dove le donne furono separate dagli uomini che furono rinchiusi in sacrestia. Dopo questa separazione le femmine di qualsiasi età, vergini o sposate, furono tutte violentate.Con gli abiti ridotti a brandelli,  nude o quasi,  fecero ritorno nelle loro case. Di Astorre Gianni ha parlato anche Jbernard   Sancholle Henraux, che sull'orrendo comportamento degli uomini  di questo commissario fiorentino, ha scritto che: “...fece passare a fil di spada” gli uomini di Seravezza. Nel  1450,seguendo le sorti di Pietrasanta, passò ai Genovesi; nel 1484 a Firenze, nel 1486 a Carlo VIII Re di Francia; nel 1509 a Lucca per volere dell'imperatore Massimiliano, e poi ancora a Firenze, dopo il Lodo di Leone X del 28.9.1513.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Da allora Seravezza  rimase  sempre unita a Firenze, fino a quando il Granducato  di Toscana, in  quel tempo sotto  sotto gli Asburgo-Lorena fu annesso al Regno Sardo con il plebiscito  del 15 marzo 1860. Da tale unione molti vantaggi  ed una parziale autonomia derivarono a Seravezza, verosimilmente anche  in relazione all'atto di donazione  delle cave della Ceragiola e del Monte Altissimo  che i seravezzini fecero  a Firenze nel 1513.&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Si deve ai fiorentini l'impulso dato negli anni successivi all'escavazione dei marmi, ai quali furono interessati sia Michelangelo che Giorgio Vasari   ed altri celebri scultori di quel tempo, inviati a Seravezza  da Leone X  e da  Cosimo I, per seguire di persona l'estrazione appunto dei marmi di cui avevano bisogno per realizzare le loro opere.Notevole incremento fu dato anche allo sfruttamento  delle miniere d'argento  esistenti nei pressi di Seravezza, chiamate del Bottino,alle quali lo stesso Cosimo I fu molto interessato, tanto da fare cesellare  un vassoio, ricavato dal primo quantitativo  del prezioso minerale, dal celebre incisore Benvenuto Cellini.&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;In quegli anni e per lungo tempo furono  famosi i laboratori  per la produzione di oggetti in rame,  di ferro e di archibugi, questi ultimi fabbricati nella vicina   Valventosa. Dopo un periodo di abbandono delle cave, che iniziò intorno al 1688,  l'economia  di Seravezza si riprese quando fu fondata nel 1821 da J.B. Alessander Henraux l'omonima società, sotto la quale l'escavazione e la lavorazione del marmo ripresero a pieno ritmo, tanto da determinare la crescita di Seravezza  a tal punto da essere considerata la capitale della Versilia.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;"&gt;Dal punto di vista artistico, pregevole è il duomo di Seravezza, dedicato ai Santi Pat Lorenzo e Barbara, coperto da cupola e con il campanile merlato a bifore, risalente al 500, ma riedificato e ammodernato nei secoli XV e XVI e restaurato dopo i gravi danni subiti  nel corso della seconda guerra mondiale, quando nei mesi finali, fu  combattuta aspramente anche  sui  monti di Seravezza.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="left"&gt;L'interno a tre navate  separate da colonne, è ricco di altari, di un pulpito di stile barocco in marmo policromo, di una piccola fonte battesimale  scolpita da Stagio Stagi nel sec. XVI, e di un  paliotto marmoreo intarsiato del 600,di Iacopo Benti.Una croce &lt;br /&gt;d'argento dorato in  mezzo a figure di santi, tra i quali San Lorenzo, attribuito al Pollaiolo, con incisa l'iscrizione dell'anno 1498, si trova nella sacrestia dove  vi sono altri preziosi arredi sacri. Nel duomo sono conservati, in una bara di vetro posta sotto un  altare, i resti di S. Discolio martire, soldato di Roma.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="left"&gt;L'altra chiesa di Seravezza, dedicata alla Santissima Annunziata,  completamente rasa al suolo dai tedeschi insieme a tutte le case dei rioni Fucina e Ponticello durante la tragica estate del 1944,  fu  ricostruita nel dopoguerra. Nel paliotto mostra  un bassorilievo di D. Benti con la Vergine ed il Bambino. Nell'interno si ammira la tela dipinta  da Pietro da Cortona (Pietro Berrettini) nella prima metà del XVII Secolo “Le Pie Donne al Sepolcro”, dono del granduca di Toscana Leopoldo II. L'opera fu salvata  dalla distruzione da Raffaello Binelli, il quale riuscì a staccarla dalla cornice, insieme alla tela l' Annunciazione, dipinta da Filippo di Luca Martelli da Massa nel 1639 circa, prima che la chiesa saltasse in aria.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="left"&gt;Particolarmente interessante è il palazzo Mediceo, noto un tempo come Casinò Ducale, costruito fra il 1555 e 1565, secondo taluni dall'architetto B.Ammannati, secondo altri dal Buontalenti, su ordine  di Cosimo I, il quale vi dimorò nei mesi estivi sia perché attratto dal clima mite di Seravezza, sia perché desideroso di seguire personalmente, l'estrazione dell'argento dalle miniere vicine, chiamate del Bottino. Anche dopo la morte di Cosimo I  il palazzo fu sempre adibito a dimora estiva dei granduchi di Toscana, fino a quando nel 1784 fu ceduto alla comunità di Seravezza,la quale però ne perse il possesso per volere dello stesso Leopoldo I che volle adibirlo a uffici e magazzini dell'azienda per l'allevamento delle trote, con vivai situati nei pressi di Ruosina.&lt;/p&gt;  &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="left"&gt;Il palazzo costituito da due ali avanzanti che racchiudono il cortile, dopo una serie di lavori eseguiti, negli anni 1970 e 1980, è ora adibito a importanti mostre ed a manifestazioni culturali di grande interesse. Per molti anni  fu anche sede  comunale. Seravezza  fu famosa anche per la purezza delle acque dei suoi fiumi. Forse perché fu scolpita nella pietra  e posta sopra il pozzo sito all'interno del palazzo Mediceo, si ricorda , ancora oggi, la trota di 13 libbre che nel 1603 fu pescata nel fiume di Ruosina dalla granduchessa di Toscana , Caterina Asburgo Lorena.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="left"&gt;Emerge , tra le opere più vicine a noi, il monumento ai Caduti della vittoriosa prima guerra mondiale 1915/1918, per la forza prorompente che sembra sprigionarsi dalla scultura raffigurante  l'uomo di Seravezza, mentre, nella sua completa nudità, solleva al cielo un masso di marmo scavato dalla montagna. E' un'opera ammirevole anche per la bellezza ed i significati dei suoi quattro bassorilievi, ma che al tempo stesso s'impone per la sua potenza mascolina.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="left"&gt;Il monumento ideato ed eseguito dallo scultore camaiorese Cornelio Palmerini, inaugurato il 19.5.1929, fu portato a termine dopo la morte del Palmerini,avvenuta nel 1927, da Arturo Dazzi.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="left"&gt;Bellissima è anche la fontana che  si trova nella piazza del  centro adornata da stupende sculture raffiguranti fanciulli a cavalcioni di pesci marini,un'opera che reca ancora visibili i danni subiti durante gli eventi bellici del 1944/45. =""&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="left"&gt;Ma è dallo splendore dei suoi marmi abbacinanti, impastati con l'acqua del mare e dai suoi monti rimasti antichi, laddove  non c'è stata alcuna estrazione dei marmi, che vieppiù c'è da rimanere sedotti da questa Seravezza che certamente abbagliò gli occhi di coloro  che per la prima volta la videro, quando il sole non aveva ancora annerito le rocce bianche e policrome, spuntate  dalle distese marine, durante il movimento divino di formazione della crosta terrestre, in uno sfavillio di luci riflesse nel cielo. Parlando dell'ospedale di Seravezza debbo dire che già nel 1515 viene menzionato lo spedale, ivi esistente con la chiesa dedicata a S. Maria, poi convertita nella chiesa della Misericordia. Per quanto riguarda l'assistenza ai "vecchi", o come si dice ora non autosufficienti, ed agli orfani, risale alla fine del 1700 la fondazione del Conservatorio da parte del cav. Ranieri Campana, un'opera ingrandita nel 1772 e aperta nel 1794, otto anni prima che il conte Francesco Campana, appartenente alla stessa pia famiglia, dopo essere riuscito a unire le due fondazioni fondò  l'ospedale che ha funzionato per circa 200 anni  a Seravezza, cioè fino all'entrata in funzione nella pianura vina al Lido di Camaiorene del nuovo ospedale chiamato Versilia.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="left"&gt;Seravezza ha dato i natali a  padre Giovanni Lorenzo Berti, nato nel 1688, teologo imperiale, professore nell'università di Pisa ed autore di varie opere: al letterato padre scolopio Francesco Donati, detto Cecco Frate, che fu amico di Giosuè Carducci, al cavaliere Luigi Angiolini che fu ambasciatore del governo Toscano a Roma ed a Parigi; concluse la sua carriera con la  nomina a  consigliere di Stato, al pittore Giuseppe Viner, allo scrittore  Enrico Pea ed al professore Dino Bigongiari che per oltre 50 anni fu docente alla Columbia Università di New York.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="left"&gt;Tra gli uomini del nostro tempo dobbiamo ricordare lo scrittore Sirio Giannini, scomparso prematuramente, il defunto senatore Armando Angelini e l'onorevole avvocato Leonetto Amadei anche questi defunto, che fu un parlamentare per diverse legislature fino a divenire il Presidente della Corte Costituzionale. Voglio ricordare anche Lorenzo Tarabella  che oltre ad essere stato un forte cavatore, fu anche un sensibile poeta e scrittore.&lt;/p&gt; &lt;p style="margin-bottom: 0cm;" align="left"&gt;Seravezza ha un futuro. Stretta fra i monti  che ne hanno impedito l'espansione, danneggiata  gravemente dagli eventi bellici del 1944/1945, anche se si è sempre ripresa  dalle gravi avversità grazie soprattutto al lavoro  della sua gente, ha perso molti dei suoi primati che aveva verso la fine del 1800 e nei primi decenni del 1900 quando contava innumerevoli laboratori ed industrie Parallelamente  alla escavazione e lavorazione dei marmi che rimane un fattore trainante  della sua economia, Seravezza che dalla fine dell'anno 1975 si fregia del titolo di città concesso con decreto dell'allora Presidente della Repubblica, per il fatto di essere sommersa da un mare di verde , davvero un oasi, e con un clima fresco e mite, ha tutte le caratteristiche  per divenire  un luogo di riposo e villeggiatura, particolarmente interessante in quanto a poca distanza dalla marina di Forte dei Marmi e sotto i monti più belli del mondo.  Sarebbe auspicabile che fossero costruite alcune strutture alberghiere e due gallerie per impedire la circolazione dei mezzi pesanti dentro il centro abitato. Una dovrebbe essere costruita sotto il monte Costa e l'altra sotto il monte di Ripa. La cittadina si presta  per le sue caratteristiche  ad un mercato permanente dell'antiquariato  e dei prodotti artigianali   di tutta la Versilia del fiume.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-321791062607853749?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/321791062607853749/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=321791062607853749' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/321791062607853749'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/321791062607853749'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/11/le-antiche-origini-di-seravezza.html' title='Le antiche origini di Seravezza'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-8083848657445177210</id><published>2010-10-26T21:28:00.003+02:00</published><updated>2011-02-24T12:17:04.994+01:00</updated><title type='text'>Nucleare sicuro? Non esiste</title><content type='html'>Intendo parlare delle centrali nucleari, necessarie per sfruttare, in modo pacifico, la potenza dell’energia derivata dalla fissione dell’uranio, che per primo ottenne, nel 1935, il grande scienziato Enrico Fermi e altri suoi eminenti collaboratori, un gruppo di studiosi ricordati dalla storia come i ragazzi di via Panisperna. Per questa eccezionale scoperta nel 1938 fu assegnato il premio Nobel per la fisica a Fermi. Fu il primo passo per lo sfruttamento dell’atomo. Poi si arrivò con gli studi, in primis di Oppenheimer Robert Julius, alla costruzione della prima bomba atomica. Gli effetti devastanti di queste bombe lanciate dagli americani, nel corso della seconda guerra mondiale, su Hiroshima e Nagasaki, per indurre il Giappone ad arrendersi, sin da quand’ero ragazzo, oltre a farmi fremere dall'orrore, mi fecero pensare che tale energia, per il bene dell’Umanità, dovesse essere sfruttata soltanto per scopi pacifici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Debbo dire che accolsi con piacere la notizia della costruzione all’estero delle prime centrali nucleari, per la produzione di energia elettrica di cui ogni nazione aveva e continua ad avere sempre più bisogno. Durante i miei saltuari viaggi in treno a Roma, effettuati in passato, vidi spesso nei pressi della stazione ferroviaria di Montalto di Castro, un grande cantiere, dove doveva sorgere una grande centrale nucleare. Nel 1986 purtroppo esplose a Chernobyl, in Ucraina, una centrale nucleare per la produzione di energia. Nell’atmosfera fu rilasciato pericoloso materiale radioattivo, con numerosi morti e gravissimi danni all'ambiente e alle persone. Nubi tossiche si sparsero nei cieli europei. Da tale disastro iniziò la campagna contro la costruzione in Italia di questo tipo di centrali nucleari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1987 ci fu un referendum che confermò la volontà del popolo italiano a non costruire centrali delle specie. Da lì in avanti avremmo dovuto fare ricorso ad altri mezzi per produrre energia elettrica. Una cosa è certa, il carbone, il petrolio e il nucleare sono soluzioni rivelatisi inquinanti e pericolose, oltre a generare conflitti tra i paesi produttori e le nazioni che nel proprio sottosuolo non dispongono delle materie prime. D'altro canto il petrolio, arrivato ormai a prezzi altissimi, impone la soluzione del problema ricorrendo a vie energetiche alternative. Mi è molto piaciuto ciò che disse tempo fa il premio Nobel Carlo Rubbia in una intervista a Repubblica: “Non esiste un nucleare sicuro, il carbone è altamente inquinante e nocivo e soltanto l’energia solare e quella eolica sono in grado di dare risposte sostenibili al problema energetico mondiale”. Anni addietro lessi, su un altro quotidiano, le grandi difficoltà che vi sono per trovare siti idonei per lo smaltimento delle scorie derivate dalla produzione dell’energia nucleare. E i moltissimi anni che debbono trascorrere per arrivare a tale soluzione (22 mila anni secondo Rubbia).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla luce di quanto di questi elementi voglio sperare che in Italia non vengano mai costruite centrali nucleari.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-8083848657445177210?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/8083848657445177210/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=8083848657445177210' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8083848657445177210'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8083848657445177210'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/10/nucleare-sicuro-non-esiste.html' title='Nucleare sicuro? Non esiste'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2928471697606790780</id><published>2010-10-24T20:30:00.004+02:00</published><updated>2010-10-26T21:26:57.263+02:00</updated><title type='text'>Gita della maggiolata nelle terre di Siena</title><content type='html'>Il primo maggio 2008  partecipai alla gita organizzata dalla Milizia dell’Immacolata, formata da pie donne della chiesa di Casciavola (PI) della quale è parroco,  dal 1992, don Nino Guidi,  ch’é un grande sacerdote versiliese da sempre impegnato a fare del bene al prossimo, in special modo ai più poveri senza distinzione di etnia o del colore della pelle. Pensa ai più bisognosi che a se stesso. Con questo sacerdote, nato a Pruno di Stazzema, quando frequento la chiesa a me pare di respirare l’aria della terra dove sono nato. Meta della visita è stata la località di S. Angelo Cinigiano  al confine delle provincie di Siena e Grosseto, dove esiste la grandiosa casa vitivinicola “Banfi” che produce il vino “Brunello”, famoso in tutto il mondo.&lt;br /&gt;Fino alla stazione di  Siena siamo arrivati a bordo di un pullman, poi abbiamo proseguito il viaggio con un treno a vapore, composto da più vetture,  chiamato della Maggiolata che ha attraversato terreni ubertosi  con tanti vigneti. Salire su una vecchia vettura di legno di terza classe ha fatto subito riaffiorare alla mia mente il mio primo viaggio in treno effettuato nel 1937 o nel 1938  da Querceta ad Avenza di Carrara, quando i miei genitori una domenica mattina decisero di andare a trovare a  Miseglia  la famiglia di una  sorella della mia mamma che aveva sposato un uomo di quella località.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mio padre era appena ritornato dall’Africa settentrionale dove era andato a lavorare con una squadra di cavatori di Seravezza, assunti per costruire le strade dell’impero,  da poco conquistato da  Mussolini. Mi pare ancora di vedere i pesciolini colorati che si muovevano in una vaschetta al centro della piazza di Carrara e  la mulattiera che percorremmo in mezzo agli olivi per arrivare a casa di questa mia zia.&lt;br /&gt;Per tanti anni, a partire dal 1949,  ho sempre viaggiato su quel tipo di carrozze. Ricordo, in particolare le  sbuffanti locomotive a vapore impiegate anche dalla Tranvia Alta Versilia per il trasporto sia dei viaggiatori che dei blocchi di marmo fino alla tragica dell’estate del 1944 quando i tedeschi imposero l'ordine di sfollamento alla popolazione versiliese che durò fino al mese di settembre sempre del 1944, data in cui sulla nostra terra inziarono  aspre battaglie in particolare  sui monti di Seravezza e nelle zone della marina del Cinquale e di Montignoso che durarono fino all'aprile del 1945. Nel salire sul treno della maggiolata, mi sono rivisto quando da piccolo mi soffermavo al Ponticello di Seravezza ad ammirare queste potenti macchine a vapore nel momento in cui si fermavano davanti al molino del Bonci per effettuare il rifornimento di acqua, guidate da due uomini che apparivano davanti  ai miei occhi due autentici colossi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giunti a S.Angelo Cinigiano ci attendeva alla stazione una fanfara che ci ha accolto suonando canzoni  briose. Sospinti dall’allegria di queste note siamo giunti alla famosa cantina “Banfi” dove un dirigente ci ha parlato del vino che produce da uve scelte e selezionate, prodotte dalla coltivazione di vigneti su un territorio di  850 ettari.  Poi ci ha fatto visitare l’interno del grande stabilimento dove ho visto botti di rovere di 60 -70 hl e tante altre più piccole. Ci ha descritto le tecniche per la eliminazione, con speciali macchine, delle sostanze meno nobili del vino che appena messo nelle botti viene subito venduto ad acquirenti di tutto il mondo. In quel grande stabilimento fra infinite bottiglie di vino, botti speciali e tini di rovere e acciaio, c’era da smarrirsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pranzo, cucinato dalle donne della locale Pro Loco,  per tutti i 500 partecipanti alla  gita, molti provenienti anche da Terni e da altre località della Toscana, è stato consumato su grandi tavolate poste sotto un ampio tendone. Ottima sia la ribollita che le salsicce alla brace davvero molto saporite e gustose.ed ottimo anche il vino bevuto. Ringrazio ancora la presidentessa della regione Toscana della Milizia dell’Immacolata, signora Nara Tani, residente a Casciavola per avere organizzato questa bellissima gita nelle terre di Siena (sin da quand’ero piccino sentivo spesso dire dalla mia mamma che Siena era la madre lingua italiana) ed averci allietato il tempo trascorso a bordo del pullman recitando con molta bravura divertenti poesie di Trilussa, raccogliendo scroscianti applausi anche per la sua capacità scenica artistica di grande spessore...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2928471697606790780?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2928471697606790780/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2928471697606790780' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2928471697606790780'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2928471697606790780'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/10/gita-della-maggiolata-nelle-terre-di.html' title='Gita della maggiolata nelle terre di Siena'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2268390030631369896</id><published>2010-10-19T07:55:00.003+02:00</published><updated>2010-11-13T10:27:45.820+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Repubblica sociale italiana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fascismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Benito Mussolini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='seravezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scuola Avviamento'/><title type='text'>A PROPOSITO... della caduta del regime fascista</title><content type='html'>Ricordo ancora una volta che la fine del regime fascista, avvenuta nel luglio 1943, troncò la  mia “carriera” di ragazzo indrottinato, unitamente a tutti bimbi d’Italia, nati negli anni in cui il Duce era al potere, dalla sua politica volta alla formazione dell’Uomo nuovo, cioè completamente fascistizzato sin dalla nascita; infatti non arrivai ad indossare la divisa di avanguardista. All’inizio dell’anno scolastico 1943/1944 l’intera classe II B dell’Avviamento di Seravezza (Lucca) che chi scrive allora frequentava, si rifiutò di iscriversi al ricostituito partito fascista della Repubblica Sociale Italiana, fondata da Benito Mussolini dopo la sua liberazione da Campo Imperatore. Non avemmo bisogno di chiedere il parere dei nostri genitori per respingere gli inviti che ci furono rivolti da coloro che credevano ancora nel Duce; si capì da soli che il regime fascista aveva eliminato ogni forma legittima di opposizione al suo governo, togliendo al popolo la libertà, fino ad arrivare a trascinare  la nostra nazione in una guerra sanguinosa a fianco della Germana nazista di Adolf Hitler che causò un numero infinito di morti, feriti e cumuli di rovine.&lt;br /&gt;Questi ricordi non li ho mai dimenticati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2268390030631369896?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2268390030631369896/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2268390030631369896' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2268390030631369896'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2268390030631369896'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/10/proposito-della-caduta-del-regime.html' title='A PROPOSITO... della caduta del regime fascista'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-8529821707227239027</id><published>2010-10-18T15:38:00.007+02:00</published><updated>2010-11-13T10:32:57.514+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Bandelloni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gianfranco Tommasi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lido Calistri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Aldo Tessa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alberto Benti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='seravezza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gianfranco Pea'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ponticello'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Matteo Bonci'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giustagnana'/><title type='text'>Albé  Benti, il mi' amico fin dagli anni dell'asilo</title><content type='html'>Sento forte ‘l bisognò di parlà del mi’ amico Alberto Benti, da ne chiamato sempre Albé,scomparso verso la fine del 2006, di cui conservo ancora nel mi’ còre un ricordo  vivissimo. Dal 1930 e fino all’istate del 1944 in cui fu ordinato dai tedeschi lo sfollamento degli abitanti di Seravezza  e  dintorni, abitò  davanti a la mi case ubicata nell’antico rione del Ponticello,  fatto saltare in  aria dagli  operai dela Todh, comandati  da un sergente dei guastatori dela Wehrmacht. E’ stato  ‘l mì compagno fin dall’asilo e degli anni dela  scòla.Erimo molto uniti. Insieme a lu, ho vuto tanti amichi, tra i più cari  ricordo: Lido Calistri, morto nel 1958 dopo un grave incidente sul lavoro, Matteo Bonci, Aldo Tessa, Andrea Bandelloni,  Gianfranco Pea e Gianfranco Tommasi, anco se quest’ultimi quattro   nun staceino di case al Ponticello. Per i ragà  del mì rione  i  monti, erino i luoghi dube si andaa a giracchià.  Il fiume fu na nossa  pescina. Spesso andaimo su  le rocce  sotto la  Mezzaluna dube  costruivamo  na trincea sula quale issavamo ‘l nosso vessillo tricolore. Il campo di giòco al pallone fu la strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricordo che nela via piena di polverone,  che passava accanto al molino del Bonci, giocaimo  molte  partite sovente con ‘na   palla di carta e stracci, perché nun si avea na lira in tasca per compranne ‘na vera.  Lido Calistri che facea ‘l  terzino,  con un fazzoletto che tenea sempre allacciato sula fronte venia chiamato Caligaris , nome di un famoso giocatore della Juventus e della nazionale.  Quando piovea, spesso con Albè e altri compagni,   ci incontravamo  nela   su piana dube accanto  al  pollaio c’era anco ‘na tettoia.  Lì tenea ‘na piccola scultura di marmo  raffigurante lo sfondo del  Monte Procinto, scolpita da qualche su antenato. Albè era ‘l meglio di tutti no’, fu  un trascinatore infaticabile. Un giorno,  mentre staceimo a parlà nel salotto, dela su case,  visibilmente felice e orgoglioso, tirò fora da  un cassetto na foto del su babbo  Donato,  òmo mite, schivo e  bravissimo,  scattatagli quando era   giòveno mentre stacéa per atterrà attaccato a un   paracadute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negli anni dela guèra in cui ‘n Versilia si patì molto la fame, Albé, più d’una volta,  abbrì la cassetta che   su mà, la buona e cara Antonia,  tenea in cucina, per donarmi alcuni grossi gràcioli di farina di castagne  prodotta  dal nò di Albé che duvea possedé sotto Giustagnana, oltre ad una vigna,  anco ‘na piccola selvé. Mentre divorao quela farina  mi sembraa d’avé in bocca  dela cioccolata. In occasione dell’utima colonia estiva organizzata dale scuole nel campo sportivo, prima dela caduta del regime fascista, ci fé visita  il federale dela provincia di Lucca. Questi fu accolto dai tutti noì che di corsa gli andammo  incontro, gridando: “Viva il Duce… Duce!  Duce! Duce!”. Fu in quel momento che sentii la voce di Albè mentre dicea:”Duce, Duce a la fame ci conduce”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante i combattimenti che si svolsero tra il 1944/45, sui monti di Seravezza, la famiglia di Albè che scappò  in un primo tempo nella zona di Camaiore, ritornò sòbbre Seravè, nela case del babbo di  su’ mà che da lì un s’era mai mosso. In quela località la famiglia di Albè  trascorse tutti i lunghi sette mesi in  cui durò ‘l conflitto in Versilia. In occasione d’un nosso incontro che avvenne a Seravezza agli inizi degli anni ’90,  Albè mi riccontò cosa faceino  i ragà com lu e anco più grandi  che vissero per diversi mesi,a ridosso del  fronte. Costoro tutti ‘ giorni, anco col brutto tempo,  trasportavino, caricate sule spalle, pesanti cassette di munizioni e anco del mangià in scatola  a le più avanzate trincee dei soldati americani. Partivino, dai magazzini situati in Torcicoda,   dube stazionava sempre ‘na  fila di essi,  in attesa di esse chiamati per fà qualche trasporto. Mi raccontò la triste storia del trasporto del corpo del soldato  mericano ucciso in località Bovalica in seguito ad uno scontro coi soldati tedeschi. Quel giorno calzava un paio di scarpe di cencio con la suola di gomma, malridotte, tanto che pati un freddo forte ai piedi causato dal mevischio che calpestava, fatto questo che lo indusse a desiderare di poter usare gli stivaletti del cadavere del militare per non soffrire più. Violenta fu la reazione del capo della squadra dei militari alleati, al quale aveva molto timidamte manifestato questo suo desiderio. Forse questo è uno dei miei  migliori racconti  da me scritti su Versilia Oggi sulle vicende vissute dai versiliesi durante i sette mesi della guerra che fu combattuta in Versilia nel 1944/45. Fenita la guerra  questi valorosi ragà vennero subbito dimenticati; nessun attestato di benemerenza, come ho già scritto in altre occasioni, fu loro concesso per l’attività umile ma molto importante, da essi svolta, grazie a la quale fu mantenuto sempre costante e regolare ‘l rifornimento dele munizioni e dei viveri ai soldati mericani. In cambio di quelle loro durissime prestazioni ebbero  soltanto piccole scatolette  di carne congelata  e/o altri generi alimentari; ciò che ricevettero permise, comunque,   a que’ giovinetti  e ale proprie famiglie di sopravvive. Ricordo che anco io portai, da Valventosa a Giustagnana, sùbbito dòppo l’arivo a Giustagnana dei soldati di colore della divisione Buffalo,  du cassette di munizioni. Sotto quel peso sentii  un forte e continuo dolore.  Albé   fu il mì testimonio di nozze.  Lu’   più che  un amico, fu per me,  un fratello, così come lo fu anco Lido Calistri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che un c’è più fra no’, mi pare belo pensà che, qualo grando sonatore di trombone ch’è  stato durante la sua vita terrena, col su' strumento venghi ora impiegato lassù nel célo, per sonà, insieme agli Angeli, la musica che accompagna in Paradiso le anime degli òmeni pii e giusti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-8529821707227239027?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/8529821707227239027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=8529821707227239027' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8529821707227239027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8529821707227239027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/10/albe-bentil-mi-amico-fin-dagli-anni.html' title='Albé  Benti, il mi&apos; amico fin dagli anni dell&apos;asilo'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-5378576856121464577</id><published>2010-10-16T12:10:00.002+02:00</published><updated>2010-10-16T12:16:40.603+02:00</updated><title type='text'>Perché occorre riformare le Nazioni Unite. La sicurezza e la pace del mondo a rischio per i limiti strutturali dell’Onu</title><content type='html'>Quando nel lontano 1950 i caschi blu dell’Onu intervennero  nella  guerra scatenata dalla Corea  del Nord contro quella del Sud,  per ripristinare lo “status quo ante”  in quella nazione, allora e ancora oggi divisa in due Stati,  pensai che questa  organizzazione soltanto con l’uso della forza militare potesse assicurare la pace a  tutti i  popoli della terra. Purtroppo, le tante guerre che ci sono state successivamente fino ad arrivare a quelle dei nostri giorni, mi hanno fatto capire di essermi sbagliato. &lt;br /&gt;Le mie convinzioni crollarono definitivamente  ai tempi della guerra nel Libano, nel momento in cui il contingente dell’ONU, costituito da centinaia di marines Usa,  inviato  in quella nazione con compiti di pace, appena sbarcò e prese alloggio in una caserma, fu vittima di un feroce atto di terrorismo; contro l’edificio fu lanciato un automezzo carico di  alto esplosivo. Perirono dilaniati quei “soldati di pace”, com’è accaduto a  Nassiriya  l’11 novembre scorso ai militari dell’Arma dei Carabinieri e dell’Esercito inviati in Iraq per aiutare quella nazione a ritrovare la pace e la libertà.&lt;br /&gt;Sono anni che mi domando a cosa serve l’Onu  visto che non è mai riuscita ad impedire lo scoppio di sanguinosi conflitti nel mondo e di barbari atti di terrorismo che uccidono in continuazione tante creature innocenti L’Onu  fu istituita il 25 giugno 1945 sia per salvaguardare la pace e la sicurezza mondiale, sia per favorire la cooperazione economica, sociale e culturale fra i vari Stati della terra, col fine ultimo di addivenire alla costruzione di un mondo migliore, una metà agognata dagli uomini di buon senso, raggiungibile  soltanto col superamento  degli egoismi nazionali e delle ideologie totalitarie di qualsiasi colorazione. &lt;br /&gt;Questa organizzazione mondiale subentrò alla Società delle Nazioni con sede a Ginevra (costituita dopo la prima guerra mondiale su iniziativa del presidente americano Woodrow Wilson) che  si estinse il 18 aprile 1946 quando già funzionava l’ONU, a causa  della sua incapacità e impotenza, per limiti strutturali a impedire lo scoppio della seconda guerra mondiale. Segni di debolezza della Società delle Nazioni, si ebbero fin da quando avvenne la mancata adesione alla stessa degli Usa, il recesso del Giappone, della Germania ed anche dell’Italia che ne uscì l’11 dicembre 1937 dopo le “sanzioni” prese a suo carico da questo organismo in seguito alla conquista dell’Etiopia. &lt;br /&gt;Quindi l’organizzazione si costituì per la volontà manifestata dalle grandi potenze alleate durante la seconda guerra mondiale. A Yalta (1945) fu deciso di convocare la conferenza dei paesi alleati che si svolse a a San Francisco dal 25-4 al 26-6-1945 e fu in quella sede che venne sottoscritta la carta delle N.U..&lt;br /&gt;Dopo 58 anni trascorsi dalla sua fondazione, dobbiamo, purtroppo, riconoscere  che anche l’Onu è priva di mezzi idonei ad imporre agli Stati membri le sue risoluzioni, che rappresentano i soli strumenti di cui dispone per la salvaguardia della  pace e della  sicurezza mondiale, in quanto non ha proprie forze armate di cui avrebbe bisogno per intervenire immediatamente laddove esplodono i conflitti e vengono calpestati, da dittatori spietati e sanguinari, i diritti sacri e inalienabili dell’uomo. Ricordo ancora quanto avvenne nei paesi della ex Jugoslavia. Nel decennio 1988-1998,  il dittatore criminale serbo Milosevic, prima comunista e poi nazionalista, diede inizio, con una violenza efferata, alla pulizia etnica, da Vukovar, a Dubrovnik e nel Kosovo, dai campi di concentramento di Prjedor a Omarska, all’eccidio di Srebenica, seminando ovunque morte e distruzioni. L’Onu non riuscì ad opporsi a questo uomo sanguinario, come nulla può fare adesso per porre termine alle guerre che vengono  combattute  tra  gli Israeliani e Palestinesi  nella terra dove nacque Gesù, in Cecenia  ed in tanti  altri  paesi africani, nonché alla guerriglia tuttora combattuta in Iraq. &lt;br /&gt;Sono ancora sotto i nostri occhi le immagini, trasmesse dalla tv,  delle alte Autorità, anche dell’Onu,   che si  mossero per impedire, senza riuscirci, lo scoppio della guerra in Iraq.&lt;br /&gt;Due parole le devo dire sull’Onu che ha sede nel palazzo di vetro di New York.  Il suo parlamento è costituito dall’Assemblea composta dai rappresentanti degli Stati aderenti;  essa è governata dal Consiglio di Sicurezza. Oltre ai membri eletti dall’assemblea generale, il Consiglio di sicurezza si compone di cinque membri permanenti che sono gli Usa, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina. Queste nazioni, potenze  vincitrici dell’ultima guerra mondiale, si sono attribuite il diritto di veto con il quale  bloccano qualsiasi deliberazione, quando, ognuna di loro, per propri interessi,  non si trova d’accordo sulle decisioni da prendere in ordine alle controversie in discussione. L’ONU spesso non ha un effettivo potere decisionale nel merito delle controversie; le sue raccomandazioni o risoluzioni possono essere seguite o meno dai singoli Stati. Si avverte, quindi, la necessità di una riforma istituzionale per togliere immediatamente questo “diritto di veto”,  al fine di porre sullo stesso piano decisionale tutti gli Stati membri dell’organizzazione, purché rispondano a requisiti di democrazia e rispetto delle libertà.&lt;br /&gt;Ma non basta. Bisognerebbe che l’Onu disponesse di una propria Forza armata, costituita da un contingente speciale alla sua diretta dipendenza,formata da uomini di tutti i suoi Stati membri  in grado di intervenire  con immediatezza  e riportare la pace laddove scoppiassero conflitti. In questa ottica ciascun Stato non avrebbe più bisogno di impiegare le proprie forze armate come avviene in atto in Afghanistan. L’Onu, nella sua Carta del 1948, sancisce i diritti fondamentali dell’uomo, a partire da quello della libertà. &lt;br /&gt;Ė chiaramente ispirata a principi democratici, ma molti Stati che ne fanno parte li calpestano e, anche per questo, le guerre continuano ad insanguinare il mondo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-5378576856121464577?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/5378576856121464577/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=5378576856121464577' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5378576856121464577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5378576856121464577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/10/perche-occorre-riformare-le-nazioni_16.html' title='Perché occorre riformare le Nazioni Unite. La sicurezza e la pace del mondo a rischio per i limiti strutturali dell’Onu'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-5233067308213781351</id><published>2010-10-11T20:08:00.002+02:00</published><updated>2010-10-11T20:44:38.276+02:00</updated><title type='text'>Dolorosi ricordi di Monsignor Benvenuto Matteucci che fu arcivescovo di Pisa</title><content type='html'>Mi  ha molto commosso  la lettura delle pagine del saggio storico ed autobiografico intitolato la “Città senza mura”, scritto dallo scomparso e  compianto monsignor Benvenuto Matteucci che fu  arcivescovo di Pisa negli anni in cui il mio ultimo figlio faceva parte dei Piccoli Cantori di San Nicola, un gruppo di voci bianche,  fondato e diretto dall'indimenticato Padre Renzo Spadoni; anche lui volato, già da diversi anni, nella casa del nostro Padre Celeste.&lt;br /&gt;Sono pagine sconvolgenti che pongono   in risalto gli anni della seconda guerra mondiale in cui tanti sacerdoti furono perseguitati ed uccisi dai nazisti. Anche durante il periodo successivo del dopoguerra, il prete Matteucci visse un sofferta solitudine perché fu abbandonato da tutti e, tra costoro,  anche da chi, nella fase finale della guerra, aveva salvato la vita a rischio della propria. La paura fece allontanare tanti fedeli dalle chiese; come se i sacerdoti fossero “diventati dei lebbrosi che la società rinnega e degli appestati che il popolo rifugge.”&lt;br /&gt;Bisogna leggerle queste pagine per comprendere in pieno le sofferenze patite dai ministri di Dio, mentre svolgevano il loro alto magistero sacerdotale durante gli anni più cruenti della nostra storia contemporanea.&lt;br /&gt;Chi scrive fu testimone oculare di una violenta aggressione che nel 1945 subì il parroco dell'antica Pieve  di San Martino alla Cappella, a guerra appena finita. Il fatto avvenne  all'altezza del fabbricato,  in anni più tardi occupato dalla stazione dei Carabinieri di Seravezza. Il prete che camminava a piedi lungo la strada, veniva inseguito da una donna con una borsa piena di “marmoline” raccolte nel fiume. Urlava parole irripetibili contro di lui che accusava di aver    parlato coi tedeschi di suo marito partigiano, fatto che avrebbe causato,non compresi bene,la sua uccisione o la deportazione in Germania.  L'anziano sacerdote   barcollava, mentre tentava  di evitare che le pietre lo colpissero. Nessuno della numerosa gente che circolava in quella via intervenne a sua difesa. Vidi questa aggressione mentre mi accingevo a ritornare a Pietrasanta, dove la mia famiglia si era sistemata alla meno peggio in un locale di proprietà del datore di lavoro di mio padre. Dopo la liberazione frequentavo la III  classe, dell'Avviamento professionale al lavoro, di Seravezza che fu riaperto subito dopo lo sfondamento della linea Gotica., Raggiungevo Seravezza  e ritornavo a Pietrasanta camminando a piedi.  Anch'io, piccolo   ragazzo,  assistetti a questa scena violenta, senza avere il coraggio di muovere un dito a favore  del  sacerdote. Non riuscii a comprendere  come questo prete potesse aver fatto una cosa così grave, ancora oggi mi pongo  questa domanda  nonostante  siano trascorsi ben 65 anni da quando avvenne questa aggressione. In quei giorni la mia famiglia, con la casa fatta saltare in aria dai tedeschi, per avere un tetto,  si trasferì a Compignano di  Massarosa, in  una fattoria sopra il monte Quiesa, dove era sfollata la famiglia di Pietro, fratello   di mio padre, motivo per cui non ho mai saputo come finì, questa sconvolgente e dolorosa  vicenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro giorno, vidi uomini afferrare una ex guardia giurata della ditta Henraux, costringendola ad entrare in un fabbricato vicino al Ponte Nuovo.Lungo le scale l'uomo fu fortemente picchiato.L'accusarono, mi pare di ricordare,  di essere un fascista che non so cosa aveva fatto di male  durante la guerra partigiana. L'uomo urlava disperatamente. Il rumore dei  colpi infertigli, li udii nella via dove  sostai  brevemente, tanto da sembrare   che provenissero  da una grancassa in uso alle bande musicali colpita  con forza da una mazza rivestita di  cuoio.                                          .&lt;br /&gt;   &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-5233067308213781351?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/5233067308213781351/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=5233067308213781351' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5233067308213781351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5233067308213781351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/10/dolorosi-ricordi-di-monsignor-benvenuto.html' title='Dolorosi ricordi di Monsignor Benvenuto Matteucci che fu arcivescovo di Pisa'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-7534525357884570410</id><published>2010-10-10T20:16:00.003+02:00</published><updated>2010-10-10T20:24:05.309+02:00</updated><title type='text'>Una aggiunta da fare alla Carta Costituzionale dell'Ue</title><content type='html'>La politica italiana gradirei che fosse esercitata con molta sobrietà dagli eletti alla Camera  ed al Senato. Indico che la vita  da prendere ad esempio  fu quella che condusse il grande italiano che fu l'indimenticato  Alcide De Gasperi. Quando, nell’immediato dopoguerra si recò, se non ricordo male, a Parigi ed a New York, dove pronunciò forti discorsi a difesa della nostra nazione uscita distrutta dalla guerra,a fronte della quale ci furono richiesti forti danni da risarcire, indossò un cappotto rivoltato. Morì a Sella di Valsugana il 19.8.1954 in una casetta di proprietà della moglie. Durante la sua attività politica non accumulò ricchezze. &lt;br /&gt;Alcide De Gasperi, fu uno dei padri fondatori dell'Ue, insieme a Konrad Adenaur,  Robert Schuman,  Alfredo Spinelli, Gaetano Martino ed a Jean Monnet.&lt;br /&gt;Chi ha scritto la Carta Costituzionale dell'Ue, ritengo che abbia  commesso una  grave dimenticanza nel non avere evidenziato, in tale importante atto,  la matrice cristiana del continente europeo. Questa carta non poteva non tenere conto delle lotte dei cristiani combattute contro gli arabi molti secoli fa che impedirono  alle  nazioni europee di essere  dominate e governate,  da califfi islamici.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-7534525357884570410?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/7534525357884570410/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=7534525357884570410' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/7534525357884570410'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/7534525357884570410'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/10/una-aggiunta-da-fare-alla-carta.html' title='Una aggiunta da fare alla Carta Costituzionale dell&apos;Ue'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-4613781269460442929</id><published>2010-10-05T16:07:00.003+02:00</published><updated>2010-10-06T08:44:23.301+02:00</updated><title type='text'>I resti di aspre battaglie</title><content type='html'>Nella primavera del 1945, sulla Versilia storica  ( Seravezza, Pietrasanta, Stazzema e Forte dei Marmi) ritornò a splendere il sole. Sfondata la linea Gotica i cui caposaldi li aveva sulle cime dei monti sopra Seravezza e Strettoia e nella zona intorno al Cinquale, le forze alleate non trovarono più ostacoli alla loro avanzata verso il nord Italia. La guerra volgeva al termine. La massa di profughi della Versilia e di Seravezza in particolare,  ritornarono alle loro case allorquando cessò il servizio di vigilanza che i carabineri  eseguirono per un breve tempo intorno alle vie che conducevano al capoluogo seravezzino, il cui territorio  fu per sette mesi teatro di furiosi scontri, per impedire ai civili l'accesso in questi territori, non so per quali motivi, tanto da farmi pensare che questa misura di sorveglianza fosse stata attuata per impedire eventuali saccheggi. Purtroppo moltissime famiglie, compresa anche la mia,  non vi poterono più ritornare, perchè  le loro case erano state fatte saltare in aria da operai della Todt, sotto la direzione di  sottufficiali della Wermacht o furono distrutte o molto danneggiate dalle cannonate. Molte persone che avevano perso tutto si misero quasi subito a scavare fra le macerie per recuperare qualcosa che potesse essere ancora utilizzato. Fra mille difficoltà iniziò l'opera di ricostruzione. Fu subito dopo lo sfondamento del fronte versiliese  che la mia famiglia che si era rifugiata a Capezzano Pianore, si trasferì a  Pietrasanta, in via dei Piastroni, dove occupò un fondo adibito a deposito,  di propriteà dell'ing. Attilio Cerpelli che aveva riassunto mio padre al lavoro con il compito di recuperare materiali e macchinari rimasti sotto le macerie, quando la sua officina, situata alla Centrale,  fu fatta saltare in aria sempre dagli uomini  della Todt.  A fianco dell'immobile di via dei Piastroni, l'ingegnere Cerpelli era proprietario di un piccolo capannone con il tetto quasi completamente distrutto dalle cannonate. E' lì che la mia povera mamma cuoceva il cibo su un  fornello di fortuna, costituito da qualche mattone e alimentato dalla legna secca. Ricordo che quando pioveva doveva badare che il fuoco non si spegnesse, per questo teneva sempre aperto un  ombrello. Intanto l'esplosione delle mine  disseminate un pò  ovunque causarono altri morti e feriti tra i giovani. Ricordo che nella Corvavia, rasa al suolo,  vicino al laboratorio dei marmi della ditta Casini e Tessa due giovani di Seravezza, uno era il cugino del mio amico Gianfranco Pea mentre dell'altro non ricordo il suo nome, saltarono in aria  nel vicino  frutteto allora ivi esistente, che era stato minato dai tedeschi, rimanendo uccisi sul colpo. La paura delle mine non mi impedì di salire sui luoghi dove per sette mesi i tedeschi bloccarono l'avanzata delle truppe americane. Fu la curiosità e anche la speranza  di riuscire a trovare qualche cimelio di guerra a farmi percorrere un giorno, insieme ad altri ragazzi di Seravezza e Corvaia, quest'ultimi sfollati a Pietrasanta, il crinale del Monte di Ripa, dalla Rocca, al Castellaccio e fin sulle rampe del Folgorito.  Ci spingemmo anche  sulla Mezzaluna e sopra il Pelliccino.Quel giorno che visitai i luoghi suddetti, marinai la scuola che in quel tempo frequentavo che era  la  terza classe  dell'Avviamento al lavoro di Seravezza riaperto subito agli alunni dopo la lberazione.  Quanto arrivai sul crinale  del monte di Ripa, la prima cosa che mi colpì fu la constatazione dell'avvenuta distruzione  di tutti gli alberi di pino che erano cresciuti fitti e alti su quel  terreno prima che divenisse un teatro di guerra.  La terra per effetto delle migliaia di cannonate esplose e dei colpi dei mortai era tutta smossa,  non c'era più un filo d'erba, sembrava che fosse stata arata dai più trattori. In una trincea vicina alla  mulattiera che toccava la cima del monte Canala vidi  tra tanti fucili, cassette di bombe a mano  e munizioni di ogni tipo anche un grosso bazooka. Dal giro  che feci mi resi conto della guerra sanguinosa che fu  combattuta sui nostri monti, subito l'arrivo  in Versilia gli americani. Sul Pelliccino, proprio ai piedi di un olivo  vidi i resti di un soldato americano  che successivamente, segnalai ai  soldati americani impegnati a staccare dai corpi dei loro colleghi uccisi la piastrina di riconoscimento. Sempre sopra il Pelliccino,  poco sotto il Castellaccio tra i pini bruciati,  vidi ossa umane, un mortaio, cassette di bombe a mano, alcuni fucili e elmetti americani. Diverse furono le tombe che contai sulle piane della Mezzaluna e da altre parti. Ricordo di essermi velocemente  allontanato dal crinale del monte di Ripa, a causa del nausante odore della carne umana ancora in putrefazione, che proveniva da un cumulo di terra sotto il quale era stato sepolto un soldato americano, come immaginai visto che la fossa era stata scavata tra le loro trincee. Vidi sempre in qua e là ossa umane di militari americani, e alcuni corpi di soldati statunitensi uccisi ancora avvolti  nelle divise  logorate  e ridotte a brandelli per la lunga esposizione alle intemperie. Nessuno dei resti dei soldati sia americani che tedeschi avevano ai piedi gli scarponcini o stivaletti perchè secondo quanto seppi, gli erano stati tolti da chi era salito sin lassù prima di noi  per portarseli via per poi calzarli. Intorno alle postazioni che avevano occupato gli americni, c'erano mucchi di bossoli di mitragliatrice e dei fucili  e cumuli di scatolette di latta arrugginite che all'origine contenevano i cibi conservati con il quali venivano alimentati i soldati americani. Numerosi fili elettrici di vari colori che servìrono  ai collegamenti tra i vari reparti, erano ancora distesi su tutto l'ampio crinale. Sullo spiazzo del Castellaccio che fu un formidabile caposaldo della linea difensiva tedesca, dove s'infransero i ripetuti assalti delle truppe americane,  giacevano i cadaveri di due soldati tedeschi sicuramente uccisi durante l'attacco finale portato dai soldati americani che sfondarono il fronte. Avevano i capelli biondi e lunghissimi, come lunghe mi sembrarono le dita delle loro mani. Ricordo che un mio amico di Corvaia, la cui famiglia aveva trovato rifugio a Pietrasanta,  tolse le cinture ancora allacciate ai pantaloni dei due tedeschi uccisi. Soltanto una parte di quella fortificazione fu messa fuori uso, probabilmente dal lancio di bombe a mano, effettuato durante l'assalto finale. Infatti i deposito delle munizioni era ancora intatto, pallottole per i fucili,  nastri per le mitragliatrici e bombe a mano erano sistemate ordinatamente.&lt;br /&gt;Attraverso il varco già aperto tra i tronchi degli alberi utilizzati per la costruzione dell'opera difensiva, mi calai nella buca profonda scavata nella roccia. Non era grande, al massimo vi potevano stare riparati cinque o sei  soldati. Proprio dalla cima del Castellacio dove trovammo altri  ragazzi più grandi  che avevano dimestichezza con le armi,  ci fu qualcuno che sparò ripetutamente raffiche di mitraglia. Il loro gesto. che mi parve sconsiderato. comunque non fece danni  di sorta. Il terreno, attraversato dal sentiero che dalla cima del Monte Canala conduce a Cerreta San Nicola, poco sotto il Castellaccio,  era pieno di mine antiuomo tedesche, molte della quali già disinnescate dagli americani.  L'esplosivo e tutti meccasismi contenuti in queste minuscole scatole era stato tirato all'aria e abbandonato sul posto. A fianco del muro perimetrale  della Casaccia Nera, un diroccato piccolo edificio così chiamato,c'erano i resti di un ufficiale americano, come rilevai  dal distintivo del grado visibile sul suo elmetto. Sotto la divisa consunta notai, con orrore,  che il suo scheletro, all'altezza della cassa toracica, era pieno di escrementi di topo. Fra le rocce del Folgorito, vidi un paio di zoccoli, sul quale avevano attaccato le tomaie di uno stivaletto di cuoio, che permise a chi li calzò nell'inverno 1944/45 di avere i piedi caldi. Quando si sparse la voce  che c'era chi acquistava i bossoli,materiale ferroso e quant'altro, tutto il Crinale del Monte di Ripa fu ripulito in pochissimi giorni, nonostante il sussistere del pericolo delle mine. Sul monte  rimasero  soltanto mucchi di scatole di latta arrugginite e i colpi di cannoni  inesplosi  conficcatisi  sul terreno.&lt;br /&gt;Purtroppo non riuscii a trovare alcun cimelio di guerra.  Lassù, come ho già detto in precedenza,vidi  soltanto moltissime armi e munizioni e  resti di soldati americani e tedeschi uccisi durante le sanguinose battaglia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-4613781269460442929?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/4613781269460442929/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=4613781269460442929' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4613781269460442929'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4613781269460442929'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/10/i-resti-di-aspre-battaglie.html' title='I resti di aspre battaglie'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-368219896181326924</id><published>2010-09-29T14:38:00.004+02:00</published><updated>2010-10-02T17:27:57.439+02:00</updated><title type='text'>Mio padre in Africa orientale italiana, dopo la conquista dell'impero..</title><content type='html'>Mio padre subito dopo la guerra d'Africa (1935-36) voluta da Benito Mussolini e  conclusasi con la conquista dell'Impero, fece parte della squadra dei dieci cavatori di Seravezza che andarono Etiopia per costruire le nuove vie del territorio appena conquistato. Fu per lavorare che i cavatori presero questa decisione, e anche per guadagnare qualcosa in più. La loro  paga, in Africa, era  di quaranta lire al giorno, gli trattenevano tre lire e ottanta centesimi per il vitto giornaliero: comprate le sigarette e  speso qualche spicciolo per bere un bicchiere di vino o un boccale di birra, gli rimanevano in tasca trentacinque lire. Non era poco, ma non ce la faceva più mio padre a stare in Africa dove, oltre a  soffrire  un caldo soffocante,  sentiva forte  la mancanza della moglie e dei  suoi due bambini. Quando mi raccontò del vino che beveva, gli chiesi, convinto che non fosse tanto buono in quanto non conservato in cantine fresche, ecco cosa mi rispose: "La ditta che aveva avuto l'appalto per la costruzione delle nuove strade dell'Etiopia,  faceva venire  dall'Italia il vino a damigiane prodotto dalla famosa casa vinicola Riccadonna. Questo vino lo  tenevamo dentro i fiaschi,  ricoperti da pezzi di stoffa,  sui quali versavamo  spesso acqua fresca. Era molto buono  e con la gola riarsa che tutti noi lavoratori avevamo   sembrava di rinascere quando si beveva".  &lt;br /&gt;"Tutti gli operai del cantiere - proaeguiva nel racconto - occupavano delle baracche e dormivano su lettini costituiti da paletti piantati per terra sui quali venivano stesi i sacchetti vuoti contenenti, all'origine, il cemento. Tutti correvamo il rischio di essere morsi dagli scorpioni e anche di essere attaccati dalle bande dei ribelli africani, accecati dall'odio verso gli italiani". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di morire mi rivelò un fatto che gli fu raccontato da un  operaio che aveva lavorato in precedenza in un altro cantiere. A me, devo dirlo, parse un racconto poco credibile.  Ecco cosa mi disse: "Una notte i ribelli africani irruppero nelle baracche di un cantiere assalendo gli operai mentre dormivano. A quei poveretti che uccisero furono amputati i genitali. Ma la tragedia non finì così. La mattina dopo un gruppo di operai fecero dei controlli stradali durante i quali sorpresero alcuni africani che portavano dei fagottini, contenenti quanto avevano amputato agli italiani. Gli autori della violenza compiuta ai nostri connazionali, furono puniti in modo altrettanto crudele e barbaro: ad ognuno di loro fecero esplodere un candelotto di dinamite introdotto negli intestini per via rettale".&lt;br /&gt;Dopo questo racconto dissi a mio padre: "Babbo, una cosa così non l'ho mai sentita dire. E' orribile. I giornali non ne hanno mai parlato. Ti è stata raccontata  una "fola" (bugia, ndr). "Non mi raccontò una fola", mi  rispose.  "Perché mi avrebbe dovuto raccontare cose non vere? Sicuramente sarà intervenuta la censura". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritornò a casa durante la festa a Seravezza di San Lorenzo. Quel pomeriggio il pallone gonfiato del Battelli,  subito dopo essersi alzato precipitò in fiamme sullle case delle Pile. Il mio  babbo indossava una bella divisa sahariana. In testa portava un vero casco coloniale. Era bello, alto e  robusto, coi capelli riccioli e con la pelle molta abbronzata. Aveva una forza incredibile. Rassomigliava a un bronzo di Riace.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-368219896181326924?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/368219896181326924/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=368219896181326924' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/368219896181326924'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/368219896181326924'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/09/mio-padre-in-africa-orientale-italiana.html' title='Mio padre in Africa orientale italiana, dopo la conquista dell&apos;impero..'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-3539620740410393028</id><published>2010-09-27T17:57:00.001+02:00</published><updated>2010-09-27T18:03:47.312+02:00</updated><title type='text'>Gli italiani che fecero grande l’America</title><content type='html'>Fuggirono dalla miseria, trovarono la fortuna. Ma non tutti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fenomeno della immigrazione in Italia di milioni di extracomunitari mi ha indotto a rileggere tante pagine della nostra storia, a partire dagli anni a cavallo dei secoli XVIII e XIX, quando masse di contadini e di operai italiani migrarono all’estero, ad ondate periodiche, con la speranza di poter trovare un lavoro per mantenere se stessi e le proprie famiglie. Raggiunsero gli Stati più ricchi e industrializzati, quali erano allora la Germania, la Francia e la Svizzera, oppure l’America. Molti meridionali emigrarono anche in Tunisia e in Algeria. Tunisi, all’inizio del Novecento, arrivò a contare centomila italiani, quasi tutti siciliani, calabresi e campani. &lt;br /&gt;La punta più alta di immigrazione fu raggiunta del 1905, quando si contarono ben ottocentomila italiani emigrati all’estero. Molti dei nostri connazionali svolgevano lavori di grande abilità, altri invece non sapevano fare null’altro che i lavori di manovalanza. Tanti emigrati in California coltivavano agrumeti, mentre in Brasile e in Argentina  si occupavano dei vigneti. &lt;br /&gt;Chi non aveva un vero e proprio mestiere sbarcava il lunario facendo il manovale o altri lavori più umili e faticosi, spesso in luoghi malsani. Non pochi dei nostri connazionali emigrati si trovarono ad affrontare difficili condizioni di vita, lottando, ogni giorno, contro la fame, gli stenti, le malattie e la tremenda nostalgia della Patria lontana. &lt;br /&gt;A tanti mancava sia l’istruzione che le necessarie risorse economiche per fronteggiare le difficoltà della vita quotidiana;nessuna protezione ricevevano dal nostro Governo che, quasi impotente, assisteva al fuoriuscire dei propri cittadini dall’Italia. Chi decideva di lasciare il proprio Paese non era mosso dallo spirito di avventura, bensì dal bisogno assoluto di trovare lavoro. Molti emigrati finirono per essere sfruttati dai proprietari terrieri e dagli impresari, che li utilizzavano come manovalanza a buon mercato da prendere e gettare via dopo l’uso. Le mansioni che un tempo, in America, erano state svolte dagli schiavi neri furono affidate ai nostri connazionali, costretti ad accettare anche condizioni di vita più disumane pur di procurarsi il minimo indispensabile per sopravvivere. &lt;br /&gt;Nessuno potrà mai dire con esattezza  il numero di coloro che morirono lontani dalla loro Patria di febbre gialla, vaiolo e di stenti; un fatto che, solo a ricordarlo, riempie il nostro cuore di un dolore immenso. Certamente furono numerosi anche gli italiani che, grazie al loro ingegno, fecero fortuna. Comunque tutti gli emigrati italiani contribuirono a fare dell’America la più grande potenza industriale ed economica del mondo. Taluni dei figli di questi emigrati divennero famosi anche in campo politico, come l’oriundo Fiorello Henry La Guardia che fu membro del Congresso statunitense dal 1916 al 1932 e sindaco di New York dal 1933 al 1945.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-3539620740410393028?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/3539620740410393028/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=3539620740410393028' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3539620740410393028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/3539620740410393028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/09/gli-italiani-che-fecero-grande-lamerica.html' title='Gli italiani che fecero grande l’America'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-4900773987903858593</id><published>2010-09-23T11:19:00.004+02:00</published><updated>2010-09-23T14:13:53.978+02:00</updated><title type='text'>Leonetto Amadei, un grande uomo  di Seravezza</title><content type='html'>Ringrazio ancora l'ex assessore alla cultura Ezio Marcucci, che fu un valido esponente della giunta comunale di Seravezza  guidata dal sindaco Lorenzo Alessandrini, per avermi invitato a partecipare alla cerimonia,  che si svolse il 13 dicembre 1998 nel palazzo Mediceo di Seravezza, dove venne  solennemente ricordata la figura dello scomparso  onorevole  Leonetto Amadei, un grande uomo di Seravezza &lt;br /&gt;Non ripeterò le bellissime parole da me udite nella circostanza, in quanto i discorsi pronunciati dal prof. Berto Corbellini Andreotti, dall’On. prof. Giuliano Vassalli, vice presidente Emerito della Corte Costituzionale e, infine, dal Governatore della Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Seravezza, avvocato Antonio Bagni Amadei, dovrebbero essere stati   pubblicati a cura dell’Amministrazione comunale del capoluogo  seravezzino , come  assicurò, nel corso di questa cerimonia il sindaco di Seravezza che, nell’occasione, annunciò la notizia di  una “Fondazione” che sarebbe stata  costituita per onorare la memoria di Leonetto Amadei. &lt;br /&gt;Pronunciò  un breve discorso anche la figlia del famoso personaggio scomparso; commoventi le parole pronunciate nel rievocare il genitore e quelle  che ella ha detto di aver scambiato con suo padre, apparsole  in un  sogno avvenuto   dopo la sua morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La figura di uomo, di giurista e di statista quale fu l’onorevole avvocato Leonetto Amadei eletto deputato sin dall'immediato dopoguerra, che fece parte quindi dell'Assemblea costituente che scrisse  la Carta Costituzionale della nostra Repubblica, ed arrivò anche a essere Presidente della Corte Costituzionale, una delle più alte cariche della nostra Repubblica, è apparsa in tutta la sua grandezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terminati i discorsi, la cerimonia  proseguì con i Corazzieri. presso la sede della Misericordia di Seravezza, per lo scoprimento di una  lapide in memoria dell’On. Leonetto Amadei, collocata per iniziativa della Venerabile Arciconfraternita, per ricordare nei secoli  che verranno  il nostro grande concittadino.  &lt;br /&gt;Mi accingo a parlare dell’On. Leonetto Amadei che in vita onorò altamente la nostra terra di Versilia, attingendo ai ricordi personali  rimasti impressi nella mia memoria, in verità non molti a causa della mia lontananza dalla Versilia per oltre quattro decenni.&lt;br /&gt;Lo vidi per la prima volta in occasione della presentazione di uno dei tanti  libri scritti  dal  direttore di Versilia Oggi Giorgio Giannelli, che avvenne al Palazzo Mediceo negli anni 90,  alla presenza del giornalista e scrittore   Manlio Cancogni. Successivamente  lo rividi  nel salone della Misericordia di Seravezza, dove tenne una conferenza insieme a Mauro Barghetti che fu suo compagno di prigionia in un lager nazista in Germania.&lt;br /&gt;Non ebbi mai l’onore di incontrarlo in età giovanile. Figlio della maestra Leoni che conobbi quando insegnava  ai ragazzi quando anch’io frequentavo la scuola elementare, dell’onorevole Leonetto &lt;br /&gt;Amadei posso solo parlare ricordando la fierezza che ho sempre provato nel sapere che, fin dall’immediato dopoguerra, faceva parte del nostro Parlamento e la gioia  che manifestai anche ai miei colleghi quando seppi della sua nomina a Presidente della Corte Costituzionale.&lt;br /&gt;Ricordo quando venne nominato Sottosegretario (agli Interni ed alla Giustizia) nei primi governi di centro sinistra. &lt;br /&gt;Socialista puro, come credo sia stato anche Giuseppe Garibaldi, che vedeva in quell’ideale  “il sole dell’avvenire”, l’On. Amadei dedicò tutta la sua azione politica alla difesa degli interessi dei lavoratori.&lt;br /&gt;Mia suocera Bruna Guerrini in Pucci, scomparsa  prematuramente nei primi Anni 80, quand’era in vita amava ripetere  di essere stata allattata, dalla madre di Leonetto, motivo per cui si considerava  sua “sorella di latte”. Crebbero insieme Leonetto e la Bruna e grande rimase fra loro l’amicizia, nata  fin da quando mossero i primi passi a Seravezza. Nel settembre 1943 era nell'isola di Lero e comandava, col grado di tenente un gruppo contraereo. I soldati italiani per circa due mesi si opposero ai  rabbiosi attacchi delle truppe germaniche. Quando nell'isola di Lero sbarcarano i tedeschi il fuoco dei cannoni  del gruppo comandato dal seravezzino Amadei  riuscì ad affondare 5 unità navali germaniche.Per il suo valoroso  comportamento fu insignito di due medaglie al valor militare, una d'argentto e l'altra di bronzo. Traportato con altri prigionieri in Germania, fu rinchiuso in un lager nazista insieme ad altri 300 ufficiali, tra i quali oltre al seravezzino Mauro Barghetti, c'erano oersonaggi di alta levatura come Guido Carli, Alessandro Natta, Enzo Pace e il grande scrittore Giovannino Guareschi, autore di libri dai quali sono stati tratti film famosi, imperniati sulle storia fra “Beppone e don Camillo”.  &lt;br /&gt;In occasione di una importante conferenza che si svolse nel salone della Misericordia di Seravezza  che fu tenuta da Leonetto Amadei e da Mauro Barghetti, mia moglie Angela,  figlia di Bruna Guerrini, al termine della conferenza si avvicinò all'onorevole Amadei per dirle di essere la figlia della sua sorella di latte e che era molto felice di conoscerlo. Questo incontro fu davvero commovente, in considerazione del fatto che l'onorevole Amadei ricordava sempre la mamma di mia moglie. &lt;br /&gt;Ora amo pensare che nel “Cielo” dove  approdano le anime delle persone pie e giuste, Leonetto Amadei e Bruna Guerrini  si siano ritrovati  e abbiano parlato, sorridendo, dei tempi di quando,  spensierati e felici,    andavano a ballare al Gambrinus  di Seravezza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-4900773987903858593?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/4900773987903858593/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=4900773987903858593' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4900773987903858593'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4900773987903858593'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/09/ricordo-dellonorevole-leonetto-amadei.html' title='Leonetto Amadei, un grande uomo  di Seravezza'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2164092647437455637</id><published>2010-09-21T16:58:00.001+02:00</published><updated>2010-09-21T17:00:49.213+02:00</updated><title type='text'>Difendere le nostre radici cristiane</title><content type='html'>Frequentavo la scuola elementare di Seravezza, quando un giorno,negli Anni 30, il maestro parlò in classe delle Crociate. Qualche giorno dopo ci descrisse anche lo scontro navale che avvenne il 7 ottobre 1571 nelle acque antistanti Lepanto, conclusosi con  la vittoria  dell’armata navale cristiana. Benché siano trascorsi tanti anni da quel giorno lontano della mia fanciullezza, ricordo ancora la forte commozione che mi pervase mentre ascoltavo il mio insegnante, con gli occhi che si inumidivano dalle lacrime. Nel mio cuore di bimbo rimase impressa la figura di Goffredo di Buglione, duca della Bassa Lorena, che insieme a Baldovino di Fiandra, Tancredi e Boemondo d’Altavilla, partecipò alla prima spedizione ( 1096- 1099) che si concluse  con la conquista di  Gerusalemme. Mi colpì  il suo rifiuto  ad essere nominato re della Terrasanta; accettò solo il titolo di difensore del Santo Sepolcro. Torquato Tasso, nella Gerusalemme liberata fa di Goffredo di Buglione il prototipo dell’eroe cristiano. Cresciuto con nel cuore il mito di Goffredo di Buglione, mi è sempre stato difficile capire tutte le religioni diverse da quella cristiana. Peraltro, ho sempre pensato che la  nostra fede cristiana, che predica l’amore, la carità ed il perdono, sia l’unica che possa condurre tutti gli uomini della terra a vivere in un mondo migliore, più giusto, più umano e senza steccati, muri, frontiere e lotte di classe. Vorrei far capire a quegli Iman che svolgono le loro prediche in Italia, che  Roma, la città eterna, capitale mondiale della cristianità, mai sarà islamizzata. La nostra cristianità sarà difesa con tutte le nostre forze. Noi abbiamo rispetto per tutte le altre religioni, anche se quella islamica  ci appare incompatibile con quella cristiana. Così come abbiamo rispetto verso coloro che professano altre religioni, esigiamo che analogo riguardo sia doveroso averlo verso tutti i cristiani. Il rispetto vuole rispetto. Diversamente si arriva al caos.  Gli immigrati musulmani in Italia hanno ampiamente dimostrato di non volersi adeguare alla leggi del Paese che li ospita. Leggendo un autorevole quotidiano ho appreso che Bausani e Fahad, autori del   libro L’Islaismo, hanno affermato: “L’Islam,  non ammettendo la conoscenza  razionale di Dio e del mondo, fonda le sue conoscenze solo sulla fede come valore assoluto, cioè su un fideismo cieco in nome del Corano…”&lt;br /&gt;Il Corano  non può essere compreso da un  cristiano perché in esso è prescritta la guerra anche se non vi piace (Cor.2.216). “Uccidete  gli idolatri ovunque li troviate (Cor.9.5). “Profeta !Lotta contro gli infedeli e gli ipocriti e sii duro con loro (Cor. 66.9.). Infine, Il Corano  è l’unica legge religiosa e civile, immutabile e intoccabile, il vero musulmano non conosce la tolleranza e non cede mai, “o fai ciò che lui vuole, oppure si arriva alla guerra”, ecco ciò che recentemente ha scritto su il  Tempo Carlo Sgorlon.&lt;br /&gt;Credo che sarebbe ora di finirla con questi sanguinosi scontri religiosi, durante i quali, oltre a tanti morti da ambo le parti, vengono distrutte anche le case di Dio; tutti gli uomini del mondo dovrebbero sentirsi veramente fratelli e lavorare uniti per arrivare insieme alla fine della nostra vita  terrena, lassù nel Cielo, dove brilla la luce, dove c’è la pace, perché morire è vivere, eternamente un premio solo per gli uomini giusti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2164092647437455637?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2164092647437455637/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2164092647437455637' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2164092647437455637'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2164092647437455637'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/09/difendere-le-nostre-radici-cristiane.html' title='Difendere le nostre radici cristiane'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-4087191988255681130</id><published>2010-09-17T19:44:00.003+02:00</published><updated>2010-09-23T14:16:43.799+02:00</updated><title type='text'>Antonio Spinosa: ecco come giudicava l'8 Settembre '43</title><content type='html'>Il giorno  8 aprile 1997, il famoso scrittore Antonio Spinosa, scomparso tempo addietro,  tenne  nell’Aula magna della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pisa una conferenza sul tema: "Vittorio Emanuele III e i giorni dell’8 settembre 1943". Moderatore il professor Paolo  Nello, docente di storia contemporanea nel suddetto ateneo.&lt;br /&gt;La conferenza fu  organizzata dall’Associazione studentesca  “I L - Informazione Liberale“, che si ispirava  ad ideali liberali  e libertari senza legami ad alcun partito e/o movimento politico,della quale faceva parte anche il mio ultimogenito.&lt;br /&gt;L’illustre giornalista storico, accogliendo l’invito, giunse da Roma dove viveva e lavorava, accompagnato dalla gentile consorte. Al  pubblico che  riempì la prestigiosa Aula, fu  presentato  dallo studente versiliese Alessandro Santini che, sulla Casa Savoia, scrisse alcuni interessanti articoli pubblicati su  “ Informazione Liberale “, stampato  all’interno dell’Università della Torre pendente.&lt;br /&gt;Antonio Spinosa fu  autore di una serie di libri in edizione  Oscar Mondadori di grande successo    che narravano le vicende, sotto molti aspetti affascinanti,  di  personaggi  che sono passati alla storia, quali:  Cesare, il grande giocatore; Tiberio,l’imperatore che non amava Roma, Augusto, il grande baro; Paolina Bonaparte, l’amante imperiale; Murat, da stalliere a Re di Napoli; Le Italiane, il lato segreto del Risorgimento; Starace, l’uomo che  inventò lo stile fascista; I figli del duce, il destino di chiamarsi Mussolini; D’Annunzio, il poeta armato;  Mussolini, il fascino di un dittatore; Vittorio Emanuele III, l’astuzia di un re; Hitler, figlio della Germania. Pio XII, l’ultimo Papa; Edda, una tragedia italiana; I  600 giorni di Salo  e Ulisse. &lt;br /&gt;  Il  2 giugno 1946, Antonio Spinosa, quale amico personale dell’allora ministro degli interni Giuseppe Romita, fu testimone della nascita della nostra Repubblica.&lt;br /&gt;Nel  suo excursus storico relativo all’armistizio dell’8 settembre 1943, Antonio Spinosa ha sostenuto la tesi  secondo la quale il Re , che aveva un fortissimo senso della Costituzione, fu costretto a lasciare Roma per trasferire  altrove quelle che  erano le insegne della monarchia, allo scopo di assicurare la continuità del suo potere legittimo in un territorio libero.   Non si  trattò di una fuga, ma di un comportamento  atto ad evitare di essere arrestato dai tedeschi, un fatto questo ritenuto probabile dallo stesso Re  e davvero non infondato, come poi dimostrò il piano di Hitler   ( annotato sul diario di Goebbels)  che prevedeva appunto la cattura di Vittorio Emanuele III, della sua famiglia e del governo Badoglio  al completo.&lt;br /&gt; L’armistizio, firmato segretamente il giorno 3 settembre 1943 a Cassibile, dal generale  americano Bedell  Smith e da quello italiano Castellano, doveva entrare in vigore dopo nove giorni dalla firma, cioè il   I2  settembre.&lt;br /&gt;Invece di quella data gli alleati  decisero di annunciarlo, tramite “ Radio Algeri”,  il giorno 8 settembre, addirittura  circa due ore prima che fosse diffuso dalla radio italiana, sicuramente per fare un dispetto puro e semplice  all’Italia (per il ritardo con cui questa aveva firmato l’armistizio in questione) e per  punire, al tempo stesso, la monarchia per essere stata, per tanti anni, d’accordo col fascismo.&lt;br /&gt;Fu questa la causa che l’8 settembre generò la  grande confusione  che portò allo sfascio del nostro Esercito, dovuto soprattutto all’inettitudine dei vertici militari,  incapaci financo di  eseguire gli ordini  che il governo di Badoglio aveva  impartito. Le Forze Armate italiane si difesero come poterono dall’esercito tedesco, molto meglio armato. Una infinita schiera di soldati italiani venne massacrata nei combattimenti o addirittura fucilata dopo essere stata costretta ad arrendersi. Nelle isole greche di Cefalonia e Corfù  furono scritte  col sangue pagine di epico valore.Da queste isole del Dodecanneso ebbe inizio la resistenza contro i nazisti.  In seguito all’armistizio seicentomila fra ufficiali e soldati italiani furono deportati nei campi di concentramento in Germania, nei quali più di trentamila perirono di stenti.&lt;br /&gt;La sanguinosa reazione dei tedeschi verificatasi subito dopo l’annuncio dell’armistizio, impedì   l’attuazione del piano predisposto per il trasferimento, con i mezzi della Regia Marina, del Re e del governo Badoglio in Sardegna.  &lt;br /&gt;Anche eminenti professori ed autorevoli personaggi, intervenuti al dibattito, si trovarono  d’accordo con  Antonio Spinosa nel non giudicare una fuga la partenza del Re e del governo Badoglio da Roma. &lt;br /&gt;Sull’argomento,  memore delle vicende storiche di quei giorni lontani, vissute da ragazzo degli Anni 30 nelle strade della Versilia e di Seravezza in particolare,  ho voluto narrare  agli studenti universitari le emozioni  scaturite da quei  fatti, peraltro ben raccontati nei suoi libri da Giorgio Giannelli. Mi colpì allora il comportamento del Re che io  avevo imparato ad amare sui banchi di scuola come il Re soldato, per essere stato sempre  nelle trincee accanto ai suoi soldati, durante la I Guerra  Mondiale.   &lt;br /&gt;E proprio sempre vicino ai suoi soldati avrei voluto vedere il Re  anche all’indomani dell’8 settembre 1943; invece egli partì da Roma per salvare la Corona, una tesi sostenuta in quei giorni  pure  da un uomo, un ex combattente della I Guerra Mondiale, un certo Salteri, detto “il Gallo”, mio vicino di casa. &lt;br /&gt;Ricordo con quanto calore quell’uomo difendeva il  Re dall’accusa  mossagli di avere abbandonato il suo popolo. Ci metteva la stessa forza con la quale da decenni lavorava il marmo, con la subbia ed il “ mazzolo  “ stretti nelle sue callose mani, a partire dalle ore 5 di ogni mattino, per farci capire perché il Re aveva abbandonato Roma, una spiegazione che, ancora oggi. purtroppo non riesco a comprendere. &lt;br /&gt;Dopo la  conferenza, mentre ci apprestavamo a raggiungere il vicino e storico Caffè dell’Ussero per un rinfresco offerto da quei magnifici studenti dell’associazione IL, alcuni dei quali versiliesi, una distinta signora mi chiese: “Che ne pensa del mancato ritorno in patria dei resti del Re Vittorio Emanuele III, del figlio Umberto II e della Regina  Elena. “ La mia risposta fu immediata, senza un attimo di riflessione risposi: “ Non sono comportamenti degni di una nazione civile “.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-4087191988255681130?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/4087191988255681130/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=4087191988255681130' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4087191988255681130'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/4087191988255681130'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/09/antonio-spinosa-ecco-come-giudico-gli.html' title='Antonio Spinosa: ecco come giudicava l&apos;8 Settembre &apos;43'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2059746922679010414</id><published>2010-09-17T18:48:00.002+02:00</published><updated>2010-09-23T14:17:58.523+02:00</updated><title type='text'>La vita degli abitanti di Aurix - sesta puntata</title><content type='html'>Aurix il pianeta degli extraterresti fa parte dell'universo ancora   ignoto. L'aspetto fisico degli abitanti di Aurix è uguale a quello degli uomini del globo terrestre. L'unica differenza che più impressiona è la loro lunga vita che, in media,  arriva fino a duecento anni. Già accennati in precedenza i motivi che hanno consentito agli aurixini di arrivare a questo traguardo&lt;br /&gt;La vita su Auriz è fantastica. Non ci sono difficoltà di sorta per gli extraterrestri che vivono in questo mondo, tutto ancora da scoprire. Anche il loro habitat è uguale  a quello dei terrestri. Gli uomini nascono dall'unione fra un  uomo e una donna. I giovani più capaci studiano fino a 30 anni, coloro che non amano e non se se la sentono più di studiare, imparano i tanti mestieri praticati dagli artigiani più anziani nelle loro botteghe, i quali sono dei veri maestri nelle attività da essi praticate.&lt;br /&gt;Ognuno è libero di scegliere le scuole che desidera frequentare. Gli studi sono considerati propedeutici sia per il proseguimento degli stessi sino ai più alti livelli che per il buon inserimento dei giovani nel  mondo del lavoro da tutti considerato   fonte di vita. L'ozio non esiste su Aurix.&lt;br /&gt;La politica che un tempo anche su Aurix veniva esercitata, è un pallido ricordo dei tempi passati., allorquando uomini violenti arrivavano anche ad uccidere per imporre  le loro idee&lt;br /&gt; al fine di conquistare il potere. L'assemblea degli uomini liberi a capo della quale c'è il grande scienziato Otaner, è composta dagli uomini che si sono particolarmente distinti nelle attività da ciascuno di essi esercitate. Sono stati redatti gli elenchi di questi uomini  geniali;  il loro ingresso nell'assemblea viene effettuato mediante estrazione a sorte. Lassù ora regna sovrano l'amore. Non esiste più l'odio fra questi uomini , tutti impegnati al mantenimento del bene comune che ha raggiunto su  Aurix picchi altissimi. Il lavoro non manca su Aurix. La produzione dei beni è elevata.&lt;br /&gt;c 'è quasi una gara a chi produce di più. Non esiste la disoccupazione. L'orario di lavoro è di cinque ore al giorno. Le retribuzioni che vengono corrisposte sono sufficienti  per assicurare a tutti gli aurixini una vita dignitosa e senza preoccupazioni di sorta. Vi sono molti opifici. Lo studio della medicina gode di particolari attenzioni. Molto sviluppata è l'attività riguardante la costruzione di navicelle spaziali e di razzi vettori, utilizzati dagli abitanti per i loro spostamenti. Su Aurix è profondamente sentita la fede nel Dio creatore dell'intero universo che tutti gli aurixini sono certi di vedere quando la loro vita si spegnerà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2059746922679010414?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2059746922679010414/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2059746922679010414' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2059746922679010414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2059746922679010414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/09/la-vita-degli-abitanti-di-aurix-sesta_17.html' title='La vita degli abitanti di Aurix - sesta puntata'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2040352107429319864</id><published>2010-09-06T19:47:00.000+02:00</published><updated>2010-09-06T19:48:28.180+02:00</updated><title type='text'>Estate 1944: distrutta la  tranvia dell'alta Versilia</title><content type='html'>In attuazione del piano di difesa della linea Gotica, studiato dal feld maresciallo Kesselring, comandante delle truppe tedesche in Italia, tutti gli immobili  che c’erano a ridosso dei monti di Seravezza, Corvaia e di Ripa, furono fatti saltare in aria da operai della Todt che utilizzarono proiettili di artiglieria, fatti esplodere mediante l’utilizzo di fili elettrici attaccati ad un detonatore. Anche le piante di alto fusto furono tagliate.  Questa totale distruzione di edifici e di grosse piante consentì alla truppe tedesche di tenere sotto controllo l’intera zona sottostante dall’alto delle loro trincee, in particolare al momento degli attacchi sferrati dalle truppe alleate.&lt;br /&gt;Saltarono così in aria i fabbricati, sotto il monte Canala e del monte di Ripa e di una parte di Seravezza e di Riomagno, che c'erano aldilà del fiume da dove iniziava la gora dell'acqua e che faceva funzionare la segheria del Salvatori e il molino del Bonci. Furono distrutti i rioni del Ponticello di Seravezza, della Fucina e i paesi di Corvaia e di Ripa.  Fu  completamente distrutto il deposito delle locomotive a vapore dell’Azienda Tranviaria Alta Versilia che era ubicato alla Centrale, sul retro dell’officina, anch'essa totalmente distrutta,  dell’ing. Attilio Cerpelli, famosa per la costruzione di speciali pompe per navi e per le industrie. Furono distrutti tutti i ponti di Seravezza e quello della Centrale. Fu distrutto anche il ponte caricatoio di Forte dei Marmi. Una locomotiva a vapore finì nell’alveo del fiume Serra, nei pressi della segheria del Salvatori, in seguito all’esplosione di una potente carica di dinamite, dopo che per più giorni alcuni soldati tedeschi l’avevano utilizzata come se fosse un giocattolo per scorrazzare in su e giù nel tratto  Desiata -  fino al ponte del Rossi non più praticabile in quanto oggetto di un attentato dinamitardo operato dai partigiani di Seravezza. Nell’estate del 1944 finì il ciclo storico dell’impiego della locomotiva a vapore in Versilia che era iniziato il 14 gennaio 1916 sui tratti Seravezza – Querceta e Ponte Foggi - Pietrasanta, dalla TEV (Tranvie Elettriche Versiliesi) con tre piccole locomotive a vapore di produzione inglese, in attesa della elettrificazione delle linee di fatto mai avvenuta. La TEV aprì nel 1926 la linea  di Arni al trasporto dei blocchi di marmo e delle merci. All’inizio del 1927 iniziò su questa linea a trasportare anche i passeggeri.L’impiego del tram potenziò e migliorò i trasporti in Versilia eseguiti nei secoli passati con diligenze e barrocci trainati dai cavalli, e dei grossi carri trainati da coppie di buoi per quanto riguardava il trasporto dei blocchi di marmo. I lavori che avrebbero richiesto tempi lunghi e ingenti somme di denaro per riparare i mezzi gravemente danneggiati  e la sostituzione di quelli messi completamente fuori uso, ritengo che abbiano determinato la scomparsa definitiva della tranvia versiliese, in sostituzione della quale furono impiegati mezzi di trasporto su gomma, in grado di muoversi in spazi più ampi rispetto al più ridotto raggio d’azione dei tram. &lt;br /&gt;Dato il via libera agli autocarri, la loro utilità si rivelò ancor più preziosa e conveniente di quella del trenino dei sassi, specie quando con la costruzione, a partire dagli anni 50, di ardimentose vie scavate sulle  ripide rocce del Monte Altissimo e attraverso i ravaneti del monte Costa, gli autocarri potettero arrivare vicino alle cave di marmo, sulla Costa giunsero  fin  sul piazzale dell’ultima cava. Le nuove vie segnarono la fine di quelle leggendarie “vie a lizza” alcune costruite su progetti di Michelangelo che dal 1518 al 1520 fu sui nostri monti a scavare marmi  dai monti   donati dalla comunità di Seravezza a Firenze. Lungo tali vie , in disuso da molti anni, sono cresciuti alberi, molta vegetazione  e siepi impenetrabili di rovi, motivo per cui tanti  tratti non sono più visibili, in  quanto il bosco estendendosi si è ripreso la sua striscia di terra che l’uomo a suo tempo gli aveva strappato. Ora su quelle vie vagano le ombre dei lizzatori che da piccolo, quando andavo a cogliere le more nei pressi della Desiata, in fondo ai ravaneti del Trambiserra, vidi  curvi e  inginocchiati, davanti ai lati e dietro i pezzi legati a cavi dì acciaio che lentamente scendevano a fondovalle, passandosi fra le mani parati insaponati e  martini pesi più di cento chili.  Si li ricordo col corpo secco e asciutto e tinto dal sole. Erano atleti nel verso senso della parola. Il loro traguardo era &lt;br /&gt;portare il pane a casa e non lucenti coppe o medaglie. Lungo le vie  non si vedono più nemmeno le tracce dei tram che ricordo di avere sempre osservato con grande interesse nei minimi particolari, quando la locomotiva con la sua lunga fila di vagoni carica di blocchi di marmo, veniva  fermata, tutta sbuffante al Ponticello, davanti al molino del Bonci,  per  essere rifornita di acqua. Oltre alla locomotiva erano anche i due macchinisti ad attirare la mia attenzione di bimbo,  due uomini con una muscolatura eccezionale resa ancora più evidente dall’abbronzatura della loro pelle esposta al sole , al calore del fuoco ed ai vapori della caldaia. Accosto la loro immagine, che ancora mi pare di rivedere, a quella  dei due bronzi di Riace, ovviamente senza scudi e lance, ma con in mano i ben più importanti strumenti di lavoro, i soli che l’uomo dovrebbe impugnare  nel corso della sua vita terrena per accrescere il proprio benessere e vivere in pace con   tutti i suoi simili del mondo. La mia ammirazione per questi uomini e per la locomotiva doveva essere così evidente tanto da indurre un giorno il macchinista Bramanti, a farmi salire sulla cabina di guida. Mi afferrò la mano e con uno strattone mi tirò su. Un calore fortissimo si sprigionava dalla caldaia, al  cui interno notai  una palla di fuoco che io alimentai con alcune palate di carbon fossile.  Congegni,  manovelle e tutti i meccanismi interni erano surriscaldati. Da un rubinetto usciva acqua caldissima.  Scesi a terra  tutto compiaciuto e felice per l’esperienza  vissuta, anche se di breve durata, mentre il convoglio si allontanava da Seravezza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2040352107429319864?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2040352107429319864/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2040352107429319864' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2040352107429319864'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2040352107429319864'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/09/estate-1944-distrutta-la-tranvia.html' title='Estate 1944: distrutta la  tranvia dell&apos;alta Versilia'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-9012143028770067273</id><published>2010-09-03T10:04:00.001+02:00</published><updated>2010-09-03T10:21:42.033+02:00</updated><title type='text'>Seravezza ai miei tempi: uomini di fatica, uomini d'onore</title><content type='html'>&lt;p class="western" align="JUSTIFY"&gt;&lt;br /&gt;Non ho mai dimenticato gli uomini  che abitavano nell’antico rione del Ponticello di Seravezza,  che i tedeschi fecero saltare in aria durante la tragica estate del 1944.&lt;/p&gt; &lt;p class="western" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Prima della sua distruzione il  Ponticello era  popolato da  cavatori, lizzatori, operai delle segherie, scalpellini, raffilatori  e non mancavano neppure alcuni meccanici; c’era anche chi esercitava le professioni  di falegname, barbiere, muratore e di mugnaio. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="western" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Sì, li ricordo tutti questi uomini profondamente attaccati al lavoro ed alle famiglie dalle quali traevano le energie necessarie per affrontare le dure fatiche di ogni giorno; la dignità l’avevano  scolpita sui loro volti. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="western" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Nonostante siano trascorsi  tantissimi anni dal mio mondo di bambino, sento ancora nitido  nelle  orecchie il  rumore che facevano i cavatori, quando, con  il cielo pieno di stelle, passavano sotto le finestre della mia casa, dove erano soliti chiamare i compagni di lavoro che li attendevano pronti, col cibo nel fagotto, a uscire fuori di  casa per proseguire insieme il cammino per arrivare  all’alba sulla cava. Ogni tanto venivo svegliato dallo stridore degli scarponi chiodati e dalle  voci degli uomini  che chiamavano i compagni in attesa: "Gori, Tabarrani , Bandelloni, Speroni…!  &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="western" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Più d’una volta  partivano  con l’ombrello di cerato aperto sotto la pioggia, nella speranza  che il brutto tempo cambiasse in modo da poter lavorare almeno per qualche ora.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Dovevano faticare  molto prima di raggiungere la cava, attraversando  ponti ballerini e percorrendo difficili sentieri e ravaneti, tanto da farmi  pensare che questi uomini, forti e tinti dal sole, avessero, come si dice oggi, una marcia in  più. Nella sua eccezionale poesia, intitolata “I cavatori”, della quale trascrivo, qui di seguito, soltanto alcuni versi, Lorenzo Tarabella, che per tanti anni lavorò sulle cave, ha saputo descrivere in modo mirabile la vita  dura e sofferta di questi uomini, che vedevano: “Rubini, nella notte gelida, le stelle./ Cielo spaziato./ Un senso l’infinito./Immobili le case. Sonno. Silenzio….” E ancora: “Il vento fischia alto nella tecchia,/combatte tra i castagni nelle forre,/gelido il suo passaggio nella cava,/tra immoti blocchi…./Si spezzano le mani ai cavatori,/ il sangue sprizza vivo,/tinge le scaglie bianche;/pungenti spilli il freddo/trafigge i pori…”, mentre ai miei occhi questi cavatori sembravano dei ciclopi, sì dei giganti della montagna, la cui vigoria fisica era incarnata dal  monumento ai Caduti, posto nella piazza centrale di Seravezza, dedicato all’uomo nudo della nostra terra, nell’attimo in cui scaglia una grossa pietra.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Non ho mai visto un uomo che vivesse senza fare nulla; nessuno del Ponticello era dedito all’ozio, il padre dei vizi, come fin da piccolo avevo sentito dire. L’unico che non lavorava perché troppo avanti con gli anni, era Michele, il marito della Gina, organizzatrice periodica del gioco della tombola  che veniva svolto sotto la sua grande pergola, con la partecipazione di tante donne del  rione. Un giorno Michele ebbe una accesa discussione con un uomo (abitante da poco tempo al Ponticello) che  si era arruolato nelle formazioni della  Repubblica Sociale Italiana,  costituita dopo la liberazione del Duce da Campo Imperatore, avvenuta il 13 settembre 1943. Michele sosteneva che non si potessero sconfiggere  gli Stati Uniti d’America, una potenza ricchissima nella quale era emigrato anche un suo figliolo. Ad un tratto, a sostegno della sua tesi, tirò fuori dalla tasca della giacca e mise sotto gli occhi del suo interlocutore, un paio di cartoline di rame, della serie “una cartuccia per ogni cartolina” che  gli aveva spedito il  figliolo  nel periodo in cui tanti italiani d’America le mandavano ai loro familiari in Italia perché fossero fuse allo scopo di ricavarne il metallo utile per produrre munizioni. Aveva ragioni da vendere il buon Michele, che non  dimenticava le pentole di rame che gli avevano preso, allorquando il regime fascista qualche tempo prima, aveva promosso tale raccolta, e che, poco dopo, ebbe la casa distrutta dai tedeschi. Nell’immediato dopoguerra, Michele andò ad abitare a Riomagno. Un giorno lo vidi mentre, in una via di Seravezza, stanco e seduto su uno scalino, stendeva, per sopravvivere, la mano ai passanti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="western" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;In quei tempi di forte disoccupazione,molte famiglie  campavano con le poche lire che ricavavano dalla  vendita di barrocci carichi di sassi che riuscivano  a raccogliere lungo l’alveo del fiume, dove se ne trovavano moltissimi, specie dopo le piene che, dal fondo dei ravaneti, li facevano rotolare a valle.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p align="JUSTIFY"&gt;Quando andavo  a prendere l’acqua  con la “paiolina” alla fontana pubblica, vicina alla segheria del Salvatori, spesso mi fermavo sulla soglia della porta di un fondo dove rimanevo ad osservare il signor Natalino Verona, mentre scolpiva gli angioletti e le madonnine. Il Verona aveva un laboratorio pieno di opere, davanti alle quali rimanevo incantato, tanto apparivano belle. Più di una volta mi fermavo anche nel fondo dove lavorava Pietro Salteri. Egli, con il mazzolo e la subbia stretti nelle sue mani di acciaio, dalla mattina alla sera sbozzava vasetti e colonnine di marmo in continuazione; ad ogni colpo le scaglie schizzavano da tutte le parti ed il mucchio si faceva sempre più grosso. Ogni tanto dalla subbia si sprigionavano  delle scintille per effetto dei possenti e ripetuti colpi inferti col mazzolo che frantumavano anche il metallo.. Combattente della prima guerra mondiale, nel corso della quale probabilmente aveva visto sulle trincee anche  Vittorio Emanuele III, il “Re soldato”, dopo l’8 settembre 1943, mi diceva che il sovrano era stato costretto, per salvare la corona, a lasciare Roma, quindi, a suo parere, non si trattava di una fuga, come tante persone andavano dicendo. Pietro  Salteri, prima di morire, ebbe la soddisfazione di fregiarsi della onorificenza di “Cavaliere di Vittorio Veneto”. Il pomeriggio del 2 novembre u.s., ho rivisto al cimitero di Seravezza, il figlio del Salteri, Ivano, il quale, tra l’altro, mi ha ricordato che suo padre iniziava a lavorare alle cinque di tutte le mattine.  &lt;/p&gt; &lt;p class="western" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ricordo ancora oggi il momento in cui incontrai lungo la strada, nei pressi del forno del Bonci, Fortino Bandelloni, mentre faceva ritorno a casa dalla cava sulla Costa, con la giubba sulle spalle; era un pomeriggio. Conoscevo molto bene sua moglie la cara e buona  signora Emma, che ogni tanto mi chiamava per farle delle piccole compere, a fronte delle quali venivo sempre compensato con una fetta di pane e con alcuni spiccioli. Correvo scalzo nella via polverosa, ma quando gli fui vicino mi fermai di colpo per salutarlo. Mi rispose col viso illuminato dalla dolcezza dei suoi occhi sorridenti d’uomo buono e laborioso. Tante volte amavo parlare con Pietrino, il figlio di Fortino, il quale mi aveva insegnato anche a lucidare le piastrelle di marmo che lui aveva murato sul fornello a carbone della sua abitazione, in fondo al Riccetto, quando vi era andato ad abitare da novello sposo; fra noi si era  instaurato un rapporto di stima e d’amicizia. Provavo anche molto piacere quando parlavo, lungo le strade di Seravezza,  con suo cognato Armando Antonucci, mentre faceva ritorno, dopo il lavoro, nella sua abitazione del Ponticello. &lt;/span&gt; &lt;/p&gt; &lt;p class="western" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ora questi uomini forti  e miti che conobbi da ragazzo sono tutti morti. Oltre a quelli di cui ho parlato in precedenza, desidero ricordare anche coloro che vedevo tutti i giorni, perché abitavano vicini alla mia casa: Donato Benti, Giorgio Giannotti, Giuseppe Gori, Giuseppe Tabarrani, Binelli Raffaello, Pietro Maggi, Giuseppe Bussoli, Francesco Speroni, Giorgio Salvatori. Fra questi poi  c’erano anche Garibaldo Bandelloni (mio zio) e infine mio padre, Orlando, il quale è deceduto nel 1997 a 91 anni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class="western" align="JUSTIFY"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Credo di essere stato fortunato a crescere in mezzo a questi uomini, che hanno saputo educarmi, innanzitutto, all’amore per il lavoro, senza il quale la vita di ogni creatura umana si manifestea misera sotto ogni  aspetto.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-9012143028770067273?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/9012143028770067273/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=9012143028770067273' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/9012143028770067273'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/9012143028770067273'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/09/seravezza-ai-miei-tempi-uomini-di_03.html' title='Seravezza ai miei tempi: uomini di fatica, uomini d&apos;onore'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-8203321242792290224</id><published>2010-08-27T10:12:00.004+02:00</published><updated>2010-09-03T10:22:30.252+02:00</updated><title type='text'>Seravezza 1943 -  gli alunni dell'Avviamento dissero no al fascismo</title><content type='html'>Dopo la ricostituzione del Partito Nazionale Fascista voluta da Benito Mussolini che,  dopo la fondazione della Repubblica Sociale Italiana,  il 15 settembre 1943,  riassunse in Italia,  il governo  del Paese, relativamente alla   parte  del territorio nazionale non ancora occupato  dalle truppe alleate, noi ragazzi di Seravezza che frequentavano l’Avviamento Professionale al Lavoro fummo invitati dal direttore  Giuseppe Masini, a iscriverci al ricostituito partito fascista della Repubblica di Salò. Ricordo che nella mia classe, la seconda,   B che allora frequentavo,  un giorno ci venne a parlare anche una signora molto nota a Seravezza per sollecitare la nostra adesione al fascismo la cui fede, c i disse,  era rimasta ancora nel cuore di tanti italiani. Parlò a lungo, ma tutti noi alunni, appartenenti ad una delle generazioni che Mussolini voleva fascistizzare sin dalla nascita,  senza ascoltare il parere dei nostri genitori, rifiutammo questa iscrizione che ci veniva caldamente ed anche pressantemente richiesta.  Fu la fame che soffrimmo per lunghi anni e la nostra partecipazione al dolore  che colpì le mamme e le spose di Seravezza i cui figli e mariti richiamati alle armi e avviati sui vari fronti, non fecero più ritorno alle loro case, a farci capire che il fascismo aveva portato la  nostra Patria alla rovina. E il peggio per la gente della Versilia avvenne quando fu compiuta il 12 agosto 1944, dai nazisti l'orrenda strage  a S.Anna di Stazzema,  e poi anche dopo l'arrivo in Versilia, avvenuto nel mese di settembre 1944, delle armate   alleate che li furono fermate  dalle truppe tedesche per sette mesi, tanto da trasformare la nostra terra in un sanguinoso campo di battaglia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-8203321242792290224?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/8203321242792290224/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=8203321242792290224' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8203321242792290224'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/8203321242792290224'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/08/seravezza-1943-i-ragazzi-alunni.html' title='Seravezza 1943 -  gli alunni dell&apos;Avviamento dissero no al fascismo'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-5752257009437153342</id><published>2010-08-22T19:57:00.004+02:00</published><updated>2010-09-03T10:18:51.348+02:00</updated><title type='text'>Parlo ancora di Spike Lee...</title><content type='html'>Tempo addietro ho trovato un'interessante intervista a Spike Lee,  il regista che ha girato un film su Sant’Anna, pubblicato. Lo riporto sul mio blog, ritenendo che ai  lettori faccia piacere leggerlo: &lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/spettacoli_e_cultura/spike-stazzema/spike-stazzema/spike-stazzema.html"&gt; &lt;/a&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/spettacoli_e_cultura/spike-stazzema/spike-stazzema/spike-stazzema.html"&gt;"Spike Lee: la mia Stazzema. Il regista parla del suo film"&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NEW YORK - Con "Il miracolo a Sant'Anna" il regista  americano Spike Lee ha realizzato in Italia uno dei suoi film più forti e potenti, raccontando con orrore e sgomento l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, e con una commozione venata di rabbia la sorte tragica di un battaglione di “Buffalo Soldier” sul fronte toscano. Si tratta di soldati afroamericani che diedero un contributo determinante per la liberazione del nostro Paese e dunque per arrivare alla vittoria finale sull’antifascismo.&lt;br /&gt;Non si tratta degli unici elementi di valore di una pellicola dalla fattura impeccabile (ottima la partecipazione degli attori italiani, tra i quali spiccano Pierfrancesco Favino, Omero Antonutti, Valentiva Cervi, Luigi Lo Cascio e Sergio Albelli) che ha tra i tanti meriti quello di offrire molti piani di lettura: Miracolo a Sant’Anna, basato sull’omonimo romanzo di James Mc Bride, è un film sulla mostruosa  assurdità della guerra, sull’ambiguità delle natura umana e sulla fragilità delle passioni e degli ideali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film inizia con un colpo di scena da thriller, ma nel raccontare con toni da realismo magico la storia di un’amicizia tra un bambino toscano e un soldato afroamericano, Spike Lee sembra aver assimilato la “Lezione della notte di San Lorenzo “ dei fratelli Taviani” (oltre alla presenza di Antonutti e Massimo Sarchielli, c’è il racconto di una realtà partigiana e contadina, e del caos  brutale dei combattimenti), riuscendo a evitare ogni stereotipo e immagine da cartolina. Miracolo a Sant’Anna, che uscirà in Italia il 3 ottobre distribuito da 01 dopo il debutto al Festival di Toronto, è la prima vera coproduzione tra USA e Italia da molti anni a questa parte: è stato prodotto da Roberto Cicutto e Luigi Musini per la On my Own in collaborazione con Rai Cinema e lo stesso Spike Lee, con il sostegno della  Regione Toscana. Il registra è in partenza con tutta la famiglia per la Convention democratica. E’ convinto che a Denverr si farà la storia” anche se è consapevole che sarà dura, ed i repubblicani utilizzeranno qualunque mezzo per fermare l’Obama Express”: Come ho raccontato nel film” spiega mostrando un libro che raccoglie tutte le foto di scena, “il razzismo è una realtà tuttora presente. La situazione è cambiata enormemente rispetto a quel periodo, ma oggi assistiamo alla perenne resistenza nei confronto della novità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cos’è che l’ha attratta nel libro di Mac Bride?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“C’è una disputa in famiglia, mia moglie sostiene di avermi fatto leggere il romanzo. Mentre sono certo di averlo dato io a lei. Comunque sia , sono rimasto folgorato dalla forza di quello che raccontava, sia per quanto riguarda un momento tragico della storia italiana, che per i “Buffalo Soldiers”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Le prime immagini sono quelle di John Wayne nel giorno più lungo. E’ abbastanza sorprendente per un suo film.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Si tratta di una delle poche novità rispetto  al romanzo. Non ho voluto mancare di rispetto a un’icona americana come John Wayne, ma ci tenevo a mostrare il modo in cui Hollywood ha raccontato la guerra, ignorando il sacrificio determinante degli afroamericani. Molti anni dopo gli eventi raccontati, il mio protagonista vede quel film in tv e commenta amaramente “ anch’io ho combattuto per questo paese”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Durante la prima battaglia sul fiume Serchio , i soldati sentono da un amplificatore la voce di una donna che ricorda agli afroamericani che il paese per cui stanno combattendo li tratta da schiavi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E’ un personaggio realmente esistito. Si chiamava  Mildred Gillars, ed era una donna originaria del Maine che si era schierata coi nazisti. Il suo compito era quello di diffondere una propaganda disfattista alternata a musica popolare. Il tragico paradosso è che per quanto riguarda il modo in cui erano trattati gli afroamericani non diceva menzogne. Non è un caso che i soldati di colore attribuissero una duplice valenza alla V del V Daj: vittoria sul nazismo e a casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Esistevano forme di segregazione nell’esercito?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Assolutamente si. Fu Eleanor Roosevelt a convincere il marito a valorizzare l’apporto dei soldati di colore: sino ad allora erano solo cuochi, uomini delle pulizie e autisti. Uno degli elementi centrali del film è proprio la persistenza della discriminazione, e la percezione degli afroamericani come selvaggi, sia a casa che sul fronte. Una delle scene a cui tengo maggiormente è quella in cui i “Buffalo Soldiers” trovano sui muri del paese toscano i manifesti razzisti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un altro elemento sorprendente e l’ambiguità dei personaggi: c’e un partigiano che tradisce i compagni e un ufficiale nazista estremamente sensibile che legge Pascoli.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Non potrò mai perdonare i nazisti per quello che hanno commesso e tutti dobbiamo inchinarci di fronte al sacrificio dei partigiani. Tuttavia il mondo non è mai in bianco e nero, e la natura umana è segnata dalla fragilità e corruzione. Questo non significa che gli uomini non siano capaci di atti nobili e eroici. Anche per questo ho voluto raccontare l’eccidio di Sant’Anna, girandolo nel luogo dove è avvenuto. 560 civili innocenti vengono massacrati di fronte alla chiesa, e insieme a loro il sacerdote che  prega con le parole di Cristo. “ perdona loro perché non sanno quello che fanno”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il film è caratterizzato da un forte elemento spirituale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E’ un altro elemento del libro, evidente sin dal titolo: Personalmente credo nell’esistenza di un creatore, senza il quale non sarei quello che sono. Non frequento le chiese, ma nel film ho voluto essere rispettoso. C’è una scena in cui gli abitanti  del villaggio danzano all’interno di una chiesa, e ho voluto coprire il crocefisso per evitare ogni possibile blasfemia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lei si confronta con un momento della storia italiana raccontato dal cinema neorealista.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;“Siamo  tutti debitori delle grandissime opere di De Sica e Rossellini. Uno degli elementi che mi interessa particolarmente nel romanzo è il tragico effetto della guerra sui bambini. E ovviamente ho pensato a “Germania Anno Zero”. (22 agosto 2008).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-5752257009437153342?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/5752257009437153342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=5752257009437153342' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5752257009437153342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/5752257009437153342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/08/parlo-ancora-di-spike-lee.html' title='Parlo ancora di Spike Lee...'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-2355693690172402222</id><published>2010-08-19T11:06:00.004+02:00</published><updated>2010-08-20T14:32:10.578+02:00</updated><title type='text'>E' un film che non si doveva girare così.</title><content type='html'>Dopo aver parlato,a suo tempo, su Versilia Oggi  del film Miracolo a S.Anna del regista afroamericano Spike Lee pensavo di non doverne più parlare. Dissi le mie ragioni, sinceramente convinto, con tutto il rispetto per il regista, che aveva sbagliato a stravolgere la verità storica  anche  accertata  in sede penale, riguardante le motivazioni in ordine alle quali i comandanti  delle S.S., operanti nella zona,  davvero belve feroci con sembianze umane, avevano impartito gli ordini perché questa strage fosse così orribilmente compiuta.&lt;br /&gt;   Dopo aver letto, grazie alla Cronaca libera curata dal  versiliese  doc. Giuseppe Vezzoni, gli scritti delle associazione dei partigiani di Massa e di Pietrasanta, quest'ultima intitolata alla memoria dell'eroe medaglia d'oro al valor militare, Gino Lombardi, al quale i repubblichini diedero la caccia quando andavo a scuola, e letto l'articolo “ i partigiani senza aureola”di Cervi pubblicato su  ilGiornale.it, e, presa visione della sentenza di condanna inflitta ad alcuni uomini delle SS che parteciparono alla orrenda carneficina, nonché della indignazione manifestata da Giorgio Giannelli, che voleva  chiedere il sequestro di questo film, sono ritornato sulla decisione presa per ribadire che non cambio una parola di quanto  avevo scritto in   precedenza.  Una ulteriore spinta a non modificare il mio parere contrario a questo film lo devo alla trasmissione televisiva “La storia siamo noi” di Minoli, andata in onda nella tarda serata dell' 8.10.2008.&lt;br /&gt;In primis mi domando come abbia potuto lo scrittore Mac Bride intitolare il suo libro Miracolo a S.Anna , dopo  l'orrenda strage compiuta in quella località dai tedeschi? Questo titolo davvero non mi piace.&lt;br /&gt;Ho letto tutti i libri scritti su questa  straziante vicenda, mi riferisco a quelli  di Giorgio Giannelli, ed a quello di Renato Bonuccelli ( A S.Anna dove il piccolo sfollò con la famiglia vide uccidere la sua mamma ed altri suoi cari e stretti familiari) e di  Lodovico Gierut ( ricco di tante testimonianze),ed ai due libri di Giuseppe Vezzoni, uno intitolato "Croci uncinate nel canale”, dove il 12.8.1944  iniziò  la strage degli innocenti, (la località:  Mulina di Stazzema), e l'altro  “ Giuseppe Evangelisti – il prete indifeso in una storia a metà”. Questi due libri meriterebbero di essere trovati dai visitatori  a S.Anna, invece non ci sono. Ho letto racconti scritti dagli abbonati a Versilia Oggi che furono testimoni oculari dei tragici fatti accaduti nella nostra terra. Quindi conosco la storia a menadito per avere appreso anche quanto  raccontò  Graziani Alfredo  che fu presidente dell'Accademia della Rocca, il quale riuscì miracolosamente  a salvarsi dalla strage di  S.Anna dove era sfollato,  e Elio Toaff  l'unico rabbino che fu partigiano in Versilia. Toaff il giorno dopo la strage , salì a S,Anna  dove vide , all'interno di una casa bruciata, una donna uccisa  su una sedia  col ventre squartato e con il feto estratto dal suo corpo, recante ferite da armi da sparo all'altezza degli occhi. Quindi conosco purtroppo molto bene  come fu compiuta questa strage e mi dispiace che un mio recente racconto presentato ad un concordo nazionale di narrativa abbia avuto la menzione d'onore che, a mio parerej contrasta con l'ottavo premio assegnatomi per questo mio scritto, per motivazioni a me sconosciute.  Non mi aspettavo premi di sorta, sono il primo insoddisfatto del  mio racconto, quindi credo che la giuria non abbia sbagliato, però una cosa voglio dirla, non ho scritto episodi frutto della fantasia, ma fatti veri. Sono stato attento a parlare esclusivamente di cose realmente accadute. Devo dire che il mio primo racconto sulla strage di S.Anna fu pubblicato, anni addietro su una pagina del giornale l'Avanti.&lt;br /&gt;Recentemente Alfieri Tessa, noto e valoroso partigiano seravezzino,  testimone vivente dei fatti accaduti in Versilia nel 1944,  mi ha donato alcuni fogli contenenti preziosi appunti, concernenti le vicende vissute in Versilia che portarono i tedeschi a compiere la strage di S. Anna. Probabilmente scriverò il terzo racconto  su questa spaventosa strage.&lt;br /&gt;Nel 1944 dopo l'arrivo degli americani, ho vissuto per mesi e mesi a stretto contatto  con i soldati di colore della divisione Buffalo. A Capezzano Pianore, dove la mia famiglia si rifugiò dopo la fuga da Giustagnana, aiutavo un  sergente che doveva mettere insieme i calzini, secondo la loro grandezza, quando glieli consegnavano nei sacchi appena li avevano lavati a Viareggio. Si chiamava Guglielmo, Spesso mi diceva  “Renalo tu molto buono amico”. Un giorno mi disse  che aveva piacere di conoscere la mia famiglia. Siccome ci eravamo rifugiati in una stanzetta, usata per il deposito di attrezzi agricoli,  attaccata ad un  pollaio, mi vergognai ad accompagnarlo. Gli  indicai soltanto il luogo dove poteva trovarli. Ora a Guglielmo che non c'è più, dopo quasi 66 anni trascorsi da quel giorno che rimasi distaccato da lui,  gli chiedo perdono. A Capezzano Pianore vidi  entrare in una grande tenda due giovani ragazze, arrivate fino  a lì tirando un carretto vuoto per vendere i loro corpi affamati per un tozzo di pane. Intorno alla tenda ci fu un  via vai di soldati americani.  &lt;br /&gt;Ma con chi ha parlato Mac Bride per narrare scene da fiction, mentre la drammaticità dell'azione criminale commessa dai soldati nazisti ci fa  ancora inorridire.&lt;br /&gt;Voglio dire a Spike Lee che le sue risposte date a Minoli non mi hanno convinto. Io c'ero nel 44 in mezzo ai partigiani, ai soldati tedeschi, americani, inglesi e brasiliani sì a tutti quanti. Ho visto andare all'assalto gli uomini  della Buffalo sulla cima del Monte Canala, dove furono bloccati dal caposaldo difensivo dei tedeschi posto sulla Cima del Castellaccio, alla cui base per sette mesi fu fermata  l'avanzata delle truppe alleate. In particolare,  ricordo come furono trattati i ragazzi di Seravezza  che portarono sulle spalle, con molta sofferenza, fin sulle prima linea del fronte cassette di munizioni e di viveri ai soldati della Buffalo. Chi scrive fece soltanto due viaggi quando arrivarono gli americani a Giustagnana. L' impiego di questi ragazzi rese più forte l'azione operativa delle truppe  americane. Signor Spike Lee,  noi accoglielmo   come liberatori gli americani, gli abbiamo voluto bene. Il loro ricordo è rimasto vivo nei nostri cuori. La prego, mediti sul suo film ch'è è stato riconosciuto valido e meritorio anche dal signor Presidente della Repubblica Italiana. Io non ho voluto vederlo, ma ho sbagliato. Mia moglie e mia figlia che lo hanno visto mi hanno detto che a loro è piaciuto. I partigiani, visto che nella sua intervista a Minoli non aveva idee precise per quanto concerneva la loro lotta contro i tedeschi, sento il dovere di dirle che essa consisteva  nell'attacco e  fuga, non potendosi comportare diversamente, essendo le loro file a ranghi ridotti e male armati. Si ricordi che secondo un antico il proverbio latino  “errare umano est”  è tuttora attuale. Forse anch'io ho errato  a dire che Lei ha sbagliato. Un artista è libero di creare un'opera  sulla base delle proprie emozioni   e sensazioni sentite dentro di sé.  La prego di non offendersi, accetti le mie scuse anche  se  condividesse le mie osservazioni soltanto in parte,  scritte comunque da un cuore amico.&lt;br /&gt; Concludo col ricordare che il Tribunale militare di La Spezia ha condannato  10 ex militari delle SS che parteciparono alla strage di S.Anna, in attuazione  di un piano criminoso pianificato  dalle S.S.  al massacro della popolazione inerme e assolutamente innocente&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5043157401563757662-2355693690172402222?l=renatosacchelli.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/feeds/2355693690172402222/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5043157401563757662&amp;postID=2355693690172402222' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2355693690172402222'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5043157401563757662/posts/default/2355693690172402222'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://renatosacchelli.blogspot.com/2010/08/e-u-film-che-non-si-doveva-girare-cosi.html' title='E&apos; un film che non si doveva girare così.'/><author><name>.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/15255313045000939717</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='30' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_KZ3fbIhxOgc/SKMvzwGVA2I/AAAAAAAAAAU/BuGq8-1gwFk/s1600-R/renato_sacchelli.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5043157401563757662.post-8306411102719167664</id><published>2010-08-17T10:42:00.001+02:00</published><updated>2010-08-17T10:49:52.037+02:00</updated><title type='text'>Premio narrativa "G.Viviani"1984 -  Marina di Pisa -</title><content type='html'>IL LUPO  di Renato  Sacchelli&lt;br /&gt;             &lt;br /&gt;             Un giovane lupo, un esemplare stupendo  di quella razza di animali  destinati a scomparire dal pianeta Terra, se non verranno  emanate ed osservate severe leggi in virtù delle quali sarà possibile salvaguardare la loro esistenza, da un po' di tempo in qua desiderava allontanarsi dal branco per andare a vivere in luoghi più accessibili e belli.&lt;br /&gt;            Benché fosse  ancora giovane, gi
